Fabio Mauri

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Biografia di Fabio Mauri

Fabio Mauri nasce a Roma il 15 febbraio 1926 in una famiglia profondamente radicata nel mondo dell’editoria, della letteratura e delle arti. Suo nonno Achille Mauri era un importante impresario teatrale, mentre suo zio Valentino Bompiani fondò la celebre casa editrice omonima. Suo padre Umberto era direttore generale di importanti case editrici, incluse le Messaggerie Italiane. Questa eredità culturale famigliare ha profondamente influenzato la formazione artistica e intellettuale del giovane Fabio.

Durante l’infanzia e l’adolescenza, Mauri vive tra Bologna e Milano. Proprio al Liceo Galvani di Bologna conosce Pier Paolo Pasolini, che diventa suo grande amico e collaboratore per tutta la vita. Già nel 1942, all’età di soli sedici anni, i due giovani intellettuali fondano insieme la rivista letteraria e artistica Il Setaccio, pubblicando i primi disegni di Mauri e contribuendo significativamente alla scena culturale italiana.

Gli anni della Seconda guerra mondiale segnano profondamente la psiche dell’artista. Arruolato nell’esercito italiano, Mauri subisce un crollo nervoso e gravi crisi psicotiche, arrivando quasi al mutismo. Trascorre otto anni in ospedali psichiatrici e monasteri, subendo almeno 33 episodi di trattamento elettroconvulsivo. Questa esperienza traumatica diventa il fulcro della sua ricerca artistica futura, trasformandosi in una riflessione permanente su memoria, storia e sofferenza umana.

Dopo il recupero, assistito da suo padre che lavorava a fianco di Luigi Pirandello, Mauri trova conforto e ispirazione attraverso una tournée sudamericana dello spettacolo teatrale Sei personaggi in cerca d’autore. In questo viaggio, s’innamora di un’attrice della compagnia: la storia d’amore contribuisce al suo recupero psichico e segna la sua riscoperta come artista.

Nel 1955, Mauri tiene la sua prima mostra personale presso la Galleria Aureliana di Roma, presentato dal suo amico Pasolini. Questa esposizione segna l’inizio di una carriera straordinaria che lo porterà a diventare uno dei maestri dell’avanguardia italiana del secondo dopoguerra. Nel 1957 si trasferisce definitivamente a Roma, dove sviluppa la ricerca che lo renderà celebre.

Stile, poetica e le opere degli Schermi

La svolta decisiva nella carriera artistica di Mauri avviene tra la fine del 1957 e l’inizio del 1958, quando crea i primi Schermi (Screens). Queste opere rappresentano una versione personale e profondamente originale della pittura monocromatica che impegna i principali artisti contemporanei. Gli Schermi iniziali sono costituiti da una semplice cornice di legno nero su foglio bianco, opere che appaiono formalmente minimaliste ma che racchiudono una complessità concettuale straordinaria.

Quello che rende gli Schermi di Mauri unici e innovativi è il loro significato concettuale. Mentre i suoi contemporanei come Fontana e Castellani mettono in discussione la superficie della tela attraverso tagli e rilievi, Mauri intuisce con straordinaria lucidità la portata storica dello schermo cinematografico e televisivo come nuovo strumento di comunicazione di massa. Nel 1954, con l’avvio delle prime trasmissioni televisive RAI, lo schermo diventa un elemento sempre più presente nella vita italiana, e Mauri è tra i pochi artisti a riconoscere immediatamente la sua pervasività e la sua carica ideologica.

Nel corso degli anni successivi, gli Schermi si evolvono incorporando elementi supplementari: segni, scritte come «THE END» (riferimento al cinema e ai fumetti), simboli legati al linguaggio concettuale e al linguaggio iconografico della comunicazione di massa. Questi elementi introducono una temporalità nell’opera, marcando la distinzione tra vita e narrazione, tra realtà e rappresentazione.

Lo schermo diventa per Mauri una forma simbolica della modernità, una metafora del pensiero stesso, uno spazio su cui proiettare il vissuto individuale e collettivo. In questo senso, gli Schermi anticipano di decenni le contemporanee riflessioni sulla società dello spettacolo, sui meccanismi di manipolazione dell’immagine e sul ruolo della tecnologia nella formazione della coscienza umana.

Nel 1964, Mauri partecipa alla Biennale di Venezia. Sebbene la Pop Art dominasse la scena internazionale, Mauri effettua una scelta consapevole di allontanarsi da questo linguaggio per concentrarsi sulla sua ricerca personale focalizzata sull’ideologia, la storia e i meccanismi della percezione visiva.

Le performance degli anni Settanta e l’impegno politico

Nel 1971, Mauri inizia una nuova fase della sua ricerca artistica con le performance e le opere-azioni che affrontano direttamente il tema rimosso della sua vita: il fascismo e la Seconda guerra mondiale. Due capolavori emblematici di questo periodo sono Che cosa è il fascismo (1971) e Ebrea (1971), entrambe destinate a viaggiare internazionalmente negli anni successivi (Venezia 1974, New York 1979, Prato 1993, Klagenfurt 1997).

Che cosa è il fascismo viene presentata nei Stabilimenti Safa Palatino di Roma in un momento di grave tensione politica, trasformandosi in un’analisi critico-ideologica dei linguaggi della propaganda e del potere. L’opera diventa anche un libro d’artista che accompagna la performance.

Altre performance significative includono Gran Serata Futurista 1909-1939 (1980), realizzata con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila dove Mauri insegna dal 1979, e Oscuramento (1975), una complessa azione articolata in tre stazioni che riflette sulla Seconda guerra mondiale e gli anni di piombo come momenti di annichilimento storico.

Nel 1975, Mauri realizza anche Intellettuale: Il Vangelo secondo Matteo di/su Pier Paolo Pasolini, una performance emblematica presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. In questa opera straordinaria, Pasolini stesso diviene schermo: seduto di fronte al pubblico con una camicia bianca, il suo corpo si trasforma in superficie di proiezione per il film Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini medesimo. L’artista trasforma il corpo dell’amico intellettuale in metafora vivente della coscienza e della responsabilità dell’artista nel raccontare la storia.

Paralelamente alle performance, Mauri pubblica importanti libri d’artista tra cui Linguaggio è guerra (1975, Marani Editore) e Manipolazione di cultura (1976, La Nuova Foglio), che accompagnano e approfondiscono le tematiche delle sue opere visive.

Attività editoriale e docenza

L’impegno intellettuale di Mauri non si limita alla pratica artistica. Nel 1967, insieme a Umberto Eco, Edoardo Sanguineti, Angelo Guglielmi e altri importanti intellettuali, fonda la rivista Quindici, dedicata alla ricerca culturale e teorica. Nel 1976, con Alberto Boatto, Maurizio Calvesi, Jannis Kounellis e Umberto Silva, fonda la rivista d’arte e critica La Città di Riga, divenendo una voce importante del dibattito artistico italiano.

Dal 1979 fino al 2001, Mauri insegna Estetica della sperimentazione presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila per oltre venti anni, influenzando intere generazioni di artisti e teorici. La sua pratica pedagogica è caratterizzata da un metodo di insegnamento sperimentale e critico, sempre orientato alla ricerca dei legami tra arte, storia, società e etica.

Nel 1976 inizia anche una lunga esperienza nelle case editrici di famiglia. Dal 1957 al 1975 aveva lavorato presso l’editore Bompiani come direttore delle sedi di Roma e Milano. Più tardi diviene presidente delle Messaggerie Italiane e della casa editrice Garzanti, mantenendo sempre un atteggiamento di profondo disinteresse verso gli aspetti commerciali della sua attività artistica.

Mostre, retrospettive e riconoscimenti internazionali

Nel corso della sua carriera, Fabio Mauri espone in istituzioni di massimo prestigio nazionale e internazionale. Partecipa alla Biennale di Venezia ben sette volte (1954, 1974, 1978, 1993, 2003, 2013 e 2015), un riconoscimento straordinario della sua importanza nella storia dell’arte contemporanea. Nel 2012 è inoltre invitato a dOCUMENTA(13) a Kassel, una delle più prestigiose manifestazioni internazionali di arte contemporanea.

Le sue opere sono state esposte in istituzioni di rilievo mondiale come il Museum of Modern Art (MoMA) di New York, il Centre Pompidou di Parigi, il Wexner Center for the Arts in Columbus, MOCA Los Angeles, P.S.1 in New York, il Walker Art Center di Minneapolis, la Philadelphia Civic Center Museum e La Caixa a Barcellona.

La prima retrospettiva di Mauri si tiene nel 1994 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, un evento che riconosce la sua statura di maestro dell’arte italiana. Nel 1997 segue una seconda retrospettiva alla Kunsthalle di Klagenfurt. Nel 2003, Le Fresnoy – Studio Nazionale delle Arti Contemporanee a Lille dedica una vasta retrospettiva al suo lavoro. Nel 2016 il MADRE Museum di Napoli presenta una retrospettiva importante. Nel 2023, il Castello di Rivoli a Torino allestisce Fabio Mauri. Experiments in the Verification of Evil, una retrospettiva che ripercorre i temi della memoria e dell’etica nel suo lavoro. Nel 2024, il suo lavoro è incluso nella grande mostra sulla Arte Povera presso la Bourse de Commerce – Pinault Collection a Parigi.

Ricerca artistica complessa e tematica

L’intera opera di Fabio Mauri si articola intorno a nuclei concettuali precisi e coerenti, affrontati con rigore e profondità straordinari. I temi ricorrenti includono: lo schermo (come dispositivo fisico e concettuale), la proiezione (su corpi, spazi, oggetti), l’ideologia (come meccanismo di controllo e manipolazione), la memoria (personale e collettiva), la storia (soprattutto il fascismo e la guerra), la comunicazione (e i media come strumenti di propaganda).

Nonostante operi con mezzi straordinariamente diversificati – pittura, installazione, performance, teatro, cinema, disegno, scrittura, libro d’artista – Mauri afferma di aver sempre lavorato a una sola cosa: la comprensione linguistica del mondo. Questa dichiarazione rivela l’unità profonda che attraversa tutta la sua opera, mutevole nei suoi aspetti esteriori ma coerente nei suoi intenti concettuali.

Un aspetto particolare della sua pratica è il rifiuto dell’eclettismo: benché pratichi linguaggi diversi, lo fa per necessità espressiva e concettuale, sempre mantenendo una coerenza teorica rigorosa. Questa scelta lo distingue da altre figure dell’avanguardia italiana e lo colloca come un artista di straordinaria consapevolezza critica.

Gli ultimi anni e l’eredità

Nel 2009, pochi mesi prima della sua scomparsa, il Presidente Giorgio Napolitano nomina Fabio Mauri Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, riconoscendone la straordinaria importanza nella cultura italiana. Nel messaggio di nomina, Napolitano sottolinea come «l’intensa attività di creazione artistica sviluppata da Fabio Mauri nel segno di una ininterrotta ricerca e apertura al nuovo, e il suo impegno nel campo dell’organizzazione culturale» lo abbiano reso «una figura di rilievo nel panorama dell’arte e della cultura italiana».

Fabio Mauri muore a Roma il 20 maggio 2009, dopo una lunga malattia. La cerimonia funebre si tiene presso la chiesa di Sant’Agnese in Agone in Piazza Navona il 22 maggio.

La sua eredità continua attraverso lo Studio Fabio Mauri e l’Associazione per l’Arte L’Esperimento del Mondo, istituzioni dedicate alla preservazione, catalogazione e promozione della sua opera. Nel 2000, Mauri stesso aveva fondato il Studio Fabio Mauri con l’intento di garantire l’autenticazione, l’archiviazione e lo studio della sua vasta produzione artistica.

Oggi Fabio Mauri è riconosciuto come uno dei maestri più importanti dell’avanguardia italiana del secondo dopoguerra e una figura seminale della neovanguardia internazionale. La sua ricerca anticipatoria sulla società dello spettacolo, sulla manipolazione dell’immagine e sulla tecnologia la rende straordinariamente attuale. I giovani artisti, curatori e critici contemporanei vedono in lui un grande precursore, un intellettuale che ha saputo unire impegno etico, rigore teorico e forza visiva.

Opere principali e serie significative

Tra le serie più importanti dell’opera di Mauri figurano gli Schermi (1957-2009), che attraversano l’intera carriera dell’artista in molteplici variazioni. Inizialmente monocromi, evolveranno incorporando scritte, simboli e riferimenti all’iconografia della comunicazione di massa.

Le performance ideologiche e le opere-azioni, in particolare Che cosa è il fascismo (1971), Ebrea (1971) e Gran Serata Futurista 1909-1939 (1980), rappresentano i momenti di massima intensità della sua ricerca, dove il corpo, la voce, la luce e la proiezione si uniscono in esperienze complesse.

Le Proiezioni costituiscono un filone importante dove film e immagini vengono proiettate su corpi, oggetti, spazi, trasformando il concetto di schermo in un fenomeno tridimensionale e relazionale. Intellettuale: Il Vangelo secondo Matteo di/su Pier Paolo Pasolini (1975) rappresenta uno dei massimi esiti di questa ricerca.

Luna (1968) è un’importante installazione ambientale dove lo spettatore entra in uno spazio percorribile e trasformato dalla presenza dell’artista e dalla sua riflessione sulla memoria e la percezione.

Gli Libri d’artista, tra cui Linguaggio è guerra (1975) e Manipolazione di cultura (1976), accompagnano la ricerca visiva con una ricerca teorica scritta, contribuendo alla formulazione di un pensiero critico coerente.

Mercato e quotazioni dell’opera di Fabio Mauri

Il mercato dell’opera di Fabio Mauri ha conosciuto una significativa evoluzione negli ultimi anni, riflettendo un crescente riconoscimento internazionale del suo ruolo nella storia dell’arte contemporanea.

Installazioni e opere concettuali rappresentano tra i lavori di maggior valore. Le quotazioni per questi capolavori tridimensionali, spesso caratterizzati da schermi, oggetti simbolici e dispositivi di proiezione, variano generalmente tra i 10.000 e 45.000 euro, a seconda della rilevanza storica, delle dimensioni, della provenienza e dello stato conservativo.

Opere su tela monocrome o con scritte e simboli legati al linguaggio concettuale si collocano in una fascia di prezzo compresa tra 6.000 e 20.000 euro. I celebri Schermi su tela costituiscono una categoria privilegiata del mercato, con quotazioni che riflettono la loro importanza storica e concettuale.

Opere su carta, disegni e serigrafie hanno un mercato stabile e accessibile, con valori che variano tra 800 e 3.000 euro. Queste opere, sebbene di prezzo inferiore, rimangono significative per comprendere la poetica dell’artista e la genesi delle sue ricerche.

Il record d’asta storico per Fabio Mauri ha superato i 50.000 euro per un’importante installazione concettuale degli anni Settanta. Le opere su tela storiche hanno raggiunto valori intorno ai 25.000 euro in diverse occasioni, mentre lavori su carta di grande qualità hanno toccato i 4.000 euro. È importante notare che le quotazioni hanno mostrato una crescita significativa negli ultimi anni, con alcuni Schermi di particolare importanza che hanno raggiunto quotazioni superiori al milione di euro nelle vendite internazionali più recenti.

Il mercato di Mauri rimane caratterizzato da una relativa scarsità di opere disponibili, poiché l’artista ha sempre manifestato disinteresse verso i meccanismi commerciali e ha preferito donare molte delle sue opere ad amici, musei e istituzioni piuttosto che venderle. Questo fatto contribuisce a mantenere le quotazioni stabili e crescenti, alimentando la ricerca da parte di collezionisti e istituzioni internazionali.

Per una valutazione accurata e aggiornata di un’opera di Fabio Mauri, è essenziale considerare fattori quali: l’autenticità certificata, la provenienza documentata, lo stato conservativo, le dimensioni, la tecnica, la datazione, la storicità e l’importanza concettuale all’interno della ricerca complessiva dell’artista. Le valutazioni devono essere effettuate da esperti specializzati con accesso ai dati più recenti del mercato internazionale.

La progressiva rivalutazione del mercato di Fabio Mauri riflette la crescente consapevolezza internazionale della sua importanza come maestro della riflessione concettuale sulla immagine, la memoria, l’ideologia e il ruolo della tecnologia nella società contemporanea. Il suo messaggio rimane straordinariamente attuale in un’epoca dominata dallo schermo e dalla società della rappresentazione.