Biografia di Federico Pastoris
Origini e formazione
Federico Pastoris di Casalrosso, noto anche come Conte Federico Pastoris, nacque nel 1837 ad Asti, da una nobile e ricca famiglia piemontese che annoverava tra i suoi antenati illustri matematici come Giovanni Plana e Joseph-Louis Lagrange. Figlio di Paolo, tenente colonnello d’armata e Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro, Federico crebbe in un ambiente culturalmente stimolante che lo portò ben presto ad affermare la propria vocazione artistica contro la volontà paterna, che avrebbe preferito per lui una carriera nelle scienze esatte.
La sua formazione ufficiale si svolse a Torino, presso l’Accademia Albertina, sotto la guida del pittore Enrico Gamba, da cui trasse l’interesse per la pittura di storia e per i soggetti di genere medievale. Gli esordi espositivi risalgono al 1859, quando partecipò alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino con il dipinto Un messaggio nel secolo XV, dove fu indicato in catalogo come “allievo del professor Gamba”. Nei due anni successivi si distinse ulteriormente con Allevante, miniatore fiorentino del secolo XV (1860) e con Gloria avvenire…! (1861), opera che lo affermò definitivamente sulla scena artistica subalpina.
Tra il 1863 e il 1864 soggiornò per circa un anno a Parigi insieme all’amico Carlo Pittara, dove ebbe modo di conoscere e studiare le opere di Camille Corot e Constant Troyon, due figure fondamentali per l’evoluzione del paesaggismo europeo. Successivamente, tra il 1865 e il 1866, si recò a Roma in compagnia di Alfredo D’Andrade e Vittorio Avondo, dove entrò in contatto con l’opera di Mariano Fortuny, di cui rimase profondamente affascinato. Nel 1867 si intensificarono anche i rapporti con l’ambiente artistico fiorentino: frequentò i Macchiaioli al Caffè Michelangelo, ricevette la proposta di collaborare con il Gazzettino delle arti e del disegno e partecipò all’Esposizione della Promotrice fiorentina.
La Scuola di Rivara e la pittura dal vero
Il momento più significativo della sua evoluzione artistica coincide con la partecipazione alla cosiddetta Scuola di Rivara, il gruppo di pittori piemontesi che, tra il 1862 e il 1872, condusse alcune delle principali sperimentazioni italiane sulla pittura en plein air. Attorno a Carlo Pittara si raccolsero artisti del calibro di Alfredo D’Andrade, Vittorio Avondo, Enrico Reycend, Ernesto Bertea e Alberto Issel, con i quali Pastoris condivise escursioni nei castelli e nelle campagne piemontesi, affinando la propria sensibilità verso il paesaggio reale e verso i soggetti di vita rurale.
In questo contesto nacquero opere come Incamminiamoci (1869, Rivara), dipinto dal vero che fu esposto nel 1870 all’Esposizione Nazionale di Parma e apprezzato dai commissari di giuria Cristiano Banti, Adriano Cecioni e Telemaco Signorini — figure centrali del Realismo italiano. Il dipinto fu celebrato anche dall’amico poeta Giovanni Camerana, che negli stessi anni dedicò a Pastoris versi memorabili.
Temi e opere principali
La produzione di Pastoris si articola su due versanti principali. Da un lato i soggetti medievali e di genere storico, caratterizzati da un’attenta ricerca iconografica e documentaria: tra questi spicca I signori di Challant (1865, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, GAM), dipinto concepito dopo una visita al castello di Issogne con D’Andrade. A quest’opera il poeta Camerana dedicò nel 1867 la poesia Sul quadro
