Mario Reviglione

Mario Reviglione pittore quadro dipinto ritratto

Biografia di Mario Reviglione

Origini e formazione torinese

Mario Reviglione nacque a Torino il 31 marzo 1883, in una famiglia che coltivava l’interesse per le arti figurative. Era figlio di Reviglione Vicente e Teresa Mazza. Fin da giovane dimostrò un talento naturale per il disegno e la pittura, distinguendosi per una sensibilità artistica precoce. Dopo gli studi classici presso l’Istituto Massimo d’Azeglio di Torino, si iscrisse all’Accademia Albertina di Torino nel 1900, dove seguì i corsi di disegno presso i maestri Giacomo Grosso e Paolo Gaidano.

Tuttavia, già durante gli studi accademici Reviglione manifestò forti contrasti ideologici con l’orientamento naturalista ottocentesco imperante. Piuttosto che conformarsi alla tradizione naturalistica che caratterizzava l’insegnamento accademico, il giovane artista cercò contatti con gli ambienti modernisti torinesi. Entrò così in relazione con figure fondamentali del panorama artistico locale, come lo scultore Leonardo Bistolfi, il pittore Felice Carena, Domenico Buratti e l’incisore Carlo Turina. Questi contatti lo avvicinarono al Simbolismo europeo, movimento artistico che profondamente influenzò la sua intera ricerca visiva.

La ricerca stilistica simbolista

La formazione di Reviglione fu dunque contraddistinta dall’assimilazione del Simbolismo europeo piuttosto che dalla grande tradizione accademica italiana. La sua visione artistica si caratterizzava per atmosfere sospese e fantastiche, con una preponderante componente spirituale che permea sia i paesaggi notturni che i ritratti. Le influenze visive spaziavano dai pittori belgi come Fernand Knopf (1858-1921) ai maestri vittoriani come George Frederic Watts, fino ai paesaggisti di orientamento böckliniano.

La ricerca grafica occupò uno spazio importante nella sua carriera: nel 1912 partecipò alla I Esposizione italiana di xilografia a Levanto, e collaborò con la rivista innovativa L’Eroica di Ettore Cozzani a La Spezia, dove potè approfondire la ricerca xilografica e incisoria. Particolarmente apprezzato dalla critica contemporanea per le sue eccezionali doti di disegno e di colorista, Reviglione alternò costantemente la pittura all’incisione.

Carriera espositiva e riconoscimenti

La carriera espositiva di Mario Reviglione ebbe inizio nel 1903 alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, dove avrebbe continuato a partecipare regolarmente fino al 1941. Nel 1906 partecipò alla Mostra Nazionale del Ritratto di Milano, evento di grande prestigio per gli artisti figurativi dell’epoca. L’anno successivo, nel 1907, esordì alla Biennale di Venezia, partecipandovi alle edizioni del 1907, 1912 e 1926.

Durante gli anni Dieci, Reviglione firmò i suoi dipinti più intensi e simbolicamente carichi. Tra le opere di questo periodo spicca Preludio lunare, mentre Ricordo di viaggio (1914) entrò nella collezione della Galleria d’Arte Moderna di Torino. Alla Biennale del 1909 presentò Giovine donna, e in quella del 1910 i paesaggi simbolisti Silenzio e Alba d’Epifania. Il ritratto della Poetessa Amalia Guglielminetti comparve alla Biennale del 1912 insieme alla Testa di vecchia.

Dal 1913 al 1915 partecipò a tre edizioni della Secessione romana con opere quali Pastorale, Ritratto e Notturno in azzurro. Questo ultimo era un maestoso trittico di pannelli decorativi (Nubi, Stelle e Dormiente) incentrato su diverse declinazioni della notte, richiamando le figure di pittori vittoriani e simbolisti.

L’isolamento nel primo dopoguerra e gli ultimi anni

Rimasto fedele alle sue scelte stilistiche iniziali, nel primo dopoguerra Reviglione rimase progressivamente isolato, mentre la sua arte non era più compresa dal nuovo clima culturale dominato dall’avanzo del classicismo e dalle correnti di ritorno all’ordine. Nonostante mantenesse una costante partecipazione alle mostre torinesi fino al 1942, il suo sguardo controcorrente e il suo temperamento introverso lo portarono a una vita sempre più appartata.

Durante gli anni Venti e Trenta, il desiderio di Reviglione di condurre un’esistenza riservata divenne sempre più evidente. Nel 1929 allestì una mostra personale a Torino con centocinquanta opere, seguita nel 1935 da un’altra esposizione presso la galleria Codebò in Via Po 4, dove la commissione presieduta da Vittorio Viale acquisì Ritratto di teologo per il Museo Civico di Torino. Durante gli anni Trenta, alcuni giovani artisti iniziarono tuttavia a guardare alla sua opera con ammirazione.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la sua solitudine artistica e umana lo condusse a una vita di povertà. Nel 1965, meno di un mese prima della morte, Reviglione espose Poeta solitario alla Promotrice, opera con la quale gli fu conferita la medaglia d’oro della Società. Morì a Torino il 14 giugno 1965, all’età di ottantadue anni, nella casa di riposo San Salvario. La sua figura, per decenni dimenticata dal pubblico, è stata rivalutata criticamente solo a partire dai tardi anni Sessanta.

Stile e tecnica di Mario Reviglione

L’approccio simbolista e la spiritualità

Lo stile di Mario Reviglione si distingue per un equilibrio complesso tra solidità accademica, sensibilità moderna e adesione alla poetica simbolista. Il suo rifiuto della tradizione naturalistica ottocentesca si tradusse in una ricerca consapevole di una dimensione più spirituale e introspettiva dell’opera d’arte. La componente spirituale è preponderante in tutte le sue creazioni, anche nei ritratti, dove sembra evocare le atmosfere oniriche e solenni di maestri come Fernand Knopf.

La sua pittura raccoglie le atmosfere sospese e fantastiche caratteristiche del Simbolismo europeo, definendo un linguaggio artistico originale, distante dalle mode e sostenuto da numerosi critici coevi. Nei paesaggi dei primi due decenni del Novecento, le vedute crepuscolari e notturne manifestano chiaramente l’influenza böckliniana. In seguito, soprattutto nei ritratti e nelle figure femminili, Reviglione si identifica con un raffinatissimo gusto Liberty, in cui l’andamento sinuoso spesso si alterna a linee più incisive e dure di stampo secessionista nordico.

Tecnica pittorica e gestione della luce

Il disegno di Reviglione è preciso e anatomico, con particolare cura per le mani e l’espressione del volto. La pennellata risulta morbida e controllata, capace di rendere la qualità tattile dei tessuti e la profondità degli spazi interni con straordinaria naturalezza. Nella resa delle figure femminili e maschili, Reviglione dimostra una sensibilità particolare per la psicologia del soggetto e la cattura delle sfumature emotive.

La gestione della luce costituisce uno degli aspetti più magistrali della sua opera. Reviglione era straordinariamente abile nel catturare la luce naturale che filtra dalle finestre, modellando i volumi con una straordinaria naturalezza che conferisce alle scene interne una dimensione di intimità domestica. La tavolozza privilegia toni caldi e avvolgenti, con rossi bordeaux, ori attenuati e legni scuri che creano armonie visive perfette per l’ambientazione borghese.

Tematiche ricorrenti: ritratto e paesaggio

Mario Reviglione è noto soprattutto per i suoi ritratti borghesi di grande raffinatezza psicologica, mezze figure femminili e maschili raffigurate in ambienti domestici eleganti. Le sue donne sono rappresentate con eleganza discreta, in abiti raffinati e pose naturali che ne sottolineano la femminilità composta e la dignità silenziosa. I ritratti maschili catturano invece la serietà professionale di notabili, avvocati e intellettuali con una precisione che rivela il carattere senza alcun eccesso stilistico.

Accanto alla ritrattistica, dipinse scene di interni borghesi: salotti arredati con mobilio d’epoca, momenti familiari, composizioni con figure in ambienti domestici che evocano un’atmosfera di quieta opulenza e tradizione familiare italiana. I suoi paesaggi notturni e crepuscolari mantengono una dimensione lirica e contemplativa, testimoniando l’influenza persistente della poetica simbolista. La figura umana rimane sempre centrale nella sua ricerca, sia nei ritratti che nei paesaggi dove la presenza umana, anche quando assente, crea una tensione emotiva palpabile.

Opere principali di Mario Reviglione

Tra le opere più significative della produzione di Reviglione figurano i paesaggi simbolisti degli anni Dieci, come Preludio lunare e Ricordo di viaggio (1914), che testimoniano l’adesione alla poetica simbolista attraverso effetti di luce notturna e paesaggi crepuscolari carichi di significato spirituale. Silenzio e Alba d’Epifania rappresentano il suo lavoro simbolista di maggiore respiro tematico.

Nei ritratti, La poetessa Amalia Guglielminetti (1912) rappresenta uno dei suoi capolavori figurativi, caratterizzato dallo spigoloso stile secessionista e dall’attenzione alla resa psicologica della personalità. Ritratto di teologo, acquisito dal Museo Civico di Torino, è un altro capolavoro di importanza museale.

Il trittico decorativo Notturno in azzurro (1913-1915), composto dai pannelli Nubi, Stelle e Dormiente, rappresenta uno dei suoi più ampi esperimenti nella pittura decorativa simbolista. Tra le opere tarde, Poeta solitario (1965) racchiude tutta la riflessione matura dell’artista sulla condizione umana e artistica.

Quotazioni e mercato dell’arte di Mario Reviglione

Andamento del mercato

Il mercato di Mario Reviglione è caratterizzato da una stabilità apprezzata da collezionisti specializzati nella pittura figurativa italiana del Novecento, in particolare da coloro che apprezzano il Simbolismo e la ricerca psicologica delle figure. La rivalutazione critica della figura dell’artista, avvenuta progressivamente dagli anni Sessanta in poi, ha contribuito a consolidare l’interesse del mercato per le sue opere, anche se Reviglione rimane ancora una figura relativamente poco conosciuta rispetto ad altri maestri del periodo.

La domanda di mercato privilegia opere di buona conservazione con soggetti ben caratterizzati, in particolare ritratti femminili di qualità superiore, paesaggi notturni simbolisti e coppie coniugali dotate di ottima conservazione e pedigree documentato. Le quotazioni riflettono il riconoscimento critico della sua importanza storica e della qualità tecnica delle sue realizzazioni.

Fasce di prezzo e valutazioni

I dipinti a olio su tela di buone dimensioni e soggetto interessante di Mario Reviglione hanno quotazioni che vanno dai 5.000 ai 10.000 euro e oltre per le opere di soggetto simbolista di particolare rilevanza. Le opere di minori dimensioni si attestano attorno ai 1.000-3.000 euro, mentre i disegni e le tecniche miste su carta presentano valutazioni generalmente comprese tra 500 e 2.000 euro.

In termini di fascia bassa, i piccoli studi, le bozze preparatorie o i ritratti secondari si collocano generalmente tra 1.000 e 2.000 euro. Le opere di fascia media, ovvero ritratti borghesi di buona qualità con formato medio e discreta conservazione, si attestano tra 3.000 e 5.000 euro. I dipinti di fascia alta, particolarmente i ritratti importanti, le composizioni con coppie coniugali o le opere con pedigree documentato, raggiungono valori tra 10.000 e 20.000 euro.

Fattori che influenzano la valutazione

La valutazione delle opere di Mario Reviglione dipende da molteplici fattori, tra i quali: le dimensioni della tela, il soggetto raffigurato, la tecnica utilizzata (olio su tela risulta più apprezzato rispetto ai disegni), il periodo di realizzazione (con le opere degli anni Dieci-Venti generalmente più apprezzate), lo stato di conservazione e l’eventuale provenienza documentata o pedigree storico. Le quotazioni proposte sono orientative e devono necessariamente tener conto dei fattori specifici di ciascuna opera.

Per ottenere una stima accurata e personalizzata è consigliabile contattare esperti specializzati che possano valutare direttamente l’opera considerando tutti i parametri tecnici, storici e conservativi.