Clemente Pugliese Levi

Clemente Pugliese Levi pittore quadro dipinto ritratto

Biografia di Clemente Pugliese Levi

Origini e formazione

Clemente Pugliese Levi nacque a Vercelli il 30 settembre 1855, in una famiglia della borghesia piemontese colta. Fin dai primi anni mostrò una spiccata inclinazione per le arti visive, che lo portò a intraprendere un percorso formativo articolato e rigoroso. Si formò inizialmente a Vercelli presso il pittore Carlo Costa, insegnante all’Istituto di Belle Arti locale, che gli trasmise le prime solide basi del disegno e della composizione.

Nel 1875 si trasferì con la famiglia a Torino, dove si iscrisse alla facoltà di Scienze Naturali, frequentando contemporaneamente i corsi dell’Accademia Albertina di Belle Arti. L’anno successivo, nel 1876, scelse definitivamente di abbandonare gli studi scientifici per dedicarsi completamente alla pittura: seguiva le lezioni del maestro Enrico Gamba e cominciò un percorso artistico che lo avrebbe portato ben oltre la figura del semplice «gentiluomo artista», come lo definivano i suoi conterranei.

Sin dai primi anni Ottanta dell’Ottocento frequentò assiduamente importanti figure del panorama artistico piemontese, tra cui Lorenzo Delleani ed Enrico Reycend. Determinante fu l’amicizia con il letterato Giovanni Camerana, grazie al quale conobbe Antonio Fontanesi: Pugliese Levi divenne allievo e amico del grande maestro negli ultimi anni di vita di quest’ultimo, assistendolo fino alla morte nel 1882. L’incontro con Fontanesi — che Pugliese Levi ospitò a Cannobio nel 1881 — fu decisivo per il suo orientamento verso la pittura di paesaggio e per l’acquisizione di quel gusto romantico della natura che avrebbe caratterizzato la sua produzione.

Viaggi in Europa e apertura all’Impressionismo

Negli anni Ottanta dell’Ottocento iniziarono i suoi ripetuti viaggi in Europa, in particolare a Parigi, dove — secondo alcuni critici come Ottino Della Chiesa — ebbe modo di studiare la pittura di Camille Corot, degli impressionisti francesi e in particolare di Claude Monet. Queste esperienze parigine lasciarono un’impronta duratura nel suo modo di interpretare la luce e l’atmosfera nei paesaggi, avvicinandolo a una sensibilità tardo-romantica e poi progressivamente naturalista, capace di cogliere la bellezza dei luoghi con freschezza e immediatezza.

Nel 1885 presentò all’Esposizione della Società Promotrice di Belle Arti di Torino l’olio Un mattino di settembre, da cui Celestino Turletti trasse un’incisione conservata presso le Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco di Milano. Nel 1887 partecipò alla V Esposizione Nazionale Artistica di Venezia, consolidando la propria presenza nel circuito espositivo nazionale.

Maturità artistica e svolta divisionista

Negli anni Novanta dell’Ottocento Pugliese Levi si avvicinò progressivamente alle suggestioni del Divisionismo, adottandone le istanze tecniche ma mantenendosi distante dalle tematiche di carattere sociale che spesso accompagnavano quella corrente. Il suo interesse era rivolto esclusivamente alla bellezza e alla grandiosità della natura: le vedute alpine, i paesaggi lacustri, le luci dell’alba e del tramonto sulla campagna piemontese.

Nel 1896 partecipò all’Esposizione della Società Promotrice di Belle Arti di Torino con il dipinto Una marcita, conservato presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e ritenuto dalla critica uno dei suoi capolavori assoluti. Nello stesso periodo frequentò artisti come Giacomo Grosso e Leonardo Bistolfi, figure centrali dell’arte piemontese a cavallo tra i due secoli.

Nel 1906 si trasferì a Milano, dove si accostò progressivamente al tardo Naturalismo lombardo, sviluppando una pittura sempre più fluida e luminosa, che si rifaceva tanto all’insegnamento di Fontanesi quanto agli esempi divisionisti liberamente interpretati. In questo periodo iniziarono i suoi soggiorni estivi sul Lago d’Orta — dove nel 1920 acquistò una villa a Viganallo — e le frequenti villeggiature a Macugnaga, Courmayeur, Zermatt e nelle Dolomiti, tutti luoghi che divennero soggetti predominanti della sua produzione.

Attività espositiva e riconoscimenti

Pugliese Levi fu un protagonista attivo della vita espositiva italiana per oltre cinquant’anni. Espose per la prima volta nel 1880 al Circolo degli Artisti di Torino e in seguito partecipò regolarmente alle Promotrici di Torino (dal 1878), alle Biennali di Venezia e a numerose esposizioni nazionali e internazionali. Tra i titoli portati nelle principali rassegne figurano: Visione mattinale e Luce lunare alla IX Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia del 1910; Fine di temporale e Luna sul Monte Rosa alla prima Esposizione Biennale Nazionale di Napoli del 1921; I cirri, La luna squarcia le nubi e Luce lunare alla XIII Biennale di Venezia del 1922.

Le sue opere sono conservate nelle principali istituzioni museali italiane: le Gallerie d’Arte Moderna di Roma, Venezia e Milano, il Museo Civico di Torino e il Museo del Paesaggio di Verbania. Il dipinto Sole basso, ritorno dal pascolo, donato dall’artista stesso al Museo Borgogna di Vercelli nel 1916, è considerato uno degli esempi più rappresentativi della sua capacità di rendere la luce del tramonto e l’atmosfera della campagna piemontese.

Clemente Pugliese Levi si spense a Milano nel 1936, lasciando un corpus di opere di grande coerenza stilistica e di indiscusso valore storico-artistico.

Stile e tecnica

La produzione di Clemente Pugliese Levi si concentra quasi interamente sulla pittura di paesaggio, genere che egli elevò a vera e propria esplorazione della luce e dell’atmosfera. Il suo percorso stilistico si articola in tre fasi fondamentali, ciascuna delle quali riflette le influenze e le ricerche del momento.

Nella prima fase, fino agli anni Ottanta dell’Ottocento, Pugliese Levi si immerse nel Naturalismo piemontese, mosso dall’insegnamento di Fontanesi e dall’esempio di Delleani e Reycend. La pennellata è robusta e materica, la tavolozza terrea e calda, con una forte attenzione alla resa autentica dei luoghi: la campagna piemontese, le marcite, i boschi e i corsi d’acqua della pianura padana.

Nella seconda fase, a cavallo tra Ottocento e Novecento, l’artista abbracciò le suggestioni dell’Impressionismo francese — filtrato attraverso i ripetuti soggiorni parigini — e poi del Divisionismo. La tavolozza si schiarì e si fece più vibrante; la luce divenne il protagonista assoluto delle composizioni, scomposta in tocchi di colore che creano effetti luministici di grande intensità. I paesaggi alpini — vedute del Monte Rosa, dei ghiacciai di Macugnaga, delle cime dolomitiche — diventano teatro di esplorazioni cromatiche di rara qualità.

Nella terza fase milanese, dopo il 1906, la pittura di Pugliese Levi si fece ancora più fluida e personale: un linguaggio maturo che fonde la sensibilità ottocentesca verso la natura con un’apertura alla modernità. I laghi piemontesi — in particolare il Lago d’Orta — divennero il soggetto prediletto, con acque specchianti, nubi in movimento e cieli di grande respiro atmosferico. Il tocco si alleggerì, l’atmosfera si fece sempre più impalpabile e poetica.

Tra i soggetti più ricorrenti troviamo le vedute alpine, i paesaggi notturni illuminati dalla luna, i cieli tempestosi e le distese lacustri. Meno frequenti, ma di grande qualità, sono le vedute urbane — come Il porto di Genova e Il Mercato del Pesce — e i rari soggetti di genere dei primi anni di attività.

Mercato e quotazioni di Clemente Pugliese Levi

Il mercato delle opere di Clemente Pugliese Levi è stabile e ben consolidato tra i collezionisti specializzati in pittura piemontese e lombarda dell’Ottocento e del primo Novecento. La sua produzione, radicata nel filone del Naturalismo e del Divisionismo italiano, gode di crescente attenzione da parte di estimatori della pittura di paesaggio storica, un segmento che negli ultimi anni ha mostrato segnali di rinnovato interesse sul mercato dell’arte italiano.

I dipinti di Pugliese Levi compaiono regolarmente nelle aste delle principali case d’aste italiane, con risultati costanti e talvolta superiori alle stime iniziali. Il valore di un’opera è determinato da diversi fattori: dimensioni, soggetto, datazione, qualità esecutiva, stato di conservazione e documentazione di provenienza. Le opere riconducibili alla fase divisionista o ai soggiorni sul Lago d’Orta e sulle Alpi tendono a ottenere le valutazioni più elevate, in ragione della loro qualità pittorica e della coerenza con il periodo di massima maturità dell’artista.

Fasce di prezzo indicative

I dipinti a olio di piccolo formato, come bozzetti, studi dal vero e tavolette preparatorie, si collocano generalmente tra 1.000 e 2.000 euro, con valori più elevati per i primi esempi divisionisti che attestano la svolta innovativa dell’artista.

Le opere di medio formato — paesaggi ben rifiniti, vedute lacustri o alpine di discreta dimensione e buona conservazione — raggiungono valori compresi tra 3.000 e 5.000 euro.

I dipinti di grande qualità e formato, appartenenti alla fase della piena maturità artistica, con soggetti alpini o lacustri di particolare impatto visivo e con documentazione espositiva o di provenienza, possono raggiungere e superare i 10.000 euro.

Le opere su carta — acquerelli, disegni a carboncino, pastelli e incisioni — si attestano generalmente tra 500 e 1.500 euro, con punte superiori per le acqueforti documentate.

Record d’asta

I risultati più significativi registrati nelle aste pubbliche sono stati ottenuti da paesaggi alpini e lacustri di grande formato, con datazione riconducibile al periodo di piena maturità e con buona provenienza documentata. Le opere passate in asta comprendono titoli come Campagna con alberi, Paesaggio con personaggio, Tramonto in campagna, In riva al lago e Sotto il viale, che testimoniano la varietà e la qualità del corpus dell’artista.

Valutazioni e acquisti

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Per ottenere una valutazione è sufficiente inviare fotografie ad alta risoluzione dell’opera: fronte, retro, dettaglio della firma e inquadrature da più angolazioni, accompagnate dalle dimensioni e da eventuali documenti o certificazioni di provenienza. Siamo attivi anche per l’acquisto diretto di opere di Pugliese Levi di particolare interesse qualitativo o storico.

Pontiart si avvale di specialisti con profonda conoscenza della pittura piemontese e lombarda tra Ottocento e primo Novecento, in grado di contestualizzare ogni opera all’interno del percorso dell’artista e del mercato di riferimento.