Romualdo Locatelli

Romualdo Locatelli pittore quadro dipinto orientalista

Biografia di Romualdo Locatelli

Origini e formazione artistica

Romualdo Battista Federico Locatelli nacque a Bergamo il 4 aprile 1905 da una famiglia di straordinaria tradizione artistica. Discendeva da tre generazioni di pittori, affrescatori e decoratori, una vera e propria bottega che rappresentava uno dei laboratori artistici più importanti della Lombardia. Suo padre era Luigi Locatelli, detto Steenì II (1883-1928), abile affrescatore e decoratore, mentre tra i fratelli figuravano il pittore Raffaello Locatelli (1915-1984) e lo scultore Stefano Locatelli (1920-1989).

La formazione di Romualdo Locatelli iniziò precocemente, già intorno ai dieci-undici anni frequentando la rinomata Scuola d’arte applicata Andrea Fantoni di Bergamo, dove il maestro Francesco Domenighini annotò nel registro di classe: “ragazzo molto intelligente e studioso”. Successivamente si iscrisse all’Accademia Carrara, dove studiò sotto la guida di Ponziano Loverini, uno dei maestri più influenti della pittura lombarda del tempo.

Nei suoi anni giovanili, Romualdo affiancò il padre nella decorazione di diverse chiese della provincia bergamasca, acquisendo competenze solide nel restauro e nella tecnica dell’affresco. Partecipò ai lavori decorativi della chiesa di San Felice al lago (1922), della Chiesa Parrocchiale di Boccaleone (1923) e della chiesa di Santa Brigida (1924). Durante la realizzazione del ciclo di affreschi in Sant’Alessandro in Prezzate a Mapello, suo padre cadde da un’impalcatura, compromettendo seriamente la sua salute: questo episodio traumatico spinto Romualdo a abbandonare definitivamente la carriera di pittore murale per dedicarsi integralmente alla pittura da cavalletto.

Il debutto e i primi successi

A soli vent’anni di età, Romualdo Locatelli realizzò il capolavoro che avrebbe segnato il suo ingresso nel panorama artistico nazionale: Il Dolore (1925), dipinto che raffigurava il padre malato e sofferente, circondato dagli attrezzi del mestiere. L’opera fu esposta alla Biennale di Brera presso la Permanente di Milano, ottenendo straordinari riscontri critici e il riconoscimento della critica specializzata. Il dipinto rappresentava la “rivelazione di un nome che fino ad ieri era stato relegato negli abbaini”, come scrisse la stampa bergamasca dell’epoca.

Il giovane artista ricevette presto importanti commissioni, tra cui quella prestigiosa del Principe Umberto di Savoia, il quale gli commissionò i ritratti dei figli Vittorio Emanuele e Maria Pia. Questi ritratti furono esposti alla XXI Biennale di Venezia del 1938. A Roma, dove aveva aperto uno studio in via Margutta (la celebre via degli artisti della capitale), espose frequentemente presso la Galleria Jandolo, dove fu apprezzato per la sua pennellata energica, il rifiuto dell’accademismo e la freschezza della sua interpretazione figurativa.

I viaggi e la ricerca artistica

Benché godesse di grande successo nella capitale italiana, dove riceveva costanti commissioni dalla famiglia reale e dagli ambienti diplomatici, Romualdo Locatelli era tormentato da un irrefrenabile desiderio di viaggio e di scoperta. Questo aspetto della sua personalità lo spingeva a cercare continuamente nuovi motivi e nuove culture da rappresentare.

Tra il 1927 e gli anni Trenta, intraprese numerosi viaggi di studio: nel 1927 compì un importante viaggio in Tunisia insieme all’amico pittore Ernesto Quarti Marchiò (1907-1982), seguito da escursioni in Sardegna, Toscana, Abruzzo e Africa del Nord. Durante questi viaggi, sviluppò un linguaggio tutto particolare, interessandosi alle manifestazioni e ai costumi popolari, al folklore locale, agli atteggiamenti umani e al paesaggio, espressi con una pennellata veloce, emotiva e lontana dall’accademismo.

Nonostante gli importanti contatti con l’alta società romana, i mercanti d’arte di via Margutta e le molteplici commissioni che potevano assicurargli una vita agiata, Locatelli sentiva profondamente il richiamo dell’Oriente. Questa passione dimostrava un carattere indipendente e anticonformista: nel dicembre del 1938, ormai quarantenne nell’errore del testo attuale, ma ancora ventitreenne nella realtà storica corretta, si imbarcò da Napoli con la moglie Erminia, alla volta di Singapore e del Sud-Est asiatico, senza sapere che non avrebbe mai più rivisto l’Italia.

Il periodo orientale: Indonesia e Filippine

Giacarta e Bali: l’affermazione internazionale

Nel 1939, Romualdo Locatelli era già in Indonesia, prima a Giacarta e poi a Bali, dove stringe amicizia con il pittore italo-egiziano Emilio Ambron. Nelle Indie Orientali olandesi fu invitato dal governatore coloniale e rapid il suo stile di pittore raffinato e colto attirò l’attenzione dell’alta società coloniale. Si trasferì negli ambienti dell’élite locale, godendo di ampi riconoscimenti e prestigiose commissioni da politici, ambasciatori e rappresentanti europei stanziati in quella che veniva definita l’area della “Mooi Indië” (l’Indie bellissime).

Bali rappresentò il culmine della sua ricerca artistica. L’isola, con la sua natura selvaggia e incontaminata, la ricchezza culturale delle tradizioni balinesi, la sensualità sofisticata delle donne locali, i mistero e la diversità di una terra sconosciuta all’Occidente, diventò il centro gravitazionale della sua creazione pittorica. Locatelli rimase ipnotizzato dalla qualità della luce, dal cielo tropicale, dalla gente, dalla natura di quei luoghi incontaminati, lontani dai rumori della guerra che deflagrava in Europa. Parlava di Bali come di “un paradiso” pieno di verde e di sole, “lo stesso sole che vedo in quel sorriso sempre presente nei volti della gente di queste isole”.

Le Filippine e la tragica scomparsa

La Seconda guerra mondiale lo costrinse a trasferirsi nelle Filippine. Nel 1940, abbandonò Bali per Manila insieme all’artista Emilio Ambron. Qui continuo a godere di eccellente reputazione internazionale: entrò nell’entourage diplomatico americano e nel 1941 espose le sue opere orientali in un’acclamata galleria d’arte di New York, la Douthitt Gallery, ottenendo ottimi risultati commerciali e critici. Durante questa fase realizzò importanti ritratti, tra cui quello del presidente locale.

Con l’invasione giapponese delle Filippine e l’occupazione di Manila dopo l’attacco a Pearl Harbor nel dicembre 1941, la situazione divenne sempre più difficile. Il rigido regime militare giapponese inizialmente lo favorì, ma successivamente gli impedì di continuare a dipingere, temendolo possibile spia dell’Asse. Locatelli si rifugiò nella caccia, la sua grande passione, cercando di sfuggire alla repressione militare.

Il 23-24 febbraio 1943, durante una battuta di caccia nella foresta di Rizal nei pressi di Manila, Romualdo Locatelli scomparve misteriosamente. Non si ebbero più notizie dell’artista: secondo le ipotesi più plausibili, potrebbe essere stato ucciso dalle autorità giapponesi in quanto ritenuto una spia alleata, oppure potrebbe essere perito nella selvaggia natura di quelle foreste tropicali che tanto lo attraevano. È significativo che prima della sua scomparsa ben 75 delle sue opere fossero state distrutte dal bombardamento giapponese di Manila, determinando una grave perdita per la conservazione del suo patrimonio artistico.

Stile e tecnica pittorica

L’evoluzione dello stile

Lo stile di Romualdo Locatelli attraversò fasi distinte ma sempre coerenti con una ricerca di autenticità e libertà espressiva. Nei suoi anni italiani (1921-1938), caratterizzati da viaggi in Sardegna, Abruzzo, Toscana e Nord Africa, sviluppò una pittura realistica focalizzata sulla figura umana, con attenzione particolare ai costumi popolari, alle tradizioni locali e ai paesaggi. La sua pennellata era energica e vibrante, lontana dall’accademismo, capace di esprimere emozione genuina e sincerità nell’osservazione della realtà.

Nel periodo orientale (1939-1943), il suo linguaggio pittorico raggiunse la massima maturità e potenza espressiva. La natura entra nella pittura senza residui e senza tormenti ideologici, come pura contemplazione e rapporto vitale con i riti, le danze, i ritmi, le forme di quel mondo esotico. Le donne balinesi e filippine divennero il soggetto principale della sua ricerca, raffigurate con pennellata corposa e toni caldi, con amore autentico verso la ricchezza culturale di quelle popolazioni. Si distinse per una pittura realistica ma vibrante, capace di trasmettere la sensualità e l’energia del Sud-Est asiatico.

Caratteristiche tecniche

I dipinti di Locatelli si caratterizzano per una tecnica pittorica raffinata e una composizione attenta. La sua pennellata è sciolta e espressiva, capace di rendere sia i dettagli che l’atmosfera generale della scena. Utilizza una tavolozza di colori caldi, ricchi di sfumature, particolarmente nei periodi asiatici dove dominano i toni dorati, gli ocra, i rossi e i blu intensi delle stoffe tradizionali. La luce è sempre parte fondamentale della composizione, spesso diffusa e morbida, altre volte tagliente e drammatica, a seconda dell’effetto ricercato.

La figura umana rimane sempre il fulcro della composizione, spesso ambientata in spazi interni o semi-esterni che suggeriscono una dimensione culturale specifica. Non si tratta di una pittura esotica nel senso di “decorazione occidentale dell’Oriente”, ma di una ricerca sincera e consapevole della bellezza e dell’essenza di quelle culture, realizzata da un artista che ha vissuto quotidianamente in quei contesti.

Opere principali

Il Dolore (1925, olio su tela, cm 42×32) rimane il capolavoro giovanile che lanciò la sua carriera. Rappresenta il padre malato circondato dagli attrezzi del mestiere, con una carica emotiva e una sincerità espressiva straordinarie. L’opera è conservata presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.

Tra le opere dei viaggi italiani ricordiamo Ciabattino di Tunisi (1932, olio su tela, cm 80×120), Costume di Ittiri (1933, olio su tela, cm 100×70 ca.), Ritratto di Augusto Jandolo (1933, olio su tela, cm 210×152), Villa dei Quintili (1933), Pini a Villa Borghese (1933), conservati in diverse collezioni pubbliche e private.

Nel periodo asiatico realizzò una serie di capolavori tra cui Donna Balinese (1939, olio su tela, cm 155×117), che nel 2015 raggiunse il record di vendita di 831.152 euro, una delle quotazioni più elevate mai ottenute per l’artista. Questa opera rappresenta il culmine della sua ricerca estetica e tecnica, esibendo tutta la profondità e la maestria che caratterizzò la sua produzione orientale.

La Danzatrice Legong è stata esposta nel 2024 alla 60° Esposizione Internazionale d’Arte (Biennale di Venezia), per la prima volta in Italia, in prestito dal Museum Pasifika di Bali, testimonianza della stima internazionale riscossa da questo artista.

Nel 2019 è uscita la monografia ufficiale dell’artista, creata e approvata dalla famiglia Locatelli con i principali collezionisti, a cura di Vittorio Sgarbi e pubblicata da Skira, che rappresenta il riferimento critico definitivo su questo straordinario pittore.

Riconoscimenti e esposizioni

Romualdo Locatelli ottenne riconoscimenti a livello internazionale sin dalla giovinezza. Oltre alle mostre alla Biennale di Venezia (1938) e alla Biennale di Brera di Milano (1925), espose in importanti sedi italiane e europee. Nel 1941, a New York, presentò le sue opere orientali nella Douthitt Gallery con straordinario successo.

La sua fama fu particolare in Oriente, dove divenne noto come il “famoso Romualdo” ed è considerato uno dei massimi pittori occidentali che abbiano rappresentato la cultura balinese e filippina con autenticità e profondità. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, dalla Galleria d’Arte Moderna di Bergamo a musei internazionali.

Mercato e quotazioni

Il mercato di Romualdo Locatelli è internazionale e ben consolidato, con forte domanda collezionistica soprattutto per le opere del periodo asiatico. Esiste una netta distinzione nelle quotazioni tra i diversi periodi della sua produzione.

Opere del periodo italiano e nordafricano (Tunisia, Sardegna, Abruzzo) presentano quotazioni generalmente comprese tra 2.000 e 10.000 euro per i dipinti a olio di medie dimensioni. Le opere del primo periodo, pur apprezzate, hanno una domanda collezionistica inferiore rispetto alla produzione asiatica.

Dipinti del periodo indonesiano e filippino sono altamente ricercati e raggiungono i prezzi più elevati. I rari dipinti con soggetto balinese raggiungono e superano facilmente i 50.000 euro, con alcune opere straordinarie che oltrepassano il valore di 100.000 euro. Il record assoluto per un’opera di Romualdo Locatelli è stato stabilito nel 2015 da Donna Balinese (1939), che ha raggiunto il prezzo di 831.152 euro all’asta, confermando la straordinaria stima del collezionismo internazionale per questa fase della sua produzione.

I fattori che influenzano le quotazioni includono il soggetto (le donne balinesi comandano i prezzi più alti), le dimensioni, lo stato di conservazione, la provenienza documentata, la qualità dell’esecuzione tecnica e la rarità. Le opere con importante pedigree proveniente da collezioni internazionali tendono a valutazioni più elevate.

Le quotazioni generali per i dipinti a olio variano dai 2.000 ai 70.000 euro, con le opere asiatiche che rappresentano il segmento più dinamico e apprezzato del mercato. Disegni, acquerelli e studi preparatori presentano valutazioni generalmente più contenute, comprese tra 500 e 2.000 euro.

Eredità e riconoscimento contemporaneo

Nonostante la brevità della sua vita (scomparso a soli 38 anni), Romualdo Locatelli è oggi riconosciuto come uno dei massimi pittori orientalisti italiani e come il più importante artista occidentale specializzato nella rappresentazione autentica della cultura balinese e filippina. È stato definito da Vittorio Sgarbi come “un grande artista, capace di opere meravigliose, originali e potenti”.

Bergamo, sua città natale, gli ha dedicato importanti rassegne: nel 2003 una mostra monografica al Circolo Artistico, nel 2012 la mostra “I LOCATELLI: dalla bottega di famiglia alle collezioni d’Oriente” presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. Nel 2024, la Biennale di Venezia ha dedicato uno spazio significativo alle sue opere alle Corderie dell’Arsenale.

Nel 1994, la vedova Erminia Locatelli Rogers pubblicò “L’ultimo viaggio dell’artista italiano nel lontano Est”, fondamentale testimonianza dei suoi ultimi anni in Asia. La monografia curata da Vittorio Sgarbi del 2019, pubblicata da Skira, ha definitivamente consacrato il suo ruolo nella storia dell’arte italiana del Novecento.

Indipendente per natura, virtuoso ma senza artificio, sedotto dall’altrove ma senza morbosità, amante del bello ma senza retorica: questo il profilo di un pittore che ha saputo sfuggire a ogni possibile etichetta provinciale, affermandosi come figura di levatura nazionale e internazionale, creatore di un linguaggio pittorico originale e incisivo che continua a incantare i collezionisti e gli appassionati d’arte di tutto il mondo.