Biografia
Cesare Maccari nacque a Siena il 9 maggio 1840 e rappresentò una delle personalità artistiche più significative del panorama culturale italiano del secondo Ottocento. La sua formazione artistica ebbe inizio molto giovane, quando iniziò a frequentare l’Istituto di Belle Arti di Siena, dove si iscrisse all’Accademia Senese di Belle Arti nel 1855. Inizialmente orientato verso la scultura, nel 1856 entrò come apprendista nello studio di Tito Sarrocchi, uno dei principali scultori della scena senese, dove collaborò anche alla realizzazione del Monumento a Giuseppe Pianigiani.
La svolta decisiva nella carriera di Maccari arrivò quando Luigi Mussini, il rinomato maestro della tecnica purista, riconobbe il talento artistico del giovane e lo esortò a dedicarsi alla pittura. Accettato all’Accademia del nudo, Maccari frequentò i corsi della scuola delle statue, di nudo e di pittura, approfondendo anche l’anatomia e l’architettura. Durante i sette anni di formazione presso Mussini, il giovane pittore assimilò profondamente i principi della tecnica purista, un insegnamento che avrebbe caratterizzato gran parte della sua produzione artistica.
I Primi Successi e la Formazione dell’Artista
La prima opera di una certa importanza risale al 1863 con il dipinto Leonardo che ritrae la Gioconda, che gli valse il premio triennale dell’Accademia senese e gli garantì immediate lodi. Questo successo procurò al giovane Maccari una notorietà quasi immediata a Siena, tanto che il marchese Nerli gli commissionò la decorazione della cappella della sua dimora a Quinciano con gli affreschi dei Quattro Evangelisti, una decorazione strettamente purista che richiamava gli stilemi di Beato Angelico.
Nel 1865 realizzò il cartone con Battista in carcere, sempre acquisito da Pieri Nerli, e successivamente tradotto in affresco nel Duomo di Siena nella cappella di San Giovanni. Nel 1866, Maccari conseguì il Pensionato Biringucci grazie alla celebre tela Gli ultimi momenti di Lorenzo il Magnifico, opera che fu giudicata positivamente da una giuria composta, tra gli altri, da Antonio Ciseri ed Enrico Pollastrini. Questo premio gli consentì di intraprendere viaggi di studio fondamentali: prima a Perugia, poi a Roma e successivamente a Firenze nel 1868, da dove inviò come saggio conclusivo del pensionato Vittoria Colonna che medita su un madrigale di Michelangelo.
Stile e Tecnica
La formazione di Maccari subì una trasformazione significativa durante i suoi viaggi di studio. Se inizialmente il suo linguaggio artistico si ispirava alle istanze puriste di Mussini, con rappresentazioni storiche, allegoriche e sacre che stabilivano costanti riferimenti al Quattrocento italiano, in seguito entrò in contatto con i grandi maestri veneti. A Venezia ebbe l’opportunità di studiare il tonalismo di Tiziano, Giorgione, Tintoretto e Veronese, ma fu soprattutto Giovanni Battista Tiepolo a catturare la sua attenzione per l’ariosità delle composizioni e per l’uso magistrale del colore nelle decorazioni monumentali.
Questo incontro con la tradizione veneta risultò decisivo: Maccari assimilò il cromatismo luminoso e la velocità esecutiva del Tiepolo, pur mantenendo sempre presente l’influenza purista, soprattutto nella scelta dei temi. Il suo pennello divenne caratterizzato da una tecnica veloce e sicura, con una tavolozza ben luminosa. Dopo la permanenza a Venezia, Maccari sviluppò progressivamente una cifra stilistica caratteristica che combinava elegantemente il rigore accademico-purista della sua formazione con un realismo partecipato e una contenuta retorica.
Stabilitosi a Roma verso la fine degli anni Sessanta, Maccari affrescò la chiesa del SS. Sudario, dimora reale, su incarico del rettore del capitolo piemontese. Nel corso degli anni Settanta intraprese una prolifica attività commerciale, lavorando per mercanti italiani e stranieri, tra cui il celebre mercante d’arte parigino Adolphe Goupil, con il quale realizzò piacevoli quadri di genere in bilico tra il realismo romantico di Domenico Morelli e il virtuosismo ricercato di Mariano Fortuny. In questo periodo compone dipinti di genere estremamente apprezzati dal mercato, come Un palpito del passato (premiato con medaglia d’oro all’Esposizione di Parma), Arabo che fuma la pipa, Battesimo all’improvviso e vari episodi di vita pompeiana nello stile di Lawrence Alma Tadema.
Le Grandi Commissioni Pubbliche
Nel 1877 la famiglia Savoia gli commissionò l’affresco della Sala degli Arazzi del Palazzo del Quirinale, raffigurante Amore che incorona le tre Grazie, una decorazione eseguita con equilibrio tra verismo e neocinquecentismo che riscuoteva un grande successo.
Nel 1878 Maccari partecipò all’Esposizione Universale di Parigi con l’affresco Deposizione del Papa Silvère, opera che poi ripresentò nella versione a olio all’Esposizione Nazionale di Torino del 1880, dove fu premiata. A partire da questo momento ebbero inizio le più importanti commissioni pubbliche della sua carriera.
Nel 1880 vince il concorso bandito dal Ministero della Pubblica Istruzione per affrescare il Salone di rappresentanza del Senato a Palazzo Madama, superando di misura il concorrente Cesare Mariani. Tra il 1882 e il 1888 Maccari dipinse sulla parete alcuni degli episodi più celebri che avevano reso famoso il Senato dell’antica Roma: le storie di Appio Claudio Cieco condotto in Senato, Marco Papirio di fronte ai Galli, Curio Dentato che rifiuta la corruzione dei Sanniti e soprattutto Cicerone mentre pronuncia la requisitoria contro Catilina. Quest’ultima composizione divenne la più celebre, tant’è vero che la sala affrescata è tuttora denominata “Sala Maccari”. Maccari è stato elogiato per il modo in cui i suoi dipinti catturarono la descrizione degli eventi e come Catilina fu isolato dai colleghi senatori mentre Cicerone lo attaccava.
Nel 1884 ricevette dal Comune di Siena l’incarico di affrescare due episodi sulle pareti della Sala Monumentale Vittorio Emanuele II nel Palazzo Pubblico. Gli episodi prescelti furono Vittorio Emanuele II riceve in Firenze il plebiscito dei Romani e Il trasporto della salma di Vittorio Emanuele II al Pantheon (quest’ultimo sostituiva una primitiva figura equestre del re che non era piaciuta al pittore), eseguiti tra il 1885 e il 1887.
Le Opere Monumentali: Loreto e il Palazzo di Giustizia
Dal 1888 al 1907 Maccari si dedicò al monumentale progetto della decorazione della cupola del Santuario della Santa Casa di Loreto, una delle sue imprese più ambiziose e che venne considerata la sua opera massima. In questo straordinario ciclo di affreschi raffigurò una moltitudine infinita di figure umane e divine esprimenti le litanie della Beata Vergine, dipinte con vigore inesausto e con una varietà prodigiosa di espressione. Maccari lavorò con metodica dedizione a questa basilica, dipingendo numerosi metri quadrati di affresco ogni mese, assistito da pochi giovani collaboratori.
Successivamente si dedicò agli affreschi dell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia a Roma (1900-1909), con scene dedicate alla storia della giurisprudenza e ai grandi fasti della legge, realizzati secondo un programma iconografico scelto dallo statista Giovanni Giolitti. In questa cornice Maccari creò composizioni di grande solennità con una tavolozza chiara di matrice simbolista.
Nel 1909, mentre era ancora impegnato nei lavori del Palazzo di Giustizia, Maccari fu colpito da un grave attacco di paralisi che lo costrinse ad abbandonare definitivamente l’attività artistica, lasciando alcuni progetti incompiuti. Morì a Roma il 7 agosto 1919, all’età di settantanove anni, ed è sepolto presso il Cimitero del Verano. In seguito alla sua morte, venne riconosciuto come una delle personalità artistiche più rilevanti della tradizione accademica italiana dell’Ottocento.
Opere Principali
Tra le sue opere più significative si annoverano:
- Leonardo che ritrae la Gioconda (1863) – dipinto di storia che gli valse il primo riconoscimento
- Gli ultimi momenti di Lorenzo il Magnifico (1866) – opera premiata al Pensionato Biringucci
- Vittoria Colonna che medita su un madrigale di Michelangelo (1868) – saggio conclusivo del pensionato
- Affreschi della chiesa del SS. Sudario a Roma (1870-1873)
- Un palpito del passato – dipinto di genere premiato all’Esposizione di Parma
- Episodio della vita di Fabiola – conservato nella Collezione Chigi Saracini di Siena
- Affreschi del Palazzo del Senato a Roma (1882-1888) – comprendenti le scene di Appio Claudio, Marco Papirio, Curio Dentato e soprattutto Cicerone denuncia Catilina
- Affreschi della Sala del Risorgimento nel Palazzo Pubblico di Siena (1885-1887)
- Affreschi della cupola della Basilica di Loreto (1888-1907) – considerata la sua opera massima
- Affreschi dell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia a Roma (1900-1909)
Mercato e Quotazioni
Il mercato delle opere di Cesare Maccari è generalmente di respiro nazionale, caratterizzato da una certa rarità dovuta al limitato numero di quadri di cavalletto realizzati, poiché il pittore si dedicò principalmente alla decorazione murale e agli affreschi. L’interesse verso le sue opere varia considerevolmente in base ai soggetti rappresentati e alla loro qualità.
Per quanto riguarda le quotazioni, gli acquerelli di Maccari hanno generalmente quotazioni comprese tra i 300 e i 1.500 euro, non beneficiando di un mercato particolarmente vivace. I dipinti a olio presentano invece valutazioni più elevate, che oscillano tra i 1.000 e i 6.000 euro, a seconda del soggetto, della qualità esecutiva e delle dimensioni dell’opera. Le opere di dimensioni più imponenti possono raggiungere e superare i 12.000 euro.
Tra le categorie di opera maggiormente apprezzate dal mercato spiccano i quadri orientalisti, che rappresentano la realtà araba e esotica, le rievocazioni dell’Antica Roma e più in generale i dipinti di figura ben rifiniti e dalle composizioni raffinate. Gli oli sono generalmente più apprezzati rispetto agli acquarelli. Nel panorama delle vendite, il record attuale registrato è di 58.747 euro, realizzato nel 2003 dal quadro Di ritorno dalla Fiera (206 x 114 cm), un lavoro di grande formato di straordinaria qualità.
Se dovessero emergere sul mercato opere monumentali di soggetto storico o a carattere orientalista di eccezionale qualità, i loro prezzi potrebbero facilmente superare i 25.000 euro, riflettendo il valore storico e artistico di questo maestro della pittura italiana dell’Ottocento.
