Biografia di Melkiorre Melis
Origini e formazione
Melkiorre Melis nacque a Bosa, in Sardegna, il 1° aprile 1889, quarto di otto figli di Salvatore Melis, commerciante di tessuti, e di Giuseppina Masia. La famiglia era creativa e intraprendente: tra i suoi fratelli si ricordano il ceramista Federico, l’imprenditrice tessile Olimpia e l’illustratore Pino, tutti protagonisti di percorsi artistici e artigianali di rilievo nel panorama isolano del Novecento.
Il primo incontro con la pittura avvenne a Bosa, quando il giovane Melkiorre conobbe il pittore parmense Emilio Scherer (allievo di Domenico Morelli), giunto nel paese natale per decorarne la cattedrale. Fu quella scintilla a orientare definitivamente la sua vocazione artistica.
Nel 1909, grazie a un sussidio municipale concesso dal Comune di Bosa, Melis si trasferì a Roma per perfezionarsi presso la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti. Nella capitale frequentò parallelamente una scuola serale di disegno e decorazione, e soprattutto entrò in contatto con lo studio di Duilio Cambellotti (1876–1960), il cui magistero liberty e simbolista si sarebbe rivelato decisivo per la sua educazione critica e formale. Proprio Cambellotti fu il primo a intuire le qualità grafiche del giovane sardo, incoraggiandolo a sviluppare anche la carriera di illustratore.
Gli anni romani e l’attività grafica
A Roma Melis trovò presto impiego come disegnatore presso lo stabilimento di arti grafiche Fratelli Palombi, inaugurando quella carriera multiforme — grafico, illustratore, allestitore di mostre, ceramista e pittore — che avrebbe caratterizzato l’intera sua vita. Negli anni Dieci collaborò come illustratore con riviste e giornali di largo pubblico, tra cui il giornale sardo Sale e Pepe, il periodico femminile La Donna e Il Giornalino della Domenica. Tra le prime prove grafiche di rilievo figurano le illustrazioni del volume di poesie Primavera sacra del sassarese Mariano De Fraja (1913) e quelle per il Giornale d’Italia, firmate con lo pseudonimo Silem (Melis al contrario), esposte al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1913.
Nel 1916 partecipò alla Prima Esposizione Artistica Sarda, di cui realizzò anche il manifesto promozionale, presentando il dipinto L’ucciso, opera ispirata alla poesia del sardo Sebastiano Satta. Il dipinto riscosse grande successo e venne successivamente esposto alla galleria Cova di Milano (1917) e alla I Biennale Romana (1921). Nel 1919 divenne direttore artistico della Rivista Sarda, stimolando la collaborazione di numerosi artisti isolani, e avviò la propria attività come ceramista.
La stagione delle arti decorative e delle grandi esposizioni
Gli anni Venti segnarono per Melis un momento di intensa attività espositiva e decorativa. Nel 1921 decorò la sala da ballo della Casa d’Arte Bragaglia a Roma con un ampio fregio raffigurante un ballo tondo sardo in tipico stile isolano. Nel 1923 allestì la sezione sarda alla I Biennale delle Arti Decorative di Monza, e nel 1927 fu l’unico artista sardo, insieme a Nino Siglienti, presente con una sala personale alla Terza Biennale di Monza.
Nel 1928 allestì la Sala delle Sirene alla II Mostra di Arte Marinara al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e nel 1929 realizzò le pitture parietali per il II Salone Internazionale dell’Automobile sponsorizzato dalla FIAT, confrontando con ironia e tratto sagace il rapido mondo motorizzato con la vita rurale arcaica della Sardegna. Parallelamente aprì a Roma la bottega di arte applicata Studio Artistico Melkiorre Melis, poi confluita nell’impresa MIAR (Melis Imprese Artistiche Romane), producendo ceramiche contraddistinte dal marchio CAMM – Roma (Ceramiche Artistiche Melkiorre Melis – Roma).
Sul fronte espositivo pittorico partecipò alla XII Biennale di Venezia (1930), dove presentò il dipinto Il monte Soratte, e alla I Quadriennale di Roma (1931) con Pomeriggio d’estate a Sant’Oreste. Alla Mostra degli Amatori e Cultori di Roma espose nel 1925 La regina saracena, opera emblematica del suo interesse per i soggetti arabeggianti.
La parentesi libica e la maturità
Nel 1934, chiamato dal governatore della Libia Italiana Italo Balbo, Melis fu nominato direttore della Scuola Musulmana di Arti e Mestieri di Tripoli. In Libia rivoluzionò il sistema della produzione artigianale locale, fondando la Scuola Artigiana di Maiolica Libica e portando le ceramiche tripolitane a un livello di eccellenza riconosciuto a livello internazionale. Caffè, scuole e moschee di Tripoli e Bengasi furono arricchiti delle maioliche prodotte sotto la sua direzione. Nel 1935 partecipò alla II Quadriennale romana con soggetti arabeggianti come Araba e Mungitura, ma anche con Filatrice d’orbace, omaggio alla tradizione tessile sarda. Le ceramiche libiche del suo atelier vennero esposte con successo alla I Triennale d’Oltremare di Napoli nel 1940.
La morte di Italo Balbo e le vicende belliche costrinsero Melis ad abbandonare definitivamente la Libia nel 1942 e a rientrare in Italia. Tornò a Bosa, dove rimase fino alla fine del conflitto. A Roma, dal dopoguerra, ottenne uno studio a Villa Strohl-Fern, che mantenne fino al 1965, anno in cui si trasferì nello studio della Casina di Raffaello in Piazza di Siena. Dal 1952 al 1965 insegnò presso la Scuola d’Arte di Via Conte Verde a Roma. Nel 1951 la città di Sassari gli conferì il Premio per la Pittura.
A partire dagli anni Cinquanta e Sessanta, liberato da impegni istituzionali, Melis riprese con rinnovata intensità la pittura a soggetto sardo, traendo ispirazione dalla preistoria nuragica che rivisitò con caleidoscopi di colori vivaci e una pennellata sempre più libera. Partecipò alla Mostra d’Arte Moderna della Sardegna a Venezia nel 1949 con l’opera Beduina al mercato, poi esposta alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, e alla VI Quadriennale di Roma nel 1951.
Melkiorre Melis si spense a Roma il 14 dicembre 1982, a novantadue anni, lasciando un’eredità artistica straordinaria che abbraccia pittura, ceramica, illustrazione, decorazione e scenografia. La sua carriera poliedrica lo ha fatto definire
