Biografia di Giuseppe Ajmone
Giuseppe Ajmone nasce il 17 febbraio 1923 a Carpignano Sesia, in provincia di Novara. Trascorre la prima infanzia nel paese natale fino alla scomparsa della madre, avvenuta nel 1931. In seguito al lutto si trasferisce col padre a Novara, dove frequenta il Liceo Ginnasio e, verso il 1937–38, inizia la propria formazione artistica nello studio dello scultore Riccardo Mella, che lo indirizza nella pratica del disegno e del modellato.
Nel gennaio del 1941 il padre perisce in un incidente automobilistico; pochi mesi dopo Ajmone si diploma all’Istituto Magistrale di Novara, assolvendo così il desiderio paterno. Nell’ottobre dello stesso anno, dopo aver superato un impegnativo esame di ammissione, viene accolto all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove studia sotto la guida di Achille Funi e Carlo Carrà. L’ambiente braidense si rivela fondamentale: Ajmone stringe amicizie decisive con Bruno Cassinari, Ennio Morlotti, Roberto Crippa, Gianni Dova, Alfredo Chighine e Cesare Peverelli, compagni di strada con cui confrontarsi sui grandi temi dell’arte contemporanea.
Durante l’ultimo anno braidense (1944–45) raggiunge una prima maturazione artistica caratterizzata da stilemi prossimi al postcubismo picassiano, riletti però in chiave personale. Nel 1944 fonda a Novara, con alcuni amici, la rivista «Numero»; il periodico si trasferisce poi a Milano nel 1946 assumendo il titolo di «Pittura», attivo fino al 1948. Proprio sulle pagine di questa rivista, nel marzo del 1946, viene pubblicato il Manifesto del Realismo, noto come «Oltre Guernica», firmato da Ajmone insieme a Morlotti, Cassinari, Dova, Vedova, Testori e altri: un manifesto in cui, sulla base della lezione di Picasso, si propugnava un indirizzo postcubista in pittura.
Nel 1947 avvia una collaborazione con Einaudi, entrando in contatto con la redazione del «Politecnico» e stringendo amicizia con Cesare Pavese, del quale illustra con sei acqueforti il volume Lavorare stanca. Due anni dopo realizza acqueforti per L’Infinito di Leopardi. Nel 1948 viene invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia e allestisce a Novara la sua prima personale.
Nel 1949 Ajmone si distacca dall’esperienza postcubista per avvicinarsi alla pittura di Pierre Bonnard e di Paul Cézanne: i suoi fiori e le sue nature morte acquistano una nuova delicatezza cromatica, vibrante di leggere dissonanze. Nel 1951 vince il prestigioso Premio Senatore Borletti per la giovane pittura italiana. A partire dallo stesso anno collabora con la Triennale di Milano come membro del Centro studi, incarico che manterrà per molti anni.
Nel 1958 compie il primo viaggio in Spagna, dove scopre la dimensione dell’altopiano sovrastato dalla vastità del cielo. Nel 1962 partecipa con una sala personale introdotta dal critico Franco Russoli alla XXXI Biennale di Venezia: la scelta coraggiosa di esporre esclusivamente lavori nuovi (1961–62) gli vale il premio acquisto assegnato da una giuria internazionale. Nel 1960 fonda insieme a Oreste del Buono, Tomaso Gillio e Domenico Porzio la rivista «Quaderni Milanesi», attiva fino al 1962.
Nel 1982 si trasferisce definitivamente a Romagnano Sesia (Novara), dove risiederà fino alla fine dei suoi giorni. Negli anni Ottanta e Novanta espone alla Permanente di Milano la celebre serie dei «nudi annegati», ispirata a fatti di cronaca, e partecipa alla mostra «Informale italiano. Pittura del segno e della materia». Nel 2000, il Centro d’Arte Mercurio di Palermo gli dedica una retrospettiva: «Ajmone opere scelte 1960–1990».
Giuseppe Ajmone si spegne l’8 aprile 2005 a Romagnano Sesia, lasciando un corpus pittorico di grande coerenza e profondità lirica, riconosciuto dalla critica come una delle voci più autentiche della pittura italiana del secondo Novecento.
Stile e tecnica
La pittura di Giuseppe Ajmone attraversa diverse stagioni stilistiche mantenendo sempre un’identità riconoscibile e una tensione interiore costante. Raffinata, sottile, melanconica e intimista, la sua opera esprime anche la forza di una tensione intima vissuta e sofferta con grande intensità.
Negli anni della formazione Ajmone assimila la lezione del postcubismo picassiano, ma ben presto si orienta verso referenti più lirici: Bonnard, Cézanne, Braque e Nicolas De Staël diventano punti di confronto fondamentali. La sua pittura sa far convergere queste influenze con un bisogno profondo di solitudine e di ritorno ai paesaggi della terra natale, lungo il fiume Sesia.
I soggetti prediletti sono i paesaggi, le nature morte, i fiori e soprattutto i nudi femminili, tema che caratterizza gran parte della produzione dalla metà degli anni Sessanta in poi. Nei paesaggi è sempre presente una sottile tensione emotiva che non affiora mai alla superficie, conferendo al fondamentale lirismo delle composizioni un tono lievemente drammatico. Ajmone spoglia la realtà di ogni fattore accidentale per far coincidere — secondo la lettura critica di Vittorio Fagone — gli elementi di emozione con gli elementi di struttura.
Le forme si sfaldano morbidamente in contorni cromaticamente mossi, accentuando atmosfericamente la struttura compositiva dell’opera. Nei dipinti degli anni Ottanta i nudi femminili sono avvolti da una luce diffusa che dissolve i contorni e trasfigura la materia. Ajmone si è dedicato con eccellenti risultati anche alla grafica, realizzando numerose acqueforti e serie litografiche di grande qualità.
Opere principali
Il catalogo di Ajmone è vasto e articolato, e comprende dipinti a olio, opere su carta, acqueforti e litografie. Tra i lavori più significativi e citati dalla critica si annoverano:
- Ritratto di vecchia (1944–45) — opera della maturazione braidense, con stilemi postcubisti di derivazione picassiana.
- Nudo blu (1957) — opera emblematica che mette a fuoco il rapporto tra la raffigurazione del corpo umano e la profondità del colore-luce. La carne muliebre sembra perdere i propri contorni, pronta a farsi assorbire dall’atmosfera blu che già la pervade.
- Paesaggio (1959) — ispirato al primo viaggio in Spagna, caratterizzato da un’atmosfera abbrunata e pennellate corrose dall’aria.
- Il grande fiume (1962) — opera esposta alla XXXI Biennale di Venezia, il cui respiro è percepibile nell’estensione dell’orizzonte che divide gli azzurri eterei del cielo e i loro riflessi sullo specchio d’acqua.
- Nudo disteso (1972) — olio su tela cm 65 × 54, tra le opere più note e ricercate sul mercato.
- Al fiume (2000) — olio su tela cm 55 × 46, una delle ultime opere significative, caratterizzata da una pennellata distesa e luminosa.
- Serie dei nudi annegati (anni Ottanta–Novanta) — ciclo esposto alla Permanente di Milano, ispirato a fatti di cronaca, di forte impatto emotivo.
Ajmone ha collaborato a importanti pubblicazioni illustrate, tra cui le acqueforti per Lavorare stanca di Cesare Pavese (1947) e per L’Infinito di Leopardi (1949), nonché litografie per volumi di Italo Calvino e Salvatore Quasimodo. Tali collaborazioni confermano il suo ruolo di figura trasversale nel panorama culturale italiano del secondo Novecento.
Le sue opere figurano in numerose collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero. Ha partecipato alle principali manifestazioni artistiche internazionali, tra cui la Biennale di Venezia, la Biennale di San Paolo del Brasile (1951 e 1959), la Biennale Internazionale di Tokyo (1959), il Pittsburgh International Museum of Art (1955 e 1958) e mostre a Copenhagen, Dortmund, Norimberga e Buenos Aires.
Mercato e quotazioni di Giuseppe Ajmone
Giuseppe Ajmone è oggi una figura consolidata del mercato dell’arte italiana del Novecento. Le sue opere compaiono regolarmente nelle aste delle principali case d’aste italiane — tra cui Finarte, Sant’Agostino, Meeting Art e Il Ponte — con una presenza costante che testimonia l’interesse duraturo di collezionisti e istituzioni.
Le quotazioni di Ajmone risultano in crescita, soprattutto per i dipinti a olio degli anni Cinquanta e Sessanta, considerati il momento di maggiore maturità artistica. Anche le opere su carta e le grafiche originali registrano un rinnovato interesse, grazie all’attenzione del mercato per i protagonisti del dopoguerra italiano.
Il valore di ogni singola opera dipende da diversi fattori: la tecnica (olio su tela, acquaforte, litografia), il periodo di realizzazione, le dimensioni, la provenienza e la presenza di documentazione (certificati di autenticità, pubblicazioni in cataloghi, passaggi in aste pubbliche). Le tele di grandi dimensioni e quelle riferibili ai cicli più noti — nudi, paesaggi fluviali, nature morte degli anni Cinquanta — raggiungono generalmente le quotazioni più alte.
È pressoché impossibile fornire valori medi di mercato uniformi, in quanto opere particolarmente significative possono raggiungere quotazioni estremamente elevate. Per una valutazione accurata e aggiornata è sempre consigliabile rivolgersi a specialisti del settore.
Galleria d’Arte Pontiart seleziona e tratta opere di Giuseppe Ajmone. Su richiesta forniamo stime e valutazioni gratuite, comunichiamo prezzi, quotazioni e valori attuali di mercato. Se siete interessati ad acquistare o vendere opere dell’artista, contattateci: garantiamo massima riservatezza ed estrema professionalità.
