Chi era Thayaht: il genio eclettico del Futurismo italiano
Ernesto Michahelles, universalmente noto con lo pseudonimo Thayaht, è una delle figure più originali e poliedriche dell’arte italiana del Novecento. Pittore, scultore, designer, orafo, fotografo e inventore, Thayaht incarnò meglio di chiunque altro lo spirito eclettico del Futurismo, rifiutando ogni gerarchia tra le diverse discipline creative e fondendo in un unico linguaggio visivo pittura, moda, scultura, artigianato e progettazione d’interni. La sua influenza si estese ben oltre i confini dell’Italia, toccando Parigi, New York e Boston, e il suo nome rimane oggi sinonimo di eleganza sintetica, modernità radicale e audacia formale.
Thayaht fu pioniere del design industriale italiano e inventore della TuTa, l’abito-tuta che rivoluzionò il concetto di abbigliamento democratico e pratico, anticipando di decenni le tute da lavoro oggi universalmente diffuse. La sua eredità artistica, a lungo sottovalutata, è stata definitivamente rivalutata dalla critica internazionale a partire dagli anni Duemila, con importanti mostre monografiche e un crescente interesse del mercato dell’arte.
Biografia di Thayaht (Ernesto Michahelles)
Origini e formazione
Ernesto Michahelles nacque a Firenze il 21 agosto 1893. La sua famiglia era di origini miste: il padre era di origini tedesche, aveva sposato un’inglese, nipote del celebre scultore neoclassico americano Hiram Powers. L’infanzia e l’adolescenza trascorsero nella villa di famiglia al Poggio Imperiale, già residenza e studio del suo bisnonno, in un ambiente culturalmente stimolante e cosmopolita.
La sua formazione artistica fu precoce e anticonvenzionale. Dopo aver avviato gli studi liceali a Firenze, li interruppe per proseguire all’Istituto tecnico, dove venne incoraggiato nel lavoro artistico. Consolidò poi la sua preparazione frequentando lo studio del pittore acquafortista Filippo Marfori Savini e la scuola del pittore americano Julius Rolshoven, situata nel Castello del Diavolo. Esordì esponendo le sue prime opere con lo pseudonimo di Cheak, per poi passare a Tayat e infine all’iconico palindromo THAYAHT: uno pseudonimo bifrontale, visivamente simmetrico, leggibile da sinistra a destra, da destra a sinistra e allo specchio.
Nel 1915, dopo un breve soggiorno parigino, espose a Firenze una serie di disegni astratti, entrando in contatto con i futuristi fiorentini. Frequentò in seguito l’Académie Ranson a Parigi e si recò negli Stati Uniti, dove seguì corsi ad Harvard University sulla tecnica del colore, la simmetria dinamica e il numero assoluto — studi che lasceranno un’impronta profonda nel suo approccio geometrico alla pittura.
Il periodo parigino e la collaborazione con Vionnet
Tra il 1919 e il 1925, Thayaht lavorò come designer in stretta collaborazione con Madeleine Vionnet, la grande couturière parigina nota per aver introdotto il taglio sbieco nella moda. Per la Maison Vionnet progettò il logo, curò la presentazione grafica dei nuovi modelli — molti pubblicati sulla rivista Gazette du Bon Ton — e sviluppò numerosi motivi per le stoffe. Questa esperienza lo consacrò a livello internazionale come uno dei più raffinati grafici e designer di moda della sua epoca.
La TuTa: l’invenzione che cambiò la moda
Tra i contributi più celebri di Thayaht alla cultura materiale del Novecento c’è senza dubbio l’invenzione della TuTa. Nel 1920, insieme al fratello artista RAM (Ruggero Alfredo Michahelles), lanciò questo capo rivoluzionario: un abito a forma di T, realizzato con un unico pezzo di tessuto in canapa colorata o cotone grezzo, pensato come abbigliamento democratico e pratico per tutti. Il modello fu pubblicato sul quotidiano La Nazione, affinché chiunque potesse realizzarlo in casa. Concepita per le masse, la TuTa fu inizialmente adottata come una moda snobistica dalla buona società fiorentina, ma rimane un’opera concettuale di straordinaria modernità.
Il Futurismo e la maturità artistica
L’incontro ufficiale di Thayaht con il Futurismo avvenne nel 1929, quando conobbe Filippo Tommaso Marinetti e partecipò alla mostra Trentatré Futuristi presso la Galleria Pesaro di Milano, dove espose tre sculture e quindici dipinti. Divenne rapidamente uno dei protagonisti del Secondo Futurismo, distinguendosi per un approccio personale, sintetico e decorativo alla scultura aerofuturista.
Nel 1930 partecipò all’Esposizione Internazionale di Barcellona, vincendo la medaglia d’oro per la creazione della thayahttite, una lega di alluminio e argento da lui brevettata, utilizzata per la realizzazione di gioielli dallo stile primitivo e dal gusto attualissimo. Nello stesso anno fu invitato alla XII Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, dove espose sculture nella sala futurista.
Nel 1931 fu invitato alla I Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma, dove presentò la sua prima aeroscultura, Vittoria dell’Aria. Partecipò inoltre alla Prima Mostra d’Aeropittura con artisti del calibro di Balla, Prampolini, Dottori e Fillia. Nel 1932, insieme al fratello RAM, elaborò il Manifesto per la trasformazione dell’abbigliamento maschile. Continuò a partecipare alle Biennali di Venezia nel 1932, 1934 e 1936, e alle Triennali di Milano del 1933 e 1936.
Gli ultimi anni e la morte
Dagli anni Quaranta in poi, Thayaht si ritirò progressivamente dalla vita pubblica, stabilendosi nella sua villa di Marina di Pietrasanta, in Versilia, progettata da lui stesso. In questo periodo si orientò verso temi polinesiani cari a Paul Gauguin, che riscopriva come grande colorista e pittore simbolico. Si dedicò sempre più agli studi scientifici e astronomici, fondando nel 1954 il C.I.R.N.O.S. (Centro Indipendente Ricerche Notizie Osservazioni Spaziali) per lo studio e la segnalazione degli UFO. Morì a Marina di Pietrasanta il 29 aprile 1959, e fu sepolto a Firenze, nel cimitero degli Allori.
Stile e tecnica di Thayaht
Lo stile di Thayaht è immediatamente riconoscibile e profondamente originale. La sua opera si distingue per linee sintetiche e forme geometriche che, attraverso una precisa geometria, esprimono un’eleganza raffinatissima. Influenzato dal Futurismo, dal Cubismo e dalla Dynamic Symmetry appresa ad Harvard, Thayaht elaborò un linguaggio visivo che anticipa molti principi dell’Art Déco italiano.
Nella pittura, le figure femminili sono sempre stilizzate: profili affilati, corpi slanciati, tuniche fluide, pose di estrema sintesi grafica. I colori sono scelti con precisione quasi matematica — neri profondi, rossi intensi, ori metallici, sfondi neutri — e ogni composizione raggiunge un equilibrio formale di rara perfezione. La grafica pubblicitaria, i progetti di moda, i tessuti e le sculture aerofuturiste rivelano la stessa coerenza di pensiero: un’arte totale che non ammette gerarchie tra le discipline.
In scultura, le superfici sono dinamiche, lineari, levigate, caratterizzate da un Futurismo personale e sintetico al tempo stesso decorativo e solenne. L’intera produzione di Thayaht — dalla pittura alla scultura, dalla moda alla scenografia — si sviluppa intorno a un nucleo poetico unitario: la ricerca della forma essenziale come manifestazione dell’assoluto.
Opere principali di Thayaht
Tra le opere più note e significative di Thayaht si ricordano:
- La TuTa (1920) — il celebre disegno-progetto dell’abito tuta, oggi conservato in importanti collezioni museali.
- Il Tuffo (1932) — scultura esposta alla Biennale di Venezia del 1932, tra i suoi lavori scultorei più celebri.
- Vittoria dell’Aria (1931) — prima aeroscultura presentata alla I Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma.
- Maschera Dux (1929) — scultura in ferro, tra le opere più ricercate sul mercato, che ha raggiunto i prezzi più alti in asta.
- Il Paracadutista — olio su tela, attualmente detentore del record d’asta dell’artista.
- L’Altissimo d’autunno (1929) — olio su cartone, passato in asta da Pandolfini nel dicembre 2024 con stima tra 10.000 e 15.000 euro.
- Figure femminili stilizzate e composizioni
