Giuseppe Novello

Giuseppe Novello pittore quadro dipinto piemontese

Biografia di Giuseppe Novello

Origini e formazione

Giuseppe Novello nacque a Codogno il 7 luglio 1897 in una famiglia della borghesia lombarda. Suo padre, Eugenio Novello, era direttore della Banca Popolare di Codogno, mentre sua madre, Antonietta Belloni, proveniva da una illustre famiglia di artisti lombardi: era sorella del pittore Giorgio Belloni e cugina di Piero Belloni Betti. Questo contesto familiare di grande sensibilità culturale e artistica avrebbe profondamente influenzato la formazione di Giuseppe.

Fin da giovanissimo mostrò un talento straordinario per il disegno e la pittura. Frequentò il Liceo Berchet di Milano, città dove si trasferì nel 1912 e dove visitava regolarmente lo studio dello zio pittore Giorgio Belloni, che incoraggiò le sue inclinazioni artistiche. Nonostante la sua naturale propensione verso l’arte, il padre lo indirizzò verso una carriera più rispettabile: nel 1920 si laureò in Giurisprudenza all’Università di Pavia con una tesi sui diritti d’autore nelle arti figurative, un tema che rispecchiava il suo autentico interesse per il mondo dell’arte.

Dopo la Grande Guerra, nella quale combatté come alpino della 46ª Compagnia del Battaglione Tirano, coinvolto anche nella tragica disfatta di Caporetto, Novello finalmente seguì la sua vera vocazione. Nel 1919 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove studiò pittura sotto la guida del maestro Ambrogio Alciati. Si laureò nel 1924, anno in cui partecipò all’esposizione di Brera vincendo il prestigioso Premio Fumagalli con il dipinto “Interno borghese”. Questo riconoscimento segnò l’inizio di una carriera straordinaria che avrebbe consolidato la sua fama nazionale.

Stile e tecnica

Lo stile di Giuseppe Novello è caratterizzato da una duplicità affascinante che lo accompagnò per tutta la carriera: da un lato il pittore dal sereno linguaggio naturalistico di derivazione postimpressionista, nel segno di Bonnard e Vuillard, con inflessioni chiariste e rarefatti accenti intimisti; dall’altro il disegnatore umoristico dal segno incisivo e dall’ironia sottile, penetrante ma mai brutale.

La sua tecnica pittorica si distingue per una straordinaria precisione nel disegno e una pennellata controllata che privilegia il dettaglio narrativo. I colori sono brillanti ma armonici, perfettamente calibrati per rendere l’eleganza e la mondanità dei suoi soggetti. La composizione è sempre meticolosamente studiata per guidare lo sguardo dello spettatore attraverso la scena, creando una lettura sequenziale che racconta una storia completa.

Novello era un maestro nel catturare espressioni, gesti e dettagli psicologici che definiscono il costume sociale del suo tempo. I suoi dipinti si caratterizzano per l’osservazione quasi antropologica della società borghese, con particolare attenzione a elementi quali acconciature, abiti, cappelli, ventagli e ambientazioni perfettamente ricostruite del gusto degli anni Trenta.

I molteplici aspetti della carriera artistica

La carriera di Giuseppe Novello si sviluppa lungo due percorsi paralleli e complementari. Come pittore, partecipò a tutte le principali manifestazioni espositive italiane: fu presente in quattro edizioni della Biennale di Venezia (1934, 1936, 1940, dove vinse il premio per il ritratto) e in numerose edizioni della Quadriennale di Roma. Partecipò inoltre alle esposizioni della Società della Permanente di Milano, dove frequentò il celebre cenacolo di artisti e intellettuali riuniti presso la Trattoria toscana Pepori in via Bagutta, insieme a personalità come Riccardo Bacchelli, Dino Buzzati, Paolo Monelli, Anselmo Bucci e Arturo Martini.

Come illustratore e cartoonista, Novello conquistò una fama nazionale attraverso la collaborazione con le principali riviste illustrate italiane. Dal 1925 collaborò con “L’Alpino”, il quindicinale dell’Associazione nazionale alpini, firmando le sue vignette satiriche con il numero “46” in omaggio al suo battaglione di guerra. Nel 1929 pubblicò il suo primo volume di vignette e racconti “La guerra è bella ma scomoda” presso l’editore Mondadori, con testo di Paolo Monelli. Continuò collaborando con periodici satirici importanti come “Guerin Meschino” e le pagine umoristiche di “Gazzetta del Popolo”.

A partire dal 1932, Novello realizzò tre importanti reportage per La Stampa, raccolti successivamente da editore Treves: un’indagine sulla ricerca dei “monumenti più brutti d’Italia” (1932), un tour gastronomico pubblicato come “Il ghiottone errante” (1934), e un itinerario turistico nelle principali località di villeggiatura del Nord Italia (1936). Negli anni Trenta la casa editrice Mondadori pubblicò i suoi volumi di vignette più celebri: “Il signore di buona famiglia” (1934) e “Che cosa dirà la gente?” (1937).

La Seconda Guerra Mondiale e il periodo del dopoguerra

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Novello fu richiamato alle armi nel V Reggimento Alpini. Combatté nella tragica campagna di Russia, distinguendosi nella celebre battaglia di Nikolajewka, per la quale ricevette la medaglia d’argento al valore sul campo. Dopo il rientro in Italia nel marzo 1943 e l’armistizio dell’8 settembre, venne fatto prigioniero a Fortezza e il giorno successivo fu deportato nel Lager per ufficiali italiani di Częstochowa. Da lì venne trasferito nei campi di Benjaminovo, Sandbostel e infine Wietzendorf, in Bassa Sassonia, dove trascorse due anni di prigionia.

Nella baracca dove restò rinchiuso insieme a compagni come Giovannino Guareschi, Roberto Rebora, Enzo Paci e Giuseppe Lazzati, realizzo moltissimi disegni umoristici, riuscendo con la sua straordinaria vis comica a mantenere alto il morale collettivo. Rifiutò categoricamente di aderire alla Repubblica di Salò. Durante la prigionia circolò addirittura la notizia della sua morte, e sulla stampa italiana fiorirono i necrologi. Suo grande malgrado, Novello tornò in patria vivo e vegeto pochi mesi dopo, evento che Dino Buzzati commentò con ironia: “Il redivivo che si gode i propri elogi funebri è abbastanza novelliano”.

Nel dopoguerra Novello raggiunse il culmine della sua fama. A partire dal 1948 iniziò una straordinaria collaborazione settimanale con La Stampa che durò fino al 1965, durante la quale pubblicò le sue vignette di satira di costume più celebri e penetranti. Negli anni Cinquanta e Sessanta continuò a pubblicare volumi di vignette: “Dunque dicevamo” (1950), “Sempre più difficile” (1957) e “Resti fra noi” (1967). La sua satira puntuale e tagliente rappresentava con straordinaria perspicacia la classe borghese italiana, con le sue manie, le sue miserie e le sue contraddizioni.

Temi e soggetti ricorrenti

Giuseppe Novello è celebre soprattutto per le scene di vita borghese italiana: salotti eleganti con conversazioni tra signore, momenti familiari intimi, caffè letterari e cosmopoliti, spiagge mondane di villeggiatura. Le sue opere catturano il costume italiano con straordinaria precisione sociale e ironia sottile, offrendo una documentazione visiva quasi antropologica della società borghese tra le due guerre e nel dopoguerra.

Le figure femminili sono protagoniste assolute nella sua opera: signore eleganti e sofisticate, ragazze di buona famiglia, mondine in villeggiatura, donne di società. I dettagli sono maniacali e descrittivi: dalle acconciature agli abiti dalle linee raffinate, dai cappelli elaborati ai ventagli eleganti, dalle pose affettate ai gesti rivelatori. Ogni elemento contribuisce a costruire una narrazione sociale coerente e ironicamente consapevole del gusto borghese dell’epoca.

Gli uomini che popolano le sue scene sono altrettanto caratteristici: commendatori distinti, avvocati e notai, pittori tronfi, cantanti d’opera, ragionieri in cerca di dote, vecchi garibaldini nostalgici, tenori sfiatati, figli ripetenti. La varietà dei personaggi ritratti consente a Novello di costruire una visione complessiva e sfaccettata della società italiana del suo tempo.

Ultimi anni e eredità artistica

Nel 1978, in occasione dei 200 anni della Scala di Milano, Novello pubblicò il volume illustrato “Coda al loggione” con presentazione di Nino Rota, dedicato al teatro e al melodramma, presso l’editore Ponte Rosso. Nel 1987, in occasione dei suoi 90 anni, la casa editrice Archinto pubblicò una raccolta delle sue famose “Cartoline-lametta”, le spiritose cartoline postali che Novello aveva inviato nel corso degli anni a parenti e amici.

All’inizio degli anni Settanta, Novello collaborò attivamente al riordino del lascito di Carlo Lamberti, che costituì il primo nucleo del Museo di Codogno. A questa istituzione donò generosamente alcuni dei suoi dipinti migliori, nonché opere appartenenti alla sua famiglia, come i dipinti dello zio Giorgio Belloni e del cugino Giorgio Belloni Betti, oltre a disegni caricaturali dell’avo materno Alessandro Bertamini.

Nel 1984 il Comune di Milano gli conferì la civica benemerenza “Ambrogino d’oro” in riconoscimento dell’eccezionale contributo dato all’arte e alla cultura italiana. Novello continuò la sua attività artistica con la stessa lucidità e ironia per tutta la vita, mantenendo intatta la capacità di osservare e rappresentare il costume contemporaneo con acutezza critica.

Giuseppe Novello morì a Codogno il 2 febbraio 1988, nella casa dove era nato novant’anni prima. L’1 maggio dello stesso anno, nella sua città natale, venne inaugurata la sala a lui dedicata presso la Raccolta d’arte Lamberti. Oggi è riconosciuto internazionalmente come uno dei più grandi pittori di costume italiano del Novecento e come un pioniere della satira di costume nel nostro Paese. Le sue opere adornano le raccolte dei principali musei italiani e di importanti collezioni private, costituendo una documentazione visiva inestimabile della società borghese italiana del XX secolo.

Stile e tecnica artistica

La specificità dell’approccio stilistico di Novello risiede nella felice combinazione tra la lezione naturalistica postimpressionista e l’incisività del linguaggio satirico. Il suo disegno è sempre di straordinaria precisione e la pennellata controllata privilegia il dettaglio narrativo e il valore documentario dell’opera. I colori sono sempre brillanti ma armonici, perfettamente calibrati per valorizzare l’eleganza dei soggetti rappresentati e la mondanità delle ambientazioni.

La composizione è invariabilmente studiata con grande cura per guidare lo sguardo dello spettatore attraverso la scena, creando un percorso di lettura sequenziale che racconta una storia completa. Questo approccio narrativo-descrittivo distingue profondamente Novello da altri pittori contemporanei e lo avvicina al linguaggio della grande tradizione illustrativa italiana.

Opere principali

Le opere di Giuseppe Novello comprendono dipinti a olio, tempere, disegni e incisioni. Tra le sue creazioni più significative figurano numerose scene di vita borghese che documentano il costume italiano tra le due guerre e nel dopoguerra. Suoi lavori sono presenti nei musei più importanti d’Italia, incluso il Museo Revoltella di Trieste, che conserva l'”Autoritratto” realizzato a pastello nel 1919 e il “Ritratto di Antonietta Belloni Novello” della madre del 1926.

I suoi cartoni satirici più celebri includono le serie pubblicate nei volumi “La guerra è bella ma scomoda” (1929), “Il signore di buona famiglia” (1934), “Che cosa dirà la gente?” (1937), “Dunque dicevamo” (1950), “Sempre più difficile” (1957) e “Resti fra noi” (1967). Queste opere rappresentano il vertice della satira di costume italiana e costituiscono una testimonianza irripetibile del gusto e dei costumi sociali dell’Italia novecentesca.

Mercato e quotazioni delle opere

Il mercato di Giuseppe Novello è tra i più attivi e apprezzati della pittura italiana del Novecento, con una forte domanda soprattutto per le scene di costume borghese di buona conservazione. L’apprezzamento per Novello è cresciuto significativamente negli ultimi decenni, riflettendo il riconoscimento critico del suo straordinario valore artistico e documentario.

I dipinti a olio di fascia bassa, come piccoli studi preparatori e bozze, si collocano generalmente tra 2.000 e 4.000 euro. Le opere di fascia media, scene di vita borghese di buona qualità con formato medio, si attestano tra 5.000 e 10.000 euro. I dipinti di fascia alta, grandi composizioni mondane firmate, opere espositive o con pedigree museale documentato, raggiungono valori tra 15.000 e 35.000 euro.

Le opere su carta, inclusi disegni satirici originali, tempere preparatorie e studi grafici, presentano valutazioni generalmente comprese tra 1.000 e 3.000 euro. I fattori determinanti per la valutazione includono la qualità descrittiva, la complessità della composizione, la precisione dei dettagli di costume, la presenza di firma leggibile, il pedigree espositivo, la provenienza documentata, e in particolare lo stato di conservazione.

Per le opere con storia espositiva alle Biennali di Venezia o alle Quadriennali di Roma, i valori tendono a posizionarsi nella fascia superiore. Le grandi scene di spiagge mondane e salotti eleganti con documentazione espositiva rappresentano attualmente i risultati più significativi nel mercato delle aste.

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