Pasquarosa Marcelli

Pasquarosa Marcelli pittore quadro dipinto

Biografia di Pasquarosa Marcelli

Origini e giovinezza

Pasquarosa Marcelli nacque il 9 novembre 1896 ad Anticoli Corrado, un pittoresco borgo della valle dell’Aniene, in provincia di Roma, da una famiglia di umili contadini. Il paese era ben noto agli artisti dell’epoca, sia per la bellezza del paesaggio sia perché i suoi abitanti erano soliti recarsi a Roma per posare come modelli negli studi di Via Margutta e presso l’Accademia di Belle Arti. Fu proprio seguendo questa tradizione che Pasquarosa, a soli sedici anni, lasciò il paese natio per trasferirsi nella capitale.

Giunta a Roma nel 1912, la giovane Pasquarosa lavorò come modella, posando per lo scultore Nicola D’Antino e per il pittore Felice Carena. Fu in questo contesto che conobbe il pittore romano Umberto Natale Bertoletti, detto Nino, per il quale posò e con il quale strinse ben presto una profonda relazione sentimentale. Nel 1913, quando Bertoletti trasferì il proprio studio a Villa Strohl-Fern — la vivace comunità artistica nei pressi di Villa Borghese che ospitava, tra gli altri, Francesco Trombadori, Carlo Socrate e Armando Spadini — anche Pasquarosa iniziò a immergersi nell’ambiente creativo e a sperimentare con colori e pennelli.

L’esordio e la consacrazione come pittrice

Pasquarosa cominciò a dipingere probabilmente a partire dal 1913, senza alcuna formazione accademica formale: nessuna scuola, nessuna accademia, nessun maestro in senso stretto. Il suo approccio alla pittura fu sin dall’inizio totalmente istintivo e autodidatta. L’esordio ufficiale avvenne nel 1915, quando partecipò con cinque opere — tre Nature morte e due Garofani — alla III Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione Romana, presso il Palazzo delle Esposizioni di Via Nazionale. Tutte le opere esposte furono vendute: uno dei Garofani fu acquistato dalla regina Margherita di Savoia (oggi conservato al Palazzo del Quirinale), un altro da Albert Besnard, pittore e direttore dell’Accademia di Francia a Villa Medici. La critica accolse il debutto con grande entusiasmo: Emilio Cecchi parlò di un «fatto intieramente nuovo».

Nel 1915, lo stesso anno del suo esordio pittorico, Pasquarosa sposò civilmente Nino Bertoletti, con il quale avrebbe avuto due figli: Giorgio, nel 1916, e Carlo Francesco, nel 1924. La famiglia si consolidò attorno alla vivace realtà di Villa Strohl-Fern, che rimase per anni il cuore pulsante della loro vita artistica e sociale.

Nel 1918, alla mostra collettiva alla Casina del Pincio di Roma, il critico Cipriano Efisio Oppo coniò per lei la celebre espressione «fenomeno Pasquarosa», aggiungendo: «Tutti abbiamo visto in questa pittura inesperta qualcosa di straordinario». Il successo era ormai conclamato e Pasquarosa si affermò come una delle voci più originali della pittura italiana del primo Novecento.

Gli anni Venti e la mostra di Londra

Nel corso degli anni Venti Pasquarosa intensificò la propria attività espositiva, partecipando a numerose mostre collettive e personali in Italia e all’estero. Nel 1923 fu presente alla centesima mostra della Casa d’Arte Bragaglia. Nel 1925, in compagnia del marito, visitò Torino, Parigi e Madrid, arricchendo il proprio bagaglio culturale e visivo attraverso musei ed esposizioni internazionali. Nel 1927 ottenne una sala personale alla I Mostra del Sindacato Laziale Fascista, partecipò all’Esposizione degli Amatori e Cultori e alla Mostra d’arte del Lyceum.

La consacrazione internazionale arrivò nel febbraio 1929, con la mostra personale all’Arlington Gallery di Londra, dove espose trentanove dipinti, con catalogo presentato da Emilio Cecchi. Si trattò di un evento straordinario: rarissimo per un pittore italiano dell’epoca, praticamente unico per una donna. Nello stesso anno partecipò all’Esposizione Internazionale d’Arte di Barcellona e continuò a esporre alle mostre del Sindacato Laziale negli anni successivi (1929, 1930, 1932). Tra gli intellettuali e artisti che la frequentarono in questo periodo figurano Luigi Pirandello, Giorgio de Chirico — che la definì «donna di alta qualità e pittrice piena d’ingegno» — Renato Guttuso, Massimo Bontempelli e Marino Marini.

Gli anni Trenta, la guerra e il dopoguerra

Negli anni Trenta Pasquarosa partecipò alle Biennali di Venezia (1930, 1932, 1934, 1936) e alla I Quadriennale di Roma nel 1931. Durante la Seconda Guerra Mondiale si rifugiò con la famiglia ad Anticoli Corrado. Nel dopoguerra riprese con rinnovata energia la sua attività espositiva: nel 1948 partecipò alla Rassegna Nazionale di Arti Figurative a Roma e alla XXIV Biennale di Venezia.

Gli anni Cinquanta furono un periodo di grande intensità: nel 1951 tenne una mostra personale alla galleria Vetrina di Chiurazzi a Roma; nel 1952 alla galleria Puccini di Ancona; nel 1955 e nel 1958 alla galleria Russo di Roma. Nel 1953 vinse il Premio Marzotto, uno dei riconoscimenti più prestigiosi per gli artisti italiani dell’epoca. Nel 1954 partecipò di nuovo alla Biennale di Venezia, in occasione della quale il Comune di Roma acquistò Mandorle e limoni (1953); nel 1958 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma acquistò L’Albero (1950). Negli anni Sessanta continuò a esporre alle Quadriennali romane e in mostre collettive di rilievo nazionale.

Ultimi anni e morte

Nel 1971 morì il marito Nino Bertoletti dopo una caduta. Pasquarosa gli sopravvisse appena due anni: si spense il 20 ottobre 1973 a Camaiore (Lucca), all’età di settantasette anni. La sua firma sulle opere era, per scelta e per modestia, il solo nome di battesimo: Pasquarosa. Un nome inconsueto e luminoso, perfettamente aderente alla sua personalità e alla sua pittura.

A quasi cinquant’anni dalla sua morte, la figura di Pasquarosa Marcelli è oggetto di rinnovato interesse critico e collezionistico. Tra gennaio e aprile 2024 l’Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra le ha dedicato una grande mostra retrospettiva, riportandola all’attenzione del pubblico internazionale a quasi cent’anni dalla sua prima esposizione nella capitale britannica.

Stile e tecnica

Pasquarosa Marcelli rappresenta un caso del tutto singolare nella storia dell’arte italiana del Novecento: pittrice autodidatta, senza alcuna formazione accademica, sviluppò un linguaggio pittorico del tutto personale, istintivo e non riconducibile ad alcun movimento artistico specifico. Pur mostrando affinità evidenti con il fauvismo — per l’uso audace del colore, la pennellata libera e la semplificazione delle forme — la sua arte nacque da un impulso genuinamente spontaneo, non da una scelta intellettuale o ideologica.

Il suo approccio al colore era diretto, esuberante, privo di mediazioni teoriche. Usava colori accesi e contrastanti, stesi a campiture pastose, con una tavolozza vivida e luminosa che ricorda per certi versi quella dei Fauves francesi — Matisse e Van Dongen in primo luogo — e dei pittori russi d’avanguardia come Larionov e Goncharova, artisti le cui opere poté vedere a Roma durante gli anni della sua formazione informale. Roberto Longhi, in un celebre articolo del 1929 dedicato alla I Mostra del Sindacato Laziale, descrisse la sua arte come istintiva e dominata dal desiderio di semplificare l’immagine in una materia ricca, con un cromatismo vivace ed esuberante.

Nella fase iniziale della carriera, la pennellata era densa, pastosa e materica, con un uso del colore quasi tattile. A partire dagli anni Trenta, lo stile si fece progressivamente più fluido e leggero. Negli anni Cinquanta il linguaggio pittorico di Pasquarosa raggiunse una maturità ulteriore, diventando più soffice e aereo, con tonalità luminose e pastellate che creano uno spazio quasi nebuloso ed evanescente, come si può osservare in Fiori allo specchio (1950) e Giuoco di carte (1954).

La pittrice firmava le proprie opere con il solo nome di battesimo, Pasquarosa, un gesto di modestia ma anche di precisa identità artistica. Un nome che è diventato, nel tempo, un marchio stilistico inconfondibile.

Opere principali e soggetti ricorrenti

Il tema dominante dell’intera produzione di Pasquarosa Marcelli è la natura morta: vasi di fiori, ciotole, ventagli, ceramiche, frammenti di stoffe variopinte, oggetti della vita quotidiana domestica. Ricostruiva sulle tele il mondo che la circondava con sguardo fresco e diretto, trasformando l’ordinario in qualcosa di gioioso e luminoso. Meno frequenti, ma ugualmente significativi, i ritratti e i paesaggi — in particolare scorci della campagna romana e laziale — rappresentati con una pennellata leggerissima e bidimensionale.

Tra le opere di maggiore rilevanza storica e critica si ricordano:

  • Garofani (1914–1915): due tele esposte all’esordio alla Secessione Romana, acquistate rispettivamente dalla regina Margherita di Savoia (oggi al Palazzo del Quirinale) e da Albert Besnard, direttore dell’Accademia di Francia.
  • Tulipani gialli (1928): opera di grande eleganza, esposta sia alla mostra sindacale sia alla personale londinese.
  • Natura morta con ventaglio e specchio (Natura morta napoletana) (1929–1930): con accordi cromatici audaci — verde acido, rosso vermiglio, azzurro — e pennellata pastosa e ricca, tipica del periodo.
  • Fiori allo specchio (1950): emblematica della fase matura, con tonalità luminose e pastellate.
  • Mandorle e limoni (1953): acquistata dal Comune di Roma in occasione della Biennale di Venezia del 1954.
  • L’Albero (1950): acquistata nel 1958 dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
  • Giuoco di carte (1954): opera della piena maturità esposta alla Biennale di Venezia.

Le sue opere si trovano oggi in importanti collezioni pubbliche italiane, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e il Palazzo del Quirinale, oltre che in numerose raccolte private in Italia e all’estero.

Mercato e quotazioni delle opere di Pasquarosa Marcelli

Il mercato delle opere di Pasquarosa Marcelli si presenta stabile e in graduale crescita, sostenuto dal rinnovato interesse critico e mediatico che ha accompagnato le recenti esposizioni — in particolare la retrospettiva londinese del 2024 — e da una riscoperta sempre più consapevole del ruolo delle pittrici italiane del primo Novecento nel panorama artistico internazionale.

Le sue opere circolano regolarmente sul mercato antiquario e nelle aste nazionali, con una domanda concentrata soprattutto sulle nature morte su tela di media e grande dimensione, sulle composizioni con fiori e sulle opere degli anni Venti–Trenta, considerati il periodo stilisticamente più maturo e commercialmente più apprezzato. La provenienza documentata, la buona conservazione e la presenza di firma autografa rappresentano fattori determinanti nella valutazione.

A livello orientativo, il mercato delle opere di Pasquarosa Marcelli si articola nelle seguenti fasce:

  • Fascia bassa – Oli su cartone di piccolo formato, studi e composizioni minori: generalmente tra 1.000 e 2.000 euro.
  • Fascia media – Nature morte su tela di medio formato con buona qualità esecutiva e periodo favorevole: da 3.000 a 5.000 euro.
  • Fascia alta – Opere firmate, con pedigree documentato, di grande formato o appartenenti ai periodi più richiesti: tra 10.000 e 20.000 euro.
  • Opere su carta – Disegni preparatori, studi e pastelli: generalmente tra 500 e 1.000 euro.

La presenza dell’artista in importanti collezioni pubbliche e la crescente attenzione della critica internazionale contribuiscono a sostenere la solidità del mercato nel medio-lungo periodo. Le opere provenienti da collezioni storiche o con passaggi documentati in aste prestigiose tendono a spuntare i valori più elevati.

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