Biografia di Carla Prina
Carla Prina (Como, 5 dicembre 1911 – La Douvaz, 28 marzo 2008) è stata una delle figure più significative dell’astrattismo italiano del Novecento. Figlia primogenita dell’avvocato Mario Prina e della nobildonna Marcella Lavizari, originaria della Valtellina, trascorse un’infanzia agiata nella città natale di Como, frequentando la scuola delle Orsoline insieme alla sorella minore Giuliana.
Nel 1932 si trasferì a Milano per intraprendere gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove seguì i corsi di pittura sotto la guida del maestro Aldo Carpi. Nel 1936 conseguì il diploma in pittura e, nello stesso anno, si recò a Rodi per frequentare l’Istituto di Alta Cultura. L’anno seguente, nel 1937, venne ammessa alla prestigiosa Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Francia a Roma, completando così una formazione accademica rigorosa e poliedrica.
Rientrata a Como, entrò presto in contatto con il vivace circolo intellettuale e artistico della città. Grazie alla frequentazione dello studio del pittore Manlio Rho, si avvicinò al gruppo degli Astrattisti Comaschi, composto da Mario Radice, Manlio Rho, Carla Badiali e Aldo Galli. Fu proprio nell’atelier di Rho che, nel 1942, Carla Prina conobbe l’architetto e teorico razionalista Alberto Sartoris, di nazionalità svizzera e originario di Torino, che sarebbe diventato suo marito.
Nel 1942 il Gruppo degli Astrattisti di Como espose le proprie opere nel Padiglione Futurista della XXIII Biennale di Venezia, ottenendo un riconoscimento internazionale di grande rilievo. L’anno seguente, nel 1943, Prina e i colleghi del Gruppo furono presenti nella Sala Futurista della Quadriennale di Roma. Queste partecipazioni consacrarono la pittrice nel panorama dell’arte italiana d’avanguardia.
A partire dal 1944, Carla Prina si stabilì in Svizzera insieme al marito Alberto Sartoris, prima a Lutry e poi a Cossonay, nel Canton Vaud, dove avrebbe vissuto per il resto della sua lunga esistenza. Nonostante il trasferimento, mantenne vivi i legami con il mondo artistico europeo e continuò a esporre in Italia, Francia, Svizzera, Germania, Spagna e nelle Isole Canarie.
Tra il 1948 e il 1951, Carla Prina partecipò attivamente alla fondazione e alle attività dell’Escuela de Altamira in Cantabria, Spagna, un laboratorio internazionale di ricerca artistica che coinvolse personalità del calibro di Joan Miró, Mathias Goeritz e Ángel Ferrant. Questa esperienza fu determinante nell’accelerare l’evoluzione del suo linguaggio pittorico verso forme sempre più libere e liriche. Durante gli anni Quaranta, il suo orizzonte culturale si ampliò ulteriormente grazie ai contatti con il secondo gruppo cubista, che includeva artisti come Hans Arp, Sophie Taeuber-Arp e Sonia Delaunay.
Un’amicizia significativa fu anche quella con Lucio Fontana, incontrato in occasione di una mostra condivisa, che contribuì ad arricchire la rete di relazioni internazionali dell’artista comasca.
Carla Prina si spense il 28 marzo 2008 a La Douvaz, in Svizzera, all’età di 96 anni, lasciando un’eredità artistica di straordinario valore. La sua opera ha ricevuto riconoscimenti postumo crescenti: nel 2019 la Shin Gallery di New York le ha dedicato la prima retrospettiva negli Stati Uniti, e nel 2025 la Galleria Tommaso Calabro di Milano ha presentato una mostra con oltre venti opere degli anni Cinquanta-Ottanta, confermando il suo ruolo di figura pionieristica e ancora non del tutto esplorata dell’astrattismo internazionale.
Stile e tecnica
Il percorso artistico di Carla Prina si distingue per una straordinaria coerenza evolutiva, che la condusse da una solida formazione accademica figurativa verso le forme più libere e liriche dell’astrazione. Nelle sue opere degli anni Quaranta e Cinquanta è ancora percepibile la capacità di trattare la figura umana con rigore plastico, trasfigurandola progressivamente in forme geometriche sempre più autonome.
L’influenza del Futurismo — movimento nel cui ambito Prina espose sia alla Biennale di Venezia del 1942 sia alla Quadriennale di Roma del 1943 — si intreccia nelle sue opere con la lezione dell’astrazione geometrica europea, filtrata attraverso i contatti con Hans Arp, Sonia Delaunay e il gruppo cubista internazionale. La pittrice fu capace di assorbire questi stimoli senza mai rinunciare a una voce del tutto personale.
A partire dagli anni Cinquanta, in seguito all’esperienza dell’Escuela de Altamira e alla frequentazione di Joan Miró, il suo stile subì una significativa trasformazione: la geometria intesa come calcolo e rigore lasciò progressivamente spazio a forme più oniriche e fluttuanti, caratterizzate da una sperimentazione cromatica e formale di grande intensità. Le composizioni di Prina sembrano emanare una luce propria, bilanciando con sapienza vuoti e pieni, equilibrio e struttura.
Alberto Sartoris, suo marito e massimo teorico del razionalismo architettonico, descriveva così la pittura di Carla Prina: affermava che le sue opere possedevano una luminosità che nessun altro astrattista era riuscito a far emergere dalla tela. Questa qualità luministica rimane la cifra stilistica più riconoscibile della sua produzione matura.
L’impegno creativo di Prina non si esaurì con l’avanzare degli anni: continuo e costante fu il suo percorso di elaborazione geometrica, cromatica e plastica, documentato fino agli ultimi anni di vita, come testimonia l’opera Composizione del 2002, realizzata quando l’artista aveva già superato i novant’anni.
Carla Prina è riconosciuta come una delle poche artiste donne a emergere con autorevolezza in un movimento — quello dell’astrattismo — allora dominato da figure maschili, portando una profonda sensibilità poetica e un punto di vista originale che arricchì il linguaggio astratto italiano di una dimensione lirica del tutto inedita.
Opere principali ed esposizioni
La carriera espositiva di Carla Prina abbraccia oltre sei decenni di intensa attività. Le principali tappe della sua presenza pubblica includono:
- XXIII Biennale di Venezia (1942) — esposizione nel Padiglione Futurista con il Gruppo degli Astrattisti di Como.
- Quadriennale di Roma (1943) — partecipazione nella Sala Futurista con i colleghi Mario Radice, Manlio Rho, Carla Badiali e Aldo Galli.
- Escuela de Altamira, Cantabria (1948–1951) — collaborazione alla fondazione e alle attività di questo laboratorio internazionale.
- Mostre in Europa (anni ’50–’80) — esposizioni in Italia, Francia, Svizzera, Germania, Spagna e Isole Canarie.
- Italiens Moderne: Futurismus und Rationalismus — Museum Fridericianum, Kassel, 1990.
- Spirituality and Abstraction — Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, 2022.
- Retrospettiva alla Shin Gallery, New York (2019) — prima panoramica delle opere di Prina negli Stati Uniti, con dipinti che vanno dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta.
- Mostra da Tommaso Calabro, Milano (2025) — esposizione di oltre venti opere con selezione di materiali d’archivio.
Tra le opere più note si segnalano le Composizioni astratte degli anni Cinquanta e Sessanta, caratterizzate da campiture geometriche vibranti, nonché la serie di oli su tela degli anni Settanta — come i Senza titolo del 1972 (cm 60×81), regolarmente presenti nelle principali aste italiane — e i lavori degli anni Ottanta, tra cui Canaries II (1984), dedicato all’esperienza delle Isole Canarie.
Le opere di Carla Prina sono oggi conservate in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, il Des Moines Art Center in Iowa (USA), il Museo della Permanente di Milano e la Pinacoteca Civica di Como, oltre a numerose raccolte private in Italia, Svizzera e Stati Uniti.
Mercato e quotazioni
Il mercato delle opere di Carla Prina ha conosciuto un interesse crescente negli ultimi anni, parallelamente alla riscoperta critica dell’artista a livello internazionale. Le mostre dedicate alla sua opera — dalla retrospettiva newyorkese del 2019 all’esposizione milanese del 2025 — hanno contribuito a consolidare la sua reputazione presso collezionisti e istituzioni museali in tutto il mondo.
Le opere di Prina compaiono regolarmente nelle aste delle principali case d’aste italiane, con una presenza costante che conferma la solidità del suo mercato secondario. Nel dicembre 2016, ad esempio, un’asta de Il Ponte di Milano registrò un nuovo record per l’artista, in una sessione che vide rilanci significativi sui suoi lotti.
In termini di valori orientativi:
- Opere su tela di piccole dimensioni: generalmente comprese tra 1.000 e 8.000 euro, con variazioni in funzione del periodo, della qualità esecutiva e della provenienza documentata.
- Opere su carta (disegni, studi, tecniche miste): possono valere alcune centinaia di euro, a seconda della qualità e delle dimensioni.
- Le opere di formato medio-grande, riferibili alla produzione matura degli anni Sessanta e Settanta, raggiungono quotazioni significativamente più elevate in sede d’asta, specie se accompagnate da certificazione dell’Archivio Carla Prina.
La presenza di una documentazione completa — certificato di autenticità rilasciato dall’Archivio Carla Prina, provenienza tracciabile, eventuali pubblicazioni in cataloghi — è un fattore determinante nella definizione del valore di mercato di ciascun’opera. La Galleria d’Arte Ponti è in grado di valutare le opere dell’artista fornendo stime gratuite, aggiornate e riservate.
Se siete interessati ad acquistare o vendere opere di Carla Prina, vi invitiamo a contattarci. Il nostro team di esperti vi risponderà in giornata, garantendo la massima riservatezza e professionalità. Per richiedere una valutazione, è sufficiente inviarci una foto frontale dell’opera, una del retro e una della firma, indicando le dimensioni e fornendo ogni documentazione disponibile sulla provenienza.
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
[-0.2rem]
[0.2rem]
