Biografia di Pasquale Celommi
Origini e formazione
Pasquale Celommi nasce a Montepagano (oggi frazione di Roseto degli Abruzzi) il 6 gennaio 1851 in una famiglia di modesti pescatori e artigiani. Sin da piccolo dimostra una straordinaria predisposizione per il disegno: traccia figure con il carbone sulle fiancate delle barche arenate sulla spiaggia, attirando l’attenzione di Camillo Mezzopreti, un facoltoso collezionista locale che diventa suo primo mentore e finanziatore.
Nel 1873, grazie a una borsa di studio dell’Amministrazione provinciale di Teramo, vince un concorso per il pensionato artistico e si trasferisce a Firenze per frequentare la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti sotto la guida del maestro Antonio Ciseri. Durante questa esperienza fiorentina entra in contatto con i Macchiaioli e assimila l’importanza della linea e una maggiore delicatezza cromatica, sebbene continui a mantenere un forte interesse per i soggetti abruzzesi.
A Firenze conosce la giovane Giuseppina Giusti, nipote del poeta Giuseppe Giusti, che sposa nel 1880. La nascita del loro primogenito Raffaello (19 aprile 1881) segna un momento cruciale: a causa della salute cagionevole del bambino, il medico consiglia il ritorno all’aria marina, spingendo la famiglia a tornare a Roseto degli Abruzzi nel 1881.
Il ritorno alle radici e l’evoluzione stilistica
Il ritorno a Roseto rappresenta un momento determinante per l’evoluzione artistica di Celommi. Lontano dalle influenze accademiche fiorentine, si immerge completamente nella vita quotidiana del suo paese, abbandonando gradualmente la pittura più strettamente accademica e classicista per orientarsi verso il verismo sociale e l’osservazione diretta della realtà.
Negli anni Ottanta dell’Ottocento partecipa a esposizioni nazionali di rilievo: all’Esposizione Nazionale romana del 1883 presenta la Tarantella; alla Promotrice di Belle Arti di Genova del 1886 presenta il dipinto aneddotico Un piatto rotto in cucina. A Genova nel 1892 partecipa con tre opere che riprendono tradizioni e soggetti abruzzesi: La lavandaia, La cafonetta, La dichiarazione.
Nel 1888 alla II Esposizione Operaia di Teramo presenta due capolavori del filone realistico-sociale: La Pescivendola e L’Operaio Politico (noto anche come La Vedetta), opere che testimoniano il suo interesse per la pittura sociale di stampa patiniana, ma senza la volontà didascalica e l’impronta tragica propria di Patini. Nel 1895 all’Esposizione di Roma ottiene un enorme successo di critica e pubblico con Il Ciabattino, una delle sue opere più celebrate.
Attività espositiva e riconoscimento
Pasquale Celommi partecipa attivamente alle maggiori esposizioni nazionali italiane, esponendo in diverse città. I suoi dipinti attirano ben presto l’attenzione delle famiglie aristocratiche abruzzesi, che fanno a gara per averlo nei loro principeschi ricevimenti. Allo stesso modo, mercanti d’arte di origine soprattutto anglosassone ne acquisiscono le opere, introducendole in collezioni private di americani, australiani e collezionisti internazionali.
Nel primo Novecento la sua fama si consolida e le opere variano verso tematiche differenti. Si dedica alla pittura sacra creando la Crocefissione per la chiesa della Madonna delle Grazie a Teramo e la Sacra Famiglia per la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta a Roseto degli Abruzzi. Realizza anche opere di carattere mitologico e di costume neo-settecentesco (come Donna con guanto), oltre a diversi studi orientaleggianti come l’Odalisca, esercitazioni che lo mostrano indirizzato verso una pittura che predilige le tematiche folkloriche e la vitalità dei soggetti popolari.
