Mario Radice

Mario Radice pittore quadro dipinto astratto

Biografia di Mario Radice

Mario Radice (Como, 10 agosto 1898 – Milano, 26 luglio 1987) è stato un pittore italiano considerato uno dei maestri e capiscuola dell’astrattismo italiano. La sua figura rappresenta una delle personalità più complesse e affascinanti nel panorama dell’arte moderna del Novecento, per la capacità di coniugare ricerca pittorica rigorosa con impegno teorico, critico e progettuale.

Origini e formazione artistica

Radice nacque a Como in una famiglia della borghesia lombarda e si formò presso l’istituto d’arte locale. Sebbene si iscrisse a medicina veterinaria negli anni Venti, abbandonò l’università nel 1922 per seguire la propria vocazione artistica. Iniziò quindi a lavorare come disegnatore industriale e decoratore presso una cartiera comasca, esperienza che lo portò successivamente a Buenos Aires, in Argentina, dove aprì una lucrosa attività nel campo della carta. Tuttavia, la crisi economica di Wall Street del 1929 lo travolse, costringendolo a rientrare in Italia.

Rientrato a Como intorno al 1930, Radice decise di dedicarsi esclusivamente alla pittura. Fu in questo periodo che assorbì profondamente le influenze del Bauhaus tedesco, del Costruttivismo russo e del Neoplasticismo olandese di Mondrian. Grazie a diversi viaggi europei, soggiornando a Basilea, Colonia, Düsseldorf e Parigi, rimase costantemente aggiornato sulle novità e le avanguardie artistiche continentali.

Formazione e contatti con l’architettura razionalista

Un ruolo decisivo nella formazione di Radice fu la sua collaborazione con i massimi esponenti dell’architettura razionalista italiana. Condivise il suo primo studio a Como con Manlio Rho, altro pittore astrattista, e entrò in contatto con l’architetto Giuseppe Terragni (1904-1943), figure che costituirono il primo nucleo del cosiddetto Gruppo di Como. Questo nucleo riuniva personalità orientate al rinnovamento radicale delle arti e dell’architettura, lontane tanto dal Liberty quanto dallo stile Novecento, e operava con apertura internazionale fra Como e Milano.

Lavorò a stretto contatto anche con altri maestri dell’architettura razionalista come Pietro Lingeri, Alberto Sartoris, Cesare Cattaneo e Ico Parisi, collaborazioni che arricchirono profondamente la sua ricerca artistica di dimensioni spaziali e costruttive.

Periodi e fasi della produzione artistica

Gli anni Trenta: verso l’astrazione

Nel 1932 Radice fu tra gli animatori e fondatori della rivista Quadrante, organo teorico del gruppo. Nel 1934 partecipò alla sua prima mostra personale presso la Galleria del Milione a Milano, evento che segnò l’inizio della sua carriera espositiva internazionale.

Le prime opere degli anni Venti e primi Trenta mostravano ancora influenze figurative e novecentiste, ma ben presto questa tendenza fu completamente abbandonata in favore di una pittura astratta caratterizzata da intersezioni geometriche severe. Desideroso di sperimentare le tendenze più avanzate, realizzò composizioni sempre più libere dall’imitazione della realtà, orientandosi verso un astrattismo rigorosamente geometrico.

L’opera capolavoro: gli affreschi della Casa del Fascio (1933-1936)

Tra il 1933 e il 1936, Radice raggiunse fama internazionale realizzando una serie straordinaria di affreschi e bassorilievi per l’interno della Casa del Fascio di Como, il celebre capolavoro progettato da Giuseppe Terragni. Questa commissione rappresentò il momento cruciale e la svolta della sua carriera artistica, permettendogli di confrontarsi direttamente con la spazialità architettonica razionalista.

Gli affreschi, costituiti da composizioni astratte di straordinaria precisione geometrica basate sulla sezione aurea, vennero distrutti in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ma la loro importanza è documentata fotograficamente ed è testimoniata dalle descrizioni critiche e storiche. Questi interventi affermarono definitivamente Radice come uno dei padri dell’astrattismo italiano.

Nel 1936: organizzatore del primo astrattismo italiano

Nel 1936, impegnato in diversi progetti per case e negozi dell’area lombarda, Radice organizzò presso Villa Olmo a Como la Mostra di Pittura Moderna Italiana, evento di capitale importanza che riunì per la prima volta tutti i principali pittori astrattisti italiani, tra cui Lucio Fontana, Manlio Rho, Osvaldo Licini, Enrico Prampolini, Fausto Melotti, Alberto Magnelli, Atanasio Soldati e Luigi Veronesi.

Fine degli anni Trenta: il gruppo Valori Primordiali

Verso la fine degli anni Trenta, Radice entrò a far parte del gruppo Valori Primordiali, nato dall’omonima rivista e fondato sull’esperienza della pittura e dell’architettura razionalista. Questo movimento coinvolgeva molti dei maggiori artisti dell’avanguardia italiana del momento.

Gli anni Quaranta e il Movimento Arte Concreta

Nel 1940 iniziò a esporre regolarmente alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, partecipazione che si protrasse fino al 1966, quando presentò la celebre sezione "Aspetti del primo Astrattismo italiano: Milano-Como 1930-1940". Negli anni Quaranta collaborò inoltre alla fondazione del M.A.C. (Movimento Arte Concreta), movimento artistico fondato a Milano nel 1948 che promuoveva l’arte non figurativa libera da ogni imitazione della realtà.

In questo periodo Radice collaborò intensamente con numerosi artisti della prima generazione astrattista, quali Atanasio Soldati e Fausto Melotti, oltre a iniziare una lunga attività come critico d’arte per il giornale La Provincia.

Il dopoguerra e la consacrazione (1950-1970)

Nel 1949-1950 fu impegnato nel pannello decorativo per l’esterno della Casa Carcano, progettata dall’architetto Ico Parisi. Nel 1951 partecipò alla mostra "Arte astratta e concreta" presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. In questa fase la sua ricerca geometrica si affino ulteriormente, raggiungendo gradi di sintesi e essenzialità sempre maggiori.

Nel 1958 conseguì uno dei massimi riconoscimenti con l’allestimento di una sala personale alla XXIX Biennale di Venezia, dove ricevette inoltre il Premio Einaudi. Nel 1973, in occasione della mostra monografica curata da Guido Ballo, ricevette dall’Amministrazione di Milano l’Ambrogino d’Oro per meriti artistici.

Le esposizioni presso le Biennali veneziane si ripeterono alle edizioni del 1966 e 1979, mentre partecipò alle Quadriennali di Roma del 1965 e 1973. Nel 1976 si tenne una mostra itinerante organizzata dalla galleria Marlborough, sua attiva sostenitrice insieme alla milanese Lorenzelli. Nel 1982, all’età di 84 anni, una grande antologica presso Villa Malpensata a Lugano riunì circa 300 opere, confermando il suo prestigio internazionale.

Gli ultimi anni (1970-1987)

Negli ultimi decenni della sua vita, Radice continuò la sua ricerca astratta con coerenza teorica e rigorosità tecnica implacabili. Rimase costantemente impegnato in attività espositive e progettuali fino alla morte, conservando la stessa dedizione e il medesimo impegno che lo avevano caratterizzato sin dagli anni Trenta.

Morì a Como il 25 luglio 1987, all’età di 89 anni, lasciando dietro di sé un corpus straordinario di opere e una eredità teorica e critica di grande rilevanza. Oggi le sue opere sono presenti nelle principali raccolte e musei di arte moderna italiana e internazionale, tra cui il MART di Trento-Rovereto, i musei civici di Milano, Trento, Torino e Roma.

Stile e tecnica artistica

La geometria della luce e del colore

Lo stile di Mario Radice è tra i più rigorosi e sistematici dell’intero astrattismo europeo. La sua pittura si basa su calcoli matematici precisi e su rapporti proporzionali governati dalla sezione aurea. Ogni composizione è il risultato di una pianificazione geometrica rigorosissima, senza alcuna traccia di casualità o improvvisazione.

Le sue tele sono caratterizzate da campiture di colore assolutamente pure, applicate con precisione quasi industriale, e da forme geometriche perfette—rettangoli, quadrati, triangoli e linee rette—che si intersecano secondo logiche costruttive ben definite. Non esiste nella sua opera alcuna pennellata visibile, alcun gesto spontaneo: tutto è razionale, controllato, geometrico.

Dinamismo plastico e vibrazioni cromatiche

Benché rigorosamente geometrica, l’arte di Radice non è fredda né puramente astratta nel senso intellettualistico. L’astrattismo della pittura di Radice è costruito secondo una ben precisa geometria impostata su nuovi rapporti tra colore e dinamismo plastico, attraverso la mediazione spazio-luministica che determina nuovi ritmi e vibrazioni di straordinaria tensione lirica.

La scelta dei colori non è casuale: il pittore utilizza colori primari e secondari in equilibri perfetti, creando effetti di avanzamento e arretramento nello spazio pittorico. I suoi dipinti generano così vibrazioni cromatiche di straordinaria potenza, capaci di anticipare alcuni aspetti dell’arte cinetica e op art degli anni successivi.

Il talento dell’armonia formale

Gli viene riconosciuto un talento notevole nell’accostare forme geometriche in maniera serena ed armonica, con una tavolozza caratterizzata da colori caldi che tradiscono l’origine lombarda e ne segnano l’originalità rispetto ai coevi astrattisti dell’Europa settentrionale e orientale, quali Laszlo Moholy-Nagy, Kazimir Malevic e Piet Mondrian.

Mentre i costruttivisti russi privilegiavano il dinamismo aggressivo e gli olandesi una severità quasi puritana, Radice mantiene una dimensione più sensibile e lirica, mediata dal rapporto con l’architettura razionalista italiana e dalla profonda cultura umanistica che lo caratterizza.

La continuità con la figurazione

Un aspetto affascinante della poetica di Radice, messo in luce dal critico Luciano Caramel, è la continuità con l’arte figurativa che l’artista mai abbandonò completamente. Le sue prime opere catalogate risalgono al 1926 e sono figurative, così come l’ultima eseguita nel 1986, pochi mesi prima della morte. Opere astratte come "Ritratto Segreto" (R.S.) e "Anfora" (A.N.F.) nascondono sottotraccia riferimenti al mondo reale e alla grande tradizione della pittura antica.

Opere principali e capolavori

Gli affreschi della Casa del Fascio di Como (1933-1936)

L’opera più significativa della carriera di Radice rimane la serie di affreschi e bassorilievi eseguiti per la Casa del Fascio di Como tra il 1933 e il 1936. Sebbene questi lavori siano stati purtroppo distrutti dopo il 1943, la loro importanza storica e artistica rimane fondamentale per la comprensione del primo astrattismo italiano. Gli interventi includevano composizioni astratte basate su rigide griglie cartesiane, con intersezioni di linee rette disposte su diversi piani, realizzate secondo le proporzioni della sezione aurea.

La Fontana di Camerlata (1936)

Alla VI Triennale internazionale di architettura e arti decorative di Milano del 1936, Radice presentò la monumentale scultura astratta Fontana di Camerlata, progettata in collaborazione con l’architetto amico Cesare Cattaneo e destinata al piazzale di Camerlata, frazione di Como. Il modello a grandezza naturale, realizzato in cemento e finta pietra al posto del marmo bianco previsto nel progetto iniziale, fu demolito nel 1937, anche se Radice in una nota successiva ne attribuì la distruzione ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. La fontana fu poi felicemente ricostruita a Como nel 1960 e rappresenta uno dei monumenti più significativi dell’astrattismo italiano.

Le composizioni geometriche degli anni Trenta e Quaranta

Tra le opere significative di questo periodo figurano le Composizioni esposte alla Quadriennale romana del 1943, in particolare "Allarme" e "Crollo", massima espressione della ricerca Valori Primordiali che Radice avrebbe continuato a sviluppare per molti decenni. Queste opere mostrano l’evoluzione del suo linguaggio verso sintesi sempre maggiori, con campiture di colore predominanti e geometrie essenziali.

I progetti di chiese moderne con Cesare Cattaneo

Tra il 1939 e il 1943, in collaborazione con Cesare Cattaneo, Radice elaborò una serie di studi e progetti per chiese moderne di straordinario valore spirituale e aggregativo. Sebbene i progetti non siano stati mai realizzati a causa della morte prematura dell’architetto nel 1943, gli schizzi e i disegni preparatori sono stati esposti in varie occasioni (1969 a Monza, 1978 a New York, 1988 a Como) e rappresentano un capitolo affascinante della sua ricerca progettuale.

Le composizioni del dopoguerra

Dal 1945 in poi, la ricerca di Radice si affina ulteriormente verso un astrattismo ancora più essenziale e sintetico. I lavori realizzati negli anni Cinquanta e Sessanta mantengono la medesima rigorosità geometrica, ma raggiungono gradi di rarefazione formale e di pura musicalità cromatica che anticipano sviluppi dell’arte contemporanea.

Mercato e quotazioni delle opere di Mario Radice

Andamento generale del mercato

Il mercato di Mario Radice è internazionale e caratterizzato da una crescita sostenuta negli ultimi decenni. Collezionisti europei e americani apprezzano particolarmente la purezza della sua geometria e i rapporti cromatici perfetti, considerando Radice tra i massimi esponenti del primo astrattismo italiano e mondiale.

Le sue opere figurano nelle collezioni dei principali musei moderni italiani (Milano, Trento-Rovereto, Torino, Roma) e internazionali, il che garantisce una base solida di interesse collezionistico. Il crescente riconoscimento critico e storiografico dell’importanza del primo astrattismo italiano ha alimentato una domanda stabile di opere di qualità.

Quotazioni per categoria e fascia di prezzo

Fascia bassa (1.000-4.000 euro): I dipinti di fascia bassa comprendono piccoli studi geometrici, opere di formato ridotto o lavori degli anni Quaranta di minore dimensione e sviluppo progettuale. In questa categoria rientrano anche molte delle opere su carta, inclusi disegni geometrici, studi preparatori e tempere astratte.

Fascia media (5.000-12.000 euro): Le composizioni astratte degli anni Cinquanta e Sessanta di buone dimensioni e qualità stilistica si collocano generalmente in questa fascia. Si tratta di dipinti che mostrano la ricerca matura di Radice, con geometrie perfezionate e scelte cromatiche consapevoli, sebbene non provenienti da collezioni museali.

Fascia alta (20.000-45.000 euro): I capolavori della fascia alta includono le composizioni degli anni Trenta e Cinquanta, i grandi formati espositivi e soprattutto le opere con pedigree museale certificato, provenienza documentata da importanti gallerie storiche o presenze in mostre di rilievo internazionale.

Record d’asta e risultati significativi

I risultati più significativi alle aste sono stati ottenuti dalle grandi composizioni geometriche degli anni Trenta e Quaranta, soprattutto quelle con provenienza espositiva o galleristica documentata. Tali opere confermano il crescente interesse specialistico per l’astrattismo del Gruppo di Como e il riconoscimento della sua importanza storica nel contesto dell’arte moderna internazionale.

Fattori che incidono sulla valutazione

Nella valutazione di un’opera di Mario Radice sono determinanti i seguenti parametri: purezza cromatica (i colori devono mantenersi vividi senza alterazioni), rigore geometrico (la perfezione delle forme e della composizione), proporzioni matematiche (la corretta applicazione della sezione aurea), datazione certa (le opere degli anni Trenta e Quaranta hanno generalmente valori superiori) e autenticità della firma. Fondamentale è anche la provenienza documentata e la presenza in importanti cataloghi raisonnés.

Tendenze di mercato

Il mercato di Mario Radice mostra una tendenza positiva a lungo termine, con crescente interesse da parte di collezionisti italiani e internazionali per il primo astrattismo italiano. La pubblicazione del Catalogo Generale curato da Luciano Caramel nel 2002 (Mondadori Electa, 384 pagine con 967 illustrazioni) ha fornito uno strumento fondamentale per l’attribuzione e la datazione delle opere, aumentando la trasparenza e l’affidabilità del mercato.

Le recenti mostre retrospettive—tra cui la grande antologica del MART di Trento-Rovereto nel 2014 e la mostra "Mario Radice: il pittore e gli architetti" della Pinacoteca Civica di Como (2019)—hanno rinnovato l’interesse critico e collezionistico, posizionando Radice tra i maestri indiscussi dell’arte moderna italiana.