Salvatore Scarpitta: l’Artista Italo-Americano tra Informale e Neo-Dada
Salvatore Scarpitta (New York, 1919 – 2007) rappresenta uno dei giganti dell’arte contemporanea del secondo dopoguerra, un artista che ha saputo coniugare magistralmente il linguaggio europeo dell’Informale con l’energia sperimentale americana. La sua ricerca, celebre per le tele bendate, le sculture e le installazioni ispirate al mondo delle corse automobilistiche, lo posiziona come figura cruciale nel dialogo tra l’arte europea e quella americana della seconda metà del Novecento.
Biografia e Formazione
Nascita e origini familiari
Salvatore Scarpitta nasce a New York il 23 marzo 1919 da una famiglia di artisti: il padre, Salvatore Cartaino Scarpitta, è uno scultore siciliano emigrato negli Stati Uniti; la madre, Josephine “Nadia” Jarocka, è un’attrice di origine russo-polacca. Quando Scarpitta ha sei mesi, la famiglia si trasferisce a Los Angeles, California, dove trascorre l’infanzia frequentando assiduamente la Legion Ascot Speedway. Questa esperienza giovanile gli incute una passione profonda per le corse automobilistiche, che diventerà un elemento cardine della sua ricerca artistica.
Studi a Roma e contatto con l’arte europea
A diciassette anni, nel 1936, Scarpitta si trasferisce a Roma per studiare presso la prestigiosa Accademia di Belle Arti. Durante gli anni Quaranta, entra in contatto con alcuni dei maestri più innovativi dell’arte informale europea, in particolare con Alberto Burri e Lucio Fontana. Questa immersione nell’ambiente romano dell’avanguardia gli consente di sviluppare un linguaggio personale basato sull’uso della tela come materia viva e simbolica, anticipando molte delle sue ricerche successive.
L’esperienza nella Seconda Guerra Mondiale
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Scarpitta presta servizio nella United States Navy come “Monuments Man”, incaricato di trovare, preservare e catalogare l’arte trafugata dai nazisti. Questa esperienza drammatica segna profondamente la sua sensibilità artistica e influenzerà il tema della ferita e della riparazione che caratterizza le sue tele bendate.
Roma e la Galleria La Tartaruga (1945-1958)
Dopo la guerra, Scarpitta rimane a Roma e stabilisce il suo studio in Via Margutta, epicentro della scena artistica romana. Qui viene rappresentato dalla celebre Galleria La Tartaruga e stinge forti legami con artisti innovatori come Piero Dorazio, Marino Turcato, Pietro Consagra e Cy Twombly. Nel 1958, durante una mostra personale alla Tartaruga, espone per la prima volta le celebri tele bendate, opere che destano “enorme scalpore e interesse” e che, secondo molti critici, influenzano persino Lucio Fontana, che non ha ancora rivelato i suoi “Concetti spaziali” basati sui tagli.
L’Emigrazione a New York e la Consacrazione Internazionale
La Galleria Leo Castelli
Nel 1958, il celebre gallerista Leo Castelli, dopo aver visitato la mostra romana di Scarpitta, lo invita a trasferirsi a New York. Da gennaio 1959 fino al 1992, Scarpitta espone regolarmente alla Castelli Gallery, partecipando anche a numerose mostre collettive che includono giganti dell’arte americana come Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, James Rosenquist e John Chamberlain.
Dialogo con i maestri americani
A New York, Scarpitta si inserisce nella scena artistica americana come ponte tra l’Informale europeo e il Neo-Dada americano. Frequenta e lavora accanto a giganti come Mark Rothko, Willem de Kooning, David Smith e Conrad Marca-Relli. Questo scambio reciproco arricchisce la sua ricerca e lo posiziona come uno dei protagonisti indiscussi dell’arte contemporanea internazionale.
Presenza alla Biennale di Venezia
Partecipa a molteplici edizioni della Biennale di Venezia (1952, 1956, 1958 e 1993), dove nel 1993 gli viene offerta la prestigiosa opportunità di una mostra personale. Questa consacrazione ufficiale riconosce il suo ruolo cardine nel panorama artistico mondiale.
Stile e Tecnica Artistica
Le Tele Bendate: dalla ferita alla guarigione
Le tele bendate rappresentano il nucleo più riconoscibile e innovativo della produzione di Scarpitta, una serie che inizia nel 1957 a Roma e raggiunge il suo apice nei primi anni Sessanta. Queste opere consistono in tele piegate, strappate e bendate con strati di garza, gesso e materiali plastici, creando composizioni tridimensionali che sfidano la tradizionale distinzione tra pittura e scultura.
Lo stesso artista ha spiegato il significato simbolico di queste opere: “Una mia opera o sta insieme o non sta insieme… sapevo solo che le mie tele erano ferite e quindi bisognava bendarle”. A differenza di Burri, che enfatizza la ferita, Scarpitta propone una visione “riparativa” della tela: le bende non recriminano la distruzione, ma rappresentano la guarigione, la cicatrizzazione, il recupero della memoria. Willem de Kooning ha colto perfettamente questa differenza affermando: “Burri fa ferite, ma tu le guarisci!”.
Altre serie significative
Negli anni Sessanta, Scarpitta amplia il suo linguaggio verso sculture e installazioni ispirate al mondo delle corse automobilistiche. Realizza i suoi primi fac-simile di auto da corsa, come il celebre “Rajo Jack” (1965), utilizzando tubi di scarico, cinture di sicurezza e materiali di recupero dal mondo industriale. Verso la fine degli anni Sessanta, introduce anche slitte e altri oggetti scultorei, continuando a esplorare temi di movimento, energia e memoria personale.
Una serie importante è quella degli X Frames (1961), presentata alla Dwan Gallery di Los Angeles, che rappresenta una ricerca verso uno stile più minimalista e rigoroso, riducendo l’espressione ai suoi elementi essenziali.
Opere Principali
Tele bendate storiche
- “The Corn Queen” (1959) – Una delle opere più celebri della serie delle tele bendate, raggiunge i 1 milione e 445 mila dollari all’asta di Christie’s New York nel 2014, rappresentando un momento di apice della ricerca geometrica e minimalista dell’artista.
- “Red Freight” (1961) – Grande tela bendata che richiama i treni merci utilizzati dai nazisti, simbolo dell’impatto della guerra sulla sviluppo artistico di Scarpitta. Quotata tra 900 mila e 1,2 milioni di sterline.
- “Gravity” (1963) – Esempio emblematico della forza e della poetica delle tele bendate, combinando aspetti simbolici e formali.
- “Vulcania” (1957-1959) – Bende, legno e tecnica mista, venduta a Sotheby’s Londra nel 2009 per 317.248 euro.
Sculture e installazioni
- “Rajo Jack” (1965) – Primo fac-simile di una macchina da corsa, realizzato con componenti di ferro lavorati a mano, oggi parte della collezione della GAM di Torino.
- “Sal’s Red Hauler Special” (1966-1967) – Dedicato a Jean Christophe, figlio di Leo Castelli, testimonia il legame profondo tra Scarpitta e il gallerista.
- “Go-Devil Sled” (1976-1977) – Slitta ispirata alle tradizioni dei nativi americani, parte della collezione permanente del MoMA.
- “Hill Canue” (1990) – Opera più tarda della serie delle slitte, testimone dell’interesse etnografico di Scarpitta per le culture native americane.
Opere su carta
Disegni, bozzetti e studi preparatori offrono uno sguardo intimo sulla ricerca creativa di Scarpitta. Questi lavori, datati e firmati, sono spesso connessi a cicli storici significativi della sua produzione.
Mercato e Quotazioni
Panorama generale del mercato
Il mercato di Salvatore Scarpitta è caratterizzato da una crescente domanda internazionale e da una forte presenza nelle principali aste di arte contemporanea. L’interesse dei collezionisti, musei e istituzioni è in costante aumento, riflettendo il riconoscimento della sua importanza storica e della qualità della sua ricerca. Le quotazioni variano notevolmente a seconda di fattori quali il periodo di realizzazione, le dimensioni, la provenienza, l’esposizione precedente e lo stato di conservazione.
Tele bendate e opere materiche
Le celebri tele bendate rappresentano il segmento di mercato più ricercato e valorizzato. Le quotazioni si posizionano in una fascia ampia:
- Opere di piccole e medie dimensioni: tra 10.000 e 40.000 euro
- Tele storiche, di grande formato, con importante provenienza: fino a 60.000 euro
- Capolavori degli anni Cinquanta e Sessanta, rari e precedentemente esposti: quotazioni superiori
Le tele degli anni Cinquanta e Sessanta sono particolarmente ricercate dai collezionisti internazionali, soprattutto quelle che presentano una importante storia espositiva o che provengono da collezioni prestigiose.
Sculture e installazioni
Le sculture, in particolare i fac-simile di auto da corsa e le slitte, rappresentano un segmento di mercato in crescita. I valori oscillano tra:
- Opere di complessità media: 8.000 – 15.000 euro
- Sculture storiche e di grande impatto: 15.000 – 25.000 euro
Il valore dipende dalla complessità costruttiva, dal periodo di realizzazione e dalla rarità dell’opera.
Opere su carta e lavori preparatori
Disegni, bozzetti e stampe offrono un’alternativa di accesso al mercato di Scarpitta a fasce di prezzo più contenute:
- Opere comuni o di studio: 1.000 – 2.000 euro
- Disegni datati, firmati, da cicli storici importanti: 2.000 – 4.000 euro
- Stampe e portfoli grafici: variabile secondo edizione e soggetto
Record d’asta
Il mercato internazionale ha registrato risultati eccezionali per Salvatore Scarpitta:
- 2017 – Sotheby’s Londra: “Forager for Plankton” (1959, tecnica mista) raggiunge il record mondiale per l’artista: oltre 2 milioni di euro
- 2014 – Christie’s New York: “The Corn Queen” (1959) è aggiudicata per 1 milione e 445 mila dollari (circa 900 mila euro a novembre 2014)
- 2015 – Sotheby’s Milano: “Red Ladder n. 2” viene battuto per 560.000 euro
- Opere di medie dimensioni con materiali originali: regolarmente tra 80.000 – 150.000 euro nei principali contesti internazionali
- Sculture e installazioni storiche: risultati tra 50.000 – 100.000 euro
Trend di mercato
Negli ultimi anni, il mercato di Scarpitta ha registrato una crescita esponenziale, con una rivalutazione progressiva delle sue opere. L’attenzione crescente di musei, istituzioni e collezionisti internazionali riflette il rinnovato interesse per l’arte del secondo dopoguerra e per i pionieri del Neo-Dada. La rarefazione di opere di qualità elevata sul mercato, unite alla loro importanza storica, sostiene le quotazioni al rialzo.
Collezioni Permanenti e Riconoscimenti Istituzionali
Le opere di Salvatore Scarpitta figurano nelle collezioni permanenti di alcuni tra i più prestigiosi musei internazionali:
- Museum of Modern Art (MoMA) e MoMA PS1, New York
- Whitney Museum of American Art, New York
- Albright-Knox Art Gallery, Buffalo
- Los Angeles County Museum of Art (LACMA)
- Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, DC
- Kunstsammlungen zu Weimar, Germania
- Civico Museo d’Arte Contemporana (GAM), Milano
- Museo del Guttuso, Palermo
- Contemporary Arts Museum, Houston
Nel 2000 e 2001, Scarpitta è Artist-in-Residence al McColl Center for Art + Innovation. Nel 2003 riceve il Guglielmo Marconi Prize for Painting. Nel 2012-2013, una importante retrospettiva a cura di Germano Celant è allestita presso la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.
Ultimi Anni e Eredità
Negli ultimi decenni della sua vita, Scarpitta continua a sperimentare, fondendo memoria personale, iconografia del mondo automobilistico, elementi etnografici e nuove tecnologie. La sua passione per le corse lo porta a possedere un team di auto da corsa e a correre personalmente sulle piste americane nel 1986, a ottant’anni d’età, realizzando così un sogno giovanile.
Muore a Manhattan il 10 aprile 2007, all’età di 88 anni, a causa di complicazioni dovute al diabete. Gli sopravvivono la terza moglie Dana Scarpitta e le figlie Lorenza (Lola) e Stella.
Oggi Salvatore Scarpitta è riconosciuto come uno dei protagonisti indiscussi del Neo-Dada, del post-Informale e della sperimentazione scultorea contemporanea. La sua capacità di coniugare linguaggi europei e americani, di trasformare la memoria personale in forma poetica universale, e di mantenere un dialogo costante tra tradizione e innovazione lo posiziona tra i maestri dell’arte del Novecento. La sua eredità continua a ispirare artisti, curatori e collezionisti di tutto il mondo, consolidando la sua importanza nel canone dell’arte moderna e contemporanea.
