Francesco Gamba

Francesco Gamba pittore quadro dipinto ritratto

Biografia di Francesco Gamba

Origini e formazione

Francesco Gamba nacque a Torino il 21 dicembre 1818 da Alberto, barone per concessione di Carlo Alberto dal 1835 e uditore decano della Camera dei conti del Regno di Sardegna, e da Marta Borgnis, originaria di Mannheim. Cresciuto in una famiglia di rango elevato, Francesco fu avviato dal padre agli studi giuridici, conseguendo la laurea in Legge nel 1842 presso l’Università di Torino. Parallelamente, tuttavia, la sua vera passione era l’arte: frequentò i corsi dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, da poco istituita, dove affinò le prime competenze pittoriche nel solco della grande tradizione paesaggistica piemontese.

Carattere irrequieto e curioso — come lo descriveva il critico Stella, capace di fuggire dal collegio da giovane per raggiungere il porto di Savona e imbarcarsi verso Cagliari — Gamba fu spinto da un’irresistibile attrazione per il viaggio e per la natura. Era fratello maggiore di Enrico Gamba, anch’egli pittore, con il quale condivise la passione per le arti figurative e numerose esperienze di viaggio.

I viaggi di studio e la formazione internazionale

Nel 1842, lo stesso anno della laurea in legge, Gamba espose per la prima volta alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, presentando vedute di paesaggio realizzate durante i suoi primi soggiorni di studio. Tra il 1842 e il 1845 compì un lungo itinerario attraverso le principali città d’arte italiane — Roma, Napoli e Venezia — luoghi di incontro tra artisti italiani e stranieri, fondamentali per la sua crescita artistica.

Alla Promotrice del 1846 presentò una vera e propria antologia di questi viaggi, raccogliendo i consensi della borghesia torinese emergente: opere come Il Canal Grande in Venezia e Il lago Maggiore tra Baveno e Stresa furono acquistate dalla famiglia dei banchieri Nigra, mentre Luogo palustre nel Canavese andò a Giovanni Mestrallet.

Tra il 1845 e il 1855 Gamba ampliò ulteriormente i propri orizzonti con una serie di soggiorni all’estero. Visitò la Norvegia, i Paesi Bassi, la Normandia, la Bretagna e altri paesi del Nord Europa, attraendosi ai paesaggi di fiordi, dune e scogliere. Fu in questo periodo che entrò in contatto con gli artisti della Scuola di Fontainebleau e con i pittori della Scuola di Düsseldorf, in particolare i marinisti Andreas Achenbach e H. Mevius, le cui influenze lasciarono un segno profondo nel suo stile. Di questi anni rimangono disegni conservati presso la Biblioteca Reale di Torino, tra cui Forêt de Fontainebleau (1848) e Frankfurt (1850).

Nel 1855 partecipò all’Esposizione Universale di Parigi con l’opera Burrasca contro le scogliere di Porto Venere. Nello stesso anno, tornato in Italia, fondò insieme all’amico Carlo Piacenza un atelier-studio a Torino, punto di riferimento per gli artisti piemontesi della sua generazione.

La maturità artistica e le opere principali

La piena maturità di Francesco Gamba come artista si consolida tra gli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento. Il critico P. Giuria, nel 1853, lo inserì tra i rappresentanti della nuova scuola piemontese del paesaggio, distante dalle convenzioni accademiche e direttamente ispirata alla natura vivente. A Gamba venne in particolare riconosciuto il merito di aver rinnovato il genere della marina meditata sul vero.

Tra le opere di questi anni spicca il Panorama di Moncalieri verso ponente (1853), conservato nel Castello di Agliè e acquistato dalla regina madre Maria Teresa d’Asburgo Lorena — un’opera considerata dalla critica un episodio di revival del vedutismo bellottiano per il suo taglio ottico e il raffinato uso della luce.

Sul finire degli anni Cinquanta, stimolato dall’istituzione del premio Di Breme nell’ambito delle mostre della Promotrice torinese, Gamba si cimentò anche con soggetti storici e di impegno civile. Realizzò una serie di grandi dipinti di battaglie navali in cui riuscì a coniugare la propria maestria paesaggistica con la narrazione storica risorgimentale: L’indomani della battaglia di Trafalgar (1858), Eroismo del vascello francese