Lino Perissinotti

Lino Perissinotti pittore quadro dipinto paesaggista

Biografia di Lino Perissinotti

Origini e formazione

Lino Perissinotti nacque a Oderzo (Treviso) il 24 giugno 1897, in una famiglia del Veneto che lo vide manifestare fin da bambino una straordinaria inclinazione per il disegno e il colore. Quella passione precoce lo indusse presto ad abbandonare i regolari percorsi scolastici per dedicarsi esclusivamente all’arte. Decisivo fu l’incoraggiamento del pittore Ettore Tito, che nelle sue prime prove riconobbe una sensibilità non comune e lo spinse a proseguire con determinazione. Presentatosi agli esami come privatista — autodidatta di formazione — si diplomò nel 1914 all’Accademia di Belle Arti di Bologna, avviando così una carriera che avrebbe attraversato le stagioni più turbolente del Novecento italiano.

Negli anni immediatamente successivi al diploma iniziò a insegnare presso la Scuola Normale di Padova, prima di essere chiamato a partecipare alla Prima Guerra Mondiale come soldato semplice — rifiutando per convinzione ideologica qualsiasi grado militare superiore. Tornato dal conflitto, trascorse un primo periodo a Roma, dove nel 1920 inaugurò la sua prima mostra personale presso la Galleria Giosi, ricevendo favorevoli riscontri dalla critica. Ritornato a Piazzola sul Brenta, luogo dell’infanzia, si dedicò intensamente alla pittura di figura, utilizzando come modelli gli operai delle fabbriche locali, in sintonia con quella sensibilità umanitaria e socialista che avrebbe caratterizzato la sua poetica per anni.

Gli anni dell’insegnamento e l’impegno antifascista

Dal 1920 al 1923 Perissinotti insegnò tra Vicenza e Verona, prima di trasferirsi a Ferrara, dove la sua militanza politica antifascista divenne sempre più esplicita. Il netto rifiuto di iscriversi al Partito Fascista lo costrinse a dimettersi dall’insegnamento nel 1926. Fu proprio in quell’anno che ottenne uno dei riconoscimenti più importanti della sua carriera: l’invito alla XV Biennale di Venezia, dove espose Dopo lo schianto, oggi conservato nel Museo Civico di Vicenza. L’opera, pur richiamando la struttura compositiva de I giocatori di carte di Cézanne, rivelava già quella ricerca autonoma sulla forma e sulla struttura pittorica che avrebbe distinto Perissinotti dai suoi contemporanei.

Nel 1927 il dipinto Un cieco di guerra — concepito dall’artista come una critica all’interventismo e alla guerra in generale — venne selezionato dall’Istituto Propaganda Arte di Bologna per essere riprodotto in migliaia di esemplari, travisandone completamente il messaggio originario. L’episodio è emblematico della distanza esistente tra la visione etica dell’artista e le strumentalizzazioni del regime.

Il periodo romano (1933–1936)

Nel 1933 Perissinotti si stabilì a Roma, inaugurando quella che la critica considera la fase artisticamente più interessante della sua produzione. L’abbandono quasi totale della pittura di figura in favore del paesaggio urbano fu anche un atto di opposizione culturale: mentre la pittura ufficiale del Novecento di regime esaltava la figura umana come cardine retorico, Perissinotti sceglieva deliberatamente i margini della città. Si aggirava nelle periferie romane, dove alberi, caseggiati bassi e acquedotti si fondevano con capannoni e ciminiere, documentando i segni nascenti dell’industrializzazione capitolina.

In quegli anni la sua ricerca si avvicinò alle posizioni della Scuola romana, con affinità evidenti con Mario Mafai e Fausto Pirandello, pur mantenendo una voce del tutto personale. Il critico Giuseppe Pensabene ne riconobbe nel 1934 «il colore sobrio e costruttivo» e l’«amore per la composizione serrata», cogliendo quella intenzione antinaturalistica e quasi metaforica che avvicina Perissinotti al Realismo Magico e ad alcune esperienze di Cagnaccio di San Pietro. Nel 1935 fu invitato alla II Quadriennale di Roma, alla quale tornò anche nel 1939 e nel 1943.

Il periodo ligure e la maturità artistica

Nel 1936, affascinato dal paesaggio della Riviera di Levante, Perissinotti si trasferì in Liguria, stabilendosi dapprima a Lavagna — città dove aveva vissuto a lungo anche Gaetano Previati, di cui Perissinotti si fece promotore di una lapide commemorativa — e in seguito, nel 1952, definitivamente a Chiavari. Quello stesso anno riprese l’attività di insegnamento, dopo essere riuscito a far eliminare il proprio fascicolo politicamente compromettente presso il Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1942 fu nominato Accademico di merito dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, riconoscimento di grande prestigio per la sua carriera.

Durante la Seconda Guerra Mondiale non rimase in disparte: partecipò attivamente alla Resistenza, divenendo membro del C.L.N. di Lavagna nel 1945. Terminato il conflitto, riprese il suo impegno artistico con rinnovata energia, venendo invitato nel 1948 alla V Quadriennale romana e alla XXIV Biennale di Venezia.

Gli ultimi anni e la morte

A partire dagli anni Cinquanta gravi problemi di salute cominciarono a limitare la sua attività. Nonostante una vita sempre più ritirata, Perissinotti non abbandonò mai la pittura, continuando a dipingere con forzata irregolarità fino al 1967, anno della sua morte a Chiavari. Le opere dell’ultima stagione mostrano una progressiva semplificazione dei piani compositivi, impregnati di luce, con una predominanza della tonalità azzurra carica di significati psicologici: una meditazione sofferta e luminosa sul paesaggio che aveva costituito il centro della sua intera ispirazione.

Nel 1977 il Comune di Genova gli dedicò un’ampia retrospettiva presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti. Le sue opere sono conservate nelle Gallerie d’Arte Moderna di Roma, Genova, Latina e nella Galleria Pitti di Firenze, testimonianza di un riconoscimento istituzionale duraturo.

Stile e tecnica

La pittura di Lino Perissinotti percorse un arco evolutivo ampio e coerente, che dagli esordi simbolico-umanitari della figura approdò a una ricerca profonda sul paesaggio come struttura tonale. La sua formazione da autodidatta — pur passando per l’Accademia di Bologna — gli garantì una libertà di sguardo e un’autonomia di ricerca che lo distinguono nettamente dai pittori del suo tempo.

Il critico Giorgio Di Genova ha definito il suo rapporto con il Novecento come «antinovecentismo» e «antisarfattismo»: Perissinotti fu un artista isolato per elezione, che condusse una linea autonoma di sviluppo, concentrandosi sui problemi della forma come struttura pittorica, avvicinandosi alla lezione di Cézanne con una profondità rara nel panorama italiano. Le sue nature morte, in particolare, sono considerate tra i più significativi esempi italiani di lettura cézanniana del primo Novecento.

Il periodo romano segnò la definitiva maturazione del suo linguaggio paesistico: una pittura di potente tessitura tonale, capace di rendere la luce diffusa nelle periferie urbane e di evocare atmosfere sospese. Nel periodo ligure questo stile si aprì su orizzonti più vasti, con ampi paesaggi della pianura e della riviera, caratterizzati da un dilagare della luce che impregna ogni piano della tela. La tavolozza si fece più luminosa, con dominanti di azzurro intenso e verdi morbidi, senza mai cedere alla decoratività.

Nell’ultima produzione la pennellata divenne essenziale, i piani si semplificarono in campiture intrise di luce: una pittura meditativa, quasi psicologica, che testimonia la maturità di un artista capace di trasformare il paesaggio in riflessione interiore.

Opere principali

Il catalogo di Lino Perissinotti comprende opere di figura, nature morte e paesaggi, espressione delle diverse fasi della sua carriera. Tra le opere più significative si ricordano:

  • Dopo lo schianto (1926) — Museo Civico di Vicenza. Esposta alla XV Biennale di Venezia, è considerata una delle sue opere di figura più emblematiche.
  • Un cieco di guerra dopo il racconto (1927) — Opera di forte contenuto etico e umanitario, riprodotta in migliaia di esemplari dall’Istituto Propaganda Arte di Bologna.
  • Galileo a lezione finita — Vincitore del concorso indetto in occasione del settecentenario dell’Università di Padova, premiato con medaglia d’oro.
  • La cena di Emmaus (1931) — Esposta alla Mostra Internazionale di Arte Sacra di Padova, celebre per la sua iconografia insolita e la potente resa volumetrica delle figure.
  • Nature morte — Considerate tra i più significativi esempi italiani di lettura cézanniana, presentate anche all’Esposizione Bevilacqua La Masa di Venezia (1929).
  • Paesaggi romani e periferici (1933–1936) — Vedute delle zone marginali di Roma, con acquedotti, caseggiati e ciminiere, vicine per spirito alla Scuola romana.
  • Paesaggi liguri (1936–1967) — Vedute di Lavagna, Chiavari e della Riviera di Levante, caratterizzate da un tonalismo luminoso e da atmosfere quasi metafisiche.
  • Una via di Lavagna — Conservata nella Galleria d’Arte Moderna di Nervi (Genova).

Altre opere importanti incluse nel corpus dell’artista sono: Gesù nell’Orto, Il riposo, La burattinaia, Gli orfani e Anime in pena, tutte riconducibili alla prima fase figurativa e all’impegno umanitario che animò la sua ricerca giovanile.

Mercato e quotazioni delle opere di Lino Perissinotti

Il mercato delle opere di Lino Perissinotti si rivolge principalmente a collezionisti privati italiani e stranieri, appassionati di pittura del Novecento storico italiano, con particolare interesse per le correnti tonaliste e per i paesaggisti della Scuola ligure e veneta. La sua presenza alle principali esposizioni nazionali — Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma — e la conservazione di sue opere in importanti musei pubblici italiani conferiscono alle sue tele una solidità di mercato e un riconoscimento critico duraturo.

Le opere più ricercate sono i paesaggi liguri della maturità, per la qualità luministica e la coerenza stilistica, seguiti dai paesaggi romani degli anni Trenta e dalle nature morte di ascendenza cézanniana. Più rare e particolarmente apprezzate dai collezionisti sono le opere di figura del periodo veneto e ferrarese, che documentano la prima formazione dell’artista.

I dipinti a olio di fascia bassa, come piccoli studi en plein air, schizzi di paesaggio o vedute di formato ridotto, si collocano generalmente tra 1.500 e 3.000 euro.

Le opere di fascia media, paesaggi liguri o romani di buona qualità con formato medio e firma ben leggibile, si attestano tra 4.000 e 7.000 euro.

I dipinti di fascia alta, paesaggi di grande formato, opere espositive con pedigree documentato o con provenienza da esposizioni nazionali, raggiungono valori tra 12.000 e 25.000 euro.

Le opere su carta — acquerelli, disegni e pastelli — presentano valutazioni generalmente comprese tra 700 e 1.500 euro.

La presenza di documentazione storica (cataloghi di mostre, lettere, fotografie d’epoca) e lo stato di conservazione incidono significativamente sul valore finale di ogni singola opera.

Record d’asta

I risultati più significativi registrati in asta sono stati ottenuti da paesaggi liguri di grande formato, con ottima conservazione e provenienza espositiva documentata. La costante partecipazione di Perissinotti alle maggiori rassegne nazionali — Biennale di Venezia e Quadriennale di Roma — costituisce un elemento di provenienza storicamente rilevante che accresce il valore delle opere sul mercato.

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