Domenico Pesenti

Domenico Pesenti pittore quadro dipinto ritratto

Biografia di Domenico Pesenti

Origini e formazione

Domenico Pesenti nacque a Medole (Mantova) il 21 gennaio 1843 e morì a Mantova l’11 febbraio 1918. La sua origine fu umile: fino ai quindici anni lavorò come garzone presso un panettiere. Notata la sua spiccata inclinazione artistica, la famiglia lo mandò a Brescia, dove di giorno lavorava come intagliatore e la sera frequentava la Scuola Moretto, distinguendosi per talento e dedizione.

Grazie ai suoi meriti fu ammesso all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove ebbe come maestri Camillo Boito, Giovanni Bertacchi, Carlo Ferrario ed Eleuterio Pagliano. Fin dagli anni di studio si orientò verso la pittura prospettica e scenografica, una specializzazione che avrebbe segnato profondamente tutta la sua carriera. Nel 1861 vinse il premio accademico, fatto che lo fece conoscere agli intenditori d’arte milanesi, tra cui il mecenate G. Mylius.

Gli anni milanesi e il primo periodo creativo

Con l’aiuto del pittore Ferrario, di cui era assistente, e di Eleuterio Pagliano, Pesenti si trasferì definitivamente a Milano nel 1870. Nella capitale lombarda godette del mecenatismo di G. Mylius e si dedicò alla realizzazione di vedute interne ed esterne di straordinaria qualità tecnica. Tra le opere di questo periodo spicca la celebre Camera da letto nel Palazzo Reale di Milano (1869), oggi conservata alla Pinacoteca di Brera, e le Vedute della città di Siena dalla Fortezza di Santa Barbara, presentate all’Esposizione di Milano del 1872.

Nel 1864 aveva già esordito con successo alla Mostra milanese presentando l’acquerello Veduta della Chiesa di San Celso e del prossimo santuario di Santa Maria, oggi conservato alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Brescia. La formazione prospettica maturata a Brera, affinata anche attraverso l’esperienza scenografica del Teatro alla Scala, divenne il fondamento del suo magistero pittorico.

Il lungo soggiorno fiorentino (1877–1897)

Nel 1877 Pesenti si stabilì a Firenze, dove rimase per circa vent’anni. Aprì uno studio sul Lungarno e intraprese una collaborazione con la Galleria Pisani. Il periodo fiorentino fu il più fecondo della sua carriera: qui raggiunse l’apice del suo fare artistico, dimostrando una forte personalità e un approccio culturalmente aggiornato e innovativo. Fu in questo periodo che strinse amicizia con due protagonisti della pittura italiana: Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, i grandi maestri della Scuola dei Macchiaioli.

A Firenze Pesenti sviluppò una vera e propria imprenditorialità artistica: utilizzava disegni ricavati da stampe fotografiche per rispondere alle molteplici richieste di vedute canoniche da parte dei viaggiatori in Italia, applicando le nuove tecnologie dell’epoca al servizio della sua arte. Il capolavoro assoluto di questo periodo — e probabilmente di tutta la sua carriera — è il Coro di Santa Maria Novella a Firenze, esposto e premiato all’Esposizione Universale di Parigi del 1884.

Il ritorno a Mantova e gli ultimi anni

Nel 1897-1898 Pesenti fece ritorno a Mantova, dove trovò nuove forme di espressione e dove la fraterna amicizia del commendator Luigi Valentini — suo generoso mecenate — gli sgombrò gli ultimi anni da ogni preoccupazione materiale. Nella sua prestigiosa residenza in Palazzo Ippoliti Gonzaga, Pesenti allestì le sue raccolte eclettiche di cornici, mobili e oggetti di antiquariato, seguendo il gusto fiorentino. La sua dimora divenne luogo di incontro per i notabili della città.

In questo periodo mantovano Pesenti si avvicinò sempre di più al nipote pittore Vindizio Nodari Pesenti, esponente del secondo periodo del divisionismo milanese, che guidò e incoraggiò nella carriera artistica. Domenico Pesenti morì a Mantova l’11 febbraio 1918, lasciando una produzione vastissima e il riconoscimento unanime della critica che lo ha definito «il padre della pittura mantovana del Novecento».

Mostre, esposizioni e riconoscimenti istituzionali

I dipinti di Pesenti — interni di chiese, vedute, quadri di genere, ritratti — apparvero frequentemente alle esposizioni nazionali e internazionali: a Venezia, Roma, Napoli, Londra, Boston, Berlino e Monaco di Baviera. Partecipò alle Promotrici milanesi e alle principali rassegne del tempo, riscuotendo sempre grande apprezzamento sia di critica che di pubblico.

Il Fondo Nodari Pesenti, conservato nei depositi di Palazzo Te a Mantova, raccoglie circa settanta opere di Domenico tra oli, tempere e pastelli, oltre a cinquanta disegni e un nutrito fondo archivistico e fotografico. Nel 2018, in occasione del centenario della scomparsa, il Centro di Palazzo Te ha reso omaggio all’artista con una mostra dedicata, affiancata da un’esposizione al Museo Diocesano