Biografia di Alberto Salietti
Origini e formazione
Alberto Salietti nacque a Ravenna il 15 marzo 1892 in una famiglia di artisti: era figlio e nipote di decoratori murali. Sin da giovane, seguendo la tradizione familiare, iniziò a lavorare con il padre come decoratore. Tuttavia, la sua vocazione artistica lo portò ben oltre la decorazione murale: nel 1904 si trasferì con la famiglia a Milano e si iscrisse all’Accademia di Brera, dove studiò fino al 1914 sotto la guida di maestri di rilievo quali Cesare Tallone e Giuseppe Mentessi.
La formazione all’Accademia di Brera rappresentò un momento cruciale nella sua evoluzione artistica. Contrariamente al testo precedente, Salietti non sviluppò uno stile Liberty floreale, bensì iniziò a maturare una sensibilità legata al Ritorno all’Ordine e al Novecento italiano. Durante gli anni di studio, apprese tecniche di disegno rigoroso e si familiarizzò con i principi della composizione classica che caratterizzeranno tutta la sua carriera successiva.
La Grande Guerra e il primo periodo espositivo
Dopo aver completato gli studi all’Accademia, Salietti partecipò come soldato alla Prima Guerra Mondiale (1915-1918). Questo periodo rappresentò per lui un momento di profonda riflessione e maturazione artistica. Al rientro dal conflitto, riprese l’attività pittorica con rinnovata consapevolezza stilistica.
L’esordio pubblico avviene alla Biennale di Venezia del 1920 con un gruppo di opere significative: Paese, Cortile, Donna che raccoglie le mele e Una madre. Sin dalle prime esposizioni, emerge chiaramente l’adesione di Salietti alla solennità statica del Ritorno all’Ordine, con richiami costanti ai maestri del Trecento e del Quattrocento italiano. Tuttavia, il suo linguaggio non risulta pedissequo: caratterizza le composizioni un lirismo personale che accompagna il riferimento ai grandi maestri del passato con un sincero contatto con la realtà contemporanea.
Stile e tecnica
Il Ritorno all’Ordine e il Novecento italiano
Lo stile di Salietti si inscrive nel movimento del Novecento italiano, un movimento artistico che, negli anni Venti, propugnava un recupero della tradizione classica italiana in opposizione alle avanguardie radicali. A differenza del Liberty floreale descritto nel testo originale, Salietti adotta una poetica compositiva sobria, equilibrata e profondamente legata al disegno.
Le sue figure—siano esse paesaggi, ritratti o nature morte—sono costruite con linee essenziali e una struttura geometrica rigorosa. Il colore, piuttosto che pastello e decorativo, risulta controllato e funzionale alla definizione formale. Gli sfondi non presentano elaborate fantasie floreali, bensì paesaggi essenziali, ambienti interni sobri o vedute urbane, sempre mantenendo un rapporto diretto con l’osservazione dal vero.
Evoluzione dello stile
Tra gli anni Venti e Trenta, mentre il Novecento italiano consolidava il suo programma estetico, Salietti affina una sintesi tra il primitivismo quattrocentesco e la modernità. Come nota la critica coeva, il suo lavoro riflette un postimpressionismo delicato che si adagia perfettamente sulla proposta di rinnovamento in continuità con la tradizione italiana.
Negli anni Trenta, Salietti non si limita alla pittura da cavalletto, ma si dedica anche alla pittura murale, ritornando in parte alle origini familiari di decoratore. Nel 1933 realizza La vendemmia per la Triennale di Milano, e nel 1938 affresca il Palazzo di Giustizia di Milano con La Giustizia. Questi lavori dimostrano la sua capacità di operare su grande scala mantenendo coerenza stilistica e qualità compositiva.
Soggetti ricorrenti
A differenza della descrizione precedente incentrata su figure femminili Liberty, i soggetti di Salietti abbracciano paesaggi, ritratti e nature morte. I paesaggi includono vedute urbane (Roma, Milano, Chiavari), paesaggi liguri e umbri, realizzati con sensibilità alla luce naturale e attenzione agli elementi architettonici. I ritratti, spesso raffiguranti personaggi della borghesia italiana o donne in abiti popolari, presentano una dignità classica e una penetrazione psicologica sobria. Le nature morte—con frutta, fiori, oggetti quotidiani—sono composte con una semplicità costruttiva che enfatizza la forma essenziale.
Opere principali e carriera espositiva
Gli anni Venti: consolidamento reputazione
Dopo il successo della Biennale di Venezia del 1920, Salietti è invitato regolarmente alla Biennale veneziana dal 1922 al 1952, partecipazione che sottolinea il riconoscimento critico e istituzionale della sua opera. Nel 1922 espone alla Fiorentina Primaverile con Paesaggio umbro, e nella stessa Biennale di Venezia presenta Paesaggio ligure, Paesaggio di Valseriana e Ritratto. Nel 1924, alla Biennale veneziana, appaiono Interno e Città della Pieve a Valle del Lamone, opere che manifestano il pieno controllo della sua poetica stilistica.
L’adesione al Novecento italiano
Nel 1925-1926, Salietti entra a far parte del movimento Novecento Italiano, organizzato e promosso da Margherita Sarfatti. La Sarfatti aveva già notato il suo talento nel 1918, e nel 1922 gli dedica attenzione dalle colonne del
