Biografia di Giuseppe Carozzi
Origini e formazione
Giuseppe Carozzi nasce a Milano nel 1864 da una famiglia borghese di solida tradizione: i Carozzi erano da generazioni avvocati a Milano, con origini paterne a Brivio d’Adda, proprietari di vaste aree agricole nei pressi di Pontida. Fin dall’adolescenza, incoraggiato dalla famiglia, il giovane Giuseppe coltiva una spiccata attitudine per la pittura e prende lezioni di disegno. Dopo la licenza liceale al liceo Beccaria di Milano, si iscrive alla facoltà di Medicina presso l’Università di Torino, per poi passare a Giurisprudenza, frequentando al contempo corsi di disegno. Il soggiorno torinese si rivela decisivo per la sua vocazione artistica: nel 1886, visitando il Museo Civico di Torino, rimane profondamente colpito dalla pittura di Antonio Fontanesi — scomparso nel 1882 — e decide di dedicarsi alla pittura di paesaggio. Inizia così a studiare sotto la guida di Riccardo Pasquini, allievo diretto di Fontanesi.
Il soggiorno bolognese e il ritorno a Milano
Durante gli anni universitari, il soggiorno a Bologna si rivela per Carozzi un’esperienza particolarmente fertile: la campagna dei dintorni diventa la sua prima fonte d’ispirazione diretta dalla natura, e il pittore Augusto Sezanne diventa un nuovo punto di riferimento formativo. Di questo periodo è la tela Campagna bolognese, che già testimonia la capacità del giovane artista e la chiara eredità del Fontanesi. Conseguita la laurea in Giurisprudenza, Carozzi fa ritorno a Milano, dove nel 1889 esordisce all’Esposizione Permanente con il dipinto Piogge autunnali. Nell’ambiente artistico milanese frequenta gli studi di Leonardo Bazzaro e Filippo Carcano, figure centrali della pittura lombarda di fine Ottocento. Con Bazzaro compie gite nella campagna circostante alla ricerca di soggetti dal vero, e insieme si reca a Chioggia, dove Carozzi si entusiasma ai paesaggi lagunari. È qui che dipinge Il Canale Lavena, opera esposta con successo alla I Triennale di Brera nel 1891.
Sviluppo stilistico e maturità artistica
Negli anni successivi Carozzi alterna soggiorni a Chioggia a escursioni nelle montagne, avvicinandosi progressivamente ai paesaggi alpini cari a Giovanni Segantini e rimanendo influenzato dagli scritti teorici di Vittore Grubicy de Dragon sul Divisionismo. I numerosi viaggi all’estero — a Monaco nel 1895, a Berlino, Copenaghen e Pietroburgo tra il 1898 e il 1901, e infine a Parigi per l’Esposizione Universale del 1900, dove ottiene una medaglia d’argento — gli permettono di mantenersi aggiornato sulle più recenti tendenze della pittura europea e determinano una fase di meditazione e di profonda evoluzione della sua tecnica. Dal 1902 al 1905 Carozzi non espone: si dedica allo studio e alla ricerca, come testimoniato dai numerosi appunti raccolti in quegli anni e conservati tra le sue carte. Nel 1897 aveva già ottenuto il prestigioso Premio Fumagalli alla Triennale di Milano per le sue Vedute di Chioggia e i Paesaggi montani. Nel 1905 torna a esporre a Monaco e a Venezia, dove il dipinto Armonie del crepuscolo viene acquistato dalla regina.
L’apice: la Biennale di Venezia del 1912
Il momento culminante della carriera di Carozzi giunge nel 1912, quando la X Biennale di Venezia gli dedica un’importante mostra personale con ben ventidue opere, e l’artista viene chiamato a far parte della giuria di accettazione. La critica lo celebra come
