Carlo Labruzzi: il paesaggista neoclassico della Roma del Grand Tour
Carlo Labruzzi (Roma, 6 novembre 1748 – Perugia, 8 dicembre 1817) è stato uno dei più raffinati pittori e incisori italiani tra Settecento e Ottocento. Figura di spicco nella Roma neoclassica, Labruzzi si distinse come paesaggista di straordinaria sensibilità, ritrattista apprezzato e autore di scene di genere, conquistando la stima di collezionisti italiani, inglesi e polacchi. La sua opera costituisce oggi un documento visivo di inestimabile valore storico e artistico sulla Roma e la Campagna romana della sua epoca.
Biografia
Carlo Labruzzi nacque a Roma il 6 novembre 1748, figlio di Giuseppe, un tessitore. Inizialmente destinato alla carriera ecclesiastica, si avvicinò alla pittura grazie all’influenza del fratello Pietro, affermato pittore ritrattista, e seguì i corsi dell’Accademia di San Luca. I primi anni della sua carriera artistica lo videro attivo anche a Norimberga, dove acquisì esperienze formative fondamentali.
Nel 1780 fece ritorno a Roma, dove fu eletto membro della Pontificia Accademia delle Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon. Nel 1786 divenne membro dell’Accademia di San Luca, il più antico e prestigioso istituto accademico artistico romano. La sua personalità artistica si definì progressivamente nell’alveo del neoclassicismo, pur mantenendo una vena descrittiva e analitica che lo avvicinò alla grande tradizione del paesaggio europeo.
Negli anni Ottanta del Settecento, Labruzzi divenne uno degli artisti più ricercati dai viaggiatori del Grand Tour a Roma. Nel 1789 fu scelto come artista e compagno di viaggio da Sir Richard Colt Hoare, aristocratico inglese e antiquario, per documentare il percorso della Via Appia da Roma verso Brindisi, seguendo l’itinerario descritto da Orazio nella sua Satira V. Un progetto ambizioso, che produsse un corpus eccezionale di disegni e acquerelli oggi conservati nelle più importanti istituzioni culturali al mondo.
Negli ultimi anni della sua vita si trasferì a Perugia, dove nel 1814 fu nominato direttore dell’Accademia di Belle Arti, incarico che mantenne fino alla morte, avvenuta l’8 dicembre 1817. Presso palazzo Tomati in via Gregoriana, a Roma, aveva riunito intorno a sé un vivace circolo di giovani artisti durante il giorno e un animato salotto letterario la sera, a testimonianza della sua centralità nella vita culturale della capitale pontificia.
Stile e tecnica
Carlo Labruzzi fu pittore, incisore e prolifico paesaggista, profondamente influenzato dallo stile di Jakob Philipp Hackert, il celebre pittore tedesco attivo a Roma. Come Hackert, Labruzzi produsse vedute di antichità romane, paesaggi istoriati e scene di genere, con una notevole fedeltà al dato naturale e storico. Nella sua attività grafica, tuttavia, mostrava uno spirito più libero: i veloci schizzi a penna, contraddistinti da tratto nervoso e spontaneo, rivelano una vena neoclassica di grande freschezza inventiva.
L’acquarello fu la sua tecnica d’elezione, esercitata con virtuosismo eccezionale. Le grandi serie dedicate alla Via Appia, eseguite con penna a inchiostro bruno acquerellato a seppia, sono riconosciute come capolavori del genere topografico-paesaggistico. Nel Metropolitan Museum of Art di New York è conservato un suo acquerello su grafite che, secondo la scheda museale, testimonia le sue qualità di
