Biografia di Alfredo Chighine
Alfredo Chighine (Milano, 9 marzo 1914 – Pisa, 16 luglio 1974) è stato uno dei principali protagonisti della pittura Informale italiana del secondo dopoguerra. La sua opera, caratterizzata da un segno vibrante e da una materia pittorica densa e lirica, ha avuto un ruolo decisivo nel rinnovamento del linguaggio artistico tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Chighine rappresenta una figura fondamentale dell’arte informale europea, capace di fondere gestualità, emozione e costruzione spaziale in un linguaggio personale e riconoscibile.
Formazione e primi anni
Nato a Milano il 9 marzo 1914 da Pietro Chighine, operaio meccanico emigrato dalla Sardegna, e Teresa Chiodini, lombarda, Alfredo crebbe in un ambiente modesto. Nonostante le condizioni economiche familiari lo costringessero a lavorare come semplice operaio, riuscì comunque a coltivare la sua passione artistica. Negli anni Trenta frequenta i corsi per incisori presso l’Umanitaria, una prestigiosa scuola di avviamento professionale milanese, dove conosce Franco Francese, il quale diventerà una presenza importante nella sua vita.
La formazione artistica di Chighine prosegue presso i corsi serali dell’Istituto Superiore di Arti Decorative di Monza, il celebre ISIA, scuola che fra il 1922 e il 1943 contribuì significativamente alla formazione di artisti e artigiani. Solo al termine della Seconda guerra mondiale Chighine riesce a iscriversi ai corsi di Brera, frequentando le lezioni di Giacomo Manzù, uno dei grandi maestri della scultura italiana. In questi anni si dedica prevalentemente al disegno e approfondisce la tecnica scultorea, modellando soprattutto in legno con uno stile caratterizzato da influenze neo-arcaiche.
Il dopoguerra e i primi riconoscimenti
Nel 1941 Chighine partecipa alla sua prima mostra pubblica, esponendo alla III Mostra Provinciale del Sindacato Fascista di Belle Arti negli spazi della Società Permanente di Milano. Negli anni immediatamente successivi alla guerra continua a esporre a Milano nel 1945 e 1946 alle iniziali edizioni della Mostra di Pittura e Scultura del Fronte della Gioventù. La vera affermazione giunge nel 1946, quando vince il primo premio dedicato a Ciri Agostoni alla mostra Oltre Guernica tenutosi nella storica latteria della signora Titta nel quartiere di Brera, con un’opera intitolata Deposizione. Nello stesso anno espone al Premio di Scultura della Spiga l’opera Donna sotto i bombardamenti del 1945, subito acquisita nella prestigiosa Collezione Boschi, oggi confluita nelle Civiche Raccolte del Comune di Milano.
Durante gli anni Quaranta Chighine si dedica intensamente sia alla scultura che alla pittura figurativa, realizzando opere di forte impatto espressivo. Nel 1948 partecipa alla Biennale di Venezia con due figure lignee, confermando la sua crescente rilevanza nel panorama artistico nazionale. Successivamente, nel 1950 tiene una personale milanese presso il San Fedele, dove presenta i risultati della sua ricerca.
L’adesione all’Informale e il riconoscimento internazionale
A partire dagli anni Cinquanta Chighine compie una trasformazione radicale del suo linguaggio artistico. Abbandona ogni riferimento figurativo per abbracciare una pittura materica e gestuale profondamente innovativa. Negli anni Cinquanta espone in gallerie di rilievo insieme a maestri come Afro Basaldella, Emilio Vedova, Renato Birolli e Ennio Morlotti, inserendosi pienamente nel dibattito sull’arte informale che caratterizza la Milano e l’Italia di quegli anni.
Nel febbraio del 1956 partecipa alla sua seconda mostra collettiva presso la Galleria del Milione, insieme ad Ajmone, Bendini e Vacchi. Nello stesso anno vince con l’opera Composizione rosa verde il VII Premio Nazionale di Pittura del Golfo della Spezia. Nel novembre 1956 tiene la sua prima personale alla Galleria del Milione, dove espone ventisette tele realizzate tra il 1954 e il 1956. Questa esposizione segna l’inizio di una collaborazione duratura con la galleria milanese.
Dal 1956 al 1958 Chighine mantiene il proprio studio in via Rossini al civico 3 a Milano, uno spazio che condivide prima con Giordano e successivamente con Bionda. Il suo linguaggio si caratterizza per la vibrazione intensa del colore e il dinamismo gestuale del segno, in perfetta sintonia con la ricerca europea di artisti come Hans Hartung e Nicolas de Staël. Con tre tele del 1957 partecipa per la prima volta alla mitica rassegna torinese Francia-Italia curata da Luigi Carluccio. Nel 1957 si reca anche a Parigi, dove approfondisce la conoscenza delle avanguardie europee e stabilisce importanti contatti con il mondo dell’arte internazionale.
Nel 1957 Chighine partecipa inoltre alla Rome-New York Art Foundation, una mostra di grande prestigio curata da Lionello Venturi e Michel Tapié. È presente all’esposizione della collezione Cavellini di Brescia presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e riceve l’invito di Lionello Venturi sia alla mostra di acquerelli presso il Brooklyn Museum sia a quella sulla pittura italiana del dopoguerra alla Columbia University di New York.
Nel 1958 l’artista trasferisce il suo studio a Milano e partecipa alla XXIX Biennale di Venezia. Lo stesso anno è invitato da Michel Tapié al festival di Osaka, espone alla Pittsburgh International Exhibition e alla rassegna Art au XX siècle a Charleroi. Nel 1960 allestisce una sala personale alla Biennale di Venezia, presentato da Franco Russoli, confermando il suo status di artista di rilievo nel panorama italiano e europeo.
Il consolidamento della ricerca negli anni Sessanta
Durante gli anni Sessanta la ricerca di Chighine evolve verso un maggiore equilibrio compositivo, pur mantenendo la forza gestuale originaria. Continua a partecipare alle più importanti manifestazioni artistiche italiane e internazionali: è presente alle Triennali di Milano, alle Quadriennali romane del 1959 e 1965, alla VI Biennale di San Paolo del Brasile nel 1962, e alla mostra Pittura a Milano 1945-1964 presso Palazzo Reale nel 1964.
È un espositore abituale presso gallerie di rilievo, in particolare alla Galleria Il Milione, con cui collabora assiduamente, e partecipa a rassegne di gruppo internazionali presso la Galleria Marlborough di Londra, la Rome-New York Foundation, e la Columbia University di New York. In questo periodo si sovrappongono alle masse cromatiche sinopie di forme, creando un linguaggio sempre più articolato e complesso.
Gli ultimi anni e il lascito
Verso la fine degli anni Sessanta e negli anni Settanta Chighine continua la sua ricerca artistica, mantenendo l’intensità espressiva che lo caratterizza. Nel 1972 partecipa alla rassegna Milano 70/70 presso il Museo Poldi Pezzoli. Nel 1973 tiene due importanti personali a Milano: una alla Galleria Manieri e l’altra alla Galleria delle Ore, con presentazione di Roberto Tassi. Nello stesso anno partecipa con una tela della fine degli anni Cinquanta alla mostra collettiva Il nuovo paesaggio. La natura curata da Gianfranco Bruno alla Galleria Cocorocchia di Milano. Viene inoltre invitato a esporre un ampio corpus di opere, per lo più datate 1970-1972, alla mostra Pittura in Lombardia 1945-1973 presso la Villa Reale di Monza, insieme ai critici Mario De Micheli e Roberto Tassi.
Nel 1974, il suo ultimo anno di vita, espone alla mostra 50 anni di pittura italiana nella collezione Boschi-Di Stefano presso Palazzo Reale di Milano, una raccolta di opere realizzate durante la seconda metà degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta. Durante l’estate del 1974 partecipa al Premio Ginestra d’Oro del Conero ad Ancona, vincendolo con una tempera.
I problemi di salute si aggravano nel corso dell’anno. Nella speranza di trovare sollievo nel clima mite della Toscana, Chighine decide di trasferirsi a Viareggio. Muore il 16 luglio 1974 all’età di 60 anni presso la clinica San Rossore di Pisa, dove era stato ricoverato circa un mese prima a causa di una trombosi cerebrale. È sepolto al Cimitero Monumentale di Milano.
Stile e tecnica di Alfredo Chighine
Alfredo Chighine è stato un protagonista riconosciuto dell’arte informale italiana, autore complesso che ha saputo evidenziare una propria autonomia linguistica pur inserendosi a pieno titolo nel dibattito culturale italiano del XX secolo. La sua ricerca artistica si caratterizza per l’equilibrio tra lirismo e materia, elementi che lo collocano tra i maestri del realismo astratto europeo.
L’evoluzione stilistica
La carriera artistica di Chighine presenta una netta divisione tra la fase figurativa dei decenni precedenti e la fase informale che caratterizza la sua maturità artistica. Inizialmente influenzato dal Postimpressionismo e dal Realismo, il vero rinnovamento del suo linguaggio avviene dopo la Seconda guerra mondiale, con la scoperta della pittura di Georges Braque e Pablo Picasso. Durante gli anni Quaranta si concentra principalmente sulla scultura e sulla pittura figurativa, realizzando opere che mostrano una forte attenzione ai dettagli e una rappresentazione realistica dei soggetti, come nel caso delle sue sculture di maternità e dei paesaggi dipinti.
A partire dagli anni Cinquanta e Sessanta Chighine abbraccia un approccio profondamente sperimentale e astratto. Sviluppa un linguaggio basato sull’astrattismo materico, caratterizzato da intensi contrasti cromatici e da una gestualità pittorica decisa, in cui affiora talvolta un’allusione figurativa. È tra i primi in Italia ad avvicinarsi all’informale in modo coerente e convinto, anticipando molti sviluppi che caratterizzeranno la pittura italiana degli anni Cinquanta e Sessanta.
Caratteristiche tecniche e materiche
I dipinti di Alfredo Chighine si focalizano particolarmente sulla creazione di sostanza e luce. La sua arte si sviluppa dalle prime linee scarabocchiate e gestiche alla luminosa e vibrante precisione delle sue opere degli anni Sessanta. La matericità delle sue opere consente di seguire con lo sguardo ogni pennellata dell’artista, rivelando la sua tecnica consapevole e il controllo formale.
Nei dipinti a olio su tela realizza pennellate rapide e sovrapposizioni materiche che evocano paesaggi interiori e tensioni astratte. La spiritualità inquieta e radiosa che caratterizza l’opera di Chighine emerge dalla combinazione di masse cromatiche dense e segni gestualità espressiva. Gli ultimi anni della sua carriera vedono il sovrapporsi alle masse cromatiche di sinopie di forme, creando un sottile equilibrio tra le sue maggiori tecniche: luminosità, struttura di superficie e linee fluenti.
Lo stile di Chighine si rivela particolarmente influenzato da maestri dell’astrazione europea come Nicolas de Staël e Serge Poliakoff, dai quali mutua l’attenzione alla qualità materico-luminosa della superficie pittorica. A metà degli anni Cinquanta conosce Gino Ghiringhelli, spirito guida della Galleria Il Milione, il quale diviene suo amico e ammiratore, esponendo le sue opere ripetutamente fino alla fine degli anni Sessanta.
Temi e periodi di ricerca
Le opere più apprezzate dal mercato appartengono ai cicli degli anni Cinquanta e Sessanta, in cui l’artista sviluppa un linguaggio informale vicino a quello di maestri coetanei come Afro Basaldella, Emilio Vedova e Giuseppe Santomaso. Sono particolarmente richiesti i paesaggi astratti e le composizioni liriche con segno gestuale e cromia contrastata, opere che dimostrano come visione e trasfigurazione siano due facce della stessa medaglia, espresse attraverso un linguaggio pittorico estremo e radicale.
L’informalismo di Chighine è di tipo materico, un linguaggio astratto privo di figurazione, caratterizzato da tinte pastose che sembrano uscire dalla tela. Questa qualità materica è uno degli elementi che rende le sue opere immediatamente riconoscibili e apprezzate dai collezionisti di arte moderna.
Opere principali e collezioni pubbliche
Le opere di Alfredo Chighine sono oggi presenti in importanti musei e collezioni pubbliche, testimonianza della sua rilevanza storica nell’ambito dell’arte moderna italiana. Tra i principali musei che conservano sue opere ricordiamo la Galleria d’Arte Moderna di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museo del Novecento di Milano, il Museo Villa Croce a Genova, e la Casa Museo Boschi Di Stefano presso il Comune di Milano, che custodisce una significativa raccolta di opere del periodo giovanile e della fase matura dell’artista.
Le prime monografie dedicate a Chighine risalgono al 1991, con la pubblicazione a cura di Elisabetta Longari per i tipi di Matasci Arte di Chiasso. Nel corso degli anni Longari ha curato diverse personali dell’artista in spazi pubblici prestigiosi, tra cui Palazzo Martinengo a Brescia (1993), Palazzo della Permanente a Milano (2000), e in gallerie private come la Galleria Marini a Milano (2014).
La più grande antologica dell’artista è stata organizzata dalla città di Legnano a Palazzo Leone da Perego nel 2005, curata da Flavio Arensi e Alberto Montrasio, con il titolo Il mistero della pittura. Questa esposizione ha presentato oltre cinquanta opere rappresentative della produzione di Chighine, dalla svolta informale degli anni Cinquanta fino all’ultima produzione degli anni Settanta, includendo anche importanti inediti.
Mercato e quotazioni delle opere di Alfredo Chighine
Il mercato dell’arte moderna italiana ha riscoperto negli ultimi anni l’importanza della figura di Alfredo Chighine come protagonista del movimento informale europeo. Le sue opere sono ricercate da collezionisti specializzati in arte moderna e astratta italiana, e la valutazione delle opere dipende da numerosi fattori quali le dimensioni, la tecnica, la datazione, la provenienza e lo stato di conservazione.
Quotazioni per categoria di opere
Dipinti a olio su tela: I dipinti a olio su tela costituiscono il cuore della produzione artistica di Alfredo Chighine. Realizzati con pennellate rapide e sovrapposizioni materiche, evocano paesaggi interiori e tensioni astratte profondamente suggestive. Le quotazioni variano tra 3.000 e 8.000 euro per opere di medie dimensioni, con punte di 12.000–15.000 euro per tele storiche che presentino buona provenienza, esposizione in musei o sedi pubbliche, e pubblicazione in cataloghi specializzati.
Opere su carta: Le opere su carta – gouache, tempere e disegni preparatori – rappresentano un campo di sperimentazione fondamentale per l’artista. Le quotazioni oscillano tra 800 e 2.000 euro, con punte di 2.500 euro per fogli datati e ben documentati, particolarmente apprezzati dai collezionisti di arti grafiche moderne.
Opere grafiche: Le litografie e le serigrafie firmate hanno valori compresi tra 200 e 600 euro. Le tirature limitate e le prove d’artista sono le più ricercate dai collezionisti di grafica moderna, specialmente se autenticate e con buona documentazione.
Fattori che influenzano le quotazioni
Il valore delle opere di Alfredo Chighine è determinato da diversi fattori fondamentali: la qualità pittorica e lo stato conservativo dell’opera, la datazione e l’appartenenza ai periodi più significativi della carriera artistica (in particolare gli anni Cinquanta e Sessanta), la documentazione di provenienza, le pubblicazioni in cataloghi ragionati e in monografie specializzate, l’esposizione in musei e gallerie pubbliche di prestigio, e la partecipazione a importanti rassegne artistiche nel corso della carriera dell’artista.
Il mercato dell’artista è complessivamente stabile e sostenuto da un rinnovato interesse per la pittura informale italiana del dopoguerra, movimento che rappresenta una delle pagine più significative della storia dell’arte italiana del XX secolo.
Record d’asta e tendenze di mercato
Il record d’asta per Alfredo Chighine supera i 18.000 euro per una tela informale di grandi dimensioni risalente agli anni Cinquanta, periodo di massima sperimentazione e di più piena espressione del suo linguaggio artistico. Le opere su tela di formato medio con buona provenienza e pubblicazione si collocano solitamente tra 8.000 e 12.000 euro. Le carte e le gouache di qualità museale raggiungono cifre comprese tra 2.000 e 2.500 euro.
Le aste pubbliche hanno dimostrato un crescente interesse per le opere di Chighine, con risultati che tendenzialmente superano le stime iniziali grazie alla qualità delle opere e al riconoscimento crescente dell’importanza storica dell’artista nel contesto dell’informale europeo.
Valutazioni e certificazioni
Le quotazioni generali sopra indicate rappresentano valori medi di mercato basati su risultati d’asta recenti, qualità pittorica, stato di conservazione e documentazione delle opere. Per una valutazione precisa e personalizzata di una specifica opera di Alfredo Chighine è consigliabile contattare esperti specializzati in arte moderna italiana.
Le opere di Alfredo Chighine possono essere autenticate e certificate presso archivi e fondazioni di riferimento specializzati in arte moderna italiana. Per avviare una pratica di autenticazione, è necessario preparare fotografie in alta definizione (fronte, retro, dettagli specifici), misure precise, informazioni sulla tecnica utilizzata, anno di realizzazione e documentazione sulla provenienza dell’opera. Questo processo consente di ottenere certificati di autenticità che aumentano significativamente il valore commerciale e culturale dell’opera.
Chighine è riconosciuto come una figura di rilievo dell’Informale lirico italiano, artista che ha contribuito in modo significativo al rinnovamento del linguaggio artistico italiano nel secondo dopoguerra e la cui opera continua a rappresentare un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’arte moderna italiana.
