Marisa Mori: pittrice futurista tra avanguardia e coscienza civile
Marisa Mori è una delle figure più affascinanti e misconosciute del panorama artistico italiano del Novecento. Pittrice di grande talento e straordinaria indipendenza intellettuale, attraversò alcune delle stagioni più intense della storia dell’arte italiana — dalla lezione rigorosa di Felice Casorati al dinamismo dell’Aeropittura futurista — per poi scegliere consapevolmente il silenzio, in aperto dissenso con i valori del regime. La sua storia personale e artistica intreccia estetica e morale in modo esemplare, rendendola una delle protagoniste riscoperte delle avanguardie storiche al femminile.
Biografia
Marisa Mori nacque a Firenze il 9 marzo 1900 con il nome di Maria Luisa Lurini. Suo padre Mario Lurini era un impiegato presso la compagnia assicurativa La Fondiaria, mentre sua madre Edmea Bernini discendeva dall’illustre casato dello scultore Gian Lorenzo Bernini. Nel 1918 la famiglia si trasferì a Torino, città che avrebbe segnato in modo determinante la sua formazione artistica.
Avvicinatasi alla pittura inizialmente come autodidatta, fu incoraggiata dallo scultore Leonardo Bistolfi, amico di famiglia. Dopo aver ammirato le opere di Felice Casorati, chiese di poter frequentare la sua scuola privata, dove studiò tra il 1925 e il 1931, diventando in seguito assistente del maestro. In quegli anni espose accanto a nomi destinati alla notorietà, tra cui Nella Marchesini, Paola Levi Montalcini e Lalla Romano.
All’inizio degli anni Venti aveva sposato Mario Mori, suo cugino, topografo, giornalista e poeta, dal quale prese il cognome con cui firmò tutte le sue opere. Dal matrimonio nacque il figlio Franco. Dopo la separazione, Marisa tornò dai genitori a Torino e si dedicò con crescente passione alla carriera artistica.
Tra il 1931 e il 1932 si avvicinò agli ambienti futuristi frequentando il ligure Tullio d’Albisola e i piemontesi Fillia e Nicola Diulgheroff. Il 1° gennaio 1933 firmò ufficialmente il manifesto di Antonio Marasco, entrando nel movimento futurista. Con Filippo Tommaso Marinetti — che lei chiamava scherzosamente «il rinoceronte» — condivise l’entusiasmo per il volo e l’aeropittura: fu proprio Marinetti a finanziarle un’esperienza di volo acrobatico su biplano sopra Roma nel 1934, esperienza che divenne fondante per la sua produzione aeropittorica.
Alla fine degli anni Trenta, in netto dissenso con l’emanazione delle leggi razziali, mise in discussione il suo rapporto con il Futurismo. Coerentemente con la sua posizione morale, durante l’occupazione nazista ospitò nella propria abitazione la famiglia Levi Montalcini, tra cui la futura Premio Nobel Rita Levi Montalcini. Nel 1943, dopo la morte del marito, abbandonò definitivamente il movimento marinettiano.
Negli anni del dopoguerra tornò a una figurazione di matrice classica e naturalistica, con ritratti, nature morte e nudi. Nel 1950 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze, frequentando i corsi di Arturo Cecchi. Condusse poi una vita sempre più ritirata, esponendo di rado. La sua ultima personale si tenne nel 1967 al Goois Museum di Hilversum, nei Paesi Bassi. Morì a Firenze il 6 marzo 1985, tre giorni prima del suo ottantacinquesimo compleanno.
Stile e tecnica
La produzione di Marisa Mori si articola in tre fasi distinte, ciascuna caratterizzata da un linguaggio pittorico coerente e riconoscibile.
Il periodo casoratiano (1925–1931)
Nella prima fase, l’influenza di Felice Casorati è evidente tanto nella scelta dei soggetti — ritratti, studi di figura, paesaggi silenziosi, nature morte — quanto nell’impostazione tecnica: forme nitide, campiture tonali controllate, una costruzione spaziale misurata e meditata. Lo stile delle sue opere di questo periodo è molto vicino a quello del maestro, sia per temi che per scelte formali e cromatiche, interpretate tuttavia con soluzioni delicate e personali. Opere emblematiche di questa stagione sono l’Autoritratto in azzurro (1929), Papaveri (1930) e Donna che legge.
Il periodo futurista e l’Aeropittura (1932–1943)
Con l’adesione al Futurismo, Marisa Mori abbracciò con entusiasmo il dinamismo e la velocità, cimentandosi soprattutto nell’Aeropittura. L’esperienza del volo acrobatico divenne il motore creativo di questa stagione. Tra le opere più significative di questo periodo: La scomposizione meccanica della folla (1933), Aeropittura I (1934), Maternità futurista, Figure e forme luminose, Ascolto Radiofonico e il ciclo dedicato alla radio. Marinetti riconobbe in lei un «forte istinto plastico – sensuale – astratto», un giudizio che testimonia la statura della sua pittura agli occhi del fondatore del movimento.
Fu l’unica donna a contribuire alla Cucina Futurista (1932) di Marinetti e Fillia, con la ricetta delle «mammelle italiane al sole», e partecipò alle più importanti rassegne internazionali del periodo, dalla Biennale di Venezia (1934, 1936, 1940) alla mostra Les femmes artistes d’Europe al Jeu de Paume di Parigi nel 1937, poi itinerata al Metropolitan Museum di New York.
Il ritorno alla figurazione classica (1943–1985)
Dopo la rottura con il Futurismo, Marisa Mori tornò ai soggetti e ai modi del primo periodo casoratiano: ritratti, nudi, maschere, nature morte e paesaggi. In questa fase dipinse anche i soldati americani che trovarono rifugio nella sua casa nel 1945, documentando la distruzione di Firenze in una serie di dipinti e disegni di forte valore testimoniale. Questa ultima produzione, silenziosa e raccolta, rivela una pittrice che non aveva mai smesso di osservare e interpretare il mondo con uno sguardo acuto e sensibile.
Opere principali
Tra le opere più rappresentative della carriera di Marisa Mori si segnalano:
- Autoritratto in azzurro (1929) — capolavoro del periodo casoratiano, esempio di costruzione tonale rigorosa e introspezione psicologica.
- La scomposizione meccanica della folla (1933) — grande tela futurista, considerata una delle sue opere più potenti e rappresentative dell’intera carriera.
- Aeropittura I (1934) — esposta alla XIX Biennale di Venezia, sintetizza la sua visione aerea e dinamica del paesaggio.
- Maternità (1936) — presentata alla XX Biennale di Venezia, opera di raro impatto emotivo nel panorama futurista.
- Sintesi del golfo (trittico, 1933) — con cui ottenne il terzo premio al concorso di pittura Golfo di La Spezia.
- Via Lanfranchi (1925 ca.) — opera del primissimo periodo torinese, considerata «una metafisica istantanea poeticamente solitaria».
Da segnalare che tutte le opere di Marisa Mori si trovano in collezioni private: nessun museo pubblico possiede attualmente un suo lavoro, circostanza che conferisce alle sue opere un rilievo particolare sul mercato collezionistico.
Mercato e quotazioni
Marisa Mori è un’artista ancora relativamente sottovalutata rispetto alla sua effettiva importanza storica, il che la rende oggi un soggetto di particolare interesse per i collezionisti e per gli investitori nel settore dell’arte moderna italiana. Il suo mercato si è sviluppato in modo crescente a partire dagli anni Ottanta, quando la sua riscoperta critica — sancita nel 1980 dalla mostra L’altra metà dell’avanguardia a Palazzo Reale di Milano — ne ha rivalutato il ruolo nel panorama delle avanguardie storiche.
Sul mercato secondario, le opere di Marisa Mori compaiono con regolarità nelle aste di case d’aste italiane specializzate in arte moderna e contemporanea. Le quotazioni variano in modo significativo in funzione del periodo di esecuzione, del soggetto, delle dimensioni e della provenienza documentata dell’opera.
- Opere su carta e disegni: le quotazioni partono da poche centinaia di euro per i lavori di piccolo formato o meno documentati, con stime tipicamente nell’ordine dei 300–1.000 euro per acquerelli e disegni.
- Dipinti del periodo classico-casoratiano: oli su tavola e su tela del primo e dell’ultimo periodo raggiungono valori variabili, con aggiudicazioni che si collocano generalmente in una fascia media di mercato.
- Opere futuriste e aeropitture: sono le opere più ricercate e le più significative dal punto di vista del mercato. I dipinti futuristi autenticati e ben documentati raggiungono le quotazioni più elevate, in particolare quando corredati da provenienza espositiva o da pubblicazioni critiche.
La rarità delle opere futuriste di Marisa Mori — legate a una stagione creativa relativamente breve e oggi perlopiù disperse in collezioni private — ne accresce il valore e l’appetibilità collezionistica. La crescente attenzione del mercato internazionale verso le artiste donne delle avanguardie storiche rappresenta un ulteriore fattore di rivalutazione nel medio-lungo periodo.
Per ottenere una stima aggiornata e precisa di un’opera specifica, è indispensabile rivolgersi a esperti del settore in grado di valutare le caratteristiche peculiari del singolo lavoro: tecnica, dimensioni, stato di conservazione, firma, documentazione di provenienza e autenticità.
Valutazioni e acquisto di opere di Marisa Mori
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