Piero Sadun – vendite, valori e valutazioni quadri

Biografia

Piero Sadun (Siena, 11 novembre 1919 – Siena, 22 novembre 1974) è stato uno dei pittori più significativi del secondo dopoguerra italiano. Nascita presso una famiglia ebrea senese, la sua formazione artistica iniziò precocemente con una sensibilità vivace e fantasiosa che si manifestò già in età infantile attraverso il disegno.

Da giovanissimo, fu attratto dal mondo degli artisti senesi e frequentò i corsi serali presso l’Istituto d’Arte di Siena e lo studio del pittore Umberto Giunti. Le sue aspirazioni artistiche furono però compromesse dal regime fascista: a causa delle leggi razziali del 1938, non potè continuare gli studi presso il liceo classico E.S. Piccolomini e fu costretto a preparare privatamente il diploma di scuola superiore.

Dopo aver ottenuto la maturità, si trasferì a Firenze per seguire lezioni private di pittura nello studio di Primo Conti. Tuttavia, dopo pochi mesi, Conti lo informò che non poteva più insegnargli a causa della sua condizione di ebreo. Fu allora il pittore Memo Vagaggini ad accoglierlo nel suo studio fiorentino. Malgrado le difficoltà imposte dal regime, Sadun non voleva ricevere insegnamenti strutturati: desiderava unicamente dipingere con libertà espressiva.

Tornato a Siena, aprì uno studio in via Diacceto che divenne ben presto un punto di incontro per artisti e intellettuali. Qui Cesare Brandi lo conobbe e instaurò con lui un’amicizia destinata a durare tutta la vita. Durante il periodo 1940-1941, fu incaricato dal professor Mario Bracci di affrescare alcune pareti presso l’ex-Certosa di Pontignano, realizzando vedute della campagna senese in autunno. Per sfuggire alle leggi razziali, tutte le opere realizzate dal 1940 fino alla fine della guerra furono firmate con lo pseudonimo «T. Duna» (Tommaso Duna).

Nel 1943, dopo aver sfuggito alle deportazioni della comunità ebraica di Siena, grazie all’aiuto di Don Luigi Rosadini (proclamato «Giusto tra le Nazioni»), Sadun si unì alle formazioni partigiane della 23ª Brigata Garibaldi «Pio Borri» operando nella zona del Casentino. Il 3 luglio 1944, Siena fu liberata dalle truppe alleate e l’artista poté riunirsi alla famiglia.

Agli inizi di ottobre 1944, Sadun aprì un negozio sulla via principale di Siena con gli amici Verdone, Gabriella Drudi e lo scultore Raffaello Salimbeni, dove vendeva oggetti usati di varia natura. Nel gennaio 1945 si trasferì a Roma, dove ritrovò Cesare Brandi e consolidò amicizie con Giovanni Stradone e Toti Scialoja, con i quali organizzò la prima mostra delle sue opere.

Carriera Artistica e Riconoscimenti

Nel 1948, Sadun vinse il primo premio al Concorso Nazionale di Pittura bandito dal Ministero della Pubblica Istruzione, accesso che gli permise di insegnare per due anni al Liceo Artistico di Roma. Nel 1950 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia (X edizione) e inizia a collaborare con il Teatro dell’Opera di Roma come scenografo e costumista per il balletto «Il figliuol prodigo» su musica di Prokofiev, coreografia di Aurel Milloss. Nello stesso anno vinse il primo premio per un cartellone turistico e il Premio Borletti a Milano.

Dal 1951 al 1953 insegnò Storia del Costume al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, affrescando la parete dietro l’altare della cappella dell’istituto. Successivamente, vinse il concorso come docente di Arti Figurative all’Istituto d’Arte di Urbino, incarico che mantenne per diversi anni. Nel 1950 aveva ricevuto anche una borsa di studio biennale dal governo francese.

Nel 1960, la Biennale di Venezia gli dedicò una sala personale nella XXX edizione. Nel 1963 ricevette la medaglia del Presidente della Repubblica al Premio Marche di Ancona. Nel 1966, insieme a Ettore Colla, Giuseppe Capogrossi, Lucio Fontana, Leoncillo Leonardi, Seymour Lipton e Victor Pasmore, fondò la rivista «QUI arte contemporanea», storico bollettino della casa editrice Editalia di Lidio Bozzini.

Nel 1969 fu nominato primo direttore della neo-fondata Accademia Sperimentale di Belle Arti dell’Aquila, incarico che mantenne fino alla morte. Durante la sua direzione, trasformò l’istituzione in un centro di eccellenza culturale, attirando figure di primo piano della letteratura e della musica italiana come Alberto Arbasino e Sylvano Bussotti, come testimoniato da Cesare Brandi.

Nel giugno 1972 espose alla Galleria Editalia – Qui arte contemporanea di Roma. Nel gennaio 1974 presentò le sue opere alla Galleria Bergamini di Milano. Nello stesso 1974 fu uno degli artisti invitati alla X Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma dedicata al tema «La situazione dell’arte non figurativa».

Stile e Tecnica

L’evoluzione stilistica di Piero Sadun può essere suddivisa in tre distinti periodi, ciascuno caratterizzato da una ricerca artistica profonda e personale.

Primo periodo (1940-fine anni ’40): caratterizzato da un linguaggio espressionista con forti influenze figurative. Le forme sono sintetizzate da pennellate materiche e gestuali, ricche di memoria biografica. Le figure appaiono allungate, ispirate a Modigliani, mentre i paesaggi senesi evocano Ottone Rosai. Sadun utilizzava tecniche come l’inchiostro di china, verdastro o color seppia, sparso con le dita su superfici lisce per conferire drammaticità alle composizioni. Questa fase rispecchia influenze di Van Gogh, Scipione e Soutine, con pennellate che attraversano l’intera tela in movimento vorticoso.

Secondo periodo (1950-1960): segna la transizione verso l’astratto-informale. In questa fase Sadun esplora la libertà espressiva attraverso la scomposizione e la ricerca formale. Durante gli anni ’50 assimilò la lezione di Giorgio Morandi per un controllo maggiore dell’ordine formale, mentre la sua pittura passa da influenze morandiane e espressionistiche verso la ricerca dell’astrattismo. Si sviluppa un’intrigante fase cubista su base cromatica scura, con scomposizioni che lasciano sempre sopravvivere «come un lampo» dell’oggetto di partenza. Tuttavia, nel suo modo di «aggredire la tela» c’è sempre delicatezza, una scelta sottile e il gusto per una pittura per la pittura, secondo le parole di Cesare Brandi.

Terzo periodo (1960-1974): rappresenta l’ingresso definitivo nell’astrazione. Sadun recupera la materia densa frammentata dal gesto dei suoi inizi, quindi si dedica a studi cromatici silenziosi e raffinati, tendendo verso il monocromo. La ricerca si incentra su grandi quadri materici dominati dall’emergenza sempre più esclusiva e prorompente del colore. L’artista esplora composizioni astratte con forme biomorfiche che galleggiano nello spazio come in un liquido amniotico, spesso con atmosfere che risentiranno delle ricerche pittoriche degli anni ’50-’60. I fondi sono intenzionalmente materici e grezzi, con stesure gestuali.

Una testimonianza significativa della qualità della sua ricerca artistica è conservata presso importanti istituzioni internazionali: la Tate Gallery di Londra, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (acquisita sotto la direzione di Palma Bucarelli), nonché collezioni di prestigiose istituzioni bancarie italiane come la Banca d’Italia, il Monte dei Paschi di Siena e la Banca Nazionale del Lavoro. Le sue opere sono state inoltre acquisite per gli interni della nave da crociera «Raffaello».

Ultimi Anni e Eredità

Nel 1973, Sadun fu sottoposto a due gravi operazioni chirurgiche che lo privarono della parola, dando inizio a una battaglia personale contro il cancro. Malgrado queste difficoltà estreme, continuò a dipingere fino alla fine della sua vita. Piero Sadun si spense a Siena il 22 novembre 1974, all’età di 55 anni, dopo aver lasciato un’impronta indelebile nell’arte italiana del secondo Novecento.

Nel 1976, la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini (allora sede dell’Ente Premi Roma) organizzò una grande mostra antologica in ricordo dell’artista, presentata in catalogo da Cesare Brandi. Per celebrare il centenario della sua nascita, nel 2019 furono organizzate due importanti esposizioni antologiche: una al Palazzo dell’Emiciclo dell’Aquila (4-27 giugno) e una al Palazzo Pubblico di Siena – Magazzini del Sale (11 luglio – 8 settembre). Dopo la scomparsa, è stato istituito l’Archivio Piero Sadun, dedicato alla catalogazione e alla preservazione della sua opera e della documentazione relativa alla sua vita e ricerca artistica.

Opere Principali

Tra le opere più rappresentative della ricerca di Piero Sadun figurano:

Periodo figurativo (1940-1947): I disegni della Resistenza, Donna al pianoforte, I suonatori, Ritratto di Don Luigi (circa 1945-1946), Illustrazioni per «La città dell’uomo» di Mario Verdone (1940), opere affrescate presso la Certosa di Pontignano.

Periodo intermedio (1950-1960): Omaggio a Morandi (1957, olio su tela, cm 55×70), Ritmo cubista (1957, olio su tela, cm 81×102), Inverno (1957, olio su tela, cm 81×102), Spazio plastico (1961, olio su tela, cm 100×90), Figure with Dogs (cinque disegni a china, realizzati nel 1950 per il Prix Italia).

Periodo astratto (1960-1974): Il nulla (1972, olio su tela, cm 180×280), La Pioggia (1974, cm 140×220), Il cielo (1972, olio su tela, cm 95×100), Alba (1974, olio su tela, cm 175×165), Senza titolo (monocromi e composizioni astratte realizzate tra il 1961 e il 1974, con dimensions e tecniche varie). Numerose altre composizioni monoromatiche e studi di colore caratterizzano questa fase finale della sua ricerca.

Mercato e Quotazioni

Le quotazioni di mercato delle opere di Piero Sadun riflettono l’importanza storico-artistica dell’artista e la rarità delle sue composizioni. Il mercato dell’arte moderna e contemporanea italiana ha registrato un crescente interesse verso Sadun negli ultimi anni, sebbene la sua reputazione rimanga legata principalmente agli addetti ai lavori e ai collezionisti più colti.

Primo periodo: Le opere figurative e i disegni dei primi decenni (1940-1949) presentano quotazioni che oscillano indicativamente tra 700 e 3.000 euro, riflettendo il valore di questa fase iniziale che testimonia la crescita e la formazione dell’artista.

Secondo e terzo periodo: Le opere astratte e astratto-informali (1950-1974) rappresentano il cuore della produzione dell’artista e raggiungono quotazioni maggiori, generalmente comprese tra 1.000 e 8.000 euro. Tuttavia, i quadri di grandi dimensioni degli anni ’60-’70, soprattutto gli oli su tela con ricerca materica intensa e studi monocromi, possono superare significativamente queste fasce di prezzo, raggiungendo anche quotazioni superiori a 8.000 euro. La variazione dei prezzi è influenzata da fattori quali le dimensioni dell’opera, la scelta cromatica, lo stato di conservazione, la provenienza e la documentazione disponibile.

Le opere acquistate dalle principali istituzioni culturali e bancarie italiane mantengono un valore stabile e coerente con i prezzi di mercato. Sebbene il mercato di Sadun possa apparire, attualmente, non caratterizzato da eccessivi picchi speculativi, l’importanza storico-artistica dell’artista e la sua centralità nel panorama dell’astrattismo informale italiano costituiscono solidi fondamenti per una possibile rivalutazione futura. Gli ultimi risultati d’asta confermano l’interesse costante da parte di collezionisti e istituzioni.

Per una valutazione accurata e professionale delle tue opere, consigliamo di contattare esperti del settore specializzati in arte moderna e contemporanea italiana, che possono considerare l’unicità di ogni composizione nel contesto più ampio del mercato dell’arte.