Biografia di Ubaldo Oppi
Origini e formazione
Ubaldo Oppi nacque a Bologna il 29 luglio 1889, figlio di Pompeo Oppi, commerciante di calzature, e di Guglielma Mantechini. Ancora bambino, la famiglia si trasferì a Vicenza, città che avrebbe segnato per sempre la sua vita e dove avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua esistenza.
Il padre, desideroso di avviarlo alla carriera commerciale, lo inviò in Austria e Germania per studiare tecnica mercantile e apprendere il tedesco. Fu tuttavia durante questo soggiorno che il giovane Oppi entrò in contatto con l’ambiente artistico della Secessione viennese: affascinato da quella straordinaria stagione culturale, si iscrisse nel 1907 alla Scuola di Nudo dell’Accademia di Vienna, diretta all’epoca da Gustav Klimt. Quella scelta avrebbe cambiato il resto della sua vita.
Rientrato in Italia, si stabilì a Venezia, dove esordì nel 1910 esponendo le sue prime opere — sedici pastelli di influenza impressionista — alla V Esposizione d’arti e industrie veneziane di Ca’ Pesaro, grazie all’amicizia con Nino Barbantini. Nel 1911 si trasferì a Parigi, dove entrò in contatto con i maggiori protagonisti delle avanguardie europee, fra cui Amedeo Modigliani e Gino Severini, pur continuando a esporre a Ca’ Pesaro. In questi anni il segno secessionista prese progressivamente il sopravvento sull’influenza impressionista, con figure cariche di una malinconia quasi macabra.
La Prima Guerra Mondiale e il ritorno all’ordine
Nel 1914 partecipò alla II Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione Romana con sette dipinti. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale rientrò in Italia e si arruolò come ufficiale nel corpo degli Alpini. Fatto prigioniero, trascorse un periodo di prigionia a Mauthausen, dove continuò a disegnare, producendo opere ispirate alla miseria e al dolore della guerra.
Ripresa l’attività pittorica nel 1919, Oppi visse — come molti artisti della sua generazione — la svolta decisiva verso il ritorno all’ordine. La riscoperta della tradizione plastica del Rinascimento italiano, in particolare di Botticelli e Piero della Francesca, divenne il fulcro del suo nuovo linguaggio: le figure scheletriche e angosciate degli anni secessionisti si trasformarono in forme piene, tornite, di straordinaria solidità plastica.
Nel 1921 sposò Adele Leone, detta Dehly, e si trasferì definitivamente a Milano. L’anno successivo tenne due importanti mostre personali: una alla Bottega di Poesia di Milano e una alla Casa d’Arte Bragaglia di Roma. Nel 1920 aveva realizzato il celebre Doppio ritratto, che espose al Salon des Indépendants di Parigi nel 1921, opera considerata la prima, scoperta testimonianza della sua svolta verso il classicismo quattrocentesco.
Il Novecento Italiano e la maturità artistica
Nel 1923 Oppi fu annoverato tra i Sette pittori del Novecento — il gruppo voluto da Margherita Sarfatti come interpreti del
