Biografia di Emilio Praga
Origini e formazione
Emilio Praga nacque il 18 dicembre 1839 a Gorla, allora comune autonomo nei pressi di Milano e oggi quartiere periferico della città, da una famiglia benestante di industriali. Il padre Giuseppe era proprietario di una conceria di pelli e amante delle lettere; la madre frequentava i salotti più importanti della società culturale milanese, in particolare quelli della contessa Maffei e di Ermellina Maselli Dandolo. Grazie a questo ambiente privilegiato, il giovane Emilio conobbe presto letterati e artisti, tra cui i futuri protagonisti della Scapigliatura: Cletto Arrighi, Giuseppe Rovani, Arrigo Boito, Igino Ugo Tarchetti e i pittori Tranquillo Cremona e Luigi Steffani.
L’agiatezza economica familiare gli consentì di dedicarsi agli studi artistici e letterari, incoraggiato dal medico e scrittore Giovanni Rajberti, suo padrino di battesimo. Prese lezioni di pittura dal pittore Luigi Riccardi, che intuì nel giovane allievo un talento più poetico che pittorico. Fondamentali per la sua formazione furono i numerosi viaggi compiuti in Europa tra il 1857 e il 1859: percorse la Svizzera, risalì la Francia fino alla Normandia e alla Bretagna, e si fermò a lungo nelle Fiandre e in Olanda. Soggiornò a Parigi, dove avvenne l’incontro decisivo con Les Fleurs du Mal di Charles Baudelaire e con le opere di Victor Hugo, Théophile Gautier, Alfred de Musset e Gérard de Nerval.
Il pittore e l’esordio letterario
Tornato in Italia, Praga si dedicò sia alla pittura che all’attività letteraria. Come pittore partecipò ad alcune esposizioni annuali dell’Accademia di Belle Arti di Brera: nel 1859 espose quattro tele e in seguito presentò paesaggi di soggetto ligure e marino, tra cui titoli documentati come Dintorni di Bordighera (1860), Casolari in riva al mare (1861), Borgata di Noli, Marina in burrasca, Convento in Liguria (1865) e A Porto Maurizio (1870). Il ricordo del viaggio in Olanda ispirò il Porto olandese (1863), conservato presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano, dove si trovano altri tre oli dell’artista: Rive del Ticino, Tramonto e Le sorelline.
Oltre che pittore, Praga fu anche critico d’arte di rilievo, con interventi pubblicati su Il Sole e Il Pungolo, nei quali nel 1865 difese con vigore la pittura en plein-air dei pittori rinnovatori. Nel 1862 esordì come poeta con la raccolta Tavolozza, ispirata direttamente alle sue esperienze pittoriche durante i viaggi giovanili e caratterizzata da descrizioni paesaggistiche con un gusto quasi impressionistico.
La Scapigliatura e la maturità artistica
Rientrato a Milano, Praga strinse sodalizio con Arrigo Boito e divenne uno dei protagonisti assoluti della Scapigliatura milanese, il movimento artistico e letterario della seconda metà dell’Ottocento che si opponeva alle convenzioni della società borghese. Con Camillo Boito scrisse nel 1864 il manifesto artistico del movimento. Nello stesso anno pubblicò la raccolta poetica Penombre, la sua opera più significativa: le cinquantacinque poesie — suddivise in tre sezioni (Meriggi, Vespri, Mezzenotti) — mostrano un’adesione piena al maledettismo baudelairiano, con un linguaggio volutamente esasperato, temi funebri e un senso profondo di angoscia esistenziale che scandalizzò il pubblico borghese.
Nel 1865 gli fu conferita, su suggerimento della contessa Maffei, la cattedra di letteratura poetica e drammatica presso il Conservatorio di Milano. In collaborazione con Arrigo Boito scrisse il libretto d’opera I profughi fiamminghi (1864) e la commedia in prosa Le madri galanti (1863). Nel 1866, con l’amico Boito, partecipò come volontario alla Terza Guerra d’Indipendenza nella spedizione dei Cacciatori delle Alpi guidata da Garibaldi.
Il declino e la morte prematura
La morte del padre e il conseguente tracollo economico della famiglia segnarono una svolta drammatica nella vita di Praga. Incapace di adattarsi a un’esistenza regolare, si abbandonò all’alcol e a una vita disordinata — incarnando, tra tutti gli scapigliati, il modello del poeta
