Gino Galli: il futurista ritrovato
Gino Galli (Roma, 1893 – Firenze, 1944) è una delle figure più affascinanti e controverse dell’avanguardia italiana del Novecento. Allievo prediletto di Giacomo Balla, fu tra gli esponenti storici del Futurismo già dal 1914, autore e firmatario di importanti testi teorici, condirettore della rivista Roma Futurista e protagonista di due mostre personali presso la celebre Casa d’Arte Bragaglia di Roma nel 1919 e nel 1921. Eppure, dopo un decennio di intensa attività pubblica, scomparve quasi del tutto dalla scena artistica, cadendo in un oblio che durò quasi un secolo. La sua riscoperta, avvenuta grazie a un paziente e rigoroso lavoro di ricerca, ha restituito all’arte italiana del primo Novecento un protagonista di straordinario talento e di vita tormentata.
Biografia
Nato a Roma nel 1893, Gino Galli crebbe ai Parioli, a pochi metri dall’abitazione e dallo studio di Giacomo Balla, del quale divenne assistente a soli 17 anni. Figlio del livornese Adolfo Galli e di Giulia de Santis, la sua famiglia era legata da rapporti di amicizia con quella del maestro futurista piemontese. Questa vicinanza geografica e affettiva si rivelò decisiva: già adolescente, Galli fu introdotto nell’ambiente artistico dell’avanguardia capitolina, che ruotava intorno alle gallerie di Giuseppe Sprovieri e Anton Giulio Bragaglia, dove avrebbe esposto le sue opere accanto ad artisti come Fortunato Depero ed Enrico Prampolini.
I suoi primi dipinti furono ritratti in stile divisionista, seguiti da opere sempre più profondamente influenzate dal Futurismo del suo maestro. Nel 1914, a soli 21 anni, partecipò all’Esposizione Libera Futurista Internazionale presso la Galleria Sprovieri di via del Tritone, epicentro dell’avanguardia romana, dove espose nove opere, ricevendo l’apprezzamento diretto di F. T. Marinetti. Il suo quadro Trotto=slancio+caduta entrò addirittura nella collezione del padre del movimento futurista.
Interventista come molti futuristi della sua generazione, Galli partecipò alla Grande Guerra con il grado di tenente, rimanendo al fronte fino alla conclusione del conflitto. Rientrato a Roma, riprese con rinnovata energia la sua attività pittorica e giornalistica. Nel 1918 iniziò la collaborazione con il periodico Roma Futurista, di cui dal 1920 fu condirettore insieme a Balla, Giuseppe Bottai ed Enrico Rocca. Nel 1919 fu presente alla Grande Esposizione Nazionale Futurista organizzata da Marinetti a Milano e inaugurò, con il sostegno di Balla, la sua prima mostra personale presso la Casa d’Arte Bragaglia, seguita da una seconda nel 1921.
Proprio quando il successo sembrava a portata di mano, nel 1922 Galli ruppe i rapporti con Giuseppe Bottai e si eclissò progressivamente dalla scena pubblica. Continuò a dipingere per il resto della sua vita, ma non espose più in contesti ufficiali — ad eccezione della Prima Mostra Nazionale d’Arte Futurista del 1933. Le ragioni del suo ritiro sono ancora in parte oscure: la sua omosessualità, il coinvolgimento come informatore dell’OVRA (la polizia segreta di Mussolini), una dipendenza dalla morfina e un carattere solitario e tormentato contribuirono a un isolamento sempre più profondo. Gino Galli morì a Firenze il 28 ottobre 1944, in circostanze rimaste oscure, e fu dimenticato al punto che la sua data di morte fu per decenni riportata erroneamente come 1954.
La sua riscoperta è avvenuta grazie al lavoro del giornalista ed esperto d’arte Edoardo Sassi e della curatrice Giulia Tulino, che nel 2023 hanno organizzato la prima retrospettiva assoluta dedicata all’artista presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma, presentando circa cinquanta dipinti provenienti per lo più da collezioni private.
Stile e Tecnica
Il percorso artistico di Gino Galli attraversa stagioni stilistiche distinte, pur mantenendo sempre una riconoscibile personalità espressiva. Gli esordi furono di matrice divisionista, perfettamente inseriti nella ricerca pre-futurista del suo maestro Balla. Con l’adesione al Futurismo, Galli sviluppò un approccio personale che lavorava sui principi della simultaneità e della compenetrazione, rielaborando le lezioni di Balla e Boccioni senza mai cedere completamente all’astrazione più radicale.
Alla ricerca di una cifra futurista peculiare, Galli lavorò per variare le lezioni balliana e boccioniana, confrontandosi con la questione della deriva decorativa a cui sembrava destinata parte della ricerca futurista. Questo attrito creativo lo portò progressivamente ad allontanarsi dal movimento, approdando negli anni Venti a un ambito figurativo con accenti surrealisti e simbolisti, come testimonia l’opera Senza titolo (Le fasi della vita), databile ai primi anni Venti.
Nella fase matura — che abbraccia gli anni Venti, Trenta e Quaranta — Galli aderì agli stilemi del Ritorno all’ordine e soprattutto a un Realismo magico carico di simbologie, dando vita a opere — ritratti, paesaggi, nature morte — di grande originalità e intenso cromatismo. I suoi paesaggi e ritratti, bagnati da una calda luce solare, si caricano di un fascino suggestivo sospeso in una dimensione senza tempo. Specifica e distintiva fu anche la produzione di quadri di soggetto erotico, eccezionalmente di grandi dimensioni — cosa rara nella storia dell’arte — che rappresentano uno degli aspetti più originali e controversi del suo lascito artistico.
Galli fu anche illustratore e collaboratore di numerose riviste d’avanguardia, producendo disegni e contributi teorici per testate come Roma Futurista, Dinamo e Le Fiamme. Il suo stile, come annotarono i curatori della retrospettiva del 2023, fu