Giuseppe Levis

Giuseppe Levis pittore quadro dipinto divisionista

Biografia di Giuseppe Augusto Levis

Origini e formazione

Giuseppe Augusto Levis nacque a Chiomonte, in Val di Susa (Piemonte), il 9 agosto 1873, figlio di un impresario di origini biellesi. Dopo aver frequentato il liceo classico a Carmagnola, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, ma la passione per la pittura prese ben presto il sopravvento sugli studi giuridici. Tra il 1901 e il 1902 entrò nella cerchia degli allievi di Lorenzo Delleani, uno dei maestri più importanti del paesaggismo piemontese di fine Ottocento, con il quale si formò fino alla morte del maestro, avvenuta nel 1908. Seguendo Delleani nel Biellese e in Valle d’Aosta, Levis apprese il metodo dello studio dal vivo, che sarebbe diventato il cardine di tutta la sua produzione artistica.

La formazione con Delleani fu decisiva: dall’insegnamento del maestro Levis assorbì quella particolare trasfigurazione lirica della natura, quell’incessante ricerca del motivo autentico capace di restituire un’immagine insieme commossa e vibrante. Il giovane artista, tuttavia, non rimase mai prigioniero del modello del maestro: la sua pittura andò gradualmente costruendo una fisionomia autonoma e personale, nella quale il calore dell’intimità prevaleva sulla semplice rappresentazione stilistica.

Sviluppo artistico e viaggi formativi

Nella sua prima fase creativa, Levis si dedicò prevalentemente ai paesaggi delle Alpi Biellesi e della Val di Susa, ritraendo radure, boschi, cascate e dimore contadine con una tavolozza ricca e un uso sapiente della spatola, capace di restituire la vita e la luce della natura alpina tra fine Ottocento e i primi anni del Novecento.

Il 1909 segnò una svolta fondamentale nella sua carriera: la mostra personale alla Permanente di Milano ne affermò il talento a livello nazionale, riconoscendogli una maturità stilistica sempre più personale. Nello stesso anno, quasi a voler percorrere le tracce degli interessi del maestro scomparso, Levis visitò l’Olanda, ritraendo splendide vedute dei porti di Amsterdam e Rotterdam, in cui la luce nordica aprì nuovi orizzonti alla sua tavolozza.

Nel gennaio 1912 si recò in Libia, in occasione del conflitto italo-turco, e qui scoprì l’intensità della luce nordafricana, realizzando opere di straordinaria vibrazione cromatica. Nel 1913, per invito personale dello zar Nicola II — che Levis aveva già incontrato nel castello di Racconigi nel 1909 — si recò in Russia come membro di una delegazione torinese di politici e imprenditori, confermando la dimensione internazionale della sua fama. Opere come Albatros, Il ritorno dalla trincea, L’assalto e Paesaggio alpestre entrarono nelle collezioni dei re d’Italia e del Belgio.

La Grande Guerra e la maturità artistica

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Levis partì volontario nel Genio Ferrovieri, raggiungendo il grado di capitano e ricevendo la croce al merito di guerra. I soggiorni sui fronti di guerra segnarono profonde cesure nel suo percorso artistico: le atmosfere cupe e cariche di tensione di questo periodo si traducono in opere di rara intensità espressiva, un reportage visivo del conflitto che costituisce uno degli aspetti più singolari e preziosi della sua produzione.

Dall’esperienza bellica emerse, per moto liberatorio, l’ultima stagione artistica, caratterizzata da una totale e appassionata dedizione al paesaggio alpino, studiato con acutezza del vero e con una scioltezza cromatica sempre più personale.

Attività espositiva e riconoscimenti

Levis fu presenza pressoché costante delle collettive organizzate dalla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino dal 1897 al 1922. Nel corso della sua carriera tenne esposizioni personali a Milano, Roma, Piacenza e Buenos Aires, e le sue opere raggiunsero le collezioni reali italiane e belghe. Parallelamente all’attività artistica, ebbe una vita pubblica intensa: fu sindaco di Chiomonte, assessore di Racconigi e consigliere provinciale di Torino per il mandamento di Susa, Oulx e Cesana dal 1905 fino alla morte.

Gli ultimi anni e la morte

Levis trascorse gli ultimi anni nella tenuta del Cajre a Racconigi, villa dalle forme auliche tardo-ottocentesche che divenne la sua dimora e il suo ultimo atelier. Morì a Racconigi il 14 giugno 1926. La sua collezione, che conta circa 900 dipinti, fu destinata per sua espressa volontà in parte alla città di Racconigi e in parte a Chiomonte, dove è oggi conservata all’interno della Pinacoteca G. A. Levis, nel cinquecentesco Palazzo Paleologo. Il Museo Civico di Torino conserva uno dei suoi capolavori, lo Studio dal vero.


Stile e tecnica

La pittura di Giuseppe Augusto Levis affonda le radici nel paesaggismo post-romantico piemontese di cui Delleani fu il massimo esponente, ma si affranca progressivamente da quel modello per costruire un linguaggio del tutto personale. Al centro della sua ricerca vi è sempre la resa della luce naturale nei suoi infiniti mutamenti stagionali e quotidiani: una luce che varia di stagione in stagione, di ora in ora, e che Levis sa catturare con rara sensibilità cromatica.

La tecnica privilegiata è quella della pittura a olio, spesso eseguita con un uso sapiente della spatola, capace di costruire superfici materiche e vibranti. Lo studio en plein air rimase il metodo fondamentale per tutto l’arco della carriera: l’osservazione diretta della natura, condotta con disciplina e rigore, è il presupposto di ogni opera riuscita.

Il repertorio tematico di Levis è ampio e articolato: dai paesaggi alpini della Val di Susa e delle Alpi Biellesi — radure, boschi, nevai, dimore contadine — alle vedute portuali olandesi, dai panorami nordafricani intrisi di luce solare alle scene belliche della Grande Guerra, fino ai paesaggi campestri del Piemonte della maturità. Ogni ciclo tematico corrisponde a una fase della sua evoluzione stilistica, ma in tutti i periodi è riconoscibile la stessa tensione tra fedeltà al vero e trasfigurazione lirica del paesaggio.

Nella produzione libica del 1912, considerata tra le sue prove più alte, Levis raggiunge una luminosità e vibrazione cromatica straordinarie, frutto dell’incontro con la luce nordafricana. Le opere della Prima Guerra Mondiale presentano invece una tavolozza più cupa e atmosfere cariche di tensione emotiva, che ne fanno un documento artistico di grande valore storico oltre che estetico.


Mercato e quotazioni di Giuseppe Augusto Levis

Il mercato delle opere di Giuseppe Augusto Levis si inserisce nel segmento del paesaggismo piemontese di fine Ottocento e primo Novecento, un ambito che raccoglie l’interesse di collezionisti italiani — in particolare piemontesi — e di estimatori del paesaggismo post-romantico di area alpina. La domanda è sostenuta soprattutto per i soggetti più caratteristici dell’artista: i paesaggi valsusini, le vedute alpine e le opere legate al periodo libico, particolarmente apprezzate per la qualità luministica.

I dipinti a olio di formato minore — piccoli studi en plein air, bozzetti e vedute di campagna — si collocano generalmente nella fascia più accessibile del mercato. Le opere di formato medio, paesaggi alpini e valsusini di buona qualità esecutiva, rappresentano la tipologia più frequentemente trattata nelle aste italiane. I dipinti di grande formato o con provenienza documentata, in particolare le opere legate al ciclo libico, ai viaggi olandesi o al reportage bellico, possono raggiungere valori sensibilmente più elevati.

Le opere su carta — disegni, acquerelli e studi preparatori — presentano quotazioni generalmente inferiori rispetto ai dipinti a olio, ma costituiscono un’opportunità interessante per i collezionisti che desiderano avvicinarsi all’opera di Levis con un investimento contenuto.

I fattori che influenzano maggiormente il valore di un’opera di Levis sono: la qualità esecutiva e la riconoscibilità del soggetto, le dimensioni del dipinto, la presenza di firma e la sua leggibilità, la provenienza e la storia espositiva dell’opera, nonché le condizioni di conservazione. Un certificato di autenticità o la presenza dell’opera in pubblicazioni specializzate possono incidere positivamente sulla stima.

Il mercato di Levis è seguito principalmente dalle principali case d’aste italiane attive nel settore dell’Ottocento e del primo Novecento piemontese. La presenza dell’artista nell’Enciclopedia Bolaffi dei Pittori e Incisori Italiani e nel Dizionario Illustrato dei Pittori COMANDUCCI ne certifica il riconoscimento critico e la stabilità come riferimento per il collezionismo.


Valutazioni e acquisto di opere di Giuseppe Augusto Levis

Valutazioni gratuite

Pontiart offre valutazioni gratuite e riservate per opere attribuite a Giuseppe Augusto Levis. I nostri esperti analizzano ogni opera tenendo conto della qualità pittorica, della tecnica esecutiva, delle dimensioni, delle condizioni conservative, della firma e della provenienza espositiva o collezionistica. La valutazione viene effettuata in tempi rapidi, con la massima trasparenza e riservatezza.

Acquisto e vendita

Assistiamo collezionisti privati e istituzioni nell’acquisto e nella vendita di opere di Giuseppe Augusto Levis, garantendo un approccio professionale, stime realistiche basate sull’andamento del mercato e una gestione discreta di ogni trattativa. Siamo interessati all’acquisto diretto di dipinti a olio e opere su carta dell’artista provenienti da collezioni private.

Archivio e attribuzione

L’attribuzione di un’opera a Giuseppe Augusto Levis richiede l’analisi della tecnica pittorica (uso della spatola, qualità cromatica, modalità di costruzione della luce), della firma e del confronto con opere documentate e presenti nei fondi pubblici di Chiomonte e Racconigi. La provenienza e la storia espositiva sono elementi fondamentali per una corretta valutazione. In caso di dubbi sull’autenticità, i nostri esperti sono a disposizione per un’analisi approfondita.