Biografia di Gianfranco Notargiacomo
Origini e formazione filosofica
Gianfranco Notargiacomo è nato a Roma il 12 novembre 1945 ed è uno dei protagonisti più significativi della pittura gestuale italiana contemporanea. La sua formazione è radicata in una profonda ricerca filosofica: si laurea in Filosofia con indirizzo Estetica presso l’Università La Sapienza di Roma, studiando con il celebre filosofo Emilio Garroni. Questa formazione accademica lo differenzia dalla maggior parte dei suoi contemporanei, poiché la sua ricerca artistica nasce non da una spontanea intuizione visiva, bensì da una meditazione consapevole sulle ragioni profonde della pittura come forma di conoscenza e di espressione.
Sin dall’infanzia, l’arte è una passione determinante: all’età di dieci anni i genitori lo accompagnano alla Quadriennale di Roma, dove rimane profondamente colpito dalle opere di Emilio Vedova e Alberto Burri, due maestri che segneranno la sua visione estetica futura. Questa precoce immersione nel contesto artistico italiano lo orienta verso una ricerca che combina gesto pittorico, filosofia e innovazione formale.
Esordio e primissime esperienze
Nel 1969 realizza il suo primo intervento artistico presso la Galleria Arco d’Alibert di Roma, una vera e propria performance (termine non ancora diffuso all’epoca). Per una sera trasforma lo spazio della galleria in un mercato d’abiti vintage provenienti da Porta Portese: gli indumenti venduti recano un’etichetta con il nome dell’artista e della gallerista Mara Coccia, conferendo a ogni capo il carattere di un’opera d’arte unica. Questa azione anticipatrice testimonia la sua apertura verso forme ibride di espressione, dove il confine tra pittura, scultura e vita quotidiana viene radicalmente destabilizzato.
Nel marzo 1971 presenta la sua prima mostra personale a Roma presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, intitolata “Le nostre divergenze”. L’installazione è costituita da oltre duecento piccoli omìni modellati in plastilina colorata Pongo, dispersi in tutte gli spazi della galleria in atteggiamenti diversi: seduti, in piedi, sdraiati. La stampa internazionale—in particolare l’Herald Tribune con la critica di Edith Schloss—definisce l’esposizione “The most surprising show”, segnalando con chiarezza l’originalità di questo giovane artista. Durante questa mostra, il maestro Scheggi lo chiama a insegnare come suo assistente presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.
Gli anni Settanta: dalla plastilina alla pittura monumentale
Nel 1972 entra nella Galleria La Salita, invitato da Gian Tomaso Liverani, una delle gallerie più innovative della Roma artistica del decennio. Nel 1973 realizza i suoi primi Autoritratti, ancora realizzati con gestualità e colore, che espone sempre a La Salita. L’anno seguente presenta i ritratti di filosofi nella mostra “Storia privata della filosofia” ancora presso La Tartaruga, serie nella quale la pittura a smalti e acrilici assume già caratteri epici e monumentali.
In questo periodo il rapporto con il filosofo e storico dell’arte Emilio Vedova si approfondisce: lo incontra nel corso del convegno “Comunicazioni di lavoro di artisti contemporanei” organizzato presso La Sapienza da Maurizio Calvesi. Vedova lo segnala successivamente per il Premio della Presidenza della Repubblica presso l’Accademia Nazionale di San Luca, riconoscendo in Notargiacomo una continuità generativa con il grande maestro dell’informale italiano.
Dal 1979 inizia la sua carriera docente presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, seguita da insegnamenti presso l’Accademia di Firenze dal 1984 e presso l’Accademia di Roma dal 1999 al 2011. Riceve nel 2015 il titolo di Maestro Accademico Emerito.
Gli anni Ottanta: la serie “Tempesta e Assalto”
Nel 1980 l’artista presenta alla Galleria La Salita la celebre serie “Tempesta e Assalto”, transposizione italiana dello Sturm und Drang romantico tedesco. Come scrive la critica Mariastella Margozzi, questa serie rappresenta “il grido con cui rompere ogni indugio e avventurarsi attraverso una nuova visione epica della contemporaneità”. Le opere della serie mostrano cieli tumultuosi illuminati da lampi intermittenti e scintille vulcaniche, in cui cielo e mare, onde e nuvole si mescolano in una densità d’immagine senza precedenti nella sua opera. La cromia grigio-argentea e nera si trasforma in rappresentazioni cariche di energia dinamica.
Nel 1982 Luciano Caramel lo invita alla Biennale di Venezia nel Padiglione Centrale Italia, dove espone due tele di grandi dimensioni: “1950 Nuvolari” (oggi al MACRO di Roma) e “Omaggio a Lorenzo Lotto” (oggi alla Pinacoteca di Jesi). Lo stesso anno partecipa alla mostra “Magico Primario” a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, curata da Flavio Caroli, con cui instaura una duratura amicizia e collaborazione critica.
Nel 1986 Maurizio Calvesi lo inserisce nella sezione Sculture all’Aperto della Biennale di Venezia con un Takète di sei metri d’altezza in metallo dipinto a smalti industriali. Parteciperà successivamente alla LIV Edizione della Biennale nel 2011, presso il Padiglione Italia all’Arsenale, su segnalazione del filosofo Giacomo Marramao.
La serie dei “Takète”: sculture post-futuriste
Parallelamente alla pittura, sviluppa a partire dagli anni Ottanta la sua serie scultorea dei “Takète”, termine mutuato dal linguista Wolfgang Köhler per designare forme aguzze e dinamiche. Queste sculture, realizzate in metallo dipinto, lamiera, acciaio Cor-Ten e legno dipinto, presentano una morfologia violentemente ascensionale, quasi aghi o punte che bucano lo spazio. Sono opere post-futuriste che recuperano l’energia utopica dell’avanguardia italiana, depurandola però da ogni retorica e traducendola in forme astratte di grande eleganza formale. I Takète si articolano in dimensioni molto diverse, dalla piccola scala alle installazioni monumentali.
Dal 1990 ai duemila: “Roma Assoluta” e l’epicità del contemporaneo
Nel 1990 realizza “Rosso d’oriente”, catalogo a cura di Maurizio Calvesi con testo di Arnaldo Romani Brizzi. Nel 1995 espone a La Sapienza (Museo Laboratorio di arte contemporanea) con una curatela di Lorenzo Mango. Nel 1998 presenta “Notargiacomo. Opere recenti” a Palazzo Reale di Milano, catalogo curato da A. Masoero con testi di C. Di Biagio.
Nel 2000 inizia la serie epica “Roma Assoluta”, una visione grandiosa della città eterna come paesaggio apocalittico e monumentale. Queste opere si caratterizzano per tonalità bruciate, forme erosive e una densità materico-cromatica senza precedenti nella sua opera. “Roma Assoluta” è anche il titolo della mostra al Museo di Roma—Palazzo Braschi, dove l’artista rende omaggio alla città dove vive e lavora.
Nel 2007 si tiene l’antologica “Sintetico. Notargiacomo. Opere dal 1971 al 2007” alle Scuderie Aldobrandini di Frascati, curata da Barbara Martusciello. Nello stesso anno presenta “Post-Abstractismo” al Centro Cultural Borges di Buenos Aires.
Riconoscimenti internazionali e ultimi sviluppi
Nel 2009 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma dedica all’artista la grande antologica “Le nostre divergenze 1971-2009”, curata da Mariastella Margozzi, con testi di Luigi Ficacci, Giacomo Marramao e Barbara Martusciello. La GNAM acquisisce in questa occasione tre opere fondamentali: Takète (1979), Estremo Verde (1999) e Le nostre divergenze (1971-2009).
Nel 2011 è invitato in Cina, dove espone prima a Hangzhou presso la Zhejiang Daily Ideal Culture Development Company, poi a Shanghai presso il Museo Heng Yuanxiang, dove realizza due grandi Takète. Nel 2013 il Forte Malatesta di Ascoli Piceno ospita l’antologica “A grandi linee”, curata da Mariastella Margozzi e Stefano Papetti, che ripercorre l’attività dell’artista dal 1971 al presente.
Nel 2019-2020 partecipa alla mostra “Notargiacomo e la collezione della GAM di Spoleto” a cura di Marco Tonelli, presso la Galleria d’Arte Moderna “Giovanni Carandente” di Spoleto, in Palazzo Collicola. Nel 2023 inaugura presso la Galleria d’Arte Marchetti di Roma la mostra “Notargiacomo – Asdrubali. Dittico”, rimasta aperta fino al giugno 2023.
Ancora attivo e presente nel sistema dell’arte contemporanea
Nel 2026 presenta la sua prima grande antologica pubblica romana dal 1971 ad oggi, intitolata “Notargiacomo in velocità”, presso il Mattatoio di Roma. Questa esposizione celebra oltre 50 anni di ricerca ininterrotta attraverso pittura, scultura e documenti di grande rilevanza storica e personale. L’artista rimane Accademico di RomaTre e dell’Accademia di Firenze, continuando la sua ricerca sulla velocità pittorica, l’epicità visiva e la monumentalità del gesto contemporaneo.
Stile e tecnica artistica
Il gesto gestuale depurato dal dramma
La pittura di Gianfranco Notargiacomo si inscrive nel lungo percorso dell’Informale italiano, ma con una differenza cruciale: mentre l’Informale era spesso caratterizzato da un dramma esistenziale e da un’angoscia metafisica, Notargiacomo pratica una pittura gestuale che mantiene l’energia del gesto informale ma la libera da ogni pathos introspettivo. Il suo gesto pittorico è invece eroico, monumentale, celebrativo: non esprime il dolore interiore, bensì l’epica del contemporaneo, la velocità, la trasformazione della materia.
Materiali e tecniche
L’artista impiega una gamma amplissima di materiali e tecniche:
Smalti e acrilici su tela e tavola: sono i suoi materiali principali per le opere pittoriche. Gli smalti conferiscono una cromia brillante, spesso metallica, mentre gli acrilici permettono velocità di stesura e trasparenze stratificate.
Elementi metallici: incorpora frequentemente nella pittura frammenti di metallo, lamiera tagliata, elementi tipografici e oggetti trovati, creando una superficie altamente tattile e scultoreo-pittorica.
Plastilina colorata (Pongo): nelle prime fasi della carriera usa questo materiale come fosse pittura, creando opere che sono al contempo disegno tridimensionale e scultura bidimensionale.
Legno dipinto e metallo: per la serie dei Takète, realizza forme slanciate dipinte con smalti industriali, creando una dialettica tra astrazione formale e energia sinestetica.
Carta intelata e collage: in numerose opere combina tecniche miste, integrando elementi di collage con la pittura gestuale.
L’evoluzione cromatica: da grigio-argenteo a tonalità bruciate
La sua palette cromatica evolve nel corso del tempo: negli anni Settanta e Ottanta domina una cromia grigio-argentea e nera, con lampi bianchi e riflessi metallici (come nella serie “Tempesta e Assalto”). Dalla fase di “Roma Assoluta” in avanti, le tonalità si fanno più bruciate, rossastre, cariche di una densità materica che ricorda terre vulcaniche e panorami apocalittici. I colori vibrano in dissonanza, creando una tensione visiva che riflette la turbazione contemporanea.
Il principio del “Takète”: dinamica e velocità
Notargiacomo esplicita il principio estetico dei suoi Takète ricorrendo alla ricerca psicologica di Köhler sui nomi onomatopeici. “Takète” evoca forme acute, dynamiche, appuntite—in opposizione a “Maluma”, che suggerisce forme rotonde e dolci. Questo principio permea tutta la sua ricerca: le sue figure e i suoi paesaggi sono sempre attraversati da vettori di movimento, da tensioni vettoriali che comunicano velocità pittorica e turbolenza visiva.
L’influenza marinettiana e futurista rielaborata
Sebbene si distanzi esplicitamente dalla retorica futurista, Notargiacomo recupera l’energia e la celebrazione della velocità e della dinamica dalla tradizione marinettiana, pero depurandola di ogni nazionalismo e retorica di potenza. Il suo “gesto marinettiano” si evolve in uno “Sturm und Drang” cromatico, dove l’urgenza espressiva non è celebrazione della violenza, ma ricerca etica dell’epica contemporanea come forma di resistenza al grigiore della realtà quotidiana.
Opere principali e serie tematiche
“Le nostre divergenze” (1971)
La prima mostra che lo porta all’attenzione internazionale. Oltre duecento omìni in plastilina colorata invadono lo spazio della galleria, creando un’esperienza immersiva dove il visitatore si trova circondato da una moltitudine silenziosa di figure. L’opera è stata riproposta nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 2009, dove rimane parte della collezione permanente. Rappresenta l’emergere della sua poetica dell’abbondanza, della proliferazione e della moltiplicazione del gesto.
Serie “Tempesta e Assalto” (1980-)
Ciclo monumentale di dipinti che rappresenta cieli tumultuosi, illuminati da lampi intermittenti e scintille vulcaniche. Le tele di questa serie raggiungono le quotazioni più elevate sul mercato dell’arte contemporanea italiana. La cromia grigio-argentea e nera crea una densità d’immagine senza preced enti, dove il cielo e il mare si mescolano in un vortice di materia e colore. Queste opere incarnano la rottura con l’introversione esistenziale dell’Informale, propugnando invece un’epica visiva della contemporaneità.
Serie “Takète” (1980-)
Sculture in metallo dipinto, acciaio Cor-Ten, legno e lamiera, di dimensioni variabili dalla piccola scala ai monumentali. Un Takète di sei metri realizzato in metallo dipinto è stato esposto alla Biennale di Venezia del 1986. Una grande scultura Takète in acciaio Cor-Ten è oggi al MAAAPO di Arena Po (Pavia). Altre opere sono distribuite in musei e collezioni internazionali. I Takète rappresentano la traduzione tridimensionale del principio di dinamica e velocità che percorre tutta la sua ricerca.
“Roma Assoluta” (2000-)
Visione epica e monumentale della città di Roma come paesaggio contemporaneo turbato e apocalittico. Le opere di questa serie sono caratterizzate da tonalità bruciate (rossi, arancioni scuri, marroni), da forme erosive e da una densità materico-cromatica che crea effetti di sublime contemporaneo. È stata il soggetto di una mostra al Museo di Roma—Palazzo Braschi, dove rimane parte della collezione pubblica italiana. La serie continua a svilupparsi negli anni successivi.
“Rosso d’oriente” (1989)
Opera di olio e collage su tela di 150×150 cm, esempio della pratica combinatoria dell’artista che integra elementi di collage con la pittura gestuale. Catalogo con testo di Maurizio Calvesi.
“Estremo Verde” (1999)
Dipinto acquisito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e oggi parte della collezione permanente.
Collezioni e istituzioni
Le opere di Gianfranco Notargiacomo figurano in collezioni pubbliche e private di grande prestigio:
Musei italiani: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (GNAM); MACRO di Roma; MAMbo—Museo d’Arte Moderna di Bologna; Pinacoteca di Jesi; Università degli Studi Roma Tre; GAM—Museo G. Carandente di Spoleto; CAMUSAC di Cassino; Mart—Museo di Arte Contemporanea di Trento e Rovereto; MAAAPO di Arena Po (Pavia); Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini di Ascoli Piceno.
Collezioni istituzionali: Collezione Farnesina—Ministero Affari Esteri (Roma); Collezione Banca d’Italia—Palazzo Koch (Roma); Collezione Artisti Italiani del XX secolo presso il Ministero degli Affari Esteri.
Musei internazionali: Chengdu Art Museum (Cina); Museo Heng Yuanxiang (Shanghai); Centro Cultural Borges (Buenos Aires); Museo di San Paolo (Brasile); Taiwan Museum of Art; Hayward Gallery (Londra); Frankfurter Kunstverein (Francoforte).
Istituzioni e spazi pubblici permanenti: MAAM Metropoliz (Roma); RomaTre University; Accademia di Firenze.
Mercato e quotazioni delle opere di Gianfranco Notargiacomo
Panorama generale del mercato
Il mercato di Gianfranco Notargiacomo è caratterizzato da una domanda sostenuta da collezionisti specializzati in pittura gestuale italiana degli anni Settanta-Ottanta e, sempre più, da istituti pubblici interessati a completare le proprie collezioni di arte moderna e contemporanea italiana. L’artista ricopre un ruolo centrale nella storia della rinascita della pittura italiana dal 1970 in poi, dopo la stagione del Minimalismo americano e dell’arte concettuale.
Il valore delle sue opere è monitorabile principalmente attraverso i risultati d’asta nei grandi mercati dell’arte contemporanea europea. Le quotazioni riflettono l’interesse crescente per la sua produzione, che è stata oggetto di significative esposizioni retrospettive e di studi critici approfonditi negli ultimi due decenni.
Fattori che influenzano le quotazioni
Diversi fattori determinano il valore di un’opera di Notargiacomo:
Provenienza espositiva: opere provenienti da mostre storiche presso Galleria La Tartaruga, Galleria La Salita, Palazzo Braschi, Biennale di Venezia e istituzioni pubbliche raggiungono quotazioni più elevate.
Serie di appartenenza: le serie “Tempesta e Assalto” raggiungono le quotazioni più elevate. Seguono i Takète di grandi dimensioni, le opere della serie “Roma Assoluta” e i cicli pittorici degli anni Novanta.
Tecnica e materiali: le opere realizzate in smalti su grande tela, con elementi metallici integrati, hanno quotazioni superiori rispetto ai dipinti su carta o di minori dimensioni.
Dimensioni: le opere di grande formato (oltre 100×100 cm) presentano quotazioni significativamente superiori rispetto ai piccoli formati.
Condizioni conservative: lo stato conservativo è determinante. Opere in ottimo stato conservativo sono molto ricercate.
Certificazione e documentazione: la provenienza da archivi ufficiali, cataloghi raisonné e attestazioni critiche influenza positivamente il valore di mercato.
Segmenti di prezzo
Le opere di Notargiacomo si distribuiscono su una gamma di prezzo ampia:
Opere di piccolo-medio formato: dipinti su carta, studi preparatori, opere grafiche e piccoli Takète circolano in una fascia di prezzo accessibile ai collezionisti emergenti.
Dipinti di grande formato (100×150 cm e oltre): le opere della serie “Tempesta e Assalto” e i grandi dipinti della serie “Roma Assoluta” raggiungono quotazioni significative, riflettendo la maturità della ricerca artistica.
Sculture monumentali (Takète di grandi dimensioni): le sculture realizzate in metallo dipinto e acciaio Cor-Ten, di dimensioni superiori ai tre metri, hanno una circolazione più limitata ma raggiungono quotazioni elevate presso collezionisti istituzionali e musei.
Trend di mercato
Negli ultimi anni si osserva una crescita costante dell’interesse per l’opera di Notargiacomo. Questa tendenza è alimentata da:
Retrospettive istituzionali: le grandi antologiche presso GNAM, Scuderie Aldobrandini, Forte Malatesta e il prossimo Mattatoio di Roma hanno accresciuto la visibilità dell’artista e la domanda di opere sul mercato.
Riscoperta della pittura gestuale: il mercato contemporaneo, dopo stagioni di primato dell’arte concettuale, ha riscoperto la gestualità pittorica come forma di resistenza e di affermazione dell’umano.
Acquisizioni pubbliche: l’acquisizione di opere presso la GNAM e altri musei pubblici segnala un riconoscimento istituzionale che stabilizza il valore di mercato.
Interesse internazionale: le mostre in Cina (2011) e gli studi critici di respiro internazionale hanno allargato la base di collezionisti oltre il mercato italiano.
Valutazioni e acquisizioni
La valutazione di un’opera di Gianfranco Notargiacomo richiede competenza specialistica sulla produzione dell’artista, sulla storia espositiva e sui valori di mercato correnti. Gli elementi chiave per l’attribuzione e la valutazione sono:
Verifica dell’autenticità: confronto tecnico-stilistico con opere documentate, controllo della firma e dei sigilli, consultazione di cataloghi e archivi presso le gallerie storiche (La Tartaruga, La Salita) e presso l’archivio dell’artista.
Analisi della provenienza: ricostruzione della storia espositiva e proprietaria dell’opera, con particolare attenzione alle esposizioni presso gallerie pubbliche e istituzioni riconosciute.
Stato conservativo: esame attento della superficie pittorica, verifica dell’assenza di restauri invasivi, valutazione della stabilità dei materiali.
Documentazione critica: raccolta di testi critici, cataloghi di mostra, fotografie d’archivio e altre attestazioni storiche che certificano l’importanza dell’opera.
Conclusioni
Gianfranco Notargiacomo rappresenta una figura centrale nella storia della pittura italiana contemporanea. La sua ricerca, che spazia dalla performance alla pittura gestuale, dalla scultura post-futurista alle installazioni immersive, incarna una visione profondamente filosofica dell’arte come forma di conoscenza e di trasformazione estetica. L’epicità monumentale del suo gesto pittorico, la densità cromatica e materica delle sue composizioni, e la sua dedizione a una pratica artistica ininterrotta dal 1969 ad oggi lo posizionano tra i maestri riconosciuti della contemporaneità italiana. Il mercato delle sue opere continua a svilupparsi, sostenuto da acquisizioni pubbliche, da retrospettive istituzionali e da un collezionismo consapevole e informato.
