Biografia di Celestino Turletti
Origini e formazione
Celestino Turletti nacque a Torino il 19 febbraio 1845 in una famiglia che lo avviò, per volontà del padre, agli studi giuridici classici. Dopo aver conseguito la laurea in legge, esercitò brevemente la professione di notaio in un piccolo villaggio, tuttavia la sua vera passione rimaneva l’arte. Spinto dal desiderio di realizzarsi come artista, iniziò a frequentare simultaneamente l’Accademia Albertina di Torino, dove divenne allievo dei maestri Enrico Gamba per il disegno, Andrea Gastaldi per la pittura e Agostino Lauro per l’incisione. Inizialmente diviso tra due carriere, con il permesso paterno riuscì infine a dedicarsi completamente all’attività artistica, abbandonando definitivamente la professione notarile.
La sua formazione professionale si completò durante gli anni Sessanta dell’Ottocento con un corso di perfezionamento presso il maestro Adolfo Bignami a Firenze, dove iniziò a delineare la propria cifra stilistica personale e a specializzarsi nelle scene di genere dal carattere umoristico. Nel marzo del 1869 partecipò alla fondazione di "L’Acquaforte", la Società degli acquafortisti italiani con sede presso l’Accademia Albertina, divenendone membro di rilievo.
Carriera artistica e riconoscimenti
La carriera pubblica di Turletti ebbe inizio nel 1869 con l’esposizione del suo primo dipinto, che incontrò immediatamente il favore del pubblico e della critica. Questo successo iniziale segnò l’inizio di una produzione costante e apprezzata che si sarebbe mantenuta nel tempo. Partecipò regolarmente alle principali manifestazioni artistiche italiane, esponendo alla Promotrice di Belle Arti di Torino, alle Esposizioni Regionali e nelle rassegne della Società Piemontese di Belle Arti.
Nel 1880 espose a Torino una serie di opere significative tra cui "Ritratto in costume" (oggi conservato al Museo Civico di Torino), "I martiri della grammatica", "La vigilia dell’Epifania", "Monsignore assisterà alla rappresentazione", "Atelier del Burattinaio", "Voglio emendarmi" e "Piazza Maria Formosa a Venezia". Successivamente presentò a Milano "Questua delusa" (1881), "L’arrivo" (1883) e "Natale in convento" (1886), oltre a esposizioni a Venezia nel 1887. Le sue opere vennero pubblicate regolarmente nella prestigiosa rivista "L’Illustrazione Italiana" del Treves, in particolare nei numeri natalizi, segno della sua popolarità tra il grande pubblico.
Stile e tecnica
La pittura di genere umoristica
Celestino Turletti è celebre soprattutto come maestro della pittura di genere piemontese, genere nel quale ebbe grande successo commerciale seguendo l’eredità artistica di Giovanni Battista Quadrone e Lorenzo Delleani. La sua produzione si caratterizza per scenette di straordinaria vivacità ambientate in contesti urbani e claustrali: scuole, studi di pittori, monasteri, conventi. Nelle sue tele emerge una sottile e elegante comicità, completamente lontana dalla caricatura volgare, che rivela una profonda conoscenza delle piccole miserie dell’umanità e della psicologia dei personaggi.
Un filone particolarmente caro all’artista riguarda le scene di frati nelle loro attività quotidiane, sia in convento che all’esterno. Queste scene umoristiche si diffusero rapidamente in molteplici riproduzioni, proprio perché erano molto richieste dal mercato dell’epoca. Tra i suoi dipinti più celebri figurano "Questua delusa" (1881), "Andiam pel mondo" (esposto a Torino nel 1884, a Milano nel 1886 e a Venezia nel 1887), "Memento", "Fuoco d’arte non fa bollir la pentola", "Il magnano di Torino", "Nel tempio di Bacco", "L’onomastico del confessore", "Varigotti" e "Nel frutteto", il suo ultimo lavoro.
Maestria dell’incisione all’acquaforte
Accanto all’attività di pittore, Turletti divenne specialista riconosciuto della tecnica dell’incisione all’acquaforte, grazie agli insegnamenti del maestro Lauro. Questa competenza tecnica gli permise di riprodurre moltissimi dei suoi dipinti originali, rendendoli accessibili a un mercato molto più vasto di collezionisti e appassionati. Le sue acqueforti mostrano il medesimo spirito umoristico e la medesima qualità compositiva dei dipinti, con una particolare attenzione ai dettagli psicologici dei personaggi.
Oltre a riprodurre le proprie opere, Turletti fu anche un abile riproduttore di opere di artisti contemporanei e storici, contribuendo così alla diffusione della cultura visiva dell’epoca. Realizzò celebri incisioni tra cui il "Ritratto di Innocenzo X" di Velásquez, "Catacomba", "La morte di Papa Bonifacio", "Il corriere del deserto" e molte altre. La sua destrezza tecnica e il suo gusto estetico lo resero uno dei più apprezzati incisori della scena artistica torinese. Il Museo Civico di Torino conserva una ricca collezione delle sue incisioni all’acquaforte.
Opere principali
Le opere di maggior rilievo nella carriera di Turletti includono i dipinti conservati nei musei torinesi e nelle collezioni private regionali. "Memento" (esposto alla Promotrice di Belle Arti di Torino nel 1872) decretò definitivamente la sua affermazione pubblica mettendo in luce la sua personale inclinazione a fornire le scenette di uno spiccato humor. "Chiuso fuori" (1873), successivamente tradotto in acquaforte, rappresenta un ragazzino del popolo che bussa a un portone con speranza, catturando efficacemente un momento di vita quotidiana con sensibilità umoristica.
"L’ultima ora di mercato" rappresenta un’altra opera significativa della sua produzione matura. Il dipinto "Ritratto in costume" esposto a Torino nel 1880 è oggi conservato presso il Museo Civico di Torino ed è considerato uno dei suoi capolavori nella resa del dettaglio e della caratterizzazione psicologica del personaggio. Tra le sue altre composizioni importanti si ricordano "Chiostro e caserma", suo dipinto di esordio, oltre agli altri titoli già menzionati che attestano la varietà e la qualità della sua produzione artistica.
Ultimi anni e eredità
Turletti continuò la sua attività artistica fino alla fine della sua vita, mantenendo uno stile coerente e riconoscibile. Morì a San Remo il 23 giugno 1904, all’età di 59 anni. Oggi è riconosciuto come uno dei massimi pittori di genere piemontesi dell’Ottocento, con opere presenti nelle principali raccolte torinesi, nel Museo Civico di Torino, e nelle collezioni private della regione. La Raccolta delle Stampe Adalberto Sartori di Mantova conserva 32 delle sue incisioni originali, testimonianza della sua importanza nella storia della grafica italiana.
Mercato e quotazioni
Situazione generale del mercato
Il mercato di Celestino Turletti è stabile e apprezzato da collezionisti piemontesi e italiani che riconoscono il valore storico e estetico della sua pittura di genere. Negli ultimi anni si è registrato un crescente interesse per gli artisti della scuola piemontese dell’Ottocento, con particolare attenzione alle scene di genere umoristiche che caratterizzano l’opera di Turletti. I suoi dipinti, sia per la qualità della composizione che per il valore decorativo, mantengono una buona liquidità di mercato e sono ricercati sia da collezionisti esperti che da appassionati di arte ottocentesca.
Le acqueforti originali, specie quelle ben conservate e in buone impressioni, sono particolarmente apprezzate dai collezionisti di grafica storica. La crescente valorizzazione della pittura di genere piemontese nel mercato dell’arte contemporaneo ha contribuito a consolidare i prezzi delle sue opere.
Quotazioni di mercato delle opere di Celestino Turletti
I dipinti a olio di fascia bassa, come piccoli studi, schizzi preparatori e vedute di formato ridotto, si collocano generalmente tra 1.200 e 2.500 euro.
Le opere di fascia media, dipinti di genere di buona qualità con formato medio e soggetti caratteristici, si attestano tra 3.500 e 6.000 euro.
I dipinti di fascia alta, scene di genere di grande qualità compositiva e atmosferica con formato grande, dimensioni ragguardevoli e pedigree documentato, raggiungono valori tra 12.000 e 22.000 euro.
Le opere su carta, come disegni, acquerelli e studi preparatori, presentano valutazioni generalmente comprese tra 600 e 1.200 euro.
Le acqueforti originali, in particolare le impressioni di buona qualità e in buono stato di conservazione, variano tra 400 e 1.500 euro a seconda della rarità, della qualità dell’impressione e del soggetto rappresentato.
Record d’asta
I risultati più significativi sono stati ottenuti da dipinti di genere di grande formato con scene umoristiche complesse e ricche di dettagli, specie quando provenienti da collezioni storiche piemontesi con buona documentazione. Le scene di convento e le rappresentazioni di frati in attività quotidiane hanno riscosso particolare interesse nelle aste pubbliche.
Acquisti e vendite
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