Matteo Olivero

Matteo Olivero pittore quadro dipinto piemontese

Biografia di Matteo Olivero

Origini e formazione giovanile

Matteo Pietro Olivero nacque il 15 giugno 1879 a Pratorotondo, una piccola frazione di Acceglio nell’alta Val Maira, in provincia di Cuneo. Era figlio di Matteo Olivero, un fuochista della marina mercantile, e di Lucia Rosano, donna di famiglia contadina. Rimasto orfano di padre ancora bambino — il padre morì di colera quando aveva circa nove anni — sviluppò un legame profondo e quasi simbiotico con la madre, che diverrà centrale nella sua intera esistenza e nella sua produzione artistica.

La madre, riconoscendo il talento artistico straordinario del figlio, operò scelte coraggiose per garantirgli un’istruzione di qualità. Nel 1891, trasferì Matteo a Dronero e successivamente a Cuneo, dove il giovane frequentò la Regia Scuola Tecnica Sebastiano Grandis, dimostrando eccezionali doti nel disegno. Nel 1896, con il sacrificio di vendere il podere di famiglia, la madre lo iscrisse all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, una decisione cruciale che avrebbe plasmato il futuro artistico del giovane.

Studi accademici e scoperta del divisionismo

All’Accademia Albertina, Matteo Olivero fu allievo di maestri di grande calibro: Giacomo Grosso, Paolo Gaidano, Pier Celestino Gilardi e soprattutto Leonardo Bistolfi, il quale lo introdusse ai principi della scultura e della modellazione formale. Fu uno studente brillante, apprezzato dai docenti per la sua tecnica precisa e la sua dedizione al lavoro. Nel 1900, alla Promotrice di Torino, esordì nel campo della scultura con un busto in gesso intitolato Il Reietto, opera che manifesta già la sua sensibilità verso i temi sociali e il destino degli ultimi.

Nello stesso anno 1900, Olivero ottenne una borsa di studio che gli permise di visitare l’Esposizione Universale di Parigi. Questo viaggio rappresentò un momento epocale nella sua formazione artistica. A Parigi scoprì il fermento culturale della Ville Lumière e, soprattutto, entrò in contatto con la pittura di Giovanni Segantini e del divisionismo. Rimase profondamente affascinato da questa tecnica rivoluzionaria di rappresentazione della luce mediante la scomposizione del colore. Nel 1901, tornato a Torino, abbandonò definitivamente la scultura per dedicarsi completamente alla pittura, esordendo alla Promotrice con la grande tela Lunedì.

Fu in questo periodo che conobbe Giuseppe Pellizza da Volpedo, un incontro che divenne fondamentale per la sua evoluzione artistica. Con Pellizza intraprese un fitto scambio epistolare, condividendo le stesse inquietudini sociali e la medesima fascinazione per le teorie divisioniste. L’amicizia e la mutua stima tra i due pittori si rivelò determinante per consolidare l’adesione di Olivero al divisionismo, trasformandolo in uno dei suoi più convinti e autentici assertori nel panorama piemontese.

Stile e tecnica pittorica

Matteo Olivero rappresenta l’incarnazione più pura e coerente del divisionismo piemontese. La sua tecnica si fonda sulla scomposizione scientifica del colore in tocchi di pigmento puro, che si ricompongono nell’occhio dell’osservatore generando straordinarie vibrazioni luministiche. Non utilizza una pennellata densa e corposa, ma una frammentazione sapiente che consente alla luce di penetrare e danzare sulla superficie della tela.

La tavolozza di Olivero è caratteristica: fredda e nordica, dominata da bianchi nevosi e azzurri alpini, arricchiti dai marroni terrosi delle colline autunnali e dai gialli dorati dei tramonti. Composte con straordinaria cura, le sue opere massimizzano gli effetti di controluce, contraluce e trasparenza atmosferica. È considerato il principale erede della tradizione segantiniana nel Piemonte, ma con una voce artistica personalissima, più intima e emotiva, meno grandiosa e monumentale.

La sua ricerca costante verte sull’osservazione fenomenologica della luce naturale: come essa modifica il colore locale degli oggetti, come crea aloni e sfumature, come genera profondità atmosferica. Affermava spesso: “La natura solo mi è maestra”, manifestando una dedizione quasi ascetica alla rappresentazione fedele dei fenomeni luminosi. Non ricerca l’effetto spettacolare, ma la vibrazione sottile, l’emozione generata dalla percezione luminosa della realtà visibile.

Fasi della carriera artistica

Il periodo accademico e l’esordio in pittura (1900-1905)

Dopo il 1901, Olivero partecipò attivamente alle esposizioni della Società Promotrice di Belle Arti di Torino. Nel 1902, alla Prima Quadriennale di Belle Arti di Torino, presentò Ultime capanne, un dipinto della Val Maira eseguito in stile divisionista, dove conobbe personalmente Pellizza da Volpedo, che esponeva contemporaneamente il celebre Quarto Stato. L’opera di Olivero fu venduta per 1.100 lire, un prezzo significativo che costituì il suo primo grande successo e lo convinse definitivamente a dedicarsi esclusivamente al paesaggio divisionista.

Nel 1905, partecipò alla Biennale di Venezia con il suggestivo paesaggio Ultimi raggi e con E maledice il giorno che rimena il servaggio, un dipinto a sfondo sociale caratterizzato da una pennellata divisionista allungata e luminosa. L’opera raffigura la fucina di Dronero, testimonianza dell’interesse sociale di Olivero per il mondo del lavoro.

La maturità divisionista (1905-1920)

Nel 1905-1906, Olivero si trasferì a Saluzzo, dove avrebbe trascorso la maggior parte della sua vita. Questa scelta rappresentava una volontà consapevole di allontanarsi dal fermento urbano torinese per dedicarsi completamente alla ricerca pittorica in prossimità della natura. A Saluzzo frequentò il palazzo della contessa d’Isasca, partecipò a feste e manifestazioni culturali, ma sempre preservando una dimensione bohémienne e solitaria che caratterizzava il suo temperamento.

Durante questo periodo, la sua fama si consolidò attraverso partecipazioni a prestigiose manifestazioni internazionali: alla Mostra di Milano per il Traforo del Sempione (1906) con Salita al castello; alla Biennale di Venezia del 1907 con l’emozionante Dopo la neve il sole, dai forti riferimenti al celebre Sole di Pellizza da Volpedo; alla Biennale di Venezia del 1909 con Pace vespertina e al Salon de l’Union Internationale des Beaux-Arts di Parigi nel 1910.

Nel 1912, con Nevicata e Giorno di sole, partecipò alla Biennale veneziana. Nel 1913 realizzò l’iconico ritratto Mia madre, conservato al Museo Civico di Torino, manifesto della sua devozione filiale e della sua capacità di coniugare la ricerca divisionista con l’intimità del ritratto. Questi anni rappresentano l’apogeo della sua carriera, quando il suo nome era noto in tutta Europa e i collezionisti lo ricercavano attivamente.

Il periodo tra le due guerre (1920-1930)

Dopo l’interruzione dovuta alla Prima Guerra Mondiale, Olivero riprese l’attività espositiva nel 1920 alla Biennale di Venezia con l’affascinante autortirato Uno strambo in Piazza San Marco, dove compare fotograficamente sulla destra con le luminose cupole di San Marco sullo sfondo. Nel 1925, partecipò alla Biennale romana con Funerali a Casteldelfino e successivamente alla Promotrice di Torino del 1927 con L’attesa, che gli valse la medaglia d’argento. Nel 1926 partecipò alla sua ultima Biennale di Venezia con Primo Sole.

Durante gli anni Venti, Olivero ricevette il generoso sostegno e la protezione del senatore Luigi Burgo di Cuneo, imprenditore mecenate che ne acquistò opere importanti, tra cui il grande dipinto Mattino, Alta Valle Macra. Tuttavia, il suo carattere irrequieto e bipolare, già difficile, si manifestava con frequenza crescente. Le difficoltà economiche e le sfide personali contraddistinsero questo periodo, benché la qualità delle sue opere non subisse declino: i paesaggi mantengono straordinaria intensità emotiva e maestria tecnica.

Gli ultimi anni e il tragico epilogo (1930-1932)

Nel 1930, quando sua madre Lucia Rosano scomparve all’età di 86 anni, Olivero entrò in una crisi profondissima dalla quale non si riprese mai. La perdita della donna che lo aveva guidato, sacrificato per lui e sostenuto durante tutta la vita rappresentò un colpo dal quale il suo temperamento fragile non riuscì a riprendersi. Si ritirò dalla vita pubblica, le sue opere non furono più accettate dalle esposizioni prestigiose, e la critica, che aveva salutato il declino del divisionismo e l’ascesa del futurismo, lo trascurò.

Trasferitosi a Verzuolo presso il suo mecenate Luigi Burgo, continentamente amareggiato e sfinito, il 28 aprile 1932 si suicidò gettandosi dalla finestra del suo studio. Aveva soli 53 anni. Sul cavalletto fu ritrovato un quadro incompiuto raffigurante un paesaggio di montagna della Valle Po con il Monviso. La sua morte tragica suggellò la vita di uno dei grandi artisti dimenticati dell’arte italiana moderna.

Opere principali e temi ricorrenti

Matteo Olivero è celebre soprattutto per i paesaggi montani piemontesi, che catturano l’essenza poetica delle Alpi occitane. I suoi soggetti prediletti includono:

  • Le colline e valli della Val Maira, Val Varaita, Val Grana e Valle Po, sempre rappresentate con straordinaria sensibilità atmosferica
  • Vedute di albe e tramonti alpini, dove la luce modella il paesaggio con effetti di controluce straordinari
  • Scorci di borgate montane e abitati rurali, con case immerse nella neve o nella luce dorata
  • Vigneti autunnali nelle Langhe, con rappresentazioni cromatiche di rara finezza
  • Scene di neve in montagna, soggetto nel quale raggiunge apici di eccellenza divisionista, come nel capolavoro Sole invernale, dopo la nevicata (1911-1914)

Accanto ai paesaggi, Olivero dipinse anche nature morte con frutta e fiori, ricercate dai collezionisti per la loro qualità luministica. Realizzò inoltre ritratti, sia di persone care che di contadini e lavoratori, sempre con attenzione alla caratterizzazione psicologica. I suoi interni rustici — cucine contadine con camini accesi, studi illuminati dalla luce naturale nord-occidentale — rappresentano un’altra costante affascinante della sua produzione.

Un aspetto peculiare della sua pratica era la pittura en plein air, praticata sistematicamente nelle valli piemontesi. Trascorreva lunghi periodi in Val d’Aosta, nelle Langhe e nelle valli, dipingendo direttamente dal vero e catturando le vibrazioni luminose del momento. Il critico Piergiorgio Dragone ha osservato che nella sua opera “c’è la pace, il silenzio e la solitudine della natura… mentre poteva osservare gli effetti della luce solare che si tramutavano in pulviscolo luminoso e colorato, in un infinito gioco di ombre e di parti in pieno sole, dando luogo a plurime rifrazioni iridescenti”.

Esposizioni e riconoscimenti internazionali

Matteo Olivero fu artista riconosciuto a livello internazionale fin dagli esordi. Partecipò regolarmente a tutte le Promotrici Piemontesi, alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano, alle Esposizioni di Genova e Roma. Le sue opere furono presentate nelle principali città europee: Parigi, Bruxelles, Ginevra, Monaco di Baviera, Angers, Grenoble e altre sedi di rilevanza.

Fu membro della Società Promotrice di Belle Arti di Torino e insegnò presso l’Accademia Albertina, contribuendo così alla formazione delle generazioni più giovani di artisti piemontesi. Le sue opere entrarono nelle principali collezioni pubbliche — musei piemontesi e collezioni internazionali — e furono apprezzate da collezionisti colti e illuminati.

Mercato e quotazioni delle opere di Matteo Olivero

Il mercato di Matteo Olivero è attivo e internazionale, con forte domanda da parte di collezionisti italiani ed europei appassionati di arte divisionista e paesaggismo di qualità. Il pittore è considerato uno dei principali esponenti della seconda generazione divisionista, e le sue opere sono fra le più ricercate di questa corrente artistica.

Le quotazioni si articolano per fascie di valore in relazione a dimensione, importanza, provenienza e tema:

Opera di fascia bassa

I dipinti a olio di piccole dimensioni, come studi en plein air, bozze divisioniste e prove giovanili, si collocano generalmente tra 2.000 e 4.000 euro. Rientrano in questa categoria anche i disegni e gli studi preparatori di buona qualità.

Opera di fascia media

I paesaggi delle Langhe e le vedute alpine di buona qualità, di medie dimensioni, si attestano tra 6.000 e 12.000 euro. In questa fascia rientrano le opere con una riconosciuta importanza storica e artistica, ma non ancora capolavori di primissimo piano o provenienti da importanti collezioni.

Opera di fascia alta

I capolavori divisionisti firmati e datati, i paesaggi espositivi, le grandi tele con pedigree museale, raggiunno valori tra 20.000 e 45.000 euro. Sono opere che hanno partecipato a importanti esposizioni internazionali, provengono da collezioni di rilievo, e manifestano pienamente la maestria tecnica e la visione poetica dell’artista.

Opere su carta

I disegni divisionisti, gli acquerelli e gli studi luministici presentano valutazioni generalmente comprese tra 1.000 e 3.000 euro, in relazione a qualità, firma e importanza documentaria.

Fattori di valorizzazione

I risultati record sono stati ottenuti dai paesaggi divisionisti delle Langhe e dalle vedute alpine con straordinari effetti di luce, soprattutto quando provenienti da importanti collezioni museali o con documentazione espositiva di pregio. Le opere di grandi dimensioni realizzate durante il primo periodo divisionista (1903-1920) risultano particolarmente ricercate dai collezionisti specializzati, in quanto rappresentano l’apice della ricerca artistica di Olivero.

L’apprezzamento per la sua opera è tangibile e in crescita: negli ultimi anni alcune aste torinesi hanno riacceso l’interesse del mercato. Nel 2019, il Professor Antonio Musiari ha organizzato una grande mostra monografica diffusa in sei sedi (Torino, Cuneo, Saluzzo, Acceglio e Rore di Sampeyre) che ha esposto oltre 200 opere, contribuendo significativamente alla riscoperta e alla rivalutazione dell’artista.

Valutazione gratuita e acquisizione di opere

Pontiart offre valutazioni gratuite per opere attribuite a Matteo Olivero. Gli esperti analizzano la tecnica divisionista, la qualità della resa luministica, il soggetto, le dimensioni, la firma, la provenienza espositiva e documentaria, per fornire una stima accurata e aggiornata ai prezzi di mercato vigenti.

Assistiamo collezionisti nell’acquisto e vendita di opere di Olivero con approccio professionale, trasparente e in linea con gli standard internazionali del mercato dell’arte divisionista italiana. Contattaci per richiedere una valutazione senza impegno o per proporre un’opera in vendita.