Plinio Nomellini

Plinio Nomellini pittore quadro dipinto divisionista

Biografia di Plinio Nomellini

Origini e formazione

Plinio Nomellini nacque a Livorno il 6 agosto 1866, figlio di Coriolano Nomellini, funzionario di dogana, e di Cesira Menocci. La sua infanzia fu segnata da frequenti spostamenti: seguì il padre nei trasferimenti di lavoro tra Livorno e Cagliari, prima di tornare stabilmente nella città natale per intraprendere gli studi artistici.

La formazione iniziò presso la Scuola Comunale di Arti e Mestieri di Livorno, dove frequentò i corsi di disegno ornato e figurato tenuti dal pittore Natale Betti. Grazie al talento precoce e a una borsa di studio vinta per meriti artistici, nel 1885 poté iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove studiò sotto la guida del grande Giovanni Fattori (1825–1908). Nel capoluogo toscano strinse profondi legami con Silvestro Lega, Telemaco Signorini e Diego Martelli, figure centrali della pittura macchiaiola, e conobbe il compagno di studi Giuseppe Pellizza da Volpedo, con cui avrebbe condiviso l’interesse per il Divisionismo e per le tematiche sociali.

Le prime esposizioni risalgono al 1886, quando presentò alla Società Promotrice di Belle Arti di Firenze un Ritratto e una veduta dal titolo Uliveto. Nel 1888 presentò il celebre Il fienaiolo, opera che — pur radicata nella tradizione macchiaiola — rivelava già una tensione verso i valori luministici di stampo impressionista, suscitando le perplessità di Fattori ma l’ammirazione di Signorini e di buona parte della critica. L’opera fu esposta anche all’Esposizione Universale di Parigi del 1889, dove riscosse ampi consensi.

Il periodo genovese e la svolta divisionista

Nel 1890 Nomellini si trasferì a Genova, città in piena ebollizione sociale e politica, dove avrebbe vissuto fino al 1902. Questo soggiorno fu decisivo per la sua evoluzione artistica e umana. Nella sua casa di Albaro riunì artisti e letterati — molti di fede anarchica o socialista — dando vita al cosiddetto Gruppo di Albaro, che comprendeva pittori innovatori come Sacheri, Olivari, Balbi, De Albertis e Vernazza. Nella scena culturale genovese animò la Promotrice Genovese e si impose come figura di riferimento del rinnovamento artistico locale.

In questi anni la sua pittura abbracciò progressivamente il Divisionismo, declinato sia in chiave sociale — con opere dedicate al lavoro, alle tensioni di classe e alle lotte politiche del tempo — sia sul versante paesaggistico, con vedute della Liguria vibranti di luce. Trasferì le sue convinzioni politiche direttamente sulle tele: Piazza Caricamento a Genova, presentata alla Prima Triennale di Milano del 1891, fu acquistata dal compositore Pietro Mascagni ed è considerata un’opera precorritrice de Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo.

Nel 1894 Nomellini fu arrestato con l’accusa di partecipazione ad attività sovversive legate a un gruppo anarchico genovese — il cosiddetto processo Pallone — e fu incarcerato per alcuni mesi. La sua difesa fu sostenuta finanziariamente da numerosi colleghi artisti, mentre Telemaco Signorini testimoniò in suo favore con un intervento giudicato dalla stampa dell’epoca efficacissimo. Prosciolto dalle accuse, Nomellini fu definitivamente riconosciuto come uno dei massimi esponenti del Divisionismo italiano.

La Versilia, il Simbolismo e la maturità

Nel 1902 lasciò Genova per trasferirsi a Torre del Lago, in Versilia, alla ricerca di serenità e di nuovi stimoli naturali. Qui frequentò personalità straordinarie del tempo: Giacomo Puccini, Galileo Chini, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Pascoli — con il quale intratteneva un fitto carteggio epistolare — Eleonora Duse e Isadora Duncan. In questo periodo allargò i suoi interessi all’illustrazione e alla grafica, realizzando le copertine della rivista Il Secolo XX per tutto il 1909.

Nel 1907 allestì, insieme a Galileo Chini, De Albertis e Previati, la celebre Sala del Sogno alla Biennale di Venezia, esponendo opere simboliste tra cui il dittico La nave corsara e Gli insorti. Nel 1908 si trasferì a Fossa dell’Abate (odierno Lido di Camaiore), dove trovò l’ambiente ideale per la sua pittura: il mare, la natura e la luce della Versilia. Nel 1909 partecipò al Salon d’Automne di Parigi con le opere I pirati, Il figlio e Il palio di Siena.

Nel 1919 si stabilì definitivamente a Firenze, effettuando negli anni successivi frequenti soggiorni a Capri, all’Isola d’Elba e a Ischia, che arricchirono ulteriormente la sua tavolozza con le luci del Mezzogiorno. Nel 1920 tenne una sala personale alla XII Biennale di Venezia, esponendo venti opere rappresentative della sua produzione. Fu tra i protagonisti del Gruppo Labronico, l’associazione nata nel 1920 a Livorno per portare avanti l’eredità di Fattori, di cui divenne presidente nel 1928. Plinio Nomellini morì a Firenze l’8 agosto 1943, a settantasette anni.

Stile e tecnica

Lo stile di Plinio Nomellini rappresenta uno dei contributi più originali e compiuti al Divisionismo italiano. Partito dalla solida formazione macchiaiola di Fattori, Nomellini costruì un linguaggio pittorico del tutto personale, fondato su una pennellata frammentata e luminosa che dissolve la materia in pura energia cromatica.

La sua tecnica divisionista si differenzia dal puntinismo ortodosso: nei periodi di Torre del Lago e Viareggio sostituì progressivamente il punto con una pennellata filamentosa e dinamica, quasi una grafia personale che anima le superfici pittoriche di tensione espressiva. Questa cifra stilistica gli permise di conciliare l’eredità della pittura di macchia con le conquiste del Divisionismo, in una sintesi personale e irripetibile.

La tavolozza è tra le più ricche del panorama otto-novecentesco italiano: bianchi nevosi, azzurri mediterranei, verdi smeraldo, ori autunnali e rossi accesi si fondono in armonie cromatiche di straordinaria potenza visiva. Nomellini prediligeva gli effetti di controluce, la luce radente sull’acqua, i riflessi liquidi e le atmosfere crepuscolari, ottenendo vibrazioni ottiche che anticipano alcune soluzioni dell’Espressionismo europeo.

Notevole fu anche la sua produzione di grafica e illustrazione — tra Liberty e Simbolismo — nonché la realizzazione di cartelloni pubblicitari, segno di una versatilità rara e di una sensibilità decorativa pienamente moderna.

Opere principali

La produzione di Nomellini è vasta e attraversa oltre cinquant’anni di ricerca. Tra le opere più significative si ricordano:

  • Il fienaiolo (1888) — Opera della svolta, presentata a Firenze e a Parigi nel 1889, conservata al Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno.
  • Piazza Caricamento a Genova (1891) — Presentata alla Prima Triennale di Milano, acquistata da Pietro Mascagni, considerata precorritrice de Il Quarto Stato.
  • La giornata è finita (1889–1892) — Potente opera di impegno sociale, tra divisionismo e denuncia.
  • Il naufrago (1892) — Tra le più citate del periodo genovese.
  • Sera di marzo in Liguria (1896) — Uno dei capolavori del paesaggio divisionista ligure.
  • Sinfonia della Luna (1899) — Scena notturna marina di grande suggestione simbolista.
  • Tramonto a Torre del Lago (1901) — Tra le opere versiliesi più amate dai collezionisti.
  • La nave corsara e Gli insorti — Dittico esposto alla Sala del Sogno della Biennale di Venezia del 1907.
  • Migrazione di uomini (1905) — Grande composizione simbolica.
  • Incipit nova aetas — Conservato al Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno.

Le sue opere sono presenti nei più importanti musei italiani, tra cui il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, le raccolte della Camera di Commercio di Genova e dell’Accademia di Ravenna, oltre che in numerose collezioni private italiane e internazionali.

Mercato e quotazioni

Il mercato delle opere di Plinio Nomellini è sostenuto e costante, con una domanda proveniente sia da collezionisti italiani sia da estimatori internazionali, in particolare nei paesi anglosassoni e in ambito europeo. Le opere di Nomellini sono riconosciute come investimenti di qualità all’interno del segmento della pittura italiana tra Otto e Novecento, e il suo nome figura stabilmente nelle aste delle principali case d’aste nazionali e internazionali.

I dipinti a olio di fascia bassa, come piccoli studi divisionisti e schizzi preparatori, si collocano generalmente tra 2.000 e 4.000 euro.

Le opere di fascia media, paesaggi divisionisti di buona qualità con formato medio, si attestano tra 6.000 e 12.000 euro.

I dipinti di fascia alta, marine e paesaggi espositivi firmati, vedute della Versilia con pedigree museale, raggiungono valori tra 25.000 e 50.000 euro.

Le opere su carta, come disegni divisionisti, acquerelli e pastelli luminosi, presentano valutazioni generalmente comprese tra 1.500 e 4.000 euro.

I fattori che maggiormente influenzano la quotazione sono: la qualità esecutiva e luministica, il soggetto (le marine e i paesaggi versiliesi sono i più ricercati), le dimensioni, la presenza di firma autografa, la provenienza documentata e le eventuali partecipazioni espositive certificate. Le opere del periodo divisionista maturo (1890–1915) sono quelle più contese sul mercato, seguite dai dipinti simbolisti del primo Novecento.

I risultati più significativi in asta sono stati ottenuti da paesaggi divisionisti della Versilia e da marine liguri con partecipazioni espositive documentate, coerenti con la fascia alta del mercato divisionista italiano. Le opere di grande formato con soggetti figurativi complessi o a tema sociale hanno registrato i picchi più elevati.

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