Biografia di Giacinto Gigante
Origini e formazione
Giacinto Gigante nacque l’11 luglio 1806 a Posillipo, Napoli, primogenito di Gaetano Gigante — pittore di affreschi attivo alla corte borbonica — e di Anna Maria Fatati. Cresciuto in una famiglia dedita all’arte, Giacinto respirò fin dall’infanzia la cultura figurativa napoletana: suo padre Gaetano, formatosi alla Reale Accademia del disegno, si era affermato soprattutto nella pittura ad affresco, lasciando opere persino nella Reggia di Caserta. I fratelli Ercole (1815–1860) e Achille (1823–1846) divennero anch’essi pittori paesaggisti, confermando la natura spiccatamente artistica della dinastia Gigante.
Incoraggiato dal padre, Giacinto avviò la propria educazione artistica già nel 1818, eseguendo i primissimi ritratti e paesaggi. La sua opera più antica documentata è il Vecchio pescatore seduto (1818), sul quale l’artista annotò di proprio pugno che si trattava della prima figura dal vero della sua carriera. Nel 1820, insieme al pittore Achille Vianelli, cominciò a frequentare privatamente l’atelier di Jakob Wilhelm Hüber, paesaggista accademico tedesco, dal quale apprese l’uso della camera lucida (camera ottica): uno strumento che consentiva di tracciare i contorni di un paesaggio su carta, come studio preliminare per disegni e incisioni. Hüber introdusse Gigante anche alle tecniche dell’acquaforte e dell’acquerello, fondando le basi di quella straordinaria padronanza grafica che avrebbe caratterizzato tutta la sua produzione.
Parallelamente alla frequentazione di Hüber, Gigante fu impiegato come disegnatore di mappe al Reale Officio Topografico, dove approfondì la tecnica della litografia, all’epoca introdotta in forma sperimentale dall’istituto. Le ricognizioni sul territorio per l’Officio — compiute tra il 1822 e il 1823 a Ischia e Capri — gli permisero di accumulare un ricchissimo repertorio di disegni dal vero, oggi conservati tra il Museo di Capodimonte e il Museo di San Martino a Napoli.
Nel 1821, dopo la partenza di Hüber da Napoli, Gigante entrò nello studio di Anton Sminck van Pitloo (Arnhem, 1790 – Napoli, 1837), pittore olandese che stava rivoluzionando la pittura di paesaggio in senso emotivo e romantico. Presso Pitloo, Gigante dipinse nel 1824 il suo primo olio su tela: il Lago Lucrino, conservato al Museo di San Martino di Napoli, opera caratterizzata da un tocco grasso e denso di ascendenza nordica che già rivela una sensibilità tutta personale verso la resa luministica della natura. Sempre nel 1824 Pitloo ottenne la cattedra di paesaggio all’Accademia di Belle Arti di Napoli, e Gigante — pur non risultando formalmente iscritto — si avvantaggiò dell’insegnamento, vincendo nello stesso anno il premio di seconda classe per il paesaggio. Nel 1826 compì un soggiorno a Roma, frequentando l’acquerellista tedesco Wolfenberger, e al ritorno espose quattro vedute alla prima Esposizione di Belle Arti allestita presso il Real Museo Borbonico.
Il trionfo della Scuola di Posillipo
La Scuola di Posillipo era un gruppo di artisti — napoletani e stranieri — riuniti attorno alla figura di Pitloo, accomunati dalla pratica della pittura en plein air e da un deciso distacco dai canoni accademici. Il nome, inizialmente usato in tono sprezzante dagli accademici, divenne ben presto il simbolo di una rivoluzione estetica che poneva al centro l’osservazione diretta della natura e la resa degli effetti di luce e colore all’aperto. Influenzata da Turner, presente a Napoli tra il 1819 e il 1828, e da Corot, la scuola trasformò la tradizione vedutistica settecentesca in una pittura carica di umori romantici e lirici.
Il 1° febbraio 1831 Giacinto Gigante sposò Eloisa Vianelli, sorella del suo compagno di formazione Achille, dalla quale ebbe otto figlie. Nello stesso periodo la sua carriera raggiungeva una prima maturità: nel 1828 erano già state pubblicate le sue litografie del Viaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie, e successivamente una serie di cento vedute all’acquaforte di Napoli e dintorni.
La svolta decisiva nella sua consacrazione avvenne nel 1837, quando Pitloo morì durante l’epidemia di colera che colpì Napoli. Gigante raccolse l’eredità del maestro, trasferendosi nella casa-studio di Chiaia e diventando il protagonista indiscusso della Scuola di Posillipo. La sua pittura raggiunse in questi anni quella che la critica ha definito la
