Biografia di Cesare Biseo
Cesare Biseo nasce a Roma il 18 maggio 1843 da una famiglia di pittori di origini bresciane. Il padre, Giovanni Battista Biseo (1815–1865), era un apprezzato pittore prospettico e decoratore, formatosi nell’illustre tradizione artigianale della sua famiglia: il nonno paterno, Gaetano Biseo (Brescia, 1791–1862), era stato a sua volta pittore prospettico e scenografo, attivo tra Brescia, Roma, Venezia e Parigi. Cesare eredita dunque una vocazione artistica profonda e radicata, che si esprime fin dai primissimi anni attraverso l’apprendistato diretto sotto la guida del padre.
Dopo una prima formazione di gusto neoclassico e accademico, Cesare accompagna il padre a Parigi, dove Giovanni Battista era stato chiamato per decorare il palazzo della principessa Clotilde di Savoia, cugina di Napoleone III. Il contatto con il vivace clima culturale della Ville Lumière segna profondamente la sensibilità del giovane artista, allargandone gli orizzonti estetici e rendendolo ricettivo alle tendenze pittoriche più aggiornate del tempo. Al rientro a Roma, Biseo ottiene i suoi primi riconoscimenti come decoratore, maturando progressivamente un gusto più realistico e immediato, lontano dai rigidi canoni accademici paterni.
La svolta decisiva nella sua carriera avviene intorno al 1868–1870, quando viene invitato da Ismail Pasha, il Khedivè d’Egitto, a recarsi ad Alessandria in occasione dell’inaugurazione del Canale di Suez. Qui affresca importanti edifici istituzionali e palazzi e si trasferisce poi al Cairo, dove viene incaricato di decorare il Teatro dell’Opera. È un periodo di intensa ispirazione: il pittore produce una serie di piccole tavole a olio denominate Impressioni dal vero, oggi conservate presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, che testimoniano uno sguardo acuto e diretto sulla realtà egizia, con una freschezza compositiva già pienamente verista.
Innamorato dell’Africa e dell’Oriente, Biseo torna più volte in quei luoghi. Nel 1875 fa parte della prima missione diplomatica italiana in Marocco, insieme allo scrittore Edmondo De Amicis e al pittore Stefano Ussi. Da questo viaggio trae una ricca serie di schizzi e studi dal vero, che utilizza per illustrare — insieme a Ussi — il celebre volume Marocco di De Amicis, edito nel 1877 dalla casa editrice Treves di Milano. Nello stesso anno accompagna nuovamente De Amicis, questa volta a Costantinopoli, fornendo le illustrazioni per l’omonimo libro dello scrittore pubblicato nel 1878, sempre da Treves. Il grande successo editoriale di entrambe le opere consacra definitivamente Biseo come il principale pittore orientalista italiano del suo tempo, spingendolo a intensificare la produzione di oli e acquarelli a soggetto arabo e nordafricano.
Rientrato stabilmente a Roma alla fine degli anni Settanta, Biseo si inserisce pienamente nella vivace vita artistica della capitale. Nel 1875 è tra i fondatori — assieme a Ettore Roesler Franz e Nino Cipriani — della Società degli Acquerellisti di Roma, di cui diviene presidente nel 1881. Negli anni Ottanta la sua vena orientalista raggiunge la maturità: nel 1883, all’Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma, presenta il grande dipinto Ricevimento della prima ambasciata italiana nel Marocco, opera che suscita l’ammirazione del giovane Gabriele D’Annunzio. L’anno seguente espone due tele di soggetto nordafricano all’Esposizione Universale di Arte Contemporanea di Torino.
Il Ministero degli Esteri gli commissiona inoltre la rappresentazione del Ricevimento della prima missione scioana al Quirinale: i bozzetti preparatori, pur non essendo mai sfociati nell’opera definitiva, sono conservati presso la Galleria Nazionale di Roma e l’Istituto Italo-Africano. I disegni preparatori vengono tuttavia riutilizzati nel 1887 per la realizzazione della Battaglia di Dogali, conservata a Palermo nel Palazzo dei Normanni.
Negli ultimi anni della sua carriera, Biseo si allontana gradualmente dalla produzione orientalista per concentrarsi sullo studio del paesaggio romano e sulle tecniche incisorie. Nel 1895 presenta alla mostra della Società degli Amatori e Cultori l’incisione Ruine del Palatino, e nel 1900 partecipa all’esposizione del gruppo In Arte Libertas con una serie di acqueforti dedicate ai resti archeologici di Roma, ispirate alla lezione di Piranesi. Nel 1904 è tra i fondatori del celebre Gruppo dei XXV della Campagna Romana, dove il pittore Cesare Pascarella gli affibbia il soprannome di
