Felice Giani

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Biografia di Felice Giani

Felice Giani nacque il 17 dicembre 1758 a San Sebastiano Curone, un piccolo borgo dell’Alessandrino nella Val Curone, antico feudo imperiale del principe Andrea Doria Pamphilj. Figlio di Giulio Domenico, mercante di grano, e di Angela Maria Callegari, trascorse la fanciullezza in questo crocevia di culture diverse, lungo le strade che collegavano Liguria, Piemonte, Lombardia ed Emilia. Un ambiente periferico ma vivo di scambi, che lasciò nella sua personalità artistica una straordinaria apertura verso linguaggi molteplici.

La prima formazione avvenne a Pavia, presso il pittore Carlo Antonio Bianchi e l’architetto Antonio Galli Bibiena. Nel 1778 si trasferì a Bologna, dove fu allievo dei pittori Ubaldo Gandolfi e Domenico Pedrini e dell’architetto Vincenzo Mazza. Frequentò l’Accademia Clementina, vincendo il premio per la seconda classe di figura con il Battesimo di Cristo. Questi anni bolognesi lasciarono in lui un’impronta profonda: l’ambiente figurativo dei Carracci, di Pellegrino Tibaldi e la tradizione barocca dei fratelli Gandolfi divennero radici essenziali della sua sensibilità pittorica.

Nel 1780 si trasferì a Roma, accolto sotto la protezione del principe Andrea Doria Pamphilj, del cui feudo era originario. Nella capitale studiò l’antico e la classicità, aderì agli ideali neoclassici di Winckelmann — magistralmente interpretati da Raphael Mengs — ed entrò in contatto con la pittura di Pompeo Batoni e Cristoforo Unterperger. Quest’ultimo lo coinvolse nel grandioso progetto di riproduzione delle Logge Vaticane di Raffaello per conto di Caterina II di Russia, destinato alla decorazione del Palazzo d’Inverno (Ermitage) di San Pietroburgo: un’esperienza fondamentale che gli permise di studiare direttamente i modelli raffaelleschi. Abitando in vicolo Sant’Isidoro, Giani frequentò i vivaci cenacoli artistici romani, stringendo amicizia con giovani artisti di cultura tedesca come Giuseppe Bergler e Michele Koch, attraverso i quali conobbe le opere di Füssli e di Flaxman — influenze che avranno un peso notevole sulla sua evoluzione visionaria. Frequentò inoltre la cerchia di Angelika Kauffmann, punto focale della cultura romana dell’epoca, dove convergevano intellettuali e artisti da Canova a Goethe.

Nel 1783 partecipò al concorso dell’Accademia di San Luca, aggiudicandosi ex aequo il secondo premio per la prima classe di pittura con il foglio (acquarello e china) Cristo caccia i mercanti dal Tempio, oggi conservato nell’Accademia stessa. L’anno seguente, il 1784, ottenne il secondo premio all’Accademia di Belle Arti di Parma con il dipinto Sansone e Dalila, oggi conservato nella Pinacoteca Nazionale di Parma.

Nel 1786 Giani si trasferì a Faenza, avviando una delle stagioni più fertili della sua carriera. Qui affrescò la grande Allegoria della Pace nella volta della Galleria dei Cento Pacifici e dipinse la scena centrale con Apollo e Fetonte nella galleria di Palazzo Conti. Un successivo viaggio a Ercolano e Pompei lo spinse ad approfondire il vocabolario decorativo antico, raccogliendo impressioni e disegni che confluirono nel Liber Studiorum, oggi conservato nella Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma. Questo taccuino costituisce ancora oggi una chiave di lettura fondamentale per l’opera dell’artista.

Dal 1794 avviò un’intensa e fortunata attività di decoratore nelle residenze aristocratiche di numerose città emiliane e romagnole. A Faenza fu il vero protagonista di una stagione figurativa che trasformò il volto della città: tra le imprese maggiori si contano la galleria di Palazzo Laderchi e le sale di Palazzo Milzetti (oggi sede del Museo Nazionale dell’Età Neoclassica in Romagna), generalmente considerato il suo capolavoro assoluto. A Bologna decorò Palazzo Aldini (1805), dove dispiegò motivi architettonici desunti dal secondo stile pompeiano, e i Palazzi Marescalchi, Lambertini Ranuzzi e Baciocchi. Lavorò anche a Forlì, Ravenna, Ferrara e Venezia. Dopo il 1794 aprì un proprio studio con quattro assistenti stipendiati, che lavoravano seguendo le sue puntuali istruzioni, come testimonia il vasto corpus di disegni preparatori.

Nel 1805, sotto il segno del

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