Biografia di Giuseppe Uncini
Formazione e trasferimento a Roma
Giuseppe Uncini nasce a Fabriano il 31 gennaio 1929. Dopo i primi anni di formazione nella sua città natale, frequenta l’Istituto d’Arte di Urbino e nel 1953, su esortazione dello scultore conterraneo Edgardo Mannucci, si trasferisce a Roma, ospite del suo studio. Questo ambiente si rivela fondamentale: Uncini entra in contatto con alcune delle personalità più influenti dell’arte italiana e internazionale presenti nella capitale — tra cui Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Afro, Mirko Basaldella, Corrado Cagli, Ettore Colla, Giulio Turcato, Franco Gentilini, Pericle Fazzini e il poeta e critico Emilio Villa. La frequentazione degli studi di Burri e Mannucci segna in modo indelebile la sua visione della materia e della costruzione.
Nel 1955 esordisce alla VII Quadriennale Nazionale d’Arte al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e due anni dopo espone per la prima volta in Germania alla collettiva Abstrakte Italienische Kunst di Francoforte sul Meno, primo segnale di un’attenzione internazionale che crescerà nel corso degli anni.
Le Terre e la svolta dei Cementarmati
Tra il 1956 e il 1957 Uncini avvia il ciclo delle Terre: pitture polimateriche dal linguaggio informale, realizzate con tufi, sabbia, cenere, calce e pigmenti su supporti come cartoni, masonite e cellotex. Si tratta di un’indagine profonda sulla materia povera, ancora prossima al clima dell’Art Informel romano.
La vera svolta arriva tra il 1957 e il 1958, con la creazione dei primi Cementarmati: rilievi in cemento grezzo sostenuto da reti e tondini di ferro, opere in cui la struttura portante non viene celata ma esibita, resa protagonista estetica. Il primo esemplare documentato, il cosiddetto Primocementarmato (1958–59), è una tavoletta di cemento grezzo rinforzato da rete e ferri, manifesto eloquente di un passaggio decisivo: dalla produzione classica del quadro all’entità oggettuale, a un manufatto non rappresentativo bensì autosignificante e autoportante. Eleggendo il cemento — materiale dell’architettura e dell’edilizia italiana del dopoguerra — a elemento artistico, Uncini intende superare la dicotomia tra materia e forma, tra pittura e scultura.
Il Gruppo Uno e la maturità artistica
Nel 1962 Uncini è tra i fondatori del Gruppo Uno, costituito formalmente nel 1963 insieme a Gastone Biggi, Nicola Carrino, Nato Frascà, Achille Pace e Pasquale Santoro. Il gruppo si contrappone alla ricerca Informale proponendo un’arte legata alla percezione e alla funzione sociale dell’artista; pubblica un manifesto e organizza una serie di mostre collettive. Il Gruppo Uno si scioglierà nel 1967.
In questi anni Uncini partecipa con la cosiddetta Giovane Scuola Romana — insieme a Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano e Francesco Lo Savio — a un clima di rinnovamento che segna la scena artistica capitolina. La sua prima importante mostra personale si tiene nel 1961 alla Galleria l’Attico di Roma.
Tra il 1960 e il 1962 i Cementarmati raggiungono uno sviluppo tridimensionale e verticale, con opere come Traliccio (1960–61) e Cementarmato T verticale-orizzontale (1962), in cui la dialettica geometrica tra cemento e tondino di ferro alleggerisce e dinamizza le strutture. Dal 1962 al 1965 segue la serie dei Ferrocementi, in cui il cemento diventa così liscio da perdere quasi la sua qualità materica, lasciando al tondino di ferro il ruolo di protagonista assoluto.
Nel 1965 avvia il ciclo delle Strutture spazio, presentato alla XXXIII Biennale di Venezia nel 1966. Negli anni successivi esplora il tema dell’ombra con le serie Mattoni (1969–72) e Ombre, in cui la struttura architettonica dialoga con la propria ombra, resa a sua volta volume e presenza fisica.
Dagli anni Settanta agli anni Novanta: Dimore e Spazi di ferro
Nel 1979 Uncini avvia il ciclo delle Dimore (presentato nel 1980 allo Studio Marconi di Milano e alla Galleria Rondanini di Roma): sculture-contenitori in cemento percorse da grafie geometriche, pensate come cavità dense di valenza architettonica. Archi, soglie invalicabili, fughe prospettiche solo disegnate, volumetrie nude con colorazioni monocrome: il repertorio visivo delle Dimore rivela una vocazione spiccatamente architettonica. La serie, che impegna Uncini fino al 1986, include il noto intervento di arte pubblica Porta del Sole per i caduti di Gibellina (1981–83).
Nel 1984 Uncini è nuovamente presente alla Biennale di Venezia con una sala personale. Dal 1987 al 1996 sviluppa gli Spazi di ferro, in cui fitti reticoli metallici raccordano ampi volumi cementizi, articolando in modo inedito il dialogo tra pieno e vuoto, tra struttura e spazio. Nel 1990 partecipa alla rassegna L’Altra Scultura a Madrid, Barcellona e Darmstadt.
Ultimi anni e consacrazione internazionale
Negli anni Novanta e nei primi anni Duemila Uncini approfondisce il dialogo tra scultura e architettura con i cicli Spazicemento, Muri di cemento e, dal 2004, Architetture, opere di dimensioni monumentali e spiccato carattere architettonico. Nel 1999 le sue opere vengono esposte al PS1 di New York nell’ambito della mostra Minimalia. Nel 2001 una grande retrospettiva si tiene alla Städtische Kunsthalle di Mannheim. Nel 2002 due importanti personali vengono allestite a Milano, alla Galleria Christian Stein e alla Galleria Giò Marconi. In parallelo, tra il 2002 e il 2003, sperimenta la tecnica orafa della fusione a cera persa, realizzando gioielli in oro, argento e brillanti.
Nel 2008, in occasione della Fiera di Bologna, viene presentato al pubblico il Catalogo Ragionato dell’opera di Giuseppe Uncini, a cura di Bruno Corà e Annamaria Maggi, pubblicato da Silvana Editoriale. Nello stesso anno Uncini inizia il nuovo ciclo degli Artifici e riceve la commissione per Epistylium (2007–2009), la sua ultima opera monumentale: una scultura in calcestruzzo armato alta oltre sei metri destinata al Parco delle Sculture del MART di Rovereto.
Giuseppe Uncini muore improvvisamente nella notte tra il 30 e il 31 marzo 2008, nella sua casa-studio di Trevi (Perugia), all’età di 79 anni. Dal 2012 la casa-studio di Trevi è sede dell’Archivio Opera Giuseppe Uncini. Nel 2019 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma gli ha dedicato una grande retrospettiva.
Stile e tecnica
Il tratto più rivoluzionario di Uncini risiede nell’uso sistematico di materiali industriali — cemento armato, ferro, rete metallica, lamiera — a un’epoca in cui tali materiali erano impiegati esclusivamente nell’edilizia e considerati improbabili in ambito artistico. Attraverso questi materiali Uncini ha rivoluzionato profondamente la tecnica scultorea, assorbendo procedure ingegneristiche complesse rese visibili nelle superfici non trattate, che portano i segni dei processi produttivi: le impronte delle casseforme, le tracce dei ferri strutturali.
La sua poetica si fonda sulla tensione tra materia e struttura, tra pieno e vuoto, tra il peso visibile del cemento e la leggerezza grafica del tondino di ferro. Le opere non rappresentano nulla di esterno: sono oggetti autosignificanti, autoportanti, in cui il principio costruttivo è al contempo metodo e contenuto. Questo approccio ha esercitato un’influenza riconosciuta sia sulla Minimal Art americana sia sull’Arte Povera italiana, collocando Uncini tra i precursori delle neoavanguardie internazionali.
Nel corso della sua lunga carriera Uncini ha sviluppato una ricerca coerente e articolata in cicli ben definiti — dalle Terre ai Cementarmati, dai Ferrocementi alle Strutture spazio, dalle Dimore agli Spazi di ferro, fino agli Spazicemento, alle Architetture e agli Artifici — ciascuno dei quali approfondisce in modo nuovo il rapporto tra scultura e spazio, tra costruzione e percezione.
Opere principali
- Primo Cementarmato (1958–59): opera fondativa, tavoletta in cemento grezzo con rete e ferri, oggi punto di riferimento per la storiografia dell’arte italiana del dopoguerra.
- Cementarmato lamiera (1959): cemento, lamiera e ferro, cm 121×196, collezione privata; tra le opere più citate nei cataloghi critici.
- Traliccio (1960–61): cemento e ferro, cm 210×79×73, conservato al MART di Rovereto (VAF-Stiftung); esemplare maturo del ciclo dei Cementarmati tridimensionali.
- Strutture spazio (dal 1965): presentate alla XXXIII Biennale di Venezia del 1966, rappresentano il passaggio verso una scultura sempre più dialogante con lo spazio circostante.
- Porta del Sole per i caduti di Gibellina (1981–83): intervento di arte pubblica, tra le opere più note del ciclo Dimore.
- Spazi di ferro n. 15 (1989) e Spazi di ferro n. 125 (1992, alla XII Quadriennale Nazionale d’Arte): apice del ciclo degli Spazi di ferro.
- Epistylium (2007–2009): scultura in calcestruzzo armato, oltre sei metri di altezza, Parco delle Sculture del MART di Rovereto; ultima opera monumentale dell’artista.
Le opere di Uncini sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il MART di Rovereto, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAM) di Roma, il MACRO di Roma e il CIAC di Foligno, oltre a numerose collezioni internazionali.
Mercato e quotazioni di Giuseppe Uncini
Il mercato di Giuseppe Uncini è stabile e in costante rivalutazione, sostenuto dall’interesse crescente per la scultura italiana del secondo Novecento, dalle retrospettive istituzionali e dalla solidità del catalogo ragionato pubblicato nel 2008. La sua figura di precursore — riconosciuta in relazione sia alla Minimal Art americana sia all’Arte Povera italiana — lo colloca in una posizione di rilievo nel panorama del collezionismo internazionale.
Sculture in cemento e ferro
Le opere tridimensionali — Cementarmati, Ferrocementi, Spazi di ferro, Spazicemento e Architetture — rappresentano la parte più significativa e ricercata della produzione di Uncini. Le quotazioni per sculture di medie dimensioni variano tra 5.000 e 10.000 euro, mentre i lavori monumentali o di grande provenienza possono superare 80.000 euro. Il record d’asta per Giuseppe Uncini supera i 100.000 euro per una grande scultura in cemento e ferro degli anni Sessanta. Altre opere di rilievo, appartenenti ai cicli Cementarmati e Strutture, sono state aggiudicate tra 40.000 e 70.000 euro.
Opere su carta e disegni
I disegni, gli acquarelli e gli studi preparatori di Uncini — spesso a matita, tecnica mista o acquarello — sono molto apprezzati dai collezionisti e dalle gallerie specializzate, anche per la loro capacità di documentare il processo creativo. Le quotazioni si collocano tra 500 e 2.000 euro, con picchi per i fogli legati ai cicli più noti come i Cementarmati e le Strutture spazio. Anche i disegni e i lavori su carta di alta qualità hanno registrato un costante incremento di valore negli ultimi anni.
Opere grafiche e multipli
Le opere grafiche di Uncini — incisioni, serigrafie e multipli firmati — offrono un accesso al mercato a valori accessibili, compresi tra 400 e 1.500 euro, e rappresentano un’opportunità per i collezionisti che si avvicinano per la prima volta alla sua produzione.
Valutazioni e quotazioni gratuite
La nostra galleria offre valutazioni gratuite e riservate delle opere di Giuseppe Uncini. Puoi inviarci fotografie fronte e retro, misure, tecnica, anno e documentazione disponibile. Le stime vengono effettuate considerando lo stato di conservazione, la provenienza e l’andamento del mercato internazionale.
Siamo interessati all’acquisto diretto di sculture, disegni e opere su carta di Uncini. Offriamo pagamento immediato, massima riservatezza e assistenza completa per la verifica e l’autenticazione delle opere.
Archivio delle opere di Giuseppe Uncini
Le opere di Uncini possono essere autenticate e archiviate presso l’Archivio Opera Giuseppe Uncini, con sede nella casa-studio dell’artista a Trevi dal 2012. Per richiedere l’archiviazione è necessario predisporre fotografie in alta risoluzione (fronte e retro), misure esatte, tecnica e documentazione di provenienza. La nostra galleria offre assistenza nella preparazione della documentazione e nella gestione delle pratiche di archiviazione, sia in formato digitale che cartaceo.
Domande Frequenti
Quanto vale una scultura di Giuseppe Uncini?
Le sculture in cemento e ferro di media dimensione valgono tra 5.000 e 10.000 euro, con punte significativamente più alte per opere storiche, di grandi dimensioni o con importante provenienza museale o galleriistica.
Le opere su carta di Uncini hanno mercato?
Sì, i disegni, gli acquarelli e i progetti sono molto ricercati e possono raggiungere fino a 2.000 euro, specialmente se legati ai cicli principali come i Cementarmati o le Strutture spazio.
Come posso vendere un’opera di Giuseppe Uncini?
Puoi inviarci foto e dati tecnici via email o WhatsApp. Riceverai una valutazione gratuita e riservata nel più breve tempo possibile. In caso di acquisto, garantiamo pagamento immediato e totale discrezione.
Come si autentica un’opera di Giuseppe Uncini?
Le opere vengono autenticate tramite l’Archivio Opera Giuseppe Uncini di Trevi. La nostra galleria supporta i collezionisti in tutte le fasi della procedura di archiviazione e autenticazione.
