Biografia di Benvenuto Ferrazzi
Origini, famiglia e il cambio di nome
Benvenuto Ferrazzi nacque a Castel Madama il 21 agosto 1892 con il nome di battesimo Riccardo. Proveniva da una vera e propria dinastia artistica: suo padre era Stanislao Ferrazzi, pittore passato alla storia per aver ritratto Giacomo Leopardi a Recanati, e suo fratello maggiore era Ferruccio Ferrazzi (1891–1978), destinato a diventare uno dei pittori più celebri del Ventennio. Già a quindici anni, Riccardo decise di cambiare il proprio nome in Benvenuto, in omaggio allo scultore e orafo rinascimentale Benvenuto Cellini: un gesto che rivelava sin da subito un carattere fiero, eccentrico e profondamente autonomo.
La sua formazione avvenne al fianco del padre e del fratello, attraverso una lunga pratica da copista nei musei romani: un apprendistato tradizionale che gli permise di padroneggiare il disegno e la tecnica pittorica con solidità. Cresciuto alle Sette Sale sul colle Oppio, in un ambiente popolare di artisti e artigiani, Benvenuto assorbì fin dall’infanzia la vita dei vicoli e dei rioni storici di Roma, che diventeranno il cuore pulsante della sua produzione artistica.
Gli esordi e la vita bohémien
L’esordio espositivo di Benvenuto Ferrazzi avvenne nel 1918, subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, quando espose le sue prime opere alla Galleria dell’Epoca a Roma, accanto a pittori del calibro di Carlo Carrà e Giorgio de Chirico. Fu un debutto di grande impatto, inserito nel clima del tardo simbolismo e del nascente futurismo che attraversava la capitale.
Poco dopo, il fratello Ferruccio lo introdusse presso Anton Giulio Bragaglia (1890–1960), il quale lo accolse nella sua Casa d’Arte, dove Benvenuto espose nel 1921. Nello stesso anno, e poi ancora nel 1923, partecipò alla Biennale romana, avviando una presenza costante alle principali rassegne nazionali, tra Sindacali e Quadriennali.
Nonostante i riconoscimenti e l’interesse della critica, Ferrazzi scelse deliberatamente una strada radicalmente diversa da quella del successo mondano. Condusse per tutta la vita un’esistenza da artista vagabondo e bohémien: senza una dimora fissa, ospitato da congregazioni religiose romane in cambio della realizzazione di immagini sacre, frequentatore assiduo di ospedali, manicomi e camere mortuarie. Per un lungo periodo visse nei pressi della camera mortuaria di Santa Lucia in Selci, nel Rione Monti, tanto da guadagnarsi il triste soprannome di
