Amos Nattini

Amos Nattini pittore quadro dipinto incisione Divina Commedia

Biografia di Amos Nattini

Origini e formazione

Amos Nattini nasce a Genova il 16 marzo 1892 da una famiglia di antico ceppo marinaro. Nonostante fosse iscritto a istituti scolastici di carattere tecnico amministrativo, il giovane Nattini frequenta la scuola di nudo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, seguendo i corsi del pittore Tullio Quinzio, dello scultore Giuseppe Navone e del medico chirurgo Pilade Lachi per l’anatomia. L’ambiente portuale genovese, dove il padre lo portava a osservare cavalli e scaricatori, rappresenta una fonte di ispirazione per i suoi primi studi e bozzetti.

Nel 1910 prosegue gli studi frequentando la scuola di nudo dell’Accademia di Belle Arti e i corsi anatomici dell’Università di Genova. A soli diciannove anni, nel 1912, Nattini esordisce realizzando le illustrazioni per le Laudi dannunziane, in particolare per le Canzoni delle Gesta d’Oltremare di Gabriele D’Annunzio, con uno stile liberty di sapore raffinato. Questo debutto gli vale un considerevole successo di critica a livello nazionale. L’incontro con D’Annunzio si rivela decisivo: D’Annunzio lo accoglie nella sua cerchia intellettuale e gli attribuisce l’epiteto di “Pittore degli Spiriti”. Nel 1914 Nattini si trasferisce a Parigi con il poeta, dove frequenta il pittore Fournery, l’editore Dévambez e altri esponenti del mondo artistico-culturale francese, immergendosi nel clima simbolista e decadentista che caratterizza la capitale francese.

La Divina Commedia: l’opera maestra

Il delinearsi del sesto centenario della morte di Dante (1921) e gli incoraggiamenti di D’Annunzio e di Francesco Maria Zandrino, segretario dell’Associazione Ligure dei Giornalisti, spingono Nattini ad affrontare l’epica impresa di illustrare l’intero poema dantesco. Nel 1915 espone alla Permanente di Milano le prime tre tavole (Inferno canto XII, Purgatorio canto XXVII, Paradiso canto XXXIII), riscuotendo immediatamente critiche favorevoli e positivi consensi.

Da questo momento in poi, Nattini si immerge completamente e unicamente nell’eroica impresa di illustrare il Divino Poema: realizza cento Imagini, una per ogni canto, partendo dall’Inferno e procedendo in ordine di canto. Con una tecnica straordinaria di acquarello (eccezione: solo il canto I del Purgatorio è realizzato a olio), l’artista dimostra una grande conoscenza del poeta fiorentino e si rivela un esperto artigiano alla maniera rinascimentale, curando ogni minimo dettaglio della monumentale edizione destinata alla stampa.

A differenza di molti altri illustratori danteschi, Nattini concepisce sin dagli inizi una destinazione editoriale, immaginando un’edizione a stampa lussuosa per le sue tavole. I grandi e sontuosi volumi—uno per ogni cantica—sono realizzati con carte di puro straccio provenienti da Fabriano; i caratteri di stampa, ideati dallo stesso Nattini, traggono ispirazione dai “tipi latini primitivi”; per ognuna delle tre cantiche sono previste coperte in pelle di vitello sbalzata a mano. Le tavole originali, mentre l’artista continua a dipingerle, vengono esposte a partire dal 1921 con grande successo di critica e pubblico in Italia e all’estero: Firenze, Genova, Milano, Roma, Torino, Brescia, Viareggio, Napoli, Parigi, L’Aja, Nizza.

Nel 1927, all’inaugurazione della mostra delle Imagini tenutasi a Roma presso la Casa di Dante alla Torre degli Anguillara, è presente il re Vittorio Emanuele III, che riceve in dono la prima cantica allora stampata. La Divina Commedia illustrata da Nattini riscuote un enorme successo internazionale: una copia è donata a Benito Mussolini, un’altra a Papa Pio IX, il quale definisce le tavole “opera veramente michelangiolesca”. Nel 1931, la mostra al Musée Jeu de Paume di Parigi con le tavole dell’Inferno attira ben 100mila visitatori.

Carriera a Milano e il trasferimento a Parma

Nel 1924, Nattini si trasferisce a Milano in via Fucini 8, lavorando accanto a famosi artisti e letterati. Frequenta il salotto della famiglia Ucelli, vero cenacolo culturale, dove intrattiene rapporti con Ugo Ojetti, Edgardo Rossaro, Leonardo Bistolfi e Arrigo Minerbi. Entra anche in contatto con il gruppo artistico di “Novecento” legato alla Galleria Pesaro. Nel 1927 espone 25 figurazioni dei canti danteschi nella Casa di Dante a Roma. Nel 1937 è nominato membro dell’Accademia di Belle Arti di Parma e nel 1938 membro di merito dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.

Negli anni Trenta e Quaranta, accanto alla Divina Commedia, Nattini realizza cicli decorativi di grande impatto allegorico-mitologico per committenze di una nuova imprenditoria illuminata, traslitterando il mondo del lavoro e la ritualità delle moderne tecniche produttive. Famose sono le grandi tavole che celebrano lo svuotamento del Lago di Nemi con le ricerche delle navi romane, opere quali “La bonifica agraria” e “L’energia idroelettrica”, e “La battaglia di Fornovo” (conservata nelle Collezioni d’Arte di Cariparma). Contemporaneamente, realizza anche piccoli e deliziosi quadri di scene d’ambiente.

Nel secondo dopoguerra e durante la Seconda guerra mondiale, Nattini sceglie di ritirarsi in completa solitudine ad Oppiano di Gaiano, un ex eremo benedettino di proprietà materna nei pressi di Collecchio, in provincia di Parma. È in questa quiete che porta a compimento, a proprie spese e a guerra già iniziata, l’ultima cantica del Paradiso, testimonianza della sua incrollabile fiducia nelle possibilità dell’arte di rispondere con l’Opera a ogni orrore. Abbandonando il grande mondo, le committenze ufficiali e il giro di artisti e galleristi milanesi, Nattini si dedica a una pittura del tutto intima e privata, raccontando attraverso i suoi oli le tradizioni contadine e la quotidianità di vita nello scenario dell’Appennino Emiliano. “Sono diventato il pittore dell’Appennino, della gente che tira la vita coi denti, dei muli che zoccolano sui sentieri della montagna”, annota in quegli anni.

Stile e tecnica

Amos Nattini rappresenta una figura straordinaria nel panorama artistico del Novecento italiano: fedele all’imperativo dell’equilibrio formale e dell’accuratezza tecnica, della tradizione e della classicità, egli evita deliberatamente la sperimentazione stilistica, rifugiandosi spesso nel mito e nella allegoria. Per questo motivo è stato definito il “Pittore di altri mondi”.

La sua formazione è solidamente ancorata ai grandi maestri del Rinascimento, in particolare Michelangelo, la cui resa “michelangiolesca” delle anatomie in perenne movimento caratterizza tutte le sue composizioni. Tuttavia, Nattini sa amalgamare questa lezione rinascimentale con i linguaggi figurativi contemporanei, integrando elementi del divisionismo e del simbolismo di fine Ottocento, in particolare l’influenza di Adolfo De Carolis.

Nelle illustrazioni dantesche, Nattini impiega principalmente l’acquarello, una tecnica “difficile” che richiede straordinaria maestria. Le sue visioni immaginifiche popolano i paesaggi infernali, purgatoriali e paradisiaci con figure dai corpi muscolosi ed eroici, realizzate mediante tagli prospettici arditi e mutevoli—scorci dall’alto per l’Inferno, dal basso per il Paradiso—che creano un effetto dinamico quasi cinematografico. Le immagini di Dante e Beatrice che ascendono verso cieli sempre più alti e luminosi, la processione nel Paradiso Terrestre, le scene impressionanti dell’Inferno testimoniano una capacità unica di organizzare figure complesse in spazi immaginari di straordinaria potenza evocativa.

La pittura di Nattini è minuta, delicata e affonda le proprie radici nel Rinascimento, ma la sua pennellata richiama ai nuovi linguaggi divisionisti e simbolisti. Come scrive Ugo Ojetti, ammirando le prime illustrazioni per la Commedia: “Quel che lo salva è proprio l’apparente contraddizione tra la sua spietata incisiva insistente conoscenza del corpo umano e il suo impeto lirico verso l’irreale”. Nattini immerge il proprio segno grafico in una dimensione sospesa, quasi incantata, in cui il dramma è piuttosto accennato che visivamente descritto, mantenendo sempre una “maestà soprannaturale” condotta “con una tecnica vigile ed impeccabile”.

Negli oli successivi, Nattini utilizza una tavolozza sobria ma intensa, con predilezione per ori, rossi cardinalizi e neri profondi. Le composizioni restano architettonicamente perfette, con capacità unica di organizzare figure complesse in spazi simbolici di straordinaria potenza. La natura e il paesaggio avvolgono e compenetrano le figure, descritti spesso con rigore scientifico e luci cristalline.

Temi e soggetti ricorrenti

Amos Nattini è celebre soprattutto per le sue 100 ilustrazioni della Divina Commedia, che rappresentano il vertice assoluto dell’illustrazione dantesca italiana del Novecento. Le sue tavole raffigurano con straordinaria potenza visionaria l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, popolati da demoni, anime dannate e beate in architetture fantastiche e paesaggi cosmici.

Secondo la definizione dell’autore stesso, si tratta di “imagini”—vere e proprie visioni che restituiscono un’idea di perenne attualità della Commedia dantesca, con personaggi in abiti contemporanei. Tra le tavole più celebri figurano quelle dedicate a Lucifero, Paolo e Francesca, Ugolino, la processione nel Paradiso Terrestre e i cieli paradisiaci.

Accanto a Dante, Nattini realizza ritratti di intellettuali, ecclesiastici e sovrani; incisioni religiose e vedute del paesaggio italiano. I suoi ritratti di personalità illustri—storici, letterari, artistici—dimostrano una profonda capacità di penetrazione psicologica. Le sue opere uniscono tradizione rinascimentale e sensibilità moderna, creando un immaginario dantesco senza precedenti nel panorama internazionale.

Ultimi anni, morte e eredità

Nattini continua l’attività artistica fino agli ultimi anni di vita, mantenendo lucidità stilistica e visione creativa straordinaria. Negli ultimi decenni lavora principalmente nel suo rifugio di Oppiano di Collecchio, dove muore il 3 ottobre 1985 a Parma, all’età di 93 anni.

Oggi Amos Nattini è universalmente riconosciuto come il più grande illustratore dantesco italiano del Novecento, accostabile al francese Gustave Doré per la capacità di tradurre in immagini straordinarie il testo dantesco. Le sue 100 tavole della Divina Commedia sono considerate capolavori assoluti della grafica e dell’illustrazione mondiale. Nel 2015, una grande retrospettiva a Palazzo della Pilotta di Parma, intitolata “Amos Nattini. Pittore di altri mondi”, ha confermato la sua importanza nel panorama dell’arte italiana del Novecento, mostrando circa cinquanta dipinti, disegni, studi preparatori e apparati che documentano la complessità e la ricchezza della sua produzione artistica.

Mercato e quotazioni

Il mercato di Amos Nattini è internazionale e altamente specializzato, con una domanda molto elevata per le illustrazioni dantesche originali. Collezionisti di grafica mondiale, dantisti, istituzioni pubbliche e musei competono per le sue tavole della Divina Commedia, riconoscendone il valore sia artistico che storiografico.

Le quotazioni delle opere variano significativamente in base a diversi fattori: autenticità, condizioni di conservazione, tipi di opera (tavola della Commedia o dipinto), provenienza, e importanza iconografica della scena rappresentata.

Dipinti a olio e piccoli studi: i dipinti a olio di fascia bassa, quali piccoli studi o bozze preparatorie, si collocano generalmente tra 1.500 e 3.000 euro.

Opere di fascia media: i dipinti religiosi, ritratti di buona qualità e opere decorative di medie dimensioni si attestano tra 4.000 e 7.000 euro.

Dipinti di fascia alta: le grandi tele religiose, i cicli decorativi firmati e le opere di particolare importanza iconografica raggiungono valori tra 12.000 e 25.000 euro.

Tavole originali della Divina Commedia: rappresentano il vero mercato top del segmento Nattini. Le singole tavole originali superano i 15.000-40.000 euro per le più celebri e significative (Lucifero, Paolo e Francesca, Ugolino, il Paradiso Terrestre). Le incisioni più celebri della Divina Commedia (Lucifero, Paolo e Francesca, Ugolino) hanno raggiunto valori eccezionali fino a 50.000 euro per singola tavola in aste internazionali. I grandi dipinti sacri confermano la fascia alta del mercato.

Edizioni della Divina Commedia illustrata: gli esemplari numerati della monumentale edizione della Commedia (1921-1941) in tre volumi mantengono prezzi elevati sul mercato antiquario e dei rari, oscillando da 2.000 a oltre 5.000 euro a seconda della condizione e della rarità dell’esemplare.

Il mercato dei dipinti di Nattini è sostenuto dal crescente interesse accademico e collezionistico per l’arte italiana del Novecento, e dalle esposizioni internazionali che continuano a documentare l’importanza del “Pittore di altri mondi”. La rarità delle opere autentiche garantisce una buona liquidità anche in periodi di mercato difficili.