Biografia di Tiziano Pagan De Paganis
Origini e formazione
Tiziano Pagan De Paganis nacque a Verona nel 1858 in una famiglia di spiccata sensibilità artistica e culturale. Suo padre, Marcantonio Pagan De Paganis, era un apprezzato architetto civile e militare che partecipò con ben ventuno progetti alla Prima Mostra di Belle Arti dell’Emilia nel 1863; anche il fratello Euclide frequentò l’Accademia di Bologna nella seconda metà degli anni Sessanta, risultando premiato per elementi di Figura e Pittura figurativa. In questo ambiente familiare stimolante, Tiziano maturò precocemente la sua vocazione artistica.
La sua formazione accademica si svolse presso la Accademia di Belle Arti di Bologna, istituzione prestigiosa che lo forgiò nella grande tradizione figurativa emiliana. Nel 1876 conseguì il diploma di insegnante d’ornato, coronamento di un percorso accademico rigoroso che gli fornì solide basi nel disegno, nella composizione classica e nella resa del volume. Pur essendo di origini venete, Tiziano scelse Bologna come città d’adozione e vi rimase residente per tutta la vita, contribuendo in modo significativo alla vita artistica della città felsinea.
Attività espositiva e riconoscimenti
Fin dai primissimi anni di carriera, Pagan De Paganis si distinse nel panorama artistico nazionale partecipando alle più importanti esposizioni dell’epoca. Nel 1878, all’Esposizione di Milano, presentò due paesaggi di grande impatto: Le due torri Asinelli e Garisenda e Il Foro romano, opere che rivelarono la sua capacità di coniugare rigore compositivo e attenzione al dato architettonico. Nello stesso anno espose a Torino con i dipinti Palma e Tramonto.
Nel 1880 fu presente a Firenze con La ghiottoncella e a Milano con La chiave del clarino. Nel 1881, sempre a Firenze, espose Fra due battute d’aspetto e Una lezione meritata, lavori di genere che evidenziano la sua versatilità stilistica. Nel 1884 tornò a Milano con Piccola caccia, e nel 1885 partecipò alla Promotrice di Bologna presentando tre opere di grande qualità: Un ottimo amico, Un assalto impreveduto e l’Angelus Domini, quest’ultima celebrata dai contemporanei per la sua dolcezza e grazia. Nel 1887 fu di nuovo a Milano con un’altra versione dell’Angelus Domini.
All’Esposizione di Bologna del 1888 inviò una ricca selezione di lavori: Il Rio di Porretta, Fiori, Ricreazione, undici disegni — studi dal vero — e tre figure a matita, confermando la sua abilità tanto nella pittura quanto nel disegno accademico.
La stagione della miniatura e gli anni della maturità
A partire dagli anni Novanta dell’Ottocento, Pagan De Paganis intraprese una specializzazione che lo avrebbe reso celebre nell’ambiente bolognese: la miniatura ritrattistica. Dotato di una tecnica raffinatissima e di uno sguardo psicologicamente acuto, si dedicò alla realizzazione di ritratti in miniatura di personaggi in vista, colti con straordinaria dovizia di particolari. Tra i lavori più significativi di questo periodo si annoverano Le signorine Cavalieri (1894) e il celebre ritratto de La famiglia del Maestro Toscanini (1905), testimonianza del suo accesso alle più alte sfere della società e della cultura italiane.
La sua partecipazione alle esposizioni della Società Francesco Francia di Bologna — a partire dal 1895 con diverse miniature riunite in un’unica cornice — contribuì a consolidare la sua reputazione locale. Nel 1896 espose uno Studio (chiaroscuro), un San Giovanni Evangelista (chiaroscuro) e Effetti di una briscola; nel 1897 propose Piazza del Teatro Comunale e Torre degli Asinelli; nel 1898 presentò La presa di tabacco, e nel 1899 Tentazione accompagnata da miniature.
Nel 1898 realizzò un Autoritratto in miniatura, oggi conservato presso la Galleria d’Arte Moderna di Bologna (MAMbo), testimonianza della qualità della sua produzione grafica. Fu anche antiquario di chiara fama: fu lui a vendere alla Pinacoteca Nazionale di Bologna la celebre Scena di cortile di Giuseppe Maria Crespi (1665–1747). Nel 1917 donò alla Pinacoteca Nazionale di Bologna Nove ritratti miniati di sua mano, gesto che attesta il suo radicamento nel tessuto culturale e istituzionale bolognese.
Ultimi anni e morte
Tiziano Pagan De Paganis proseguì la sua attività con instancabile dedizione fino agli ultimi anni di vita, mantenendo una qualità tecnica sempre elevata e una produzione vivace. Morì a Bologna il 7 novembre 1932. È sepolto nel Chiostro X (primo piano, loggia est) della Certosa di Bologna, uno dei luoghi simbolo della cultura emiliana. Nei depositi del MAMbo è conservata una sua Veduta di San Giacomo, opera che la critica ha saputo apprezzare per la fedeltà al dato visivo e la capacità di trascendere la mera documentazione per approdare a una dimensione più universale della forma. Nelle Collezioni della Fondazione Carisbo è inoltre conservato un suo ritratto fotografico.
Stile e tecnica
Tiziano Pagan De Paganis fu un pittore dalla personalità eclettica e dalla tecnica solida, capace di muoversi con disinvoltura tra generi pittorici assai diversi tra loro. La critica coeva lo descrisse come un artista capace di trovare
