Francesco Algarotti

Francesco Algarotti

Biografia

Francesco Algarotti nacque a Venezia l’11 dicembre 1712 da una famiglia di mercanti. Il padre era Rocco Algarotti e la madre Maria Merati; ebbe due sorelle e due fratelli. All’età di 13 anni lo mandarono a Roma a studiare al Collegio Nazareno. L’esperienza romana durò un anno: subito dopo fece ritorno a Venezia dove studiò greco con Carlo Lodoli.

A seguito della prematura morte del padre, il fratello si prese cura della sua istruzione e lo mandò a Bologna. Lì ebbe la possibilità di studiare con Eustachio Manfredi, matematico, astronomo e poeta italiano, che nutrì per l’Algarotti affetto e stima profondi. Gli studi bolognesi furono fondamentali: completò la sua formazione classica e scientifico-matematica sotto la guida di personalità eminenti come Francesco Maria Zanotti.

Ha solo 23 anni quando nel 1735 inizia a viaggiare per l’Europa: raggiunge Parigi, centro culturale del continente, dove ha modo di conoscere diverse autorevoli personalità come Voltaire. Algarotti presenta il proprio “Newtonianismo per le dame”, un’opera di divulgazione scientifica brillante che verrà apprezzata profondamente da Voltaire, il quale dal lavoro del suo “caro cigno di Padova” – come era solito appellarlo – trasse a propria volta i suoi “Elementi della filosofia di Newton”.

Dopo i 18 mesi trascorsi a Parigi, Algarotti passò sei mesi in Inghilterra, dove approfondì lo studio della lingua inglese iniziato a Bologna. Gli incontri furono significativi: dal Sig. Folkes, che lo fece ammettere alla Royal Society di cui era presidente, al Pope, a Madame Condwin, nipote di Newton che gli mostrò gli strumenti di lavoro dello scienziato. Conobbe anche la poetessa Lady Mary Wortley Montagu e presso la casa di Milord Burlington potenziò le sue conoscenze in materia di architettura palladiana.

Nel 1739 intraprese un celebre viaggio che lo portò fino a San Pietroburgo, invitato all’occasione del matrimonio del Duca Antonio Ulrico di Brunswick. Di questo viaggio lasciò vivace ricordo nei suoi “Viaggi di Russia”, un’opera in forma di lettere che rappresenta uno dei documenti più pregevoli della sua produzione letteraria. Tornando dalla Russia, visitò Federico di Prussia a Rheinsberg e rimase colpito da questo giovane sovrano. Frederick, impressionato da questo “walking encyclopedia”, lo fece conte di Prussia nel 1740 insieme a suo fratello Bonomo.

Soggiornò presso la corte di Federico II dal 1740 al 1742 e, successivamente, per altri cinque anni. Durante questo periodo contribuì alla realizzazione di diversi progetti architettonici e rimase uno stretto collaboratore del re, partecipando alla vita intellettuale della corte berlinese insieme a personalità come Voltaire, che incontrò più volte durante i soggiorn a Potsdam e Sanssouci.

Nel 1753, Algarotti lasciò la corte di Prussia per tornare prima a Venezia e poi a Bologna dove fondò un’accademia pensata per giovani studiosi: l’Accademia degli Indomiti, con l’intento di incoraggiare la nuova generazione di intellettuali italiani. Durante questi ultimi anni della sua vita, dedicò ancora maggior attenzione ai studi di storia dell’arte, alle lettere e alla composizione delle sue opere maggiori.

Lo scrittore trascorse gli ultimi anni a Pisa, dove prima di morire il 3 maggio 1764 poté curare la prima edizione completa delle sue Opere in 17 volumi, realizzata presso la stamperia del Polese di Venezia (1791-94). Morì all’età di 51 anni affetto da etisia (tubercolosi). In sua memoria, Federico il Grande eresse un monumento nel Camposanto di Pisa, disegnato dall’architetto Carlo Bianconi e dallo scultore bolognese Mauro Tesi in stile archeologizzante, tradotto in marmo dall’Abate Giovanni Antonio Cibei di Carrara.

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Stile e Tecnica

Francesco Algarotti fu un poliedrico intellettuale, attivo come filosofo, scrittore, anglofilo, critico d’arte e collezionista. Era un uomo di ampia conoscenza, esperto di Newtonianesimo, architettura e opera teatrale. La sua educazione variegata lo rese capace di affrontare argomenti molteplici con competenza e eleganza di stile.

Non solo scrisse d’arte, ma fu egli stesso disegnatore e intagliatore, ideatore di vasi sul tipo antico, e i suoi disegni servirono per incisioni. Collaborò con l’amico Mauro Tesi nel campo del disegno e dell’intaglio, producendo opere che riflettevano il suo gusto neoclassico e la sua profonda conoscenza dell’arte antica.

Nel campo della critica d’arte e della teoresi estetica, fra gli scritti dell’Algarotti che riguardano le arti, più importanti dei “Saggi sopra l’architettura e sopra la pittura” sono le “Lettere sulla pittura” (Venezia 1792), una ricca fonte d’informazioni e di buoni giudizî che lo storico Luigi Lanzi stesso amava ripetere nella sua “Storia pittorica”. Abbandonata la pura dissertazione teorica di evidenziale influsso neoclassico che informa i Saggi, l’Algarotti si affida nelle Lettere al suo felice intuito, e la vivacità delle sue descrizioni, la comprensione delle più diverse personalità artistiche rivelano l’ampia visione e la raffinata sensibilità di chi era ammiratore incondizionato del bello.

Tra i soggetti preferiti figurano i dipinti storici e mitologici, le scene con figure umane e animali, le vedute architettoniche e i capricci con rovine. Algarotti teorizzò anche il genere del “capriccio” pittorico, definendolo come: “il quale consiste a pigliare il sito dal vero, e ornarlo dipoi con belli edifizi o tolti di qua e di là, ovveramente ideali”. Questa definizione rivela la sua sofisticata comprensione dei generi pittorici e la sua capacità di mediare tra il realistico e l’ideale.

Come critico d’arte, Algarotti esercitò un’influenza determinante sulla formazione del gusto neoclassico europeo. La sua principale opera teorica nel campo dell’arte è la “Saggi sopra le belle arti” (Essays on the Fine Arts), dove affrontò questioni di estetica, composizione e il rapporto tra la letteratura e le arti figurative. Scrisse inoltre trattati su lingua, opera, architettura, il poeta Orazio e pittura. I suoi saggi furono responsabili dell’introduzione del genere dell’essay-writing in Italia, influenzando la successiva tradizione intellettuale italiana.

Opere Principali

Sebbene Algarotti non sia noto principalmente come artista creativo nella pittura, le sue opere nel ruolo di collezionista, teorico e mediatore culturale sono di grande importanza storica. Come intermediario per le corti europee, scrisse una lista di dipinti che consigliò di commissionare per Augusto III di Sassonia, includendo dipinti storici da Tiepolo, Pittoni e Piazzetta; scene con animali da Castiglione, e vedute con rovine da Pannini. Voleva “suggetti graziosi e leggeri” da Balestra, Boucher e Donato Creti. Altri artisti che supportò e promosse furono Giuseppe Nogari, Bernardo Bellotto e Francesco Pavona.

Algarotti tornò a Venezia nel 1743 in missione per acquistare arte per Augusto III, Re della Polonia. Collaborò strettamente con Giambattista Tiepolo, commissionandogli capolavori come il celebre “Convito di Cleopatra”, un dipinto di grande bellezza e raffinatezza esecutiva conservato nei musei europei. Mentre Tiepolo non produsse tutte le tre commissioni che Algarotti inizialmente chiese, produsse comunque varie opere di altissima qualità per il re. Più importantemente, i due divennero amici per la vita e rimasero in corrispondenza fino alla morte di Algarotti, testimonianza della stima reciproca e della profonda comunanza di interessi artistici.

Fu uno dei principali collezionisti di arte per la collezione di Augusto di Sassonia a Dresda, uno dei più importanti musei europei dell’epoca. Algarotti commissionò un gran numero di dipinti veneziani per Augusto, Principe Elettore di Sassonia, e per se stesso. La sua collezione privata rifletteva un gusto enciclopedico e neoclassico, non interessato a sviluppare una raccolta stilistica unitaria, ma piuttosto a rappresentare la progressione storica dell’arte dal suo rinnovamento in Italia fino ai grandi maestri del passato e ai contemporanei.

Quotazioni Opere

La collezione d’arte di Algarotti, dispersa alla fine del XVIII secolo, era costituita da un’ampia raccolta di splendidi dipinti, con descrizioni dettagliate. Dopo la morte di Algarotti nel 1764, la collezione fu incrementata dal fratello Bonomo fino alla morte di questi nel 1776. La collezione fu successivamente catalogata dalla nipote Contessa Maria Algarotti Corniani, che pubblicò il “Catalogo dei Quadri, dei Disegni e dei Libri che trattano dell’arte del disegno della galleria del fu Sig. Conte Algarotti in Venezia” (1790), un documento fondamentale per la storia del collezionismo settecentesco.

Il catalogo della galleria di Algarotti a Venezia descrive una vasta collezione di dipinti pregevoli con descrizioni dettagliate e misurazioni in piedi parigini. I disegni sono descritti con minor dettaglio, sebbene il medium sia specificato, e una vasta biblioteca di libri sulle belle arti e l’architettura è allegata al catalogo. Questo inventario rappresenta una testimonianza preziosissima del gusto artistico del Settecento illuminista.

Le opere di Algarotti come collezionista e come artista (disegni, incisioni e vasi) mantengono valore storico e commerciale significativo nel mercato antiquario e del collezionismo del Settecento, sebbene non siano frequenti in commercio. Quando disponibili, le sue produzioni originali (disegni, incisioni, vasi antichizzanti) trovano apprezzamento presso collezionisti di arte grafica e di pezzi di design archeologizzante del periodo neoclassico. Il valore è determinato principalmente dalla importanza storica, dallo stato di conservazione, dalla provenienza e dalla rarità del pezzo specifico.

Valutazioni Opere

La scelta di opere da parte di Algarotti riflette gli interessi enciclopedici dell’era neoclassica; non era interessato a sviluppare una collezione stilistica unitaria, ma aveva una visione di un museo moderno, un catalogo di stili attraverso i secoli che rispecchiasse la progressione storica delle arti dal Rinascimento fino al suo presente. Questo approccio innovativo anticipò le metodologie moderne di allestimento museale e di storia dell’arte.

Algarotti rappresenta una figura emblematica della cultura illuminista europea. Fu scienziato, storico, poeta, diplomatico, filosofo, critico d’arte e commerciante d’arte, il migliore e più rispettato intellettuale italiano conosciuto durante la sua vita. Le principali corti europee cercavano i suoi consigli e il suo gusto, da Federico il Grande a Augusto III di Sassonia, testimonianza della sua autorevolezza nel campo del collezionismo e della critica d’arte.

Le sue opere scritte mantengono un’importanza fondamentale per la storia della critica d’arte e dell’estetica nel XVIII secolo. La “Saggi sopra le belle arti” e soprattutto le “Lettere sulla pittura” continuano a essere studiate dagli storici dell’arte come testimonianze di una sensibilità critica raffinata e di una comprensione profonda della tradizione artistica italiana. Come collezionista, Algarotti rappresenta una figura chiave nel definire il gusto neoclassico europeo e nella promozione dell’arte veneziana presso le corti europee durante il Settecento. Il suo catalogo di collezione rimane un documento essenziale per la storia del mercato dell’arte e del collezionismo privato nel XVIII secolo.

Nel mercato antiquario contemporaneo, le opere di Algarotti come artista grafico (disegni, incisioni) e designer di vasi mantengono interesse presso collezionisti specializzati di arte del Settecento e di neoclassicismo. Il valore è generalmente moderato ma stabile, sostenuto dall’importanza storica della figura e dall’apprezzamento crescente per l’arte grafica del periodo illuminista italiano.

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