Juana Romani

Juana Romani pittrice quadro dipinto orientalista

Biografia di Juana Romani

Origini e infanzia

Juana Romani nacque il 30 aprile 1867 a Velletri, nei Castelli Romani, con il nome di Giovanna Carolina Carlesimo. Figlia di Giacinto Carlesimo e di Manuela Schiavi, crebbe in una famiglia segnata fin dai primissimi anni da un destino avverso: il padre, datosi al brigantaggio, abbandonò moglie e figlia già nel 1868, lasciandole in condizioni di grande precarietà. La madre Manuela, sarta analfabeta ma di carattere fiero, trovò impiego presso la famiglia Romani, uno dei casati più agiati di Velletri, stringendo una relazione con Temistocle Romani. Fu questa svolta familiare a cambiare per sempre il destino della piccola Carolina.

Nel 1877, quando Carolina aveva appena dieci anni, la madre e il nuovo compagno decisero di trasferirsi a Parigi, stabilendosi inizialmente nel Quartiere Latino. In quel crogiolo cosmopolita e artisticamente fertile, la giovane Carlesimo fu presto avviata al mestiere di modella nelle grandi accademie d’arte della capitale francese, un percorso allora comune per le ragazze di origine italiana, apprezzatissime dagli artisti parigini per i loro lineamenti mediterranei.

Da modella a pittrice: la formazione a Parigi

Filippo Colarossi, fondatore dell’omonima Académie Colarossi, colse immediatamente il potenziale di Carolina e la invitò a studiare e lavorare nella sua scuola, uno dei pochi istituti dell’epoca aperti alle donne, seppur con rette doppie rispetto a quelle maschili. Qui la giovane posò per alcuni tra i più grandi artisti dell’epoca: lo scultore Alexandre Falguière (per il quale fu modella nella celebre scultura Diana the Huntress presentata al Salon del 1884), Carolus-Duran, Victor Prouvé, Jean-Jacques Henner e Ferdinand Roybet, che divennero i suoi principali maestri e mentori.

Con Henner e Roybet Carolina instaurò un rapporto privilegiato che andò ben oltre la posa: frequentò il loro atelier, osservò le loro tecniche pittoriche, apprese i segreti del colore e del chiaroscuro. Jean-Jacques Henner le trasmise la sua tavolozza morbida e luminosa, quella capacità di far emergere i volti da fondali scuri con una luce quasi soprannaturale; Ferdinand Roybet le insegnò la resa virtuosistica delle stoffe ricche e ornamentate e l’arte del grande ritratto di rappresentanza.

Nel 1887 Carolina prese la decisione definitiva di abbandonare la professione di modella per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Scelse per sé il nome d’arte di Juana Romani — lo pseudonimo è ispirato alla variante spagnola del suo secondo nome, «Giovanna», e alla famiglia che l’aveva accolta — in omaggio anche alla sua ammirazione per Velázquez. Nel 1888 adottò ufficialmente questo nome con cui sarebbe entrata nella storia dell’arte.

Il debutto al Salon e l’ascesa nella Belle Époque

Il 14 aprile 1888, all’età di ventuno anni, Juana Romani espose per la prima volta al Salon della Société des Artistes Français con l’acquarello La Gitane, riscuotendo un immediato consenso di pubblico, pur con qualche riserva della critica ancora legata ai suoi maestri. Iniziava così una carriera folgorante che la avrebbe portata, nel giro di pochi anni, a essere considerata la ritrattista per eccellenza del bel mondo parigino.

Espose regolarmente al Salon degli Artisti Francesi dal 1888 al 1904, presentando ogni anno nuove tele che conquistavano critica e collezionisti. Nel 1889, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, uno dei suoi ritratti ottenne una medaglia d’argento, consacrandola definitivamente nel panorama artistico internazionale. Il periodo tra il 1893 e i primi anni del Novecento rappresentò l’apice del suo successo, con una critica unanimemente favorevole e commissioni da ogni angolo d’Europa. Nel 1896 Louis Gonse, sulla rivista Le Monde moderne, arrivò a scrivere che la giudicava più capace del suo stesso maestro Roybet.

Il suo successo fu tale da trasformarla in una vera e propria celebrità della Belle Époque: la sua immagine fu associata a campagne pubblicitarie di prodotti di lusso — dai profumi Lenthéric ai colori Lefranc, dal vino Mariani ai grandi magazzini Samaritaine — e la sua frequentazione includeva personalità come Antoine Lumière, al quale impartì lezioni di pittura, e il celebre Giovanni Boldini. Partecipò all’Esposizione Universale del 1900 e alla IV Biennale di Venezia del 1901, nonché alla II Esposizione Internazionale Femminile di Belle Arti di Torino nel 1913.

Nel 1901 donò 5.000 lire alla scuola d’arte della sua città natale, Velletri, che quattro anni dopo fu ufficialmente ribattezzata in suo onore «Scuola d’Arte Juana Romani». Fu inclusa tra le artiste più note della sua generazione in fondamentali repertori internazionali come Women in the Fine Arts di Clara Clement (1904) e Women Painters of the World di Walter Sparrow (1905).

Il declino e la tragica fine

Già dal 1903 Juana Romani iniziò a manifestare gravi disturbi psichici, attribuiti dai contemporanei anche all’amarezza per il mancato riconoscimento in Italia. La carriera si interruppe bruscamente: internata a Ivry-sur-Seine nel 1906, poi trasferita a Sainte-Anne e infine a Suresnes, trascorse gli ultimi anni in manicomio, dove riprese il nome anagrafico di Giovanna Carolina Carlesimo e fu ridotta a un numero di matricola. Alla morte del suo compagno Ferdinand Roybet nel 1920, che aveva gestito i suoi beni come amministratore giudiziario, la sua situazione precipitò ulteriormente. La sua collezione di opere — tra cui tele di Roybet, Henner, Vollon e Delacroix — fu venduta per pagare le rette di degenza.

Juana Romani morì il 13 giugno 1923 nella casa di cura di Suresnes, poco prima che i suoi beni venissero messi all’asta nel 1924. Un destino tragico, simile a quello di Camille Claudel, internata nella stessa struttura di Ville-Évrard prima di lei. Oggi è riconosciuta come una delle pittrici più importanti della Belle Époque e dell’arte italiana di fine Ottocento.

Stile e tecnica

Lo stile di Juana Romani è tra i più raffinati e immediatamente riconoscibili dell’accademismo internazionale di fine Ottocento. La sua pittura affonda le radici nella grande tradizione italiana cinquecentesca — Tiziano, Tintoretto, Giorgione, Velázquez — e nella lezione diretta dei suoi maestri parigini.

Da Henner Romani ereditò la capacità di costruire fondali scuri, quasi caravaggeschi, da cui i volti emergono illuminati da una luce morbida e penetrante, con una tavolozza di toni freddi e rarefatti. Da Roybet mutuò l’amore per le stoffe lussuose e ornamentate, i broccati, i velluti, i ricami: elemento questo che divenne una vera e propria firma stilistica. Nel corso della carriera, tuttavia, la critica stessa riconobbe che Romani aveva superato i suoi maestri, comparandola addirittura a Velázquez per la resa mimetica e illusionistica dei tessuti.

Una caratteristica tecnica distintiva era la sua abitudine di dipingere direttamente sulla tela, senza disegno preparatorio, seguendo l’esempio dei grandi maestri veneti. Questa libertà gestuale conferisce alle sue tele una spontaneità e una freschezza insolite rispetto all’accademismo più rigido del tempo.

I soggetti principali sono figure femminili forti e sensuali: eroine bibliche come Salomé (1898), Giuditta (1891 e 1894) ed Erodiade (1890); personaggi letterari e storici come Giovanna d’Arco (1893), Bianca Capello (1892), Desdemona (1903), Angelica; figure allegoriche e ritratti di donne dell’alta società parigina come la principessa Joachim Murat, la duchessa di Palmella e la contessa di Briche. Romani conferiva spesso a questi soggetti i propri tratti fisionomici, in un costante dialogo tra identità personale e rappresentazione artistica.

Alcune espressioni ricordano i volti ambigui di Leonardo e le femmes fatales dei Preraffaelliti, mentre la sensualità controllata e il fondo scuro rimandano alla lezione caravaggesca. Il cromatismo è ricco e opulento: incarnati opalini, vesti di cremisi e oro, gioielli scintillanti su fondali scuri creano un’atmosfera di lusso enigmatico perfettamente in linea con il gusto simbolista e decadente della fine del XIX secolo.

Tra le opere più celebri si ricordano: Pensierosa (1894), che ottenne un successo clamoroso al Salon per la sua straordinaria qualità cromatica; Mina da Fiesole (1899), in cui l’artista reinterpreta il celebre scultore quattrocentesco come figura femminile; Tizianella (1902), autoritratto nelle vesti del figlio di Tiziano Vecellio; e la Giovana Orientale (1895–1898), oggi conservata al Museo di Belle Arti di Buenos Aires.

Mercato e quotazioni

Il mercato di Juana Romani è internazionale e in crescita, alimentato dal rinnovato interesse della critica e del collezionismo per le pittrici dell’Ottocento e per le protagoniste dimenticate della Belle Époque. Le grandi retrospettive degli ultimi anni — a Velletri nel 2017–2018 e al Musée Roybet Fould di Courbevoie nel 2021 — hanno contribuito in modo significativo a riportare l’attenzione su questa straordinaria artista, stimolando la domanda da parte di collezionisti europei, americani e sudamericani.

Il valore delle opere è strettamente legato al soggetto, alle dimensioni e alla qualità tecnica. I ritratti femminili con ricche stoffe e dettagli decorativi rappresentano la categoria più ambita e quotata. Occorre inoltre tenere presente che Romani non firmava la totalità delle sue opere, rendendo l’attribuzione un elemento determinante nella valutazione.

I dipinti a olio di fascia bassa, come piccoli studi, bozze preparatorie o ritratti secondari, si collocano generalmente tra 1.500 e 3.000 euro.

Le opere di fascia media, ritratti femminili di buona qualità e figure in costume, si attestano tra 4.000 e 7.000 euro.

I dipinti di fascia alta, ritratti di alta società, figure bibliche o letterarie importanti, opere esposite al Salon, raggiungono valori tra 12.000 e 25.000 euro.

Le opere su carta, quali disegni, acquarelli e pastelli, presentano valutazioni generalmente comprese tra 700 e 1.500 euro.

Record d’asta

I risultati più significativi provengono da ritratti di aristocrazia parigina e figure femminili esposte al Salon, coerenti con la fascia alta del mercato delle pittrici ottocentesche. I ritratti di signore notabili e le grandi composizioni a tema storico-letterario tendono a spuntare le quotazioni più elevate, soprattutto quando accompagnati da documentazione provenienza e storico-espositiva.

Valutazioni e acquisti

Valutazioni gratuite delle opere di Juana Romani

Offriamo valutazioni gratuite per opere attribuite a Juana Romani. Il nostro processo di valutazione considera elementi fondamentali quali la raffinatezza tecnica dell’esecuzione, il soggetto (ritratto di alta società, figura letteraria o biblica, studio), la presenza e la leggibilità della firma, la storia espositiva legata al Salon, lo stato di conservazione e la provenienza documentata. La firma di Romani presenta diverse varianti — da Carolina Carlesimo di Casalvieri ai primi lavori, fino alla firma definitiva Juana Romani — rendendo la perizia attributiva un passaggio indispensabile.

Acquisto e vendita di opere di Juana Romani

Assistiamo collezionisti privati, eredi e istituzioni nell’acquisto e nella vendita di opere di Romani, con un approccio professionale e trasparente che valorizza la sua importanza nella storia dell’arte italiana e nella pittura europea di fine Ottocento. Il nostro team è in grado di seguire l’intero processo, dalla valutazione preliminare alla gestione della transazione.

Archivio e attribuzione delle opere

L’attribuzione delle opere di Juana Romani richiede competenze specifiche: la pittrice non firmava sistematicamente le sue tele e alcune sue opere circolano ancora sotto il nome dei suoi maestri, in particolare Henner. L’analisi stilistica, la comparazione con le opere documentate e lo studio della provenienza sono strumenti fondamentali per una corretta attribuzione. Pontiart si avvale di consulenti specializzati per supportare collezionisti e istituzioni in questo delicato processo.