La Galleria Ponti e’ specializzata nell’acquisto e vendita di opere di Giuseppe Capogrossi. Forniamo valutazioni gratuite, comunichiamo prezzi aggiornati e informiamo sulle quotazioni di mercato dei quadri dell’artista. Rispondiamo sempre in giornata.
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Giuseppe Capogrossi quotazioni opere: quanto vale un quadro
Le quotazioni delle opere di Giuseppe Capogrossi variano significativamente in base al periodo, alla tipologia e alle dimensioni. Il nuovo record d’asta mondiale appartiene a Superficie 106 del 1954 (olio su tela, 119×161 cm), aggiudicato da Bonhams Cornette de Saint-Cyr a Parigi il 7 dicembre 2023 per 419.500 euro — piu’ del doppio della stima iniziale di 180.000–250.000 euro. Tra le aggiudicazioni piu’ recenti: Superficie 1b del 1952 (146×113,5 cm, esposta alla Biennale di Venezia dello stesso anno) venduta da Sotheby’s Milano nell’aprile 2024 per 203.000 euro; Superficie 291 del 1958 aggiudicata a Bolaffi Torino per 260.000 euro; e nel luglio 2023, da Finarte Milano, Attenti al sergente Bond (1965) a 211.000 euro.
Capogrossi e’ una delle figure piu’ originali e coerenti dell’arte italiana del dopoguerra. Il suo segno — il “pettine” o la “forchetta”, come la critica lo ha definito — e’ immediatamente riconoscibile e rappresenta una delle invenzioni formali piu’ potenti dell’informale italiano, paragonabile ai tagli di Fontana e ai sacchi di Burri. Il poeta Giuseppe Ungaretti defini’ le sue Superfici “scritture cabalistiche”: lettere di un alfabeto primordiale, segni che aprono porte su significati profondi.
Di seguito una panoramica aggiornata dei prezzi e delle quotazioni delle opere di Giuseppe Capogrossi:
| Tipologia | Periodo / Soggetto | Quotazione indicativa |
|---|---|---|
| Superfici su tela (grandi formati storici) | Anni ’50 – ’60 | € 100.000 – € 419.500+ |
| Superfici su tela e tavola (medi formati) | Anni ’50 – ’70 | € 30.000 – € 150.000 |
| Superfici su tela e tavola (piccoli formati) | Anni ’50 – ’70 | € 10.000 – € 50.000 |
| Superfici su materiali speciali (sughero, faesite) | Anni ’60 – ’70 | € 20.000 – € 200.000 |
| Opere su carta (tecniche miste, tempere) | Anni ’50 – ’70 | € 4.000 – € 50.000 |
| Opere su carta (piccole dimensioni) | Vari periodi | € 1.000 – € 10.000 |
| Dipinti figurativi (Scuola Romana, tonalismo) | Anni ’20 – ’40 | € 3.000 – € 50.000+ |
| Opere grafiche (litografie, serigrafie) | Vari periodi | € 200 – € 1.500 |
I principali fattori che influenzano le quotazioni di Giuseppe Capogrossi sono:
- Periodo di realizzazione: le Superfici degli anni Cinquanta — il periodo di massima coerenza e originalita’ del suo segno — sono le piu’ rare e le piu’ ambite. Le opere degli anni Sessanta e Settanta hanno anch’esse un mercato solido. I dipinti figurativi della Scuola Romana (anni Trenta) sono piu’ rari sul mercato e apprezzati dai collezionisti di quel periodo.
- Dimensioni: le grandi Superfici raggiungono valori proporzionalmente molto superiori. Il record di 419.500 euro appartiene a un’opera di 119×161 cm del 1954.
- Soggetto e anno specifico: alcune Superfici di anni particolari — il 1952 (prima Biennale), il 1954, il 1957–1958 — sono piu’ ricercate degli altri. Anche la configurazione del segno (composizioni nere su bianco, accensioni di rosso, varianti in arancio) incide sul valore.
- Materiale e supporto: le tele raggingono valori superiori rispetto alle carte. Le opere su sughero (come la Superficie 607 del 1967, aggiudicata a 200.000 euro) e su materiali speciali hanno un mercato di nicchia ma molto attivo.
- Provenienza storica: le opere con provenienza dalla Galleria Il Cavallino di Venezia (Carlo Cardazzo) o dalla Galleria Il Naviglio di Milano — con cui Capogrossi aveva un contratto di esclusiva — hanno un premium di mercato significativo.
- Stabilita’ del mercato: secondo Il Giornale dell’Arte, i valori di Capogrossi sono rimasti sostanzialmente stabili negli ultimi 15 anni, con un invenduto di poco superiore al 20% — un segnale di solidita’ e selettivita’.
I valori indicati sono orientativi e basati sui risultati delle principali aste italiane e internazionali. Per una quotazione precisa e aggiornata della tua opera di Capogrossi, contattaci gratuitamente.
Valutazioni quadri Capogrossi: il servizio gratuito della Galleria Ponti
La nostra galleria offre un servizio di valutazione gratuita di opere di Giuseppe Capogrossi per privati, collezionisti ed eredi. Il servizio e’ rapido, riservato e professionale: forniamo una stima aggiornata basata sulle piu’ recenti aggiudicazioni d’asta, senza alcun costo e senza impegno.
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- Indicare le dimensioni in centimetri (altezza e larghezza) e la tecnica (olio su tela, tempera su carta, sughero, ecc.).
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Vendita opere Giuseppe Capogrossi: come funziona
Se stai valutando la vendita di opere di Giuseppe Capogrossi, la Galleria Ponti rappresenta uno dei canali piu’ rapidi e affidabili sul mercato italiano. Acquistiamo direttamente opere selezionate con pagamento immediato, oppure gestiamo la vendita sul nostro network di collezionisti e gallerie internazionali.
Siamo particolarmente interessati alle grandi Superfici degli anni Cinquanta e Sessanta su tela o su supporti speciali, ma valutiamo qualsiasi opera dell’artista.
FAQ per la vendita di opere Capogrossi
Quanto tempo richiede la vendita di un’opera di Capogrossi?
Generalmente pochissimi giorni. In caso di acquisto diretto da parte della galleria, la transazione avviene in tempi molto rapidi con pagamento immediato.
Quali documenti servono per vendere un’opera di Capogrossi?
Qualsiasi documentazione e’ utile: fattura d’acquisto, eventuale certificato, etichette di gallerie storiche (Cardazzo, Il Cavallino, Il Naviglio), cataloghi di mostre. La nostra galleria puo’ assisterti nella raccolta e nella verifica della documentazione.
Chi stabilisce il prezzo di vendita?
Il prezzo e’ sempre determinato dal mercato. La nostra galleria fornisce una stima basata su dati reali di aste italiane e internazionali recenti e sulla domanda attuale dei collezionisti.
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Assolutamente no. Il soggetto privato che vende un’opera d’arte non e’ tenuto al pagamento di alcuna tassa in Italia.
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Che cosa sono le Superfici di Capogrossi
Le Superfici sono la grande invenzione artistica di Giuseppe Capogrossi — la serie di opere per cui e’ universalmente riconosciuto. Il termine “Superficie” (con un numero identificativo progressivo: Superficie 106, Superficie 291, ecc.) designa i dipinti astratti in cui domina il segno-pettine o segno-forchetta: una forma arcaica, primordiale, simile a un dente o a una forchetta, che si ripete in infinite variazioni su tele monocrome o bicolori (nero su bianco, con accensioni di rosso, arancio, verde).
Il segno appare per la prima volta nel 1950, in una personale alla Galleria del Secolo di Roma. La sua scoperta fu per Capogrossi una vera e propria rivelazione — e una rottura: l’artista rinnego’ e distrusse buona parte della sua produzione figurativa precedente. La reazione della critica e del pubblico fu di scandalo, ma Capogrossi ne era convinto: scrisse all’amico Emanuele Cavalli “me ne importa nulla perche’ mi sento tranquillissimo e a posto con la coscienza“.
Il segno non e’ scelto a caso: ha una qualita’ arcaica, quasi alfabetica — come un segno di una scrittura sconosciuta. Giuseppe Ungaretti lo defini’ “scrittura cabalistica“: lettere di un alfabeto primordiale, segni che aprono porte su significati profondi e pre-verbali. Questa dimensione quasi pre-linguistica del segno e’ una delle ragioni per cui le Superfici affascinano ancora oggi i collezionisti internazionali.
Il mercato distingue le Superfici in base a: colore di fondo (il bianco con pettini neri e’ il piu’ classico; le varianti arancio e rosse sono piu’ rare e piu’ ricercate), dimensioni, anno (gli anni Cinquanta sono i piu’ preziosi), e configurazione del segno (composizioni piu’ dense, piu’ rade, con varianti cromatiche).
Biografia di Giuseppe Capogrossi
Giuseppe Capogrossi (Roma, 7 marzo 1900 – Roma, 9 ottobre 1972) e’ stato uno dei pittori italiani piu’ originali del dopoguerra e una delle figure centrali dell’Informale italiano, insieme a Alberto Burri e Lucio Fontana. Di famiglia aristocratica romana, studio’ al Liceo Classico e poi Giurisprudenza per compiacere la madre, ma la sua vera vocazione era la pittura.
Tra il 1923 e il 1933 frequento’ la Libera Scuola di Nudo di Felice Carena, una delle piu’ importanti a Roma. Tra il 1927 e il 1933 compie numerosi viaggi a Parigi — frequentando gli studi di Fausto Pirandello e gli ambienti dell’avanguardia europea — dove sviluppa un linguaggio pittorico figurativo e tonale. La sua prima esposizione avvenne nel 1927 insieme a Emanuele Cavalli e Francesco di Cocco alla Pensione Dinesen di Roma — la mostra che sancisce la nascita del tonalismo romano, poi definito dal critico Waldemar George “Ecole de Rome” (piu’ tardi nota come Scuola Romana). Nel 1930 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia.
La prima grande svolta avvenne negli anni Quaranta: soggiornando piu’ volte a Lienz, in Austria, Capogrossi si ispiro’ alle cataste di legna per sviluppare forme sempre piu’ geometrizzanti e astratte. La seconda e definitiva svolta avvenne intorno al 1950: dopo lunghe ricerche, trovo’ il segno-pettine — la forma che avrebbe caratterizzato tutta la sua produzione successiva. Nel 1950 lo espose per la prima volta alla Galleria del Secolo di Roma. Nel 1951 fu tra i fondatori del Gruppo Origine con Mario Ballocco, Alberto Burri ed Ettore Colla — il nucleo romano dell’Informale italiano.
Nel 1951 partecipo’ alla mostra Veheances Confrontees a Parigi, dove fu l’unico italiano presente accanto a artisti internazionali. Nel 1954 Michel Seuphor pubblico’ la prima monografia su di lui (Edizioni del Cavallino). Instaurata una collaborazione esclusiva con Carlo Cardazzo — proprietario della Galleria Il Cavallino di Venezia e della Galleria Il Naviglio di Milano — la sua produzione raggiunse mercati europei e americani. Nel 1958 la Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York acquisto’ Superficie 210 (1957). Nel 1962 vinse il Premio per la Pittura alla XXXI Biennale di Venezia. Nel 1967 Giulio Carlo Argan gli dedico’ una grande monografia sulla sola fase astratta. Nel 1968 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma dedico’ un’intera sala alle sue opere. Nel 1971 il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferi’ la medaglia d’oro per meriti culturali. Mori’ a Roma il 9 ottobre 1972.
Le fasi della produzione artistica di Capogrossi
Il tonalismo e la Scuola Romana (1927–1945)
La prima fase della produzione di Capogrossi — paesaggi sospesi, figure calme e primordiali, nature morte — e’ caratterizzata dal tonalismo di stampo quattrocentesco, con figure simili agli affreschi pompeiani. E’ la fase dell’amicizia con Emanuele Cavalli, Corrado Cagli, Francesco di Cocco e della Scuola Romana. Queste opere sono relativamente rare sul mercato e apprezzate dai collezionisti di quel periodo.
Il passaggio all’Informale (1947–1950)
Durante i soggiorni a Lienz, in Austria, Capogrossi inizia a geometrizzare le forme, sempre piu’ vicino all’astrazione. La figura si dissolve. I colori si intensificano. E’ il laboratorio da cui nascera’ il segno.
Le Superfici (1950–1972)
Il periodo piu’ ricercato e piu’ quotato. Le Superfici — con il segno-pettine che si ripete in infinite variazioni su tele monocrome — costituiscono una delle invenzioni formali piu’ potenti e coerenti dell’arte italiana del dopoguerra. Le Superfici degli anni Cinquanta sono le piu’ rare e le piu’ ambite. Gli anni Sessanta e Settanta continuano con la stessa coerenza ma con varianti piu’ sperimentali (sughero, faesite, varianti cromatiche).
Come riconoscere un’opera autentica di Giuseppe Capogrossi

Prima di procedere con la vendita o l’acquisto di un’opera di Capogrossi, e’ fondamentale accertarsi dell’autenticita’. Gli elementi principali da verificare sono:
- Firma e numerazione: le Superfici autentiche riportano la firma “Capogrossi” — generalmente sul retro — con spesso il numero di Superficie (es. “Superficie 106”) e la data. La firma e’ molto riconoscibile e coerente nel tempo.
- Segno-pettine: il segno autentico di Capogrossi ha una qualita’ grafica molto precisa, realizzato con una stesura piatta e controllata. I colori tipici sono nero su bianco, con accensioni di rosso o arancio. Una forma che si discosta dalle sue caratteristiche tipiche merita verifica.
- Etichette sul retro: etichette della Galleria Il Cavallino di Venezia, della Galleria Il Naviglio di Milano (entrambe di Carlo Cardazzo), o di gallerie internazionali con cui collaboro’ sono indicatori forti di autenticita’.
- Provenienza documentata: fatture di gallerie storiche, cataloghi di mostre istituzionali (Biennale di Venezia, Galleria Nazionale di Roma), riferimenti in monografie critiche (Seuphor 1954, Argan 1967).
In caso di dubbio, la nostra galleria puo’ assisterti nella verifica.
Mostre ed esposizioni principali di Giuseppe Capogrossi
- Biennale di Venezia (1930, prima partecipazione; 1952 con Superfici; 1962, Premio per la Pittura).
- Galerie Bonjean, Parigi (1933) — mostra della “Ecole de Rome”.
- Galleria del Secolo, Roma (1950) — prima esposizione delle Superfici.
- Veheances Confrontees, Parigi (1951) — unico italiano presente.
- Galleria Il Milione, Milano e Galleria Il Cavallino, Venezia — esposizioni nel circuito Cardazzo.
- Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (1968) — sala personale dedicata.
- Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York — acquisizione di Superficie 210 (1957) nel 1958.
- Collezione Peggy Guggenheim, Venezia — opere in collezione permanente.
Domande Frequenti su quotazioni e vendita opere Giuseppe Capogrossi
Quanto valgono le opere di Giuseppe Capogrossi?
Le quotazioni delle opere di Giuseppe Capogrossi variano da circa 200 euro per le grafiche in tiratura fino a 419.500 euro per le grandi Superfici storiche degli anni Cinquanta (record: Superficie 106, 1954, Bonhams Parigi dicembre 2023). Le Superfici su tela di formato medio degli anni Cinquanta e Sessanta oscillano mediamente tra 30.000 e 150.000 euro. La Galleria Ponti offre stime gratuite e personalizzate.
Qual e’ il record d’asta di Capogrossi?
Il nuovo record mondiale e’ stato stabilito il 7 dicembre 2023 da Bonhams Cornette de Saint-Cyr a Parigi: Superficie 106 del 1954 (119×161 cm, gia’ nella collezione dell’architetto Luigi Walter Moretti dalla meta’ degli anni Cinquanta) e’ stata aggiudicata per 419.500 euro — piu’ del doppio della stima iniziale.
Come posso vendere un’opera di Capogrossi?
Inviaci foto, misure e documentazione tramite WhatsApp al (+39) 320 574 7749 o via email. Riceverai una stima gratuita e, se interessati, una proposta d’acquisto diretta e sicura in tempi rapidi.
Le valutazioni della Galleria Ponti sono gratuite?
Si’. Il servizio di valutazione delle opere di Giuseppe Capogrossi e’ completamente gratuito e senza impegno. Forniamo una stima professionale basata sui risultati reali delle principali aste italiane e internazionali.
Devo pagare tasse se vendo un’opera di Capogrossi?
No. Il soggetto privato che vende un’opera d’arte non e’ tenuto al pagamento di alcuna tassa in Italia.
