Biografia di Sebastiano De Albertis
Origini e formazione
Sebastiano De Albertis nacque a Milano il 14 gennaio 1828, figlio di Carlo e di Maria Bottoni. Si formò presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove negli anni Quaranta dell’Ottocento frequentò gli studi del pittore di storia Roberto Focosi e dei pittori di genere Domenico e Gerolamo Induno. Con Gerolamo Induno in particolare manterrà un costante rapporto di amicizia e di proficuo scambio culturale, una relazione che influenzerà profondamente la sua ricerca artistica e il suo impegno civile.
Durante gli anni di formazione accademica, De Albertis mostrò un interesse specifico e precoce per i soggetti storici e militari, ambito nel quale avrebbe costruito una carriera riconoscibile, coerente e duratura.
Impegno civile e attività militare
La vita di Sebastiano De Albertis è un intreccio singolare tra l’attività artistica e l’impegno militare risorgimentale. Nel marzo del 1848, a soli vent’anni, interruppe bruscamente gli studi all’Accademia di Brera per partecipare alle celeberrime Cinque Giornate di Milano, la strenua difesa della città contro l’occupazione austriaca. Il suo slancio patriottico e il suo impegno umanitario durante questi drammatici eventi gli valsero l’appellativo popolare di “l’uomo dalla coperta di lana”.
Nel medesimo 1848, dopo essersi sposato nella chiesa di Santa Francesca Romana a Milano, partì volontario come combattente nella prima guerra d’indipendenza italiana. Tornato a Milano al termine della campagna, riprese con vigore la carriera pittorica, partecipando con notevole successo alle esposizioni di Brera con un tipo di pittura storica contrassegnata da alto impegno civile.
Nel 1859, allo scoppio della seconda guerra d’indipendenza, De Albertis si arruolò nuovamente nei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, nel reparto delle guardie a cavallo, insieme ad altri artisti e patrioti quali lo scultore A. Tantardini, il poeta A. Picozzi, A. Carissimi, E. Bezzi, A. Nullo e G. Missori. Ricoverato in ospedale a Firenze per congelamento ai piedi, partecipò nondimeno alla spedizione dei Mille in Sicilia l’anno successivo. Nel 1866, infine, combatté con Garibaldi nella terza guerra d’indipendenza, in particolare nella Battaglia di Bezzecca.
Carriera artistica e riconoscimenti
Dopo i drammatici anni dell’impegno militare, De Albertis si dedicò con assiduità crescente alla pittura. Il suo primo soggetto militare proposto al pubblico risale al 1855, anno in cui alla mostra di Brera espose una tela dal titolo Ricognizione degli avamposti di cavalleria piemontese. Negli anni successivi, affiancò instancabilmente l’attività militare a quella artistica: nel 1860 espose a Brera I primi prigionieri nel combattimento di Malnate, Una trombetta dei Cacciatori delle Alpi suonando la carica a San Fermo e La selvaggina.
Tra il 1855 e il 1860, De Albertis si dedicò anche alla litografia, occupandosi di ritratti e dell’illustrazione di riviste satiriche come “Lo Spirito Folletto” e “Il Pungolo”. In questo periodo realizzò anche belle caricature ad acquerello, in particolare per la duchessa Eugenia Litta Bolognini, moglie di Giulio, suo primo mecenate. Grazie a questi incarichi, intrecciò rapporti stretti e duraturi con l’aristocrazia e l’alta borghesia milanese, che frequentarono assiduamente i suoi eleganti studi, ubicati successivamente in via Solferino, via San Primo, via Fatebenefratelli, via Sant’Pietro all’Orto e via Gesù.
Nel 1860 aderì inoltre alla Società de la Confusion, libera associazione artistica affine al movimento della Scapigliatura. Anche se non accolse completamente le novità stilistiche di artisti come Cremona e Ranzoni, partecipò con entusiasmo a questa iniziativa culturale, che contribuì a vivacizzare la vita artistica milanese e a rinnovare i tradizionali rapporti tra artista e committente.
Una delle sue opere più significative è La visita di Garibaldi a Manzoni, commissionata dal cavaliere Bellinzaghi ed esposta a Brera nel 1863. Questo dipinto rappresenta uno dei momenti memorabili della storia risorgimentale, avvenuto nella casa di Alessandro Manzoni, grande sostenitore della causa garibaldina. L’opera raconta la scena con notevole efficacia narrativa: i due personaggi, seduti molto vicini, contrapposti nei loro vestiti ma uniti nella loro venerabile solennità, dialogano mentre sono circondati da un gruppo di astanti.
Nel 1871 si dedicò nuovamente con intensità alla pittura a olio, realizzando una delle sue opere più celebrate: Garibaldi nei Vosgi (talvolta anche titolato Garibaldi a Digione), esposto alla Promotrice di Napoli nel 1877 e oggi conservato presso il Museo del Risorgimento di Milano. Questo grande dipinto ritrae Garibaldi a cavallo nel desolato paesaggio dei Vosgi, ricoperto di neve, durante la guerra franco-prussiana del 1871, dove il generale italiano si era affiancato alla difesa della Repubblica francese. Una nebbia scura è calata sui combattenti francesi e sugli stessi soldati di Garibaldi. L’opera, di intensa emotività (forse incrementata anche dalla recente morte del figlio Enrico nel 1874), fu ampiamente elogiata dalla Promotrice di Napoli e considerata da molti critici il suo capolavoro.
Nel 1880 Sebastiano De Albertis espone alla Promotrice di Torino il celebre dipinto Carica dei Carabinieri a Pastrengo, un’opera che destò entusiasmo notevole e fu successivamente acquisita dal re Umberto I. Questa partecipazione alla Promotrice di Torino segna la sua definitiva affermazione nel panorama artistico italiano. Ormai perfettamente inserito nell’ambiente alto-borghese e aristocratico della Milano post-unitaria, richiesto sia come ritrattista che come pittore militare e di scene di vita contemporanea, De Albertis si consacrò principalmente alla glorificazione dell’epopea risorgimentale.
Nel 1884 Sebastiano De Albertis venne nominato professore onorario dell’Accademia di Brera e invitato a far parte della commissione che istituisce il Museo del Risorgimento di Milano, presso il quale è ancor oggi conservato il nucleo maggiore della sua produzione di carattere militare. Da questo momento, iniziò a replicare più volte gli stessi soggetti, dedicandoli non solo alle battaglie memorabili, ma anche ai momenti più dolorosi, come il drammatico scontro di Bezzecca.
Negli ultimi anni della sua carriera, continuò a dipingere soggetti storici e militari, mantenendo coerenza stilistica e tematica. Poco prima di morire, nel 1896, dipinse il ritratto in piedi del Cavaliere Francesco Ponti per le raccolte d’arte dell’Ospedale Maggiore di Milano. Morì a Milano il 29 novembre 1897 e fu solennemente commemorato dal vecchio commilitone garibaldino E. Guastalla.
Stile e tecnica
Caratteristiche stilistiche
Lo stile di De Albertis è caratterizzato da una pittura prevalentemente descrittiva e narrativa, con un disegno accurato e una composizione articolata e complessa. La pennellata è controllata e sapiente, il colore sobrio ma efficace, rigorosamente funzionale alla resa dell’azione, dell’atmosfera e della verosimiglianza storica. Le sue opere mostrano una particolare attenzione alla documentazione storica, all’ambientazione realistica e ai dettagli materiali, elementi centrali della sua poetica narrativa.
Nato prima del 1830, Sebastiano De Albertis rimase sostanzialmente estraneo alle sperimentazioni più radicali del movimento della Scapigliatura, mantenendo una prassi pittorica ancorata al grande filone del Romanticismo storico. La sua arte si contraddistingue per un certo brio raffinato e una vivacità di rappresentazione, con un colorismo leggermente smorzato rispetto alle soluzioni più luminose dei contemporanei. I suoi dipinti maggiori presentano delicati accordi di tonalità che vanno dal grigio cenere al verde spento, in un effetto di polverio che investe le sagome dei cavalleggeri e dei soldati, fissando con tocco leggero i momenti cruciali delle battaglie.
De Albertis studiò con vivo interesse la pittura francese, in particolare gli insegnamenti visivi dei grandi maestri di scene militari quali Mesonier, Detaille e De Neuville. Questa apertura internazionale arricchì la sua ricerca, conferendole una raffinatezza tecnica e una consapevolezza dello spazio pittorico pienamente consonante con gli sviluppi europei dell’epoca.
Soggetti e tematiche ricorrenti
Sebastiano De Albertis è noto soprattutto per le scene di battaglia e gli episodi militari, legate in primo luogo agli eventi del Risorgimento italiano e alle campagne di Garibaldi. I suoi dipinti raffigurano momenti di scontro, accampamenti, marce, scene di vita militare e riconoscimenti di avamposti, trattati con attenzione meticolosa al dettaglio e alla verosimiglianza storica. La rappresentazione della cavalleria occupa un ruolo centrale nella sua produzione: i cavalli sono dipinti con grande abilità tecnica, evidenziando la loro importanza strategica e narrativa nelle scene di battaglia.
Accanto ai soggetti militari strettamente intesi, De Albertis realizzò anche scene di genere, ritratti, composizioni di vita mondana e svaghi dell’alta borghesia milanese, quali corse a cavalli e il passaggio delle carrozze sui bastioni di Porta Venezia a Milano. In questi dipinti di soggetto meno eroico emergono momenti di nostalgia, di quiete e di riflessione, come nel celebre Feeding Call (1893), dipinto per il milanese Ferdinando Bocconi e presentato all’Esposizione Triennale di Brera l’anno successivo, un’opera che rappresenta una semplice scena di vita militare con tonalità crepuscolari assai diverse dagli accenti eroici delle battaglie della sua maturità.
Opere principali
Tra le opere più significative di Sebastiano De Albertis si annoverano: I primi prigionieri nel combattimento di Malnate (1860), Una trombetta dei Cacciatori delle Alpi suonando la carica a San Fermo (1860), La visita di Garibaldi a Manzoni (1863, opera che divenne popolarissima in forma litografica), S.A.R. il principe Umberto nel Parco di Monza in occasione delle corse (1864), Una fucina di maniscalco (1862), Lo spauracchio (1863), Contadino nella Campagna romana (studio dal vero) (1866), Equipaggio (1866), Garibaldi nei Vosgi (1871-1877, considerato da molti il suo capolavoro), General Medici on 9 January 1878 (1878), After the work (1878), The favorite horse (1883), Vecchi carabinieri da 1848 (1883), Scoppio di una grata (1883), The surrender of the Ampola fort in Trentino (1885-1886), The artillery of the third division in San Martino (1887), Charge of Monferrato cavalrymen in Montebello (conservata nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma), Bezzecca (1892), Feeding Call (1893).
Molte di queste opere sono oggi conservate nel Museo del Risorgimento di Milano, che possiede il nucleo più significativo della sua produzione di carattere militare e storico.
Mercato e quotazioni
Andamento del mercato
Il mercato di Sebastiano De Albertis è solido e in crescita, caratterizzato da una domanda continua e consapevole da parte di collezionisti specializzati in pittura storica dell’Ottocento italiano e in dipinti del Risorgimento. La sua reputazione di importante interprete visivo dell’epopea risorgimentale e la qualità tecnica costantemente elevata delle sue opere garantiscono una buona liquidità sul mercato internazionale dell’arte.
Le quotazioni si articolano principalmente in funzione della qualità compositiva, del soggetto rappresentato, delle dimensioni dell’opera, dello stato di conservazione, della provenienza documentata e della storicità della commissione. Le grandi scene militari di periodo maturo, caratterizzate da composizioni complesse e dalla raffigurazione di episodi cruciali del Risorgimento, sono le più richieste dal mercato collezionistico.
Fasce di quotazione
I dipinti a olio di fascia bassa, quali studi preparatori, bozzetti o opere di piccolo formato, si collocano generalmente tra 6.000 e 12.000 euro. Le opere di fascia media, caratterizzate da scene militari ben strutturate, buona qualità pittorica e medio-grande formato, si attestano tra 15.000 e 30.000 euro. I dipinti di fascia alta, rappresentati da grandi tele di importante formato con soggetti storici particolarmente significativi e rilevanti per la storia dell’arte risorgimentale, possono raggiungere valori compresi tra 35.000 e 70.000 euro.
Le opere su carta, quale disegni a matita, studi preparatori, schizzi e acquerelli, presentano valutazioni generalmente comprese tra 2.000 e 6.000 euro, con variazioni dovute a fattori come la tecnica, la dimensione, il soggetto e lo stato di conservazione.
Fattori di valutazione
L’attribuzione e la valutazione di un’opera di Sebastiano De Albertis richiede particolare attenzione a diversi elementi distintivi: la coerenza stilistica con la sua maniera riconosciuta, la qualità narrativa e compositiva della scena raffigurata, la documentazione storica e l’accuratezza dei dettagli relativi al soggetto, la firma (generalmente posta in basso a destra o a sinistra), la tecnica esecutiva, la provenienza documentata, lo stato di conservazione complessivo, nonché le tracce di esposizioni ufficiali storiche o di collezioni prestigiose.
I migliori risultati d’asta per Sebastiano De Albertis riguardano grandi scene militari a olio di periodo maturo, con valori coerenti con la fascia alta delle sue quotazioni di mercato. Si tratta di risultati legati a opere particolarmente rappresentative, ben conservate e provenienti da collezioni documentate.
Servizi di valutazione e commercializzazione
Pontiart offre valutazioni gratuite e riservate per opere attribuite a Sebastiano De Albertis, basate sull’analisi approfondita del soggetto raffigurato, della tecnica esecutiva, delle dimensioni, dello stato di conservazione, della provenienza e del contesto storico. Assistiamo inoltre collezionisti e proprietari nell’acquisto e nella vendita di opere di Sebastiano De Albertis con un approccio professionale e prudente, pienamente consapevole delle dinamiche e dei valori del mercato della pittura storica dell’Ottocento italiano e della pittura risorgimentale.
L’attribuzione professionale delle opere di De Albertis beneficia della nostra esperienza pluriennale nel mercato dell’arte storica e dalle nostre relazioni con istituzioni, musei e archivi specializzati.
