Biografia di Luigi Colombo Fillia
Origini e formazione
Luigi Colombo, universalmente noto con lo pseudonimo di Fillia — cognome preso dalla madre, Maria Fillia — nacque il 3 ottobre 1904 a Revello, in provincia di Cuneo, da Domenico e Maria Fillia. Cresciuto nel Piemonte rurale, si trasferì presto a Torino, dove frequentò il liceo classico e cominciò giovanissimo a scrivere e a dipingere da autodidatta. Nonostante la formazione non accademica, Fillia sviluppò con straordinaria precocità una sensibilità teorica e critica che lo avrebbe reso uno dei più lucidi intellettuali del Futurismo italiano.
Nel 1922 espose per la prima volta al Garden Salon di Torino insieme a T. A. Bracci, pubblicando nello stesso anno alcune poesie in un volume collettivo dal titolo 1 + 1 + 1 = 1. Dinamite – Versi liberi, edito dall’Istituto di cultura proletaria di Torino. Insieme a Bracci e a U. Pozzo fondò il Movimento Futurista Torinese e nel 1923 i Sindacati Artistici Futuristi, con un manifesto che univa ideali proletari e spirito d’avanguardia. In quello stesso anno abbandonò definitivamente il nome Luigi Colombo per adottare in via esclusiva lo pseudonimo Fillia.
Gli anni Venti: ascesa nel futurismo torinese
Le prime opere pittoriche di Fillia compaiono nel 1924, quando espose alla Prima Mostra d’Avanguardia nelle sale sotterranee del Caffè Teatro Romano in Piazza Castello a Torino. La sua identità politica, vicina all’ideologia sovietica, lo portò a esporre alla Biennale di Venezia del 1926 con Interpretazione italiana di paesaggio, all’interno del Padiglione dell’URSS — scelta emblematica della sua posizione culturale e politica.
L’anno successivo, nel 1927, partecipò alla Mostra dei trentaquattro pittori futuristi presso la Galleria Pesaro di Milano con ben diciannove opere, tra cui Ritmi meccanici, Il saldatore, Amori meccanici, Fiat Lingotto e Ritratto sintetico. Nel 1928 organizzò il Padiglione Futurista per l’Esposizione Internazionale di Torino e fu alla Biennale di Venezia con Figura e ambiente e Donna che legge. Tra il 1927 e il 1930 Fillia divenne uno dei protagonisti più importanti del Futurismo torinese, al fianco di Nicolaj Diulgheroff e Pippo Oriani.
Contemporaneamente all’attività pittorica, lavorò come teorico e critico, scrivendo su numerose riviste — tra cui il Tabarin di Torino e La Fiamma di Milano — e pubblicando il saggio critico Diulgheroff pittore futurista (1929). Fondò e diresse diverse pubblicazioni futuriste: Futurismo (1924), Ventrina Futurista (1927), La Città Futurista (1929) e La Città Nuova (1931).
Il soggiorno parigino e la svolta spirituale
Nel 1929 Fillia soggiornò a Parigi, desideroso di aggiornarsi alle novità internazionali. Rimase profondamente colpito dagli sviluppi del Cubismo, che lo proiettarono in una dimensione pittorica in cui l’oggetto, carico di energia, si inserisce in uno spazio dinamico e misterioso. Partecipò alle mostre parigine dei futuristi alla Galerie 23 nell’inverno 1929–1930 e al gruppo Cercle et Carré nel 1930, collaborando anche al primo numero della rivista omonima, diretta da Michel Seuphor. In quello stesso anno tenne una personale alla Galleria Codebò di Torino.
Questo periodo segnò una svolta verso un lirismo che il critico A. Spaini definì, già nel 1930,
