Biografia di Santo Bertelli
Origini e formazione
Santo Bertelli – noto anche come Sante Bertelli – nasce il 1° novembre 1840 ad Arquata Scrivia, in provincia di Alessandria, da Luigia Pessino e dal panettiere Domenico Bertelli. Fin dalla più giovane età manifesta una spiccata inclinazione per le arti visive: già nel 1853, all’età di soli tredici anni, viene avviato alla pittura e alla scultura presso la bottega dei fratelli Francesco e Luigi Montecucco a Gavi Ligure. In questo ambiente, fervido e stimolante, il giovane Bertelli si applica contemporaneamente alle due discipline, facendo rapidi progressi e dimostrando una versatilità non comune.
Nel 1857 si iscrive all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, dove studia sotto la guida di Giuseppe Isola e Giuseppe Frascheri, nonché dell’incisore R. Granara. Il percorso accademico gli fornisce una solida base tecnica nel disegno, nell’anatomia e nella composizione, ma è il contatto con le correnti pittoriche più vivaci del secondo Ottocento a orientarne definitivamente la poetica verso il Verismo.
Il soggiorno romano e la consacrazione come ritrattista
Nel 1867 Bertelli vince la prestigiosa Pensione Durazzo, un riconoscimento che gli consente di trasferirsi a Roma per perfezionarsi. Nella Capitale, dove viene anche sospettato di attività cospirative politiche – salvo essere riconosciuto innocente e liberato – si afferma come abile ritrattista, acquisendo buona fama nell’ambiente artistico romano. Tra i soggetti affrontati in questo periodo compaiono costumi romani, paesaggi del Pincio e soggetti di genere che attestano la sua curiosità per la vita quotidiana e il dato realistico.
Nel 1872 viene premiato per la sua attività di acquafortista e nel 1873 è nominato Accademico di merito della Ligustica, conferma ufficiale del suo prestigio nel panorama artistico genovese. Nel 1871 aveva già sposato Angela, figlia del maestro Luigi Montecucco, con la quale ebbe sette figli, tra cui il pittore Giovanni Tito, destinato a divenire insegnante presso l’Accademia Ligustica.
Il ritorno a Genova e la grande stagione degli affreschi
Rientrato a Genova, Bertelli si dedica quasi esclusivamente alla pittura ad affresco, divenendo uno dei massimi esponenti di questa tecnica nella Liguria della seconda metà dell’Ottocento. La sua attività decorativa tocca numerose chiese liguri e piemontesi: tra i principali interventi si ricordano gli affreschi nella Cattedrale di San Michele Arcangelo di Albenga, nel Duomo di Porto Maurizio, nelle chiese di San Biagio in Val Polcevera, di Loano, Finale Ligure, Varazze, Voltri (SS. Carlo ed Erasmo), di San Lorenzo della Costa presso Santa Margherita Ligure, nonché nella parrocchiale di Arquata Scrivia.
Degno di nota è il metodo di lavoro originale adottato da Bertelli per la realizzazione degli affreschi: egli era solito plasmare con la creta le figure che intendeva riprodurre sull’intonaco, disponendo le statuine come su un piccolo teatro, per studiarne la disposizione, i giochi di luce e ombra, ricorrendo anche a fotografie dei modelli così preparati. Questo approccio metodico, che integrava la tradizione genovese del XVII secolo con le nuove istanze veristiche, gli consentiva di raggiungere una notevole freschezza espressiva e una forte verosimiglianza nei volti e nelle posture.
La Scuola Grigia e il Verismo
Bertelli aderisce con convinzione alla Scuola Grigia genovese, il movimento rinnovatore attivo in Liguria dal 1860 al 1890 circa, che intrattenne frequenti contatti con i rivariani e i macchiaioli toscani. Questo sodalizio, orientato a una resa del paesaggio e della figura umana fedele alla realtà, con una tavolozza di toni chiari e una forte espressività dei volti, rappresenta il quadro culturale più autentico della sua produzione. Bertelli non si limita a recepire le istanze veriste ma le introduce anche nella pittura religiosa, imprimendo un carattere di concretezza e umanità alle scene sacre che decorano i luoghi di culto liguri.
A lui si deve anche il merito di aver conservato memorie e documenti sulla Scuola Grigia, contribuendo alla trasmissione di una preziosa testimonianza sulla pittura ligure di quel periodo.
Riconoscimenti e ultimi anni
Negli ultimi anni della sua vita, Bertelli continua a lavorare con costanza e fedeltà ai propri ideali estetici. Poco prima di morire viene insignito della Carica di Cavaliere della Corona d’Italia. Si spegne a Genova il 6 febbraio 1892, lasciando una produzione vasta e articolata che abbraccia dipinti a olio, affreschi, acquerelli, sculture in terracotta e incisioni. In sua memoria, Genova gli ha dedicato una via nel quartiere di Sampierdarena e Arquata Scrivia la piazza principale, dove sorge anche un busto in suo onore davanti al palazzo municipale.
Stile e tecnica
Santo Bertelli è un artista di rara versatilità: pittore, scultore, acquafortista e decoratore, padroneggia con eguale competenza tecniche profondamente diverse. Il filo conduttore della sua opera è la fedeltà al vero, perseguita con rigore metodologico tanto nella ritrattistica quanto negli affreschi sacri e nei soggetti di genere.
Nella ritrattistica – ambito in cui raggiunge i risultati più compiuti e in cui succede idealmente al maestro Francesco Gandolfi nel panorama genovese – Bertelli coniuga la solidità del disegno accademico con le influenze naturalistiche e veriste della seconda metà dell’Ottocento. I colori sono chiari e luminosi, la pennellata è immediata e sintetica, la resa psicologica dei personaggi è incisiva. Tra i suoi ritratti più celebri si annoverano il Ritratto del pittore Francesco Gandolfi (conservato all’Accademia Ligustica di Genova), il Ritratto della Marchesa Cambiaso-Petrano, il Ritratto della Duchessa Tanska (datato 1879), il Ritratto dei Coniugi Bingen e opere di genere come Bambina caritatevole e Bambina con pecore (Galleria Civica d’Arte Moderna di Genova Nervi).
Negli affreschi, Bertelli si muove nel solco della grande tradizione genovese del Seicento, rivisitandola con occhio verista: colori chiari, forte espressività dei volti, composizioni studiate nella tridimensionalità grazie all’uso dei modelli in creta. Tra le opere inviate a mostre italiane si ricordano: Le Marie al sepolcro di Cristo, Costume romano, Il mattino, L’ora del tramonto, I fiori per la zia, Giovedì al Pincio, Prima della scuola, La nettezza, Un pentimento.
Come acquafortista Bertelli dimostra una sensibilità raffinata, raggiungendo una
