Biografia di Felice Levini
Origini e formazione
Felice Levini nasce a Roma nel 1956, città in cui vive e lavora ancora oggi. La sua formazione si svolge tra il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Roma, negli anni Settanta, in un decennio segnato da forti tensioni politiche e sociali che influenzeranno, almeno in parte, il suo successivo percorso espressivo. Fin da subito, Levini sceglie una strada diversa dalla poetica politicizzata dominante, orientandosi verso una riscoperta della manualità pittorica e della dimensione decorativa dell’immagine.
Nel 1978, insieme ai colleghi e amici Giuseppe Salvatori e Claudio Damiani — ai quali si aggiungeranno in seguito Vittorio Messina e Mariano Rossano — fonda uno spazio espositivo autogestito in via Sant’Agata dei Goti a Roma. Questo luogo diventa rapidamente un polo di riferimento culturale per serate dedicate all’incontro tra arte, poesia e musica, espressione di una libertà creativa in reazione alla violenza del decennio. Sempre nel 1978 partecipa alla sua prima esposizione collettiva, Artericerca ’78, allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e tiene la sua prima mostra personale, intitolata Re!, proprio all’interno dello spazio autogestito. Nel 1979 espone allo Studio Cannaviello di Milano, in quella che diventa un’importante personale nel panorama artistico italiano del periodo.
Il gruppo dei Nuovi-Nuovi
La svolta decisiva nella carriera di Levini arriva nel 1980, quando entra a far parte del gruppo dei “Nuovi-Nuovi”, il movimento artistico nato sotto l’egida del critico Renato Barilli, che debutta con una mostra collettiva alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Bologna. Levini ne è uno dei membri più fedeli e ortodossi. Il gruppo si afferma come alternativa critica sia rispetto all’arte concettuale che alla Transavanguardia, riscoprendo il valore del fare pittorico e del segno manuale.
Nel 1981, con la mostra alla Galleria La Salita di Roma — dove presenta il Progetto per carta da parati, estrema radicalizzazione del suo approccio decorativo — Levini aggiunge al proprio lavoro un elemento ironico che da quel momento in poi caratterizzerà in modo strutturale la sua intera produzione. Negli stessi anni partecipa alle principali rassegne del gruppo: Italiana: la nuova immagine alla Loggetta Lombardesca di Ravenna, Dieci anni dopo: I Nuovi-Nuovi alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, e La Qualità: lo sviluppo dei Nuovi-Nuovi al Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara nel 1981.
Gli anni Ottanta: il divisionismo e la tridimensionalità
A partire dal 1982, Levini sviluppa il proprio linguaggio stilistico più riconoscibile: un processo di scomposizione dell’immagine che richiama il divisionismo di Georges Seurat, applicato però a superfici bidimensionali dall’effetto piacevolmente decorativo, capaci di esaltare l’idea di una «parete maculata». Autoritratti, animali e arabeschi sono i soggetti privilegiati di questo periodo. Nello stesso anno partecipa alla XII Biennale des Jeunes di Parigi e alla rassegna Una generazione post-moderna al Teatro Falcone di Genova.
Nel 1984 espone al Castello di Volpaia a Radda in Chianti. Il 1985 segna la sua partecipazione alla mostra collettiva Anniottanta alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. Tra le gallerie che ne sostengono il percorso in questo periodo si distinguono la Galleria Pieroni di Roma, la Galleria Massimo Minini di Brescia e, a Torino, la galleria di Eva Menzio. Sul finire degli anni Ottanta, la sua ricerca evolve verso opere più compatte e tridimensionali, dominate da strutture geometriche solide che si aprono verso architetture lineari: i lavori escono dalla parete e diventano allestimento, mantenendo con l’immagine dipinta un legame misterioso e sotterraneo.
Gli anni Novanta: performance, presenza umana e grandi istituzioni
Nel corso degli anni Novanta il linguaggio di Levini si arricchisce ulteriormente: la pittura si intreccia con l’attività performativa e la presenza umana fisica diventa parte integrante dell’opera. Nei suoi allestimenti, alla ripetizione seriale dell’immagine — che tende all’astrazione — viene contrapposta la figura viva dell’essere umano, generando una tensione continua tra astrazione e carnalità. Questo atteggiamento, che egli stesso definisce simile al «camuffamento del camaleonte», gli permette di entrare nelle pieghe della storia per reinterpretarla e riviverla.
In questo periodo Levini conquista la ribalta delle principali istituzioni italiane ed europee: partecipa al XXXIV Festival dei Due Mondi di Spoleto (1991), viene invitato alla XLIII Biennale di Venezia / Aperto ’88 (1988) e alla XLV Biennale di Venezia (1993, sezione La coesistenza dell’arte), nonché alla XII Quadriennale di Roma (1996). Nel 1993, insieme all’artista H.H. Lim e con il supporto della Galleria Pio Monti, realizza l’azione performativa Il gatto e la volpe a Campo de’ Fiori, opera emblematica del suo modo di intendere la relazione tra pittura e performance.
Dal 2000 a oggi: installazioni, ceramiche e mostre internazionali
Nel nuovo millennio Levini amplia ulteriormente il proprio campo espressivo, passando con naturalezza dalla pittura alla scultura, dall’installazione alla ceramica, senza mai abbandonare il nucleo fondamentale del fare pittorico. Nel 2002 inaugura la personale Meridiano celeste (Azione a distanza) all’Acquario Romano di Roma. Nel 2004 presenta Non c’è alla Fondazione Volume! di Roma. Nel 2013 espone alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM) di Roma nell’ambito della rassegna Anni Settanta a Roma al Palazzo delle Esposizioni.
Tra le tappe successive: la personale a Zagabria in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura (2015), l’esposizione all’Auditorium Parco della Musica di Roma (2016), la partecipazione al Parkview Museum di Pechino e Singapore (2019). Nel 2021 inaugura Orizzonte degli eventi al Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese di Roma, mostra che raccoglie una selezione di circa quaranta opere, molte inedite, tra cui un ciclo di dipinti dedicati ai cinque sensi e un rotolo di carta dipinto a inchiostro lungo dieci metri, sorta di diario visivo della pandemia. Nel 2023 realizza l’installazione site-specific Dal Giorno alla Notte per la rassegna Hypermaremma. Nel 2025 è tra i protagonisti di una doppia personale al Mattatoio di Roma insieme a Giuseppe Salvatori, con la mostra antologica Progettare il Caos, che ripercorre oltre trent’anni della sua ricerca.
Nonostante la sua plurimedialità — pittura, scultura, installazione, ceramica, performance — il lavoro di Levini rimane saldamente ancorato al fatto pittorico. Come scrive il critico Renato Barilli, suo storico sostenitore, la sua opera esegue «con grande esattezza grafica immagini in una maniera a pattern che simula quasi un riporto fotografico». La riflessione dell’artista si sviluppa intorno a ciò che lui stesso definisce «progettare il caos»: non l’arte come strumento di cambiamento del mondo, ma la vita e l’umanità come materia prima dell’arte stessa.
Stile e tecnica
Il linguaggio di Felice Levini è immediatamente riconoscibile per la sua cifra divisionista, sviluppata a partire dal 1982 attraverso un processo di scomposizione del colore e del segno che richiama — in chiave contemporanea e decorativa — la tecnica puntinista di Georges Seurat. Le superfici pittoriche risultano «maculatamente» dense, costruite per accumulo di piccole unità cromatiche che, a distanza, restituiscono figure nitide e spesso ironicamente classiche.
I temi ricorrenti spaziano dagli autoritratti agli animali (in particolare conigli, gatti, cavalli), dagli arabeschi decorativi alle figure mitologiche — cavalieri, dee, frecce — fino a soggetti tratti dalla storia e dalla cultura popolare. L’ironia è una costante: Levini guarda le cose «in modo comico» ma le traduce spesso in modo drammatico, generando uno scarto percettivo che è il cuore della sua poetica.
Sul piano tecnico, l’artista lavora con olio su tela, pastello su carta, tecnica mista e collage. La sua produzione include anche sculture in materiali diversi — tra cui installazioni con frecce di ferro e massi — e ceramiche realizzate in collaborazione con fornaci artigianali. Il linguaggio, sia che si tratti di pittura, scultura o installazione, è sempre — come osservano i critici — «nitido, chiaro e preciso», pur celando una complessità profonda del pensiero e dei riferimenti culturali.
Il confine tra pittura e performance è un altro elemento caratterizzante: la presenza fisica dell’artista e del corpo umano viene integrata nell’opera, trasformando l’allestimento in un fatto totale che supera la sola dimensione bidimensionale del quadro. Questa apertura del medium pittorico alla corporeità è interpretata come un atto di libertà e di irriverente classicità nei confronti della storia dell’arte.
Mercato e quotazioni
Felice Levini è un artista consolidato nel panorama della pittura italiana contemporanea, con una presenza costante nelle principali aste nazionali e internazionali. Il suo mercato è monitorabile attraverso i risultati delle case d’aste italiane più attive nel settore dell’arte moderna e contemporanea, dove le opere compaiono regolarmente. La domanda si concentra soprattutto sui lavori degli anni Ottanta, periodo in cui il suo stile divisionista raggiunse la piena maturità, e sui lavori legati al contesto dei Nuovi-Nuovi, che godono di rinnovata attenzione critica e collezionistica.
Le tipologie di opere più trattate nelle aste includono dipinti su tela, tecniche miste su carta, pastelli e collage. La provenienza da gallerie storiche — come la Galleria La Salita, la Galleria Pieroni, la Galleria Massimo Minini, la A.A.M. di Roma — e la partecipazione documentata a Biennali di Venezia e Quadriennali di Roma rappresentano elementi di significativo valore aggiuntivo nella determinazione delle quotazioni.
Il mercato internazionale dell’arte italiana degli anni Ottanta registra un interesse crescente, con rivalutazione progressiva degli artisti legati ai movimenti post-moderni e neo-decorativi di quel decennio. In questo contesto, le opere di Levini si collocano in una fascia di mercato medio-alta, con quotazioni variabili in funzione del periodo di esecuzione, della tecnica, delle dimensioni e della qualità della provenienza espositiva. La partecipazione dell’artista a mostre istituzionali di primo piano — dalla Biennale di Venezia alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna — contribuisce a sostenere la solidità del suo profilo di mercato nel lungo periodo.
Valutazioni e acquisti
Valutazioni gratuite delle opere di Felice Levini
Pontiart offre un servizio di valutazione gratuita per le opere di Felice Levini, basato sull’analisi comparativa dei risultati d’asta più recenti e sull’esperienza diretta nel mercato dell’arte contemporanea italiana. Per ottenere una stima accurata vengono presi in considerazione diversi fattori: la tecnica (olio, pastello, tecnica mista, collage), la serialità dell’opera e il suo inserimento nei cicli tematici dell’artista, le dimensioni, lo stato di conservazione e la provenienza espositiva, con particolare attenzione alla presenza in cataloghi di Biennali, Quadriennali o gallerie storiche.
Acquisto e vendita di opere di Felice Levini
Pontiart assiste collezionisti privati e istituzioni nell’acquisto e nella vendita di opere di Felice Levini, garantendo operazioni trasparenti, documentate e basate su parametri di mercato aggiornati. Che si tratti di un dipinto degli anni Ottanta, di un’opera performativa degli anni Novanta o di una produzione più recente, il nostro team è in grado di fornire una consulenza completa e riservata.
Attribuzione e archivio delle opere
L’attribuzione delle opere di Felice Levini richiede un confronto con i cataloghi delle mostre storiche — in primo luogo quelli legati al gruppo dei Nuovi-Nuovi, alle Biennali di Venezia del 1988 e del 1993, alle Quadriennali di Roma del 1986 e del 1996 — e con le schede delle gallerie che hanno collaborato con l’artista nel corso della sua carriera. La verifica della provenienza espositiva e la presenza di autentica dell’artista sono elementi determinanti per la corretta valutazione e commercializzazione delle opere.
Domande frequenti su Felice Levini
Quanto vale un’opera di Felice Levini?
Il valore di un’opera di Felice Levini dipende da tecnica, periodo, dimensioni, stato di conservazione e provenienza. Le opere divisioniste degli anni Ottanta e quelle legate ai cicli tematici più noti raggiungono le quotazioni più elevate. Per una stima precisa e aggiornata, è consigliabile richiedere una valutazione professionale basata sui risultati d’asta più recenti.
Felice Levini fa parte dei Nuovi-Nuovi?
Sì. Levini è uno dei membri fondatori del gruppo dei Nuovi-Nuovi, nato nel 1980 sotto la guida critica di Renato Barilli, e viene considerato tra i più fedeli interpreti del movimento. Ha partecipato a tutte le principali rassegne del gruppo tra il 1980 e il 1986, oltre ad essere presente alle Biennali di Venezia del 1988 e del 1993 e alle Quadriennali di Roma del 1986 e del 1996.
Come monitorare il mercato delle opere di Levini?
Il metodo più affidabile consiste nel seguire i risultati delle principali case d’aste italiane specializzate in arte contemporanea, che trattano regolarmente opere dell’artista. Piattaforme come Arcadja e Artprice raccolgono lo storico dei passaggi in asta. Per una lettura professionale del mercato, Pontiart offre consulenza specializzata.
Fornite valutazioni gratuite per opere di Felice Levini?
Sì, Pontiart offre valutazioni gratuite per opere di Felice Levini. Il servizio è riservato, professionale e basato sui dati di mercato più aggiornati. Contattaci per ricevere una proposta personalizzata.
