Rodolfo Aricò: pittore, scenografo, maestro dell’astrazione italiana
Rodolfo Aricò (Milano, 3 giugno 1930 – Milano, 22 giugno 2002) è una delle figure più originali e coerenti dell’astrazione pittorica italiana del secondo Novecento. La sua ricerca, radicata in una doppia formazione artistica e architettonica, ha saputo fondere rigore geometrico, profondità spaziale e sensibilità cromatica in un linguaggio del tutto personale, capace di dialogare con le più avanzate correnti del panorama europeo e internazionale. Pittore, scenografo e teorico, Aricò ha dedicato oltre quarant’anni alla costruzione di un’opera densa, stratificata, continuamente in tensione tra pittura e scultura, tra superficie e spazio.
Biografia
Formazione: dal Liceo Artistico di Brera al Politecnico di Milano
Rodolfo Aricò nasce a Milano il 3 giugno 1930. Tra il 1946 e il 1950 frequenta il Liceo Artistico di Brera, dove ha come professore di storia dell’arte il critico e curatore Guido Ballo, figura che segnerà in modo duraturo la sua sensibilità culturale. Terminato il liceo, si iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, coltivando in parallelo la passione per la pittura. Questa doppia formazione — artistica e architettonica — costituirà il fondamento epistemologico di tutta la sua produzione successiva: ogni tela di Aricò è, prima di tutto, uno spazio costruito.
Nel 1957 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Bergamini di Milano, seguita nel 1959 da un’altra esposizione importante al Salone Annunciata, curata dal critico Roberto Sanesi, con cui instaura un rapporto di collaborazione duratura. Proprio Sanesi pubblica nel 1965 il volume Reperti: per uno studio sulla pittura di Rodolfo Aricò, primo contributo monografico sull’artista.
