Quotazioni di mercato delle opere di Umberto Lilloni
Umberto Lilloni (Milano, 1° marzo 1898 – Milano, 15 giugno 1980) è uno dei protagonisti indiscussi della pittura italiana del Novecento, riconosciuto come uno dei massimi esponenti del Chiarismo lombardo. La sua pittura delicata, fatta di atmosfere sospese e tonalità luminose, è molto apprezzata dai collezionisti italiani e riscuote un interesse crescente anche a livello internazionale.
Il mercato delle opere di Lilloni si mantiene stabile e solido, con quotazioni accessibili e crescente domanda per i dipinti di qualità e di buona provenienza. Le opere del maestro milanese si trovano regolarmente nelle aste delle principali case d’asta italiane, confermando la continuità del suo valore nel tempo.
Opere su carta
Disegni, acquerelli e tempere rappresentano una parte consistente della produzione di Lilloni e costituiscono spesso il primo approccio per i nuovi collezionisti. Le quotazioni variano tra 400 e 1.000 euro, a seconda della tecnica, della qualità esecutiva e della provenienza documentata.
Opere su tela
I dipinti a olio sono le opere più ricercate sul mercato, in particolare i paesaggi, le figure femminili e le vedute urbane. Le quotazioni oscillano tra 1.000 e 3.000 euro, con punte più alte per lavori di grande formato e di particolare qualità pittorica. Le opere dei periodi più maturi — anni Quaranta e Cinquanta — tendono a raggiungere le valutazioni più elevate.
Opere grafiche
La produzione grafica di Lilloni è meno frequente sul mercato, ma si trovano incisioni e litografie con valori compresi tra 100 e 250 euro, apprezzate soprattutto dai collezionisti specializzati nella grafica del Novecento italiano.
Record d’Asta
Il record d’asta per Umberto Lilloni ha superato i 7.000 euro per un olio di grandi dimensioni raffigurante un paesaggio. Altri dipinti si sono aggiudicati tra i 5.000 e 7.000 euro, mentre i lavori su carta migliori hanno raggiunto i 2.000 euro.
Valutazioni e quotazioni gratuite delle opere
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Acquisto e vendita di opere di Umberto Lilloni
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Biografia
Origini e formazione
Umberto Lilloni nasce a Milano il 1° marzo 1898 da Francesco, mobiliere di origine mantovana (nato a Medole, in provincia di Mantova), e da Adele Ottazzi. Trascorre la prima infanzia nel quartiere milanese di Porta Vittoria. Nonostante le aspettative del padre, che vorrebbe avviarlo all’attività di famiglia, il giovane Umberto manifesta fin da subito una spiccata vocazione artistica. Inizia frequentando la Scuola per artigiani della Società Umanitaria di Milano, dove scopre la propria passione per la pittura, e si iscrive poi all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1915, avendo come primi maestri Osvaldo Bignami e Rapetti.
Nel 1917, con l’Italia nel pieno del primo conflitto mondiale, si arruola volontario nei reparti d’assalto della fanteria, combattendo sul San Marco, nella piana di Gorizia e a Vittorio Veneto, conquistando due decorazioni militari. Terminata la guerra, riprende gli studi a Brera sotto la guida di Cesare Tallone e Ambrogio Alciati, diplomandosi nel 1922. In quell’anno vince sia il Premio Hayez con l’opera Nudo sdraiato di donna sia il pensionato istituito dalla Fondazione Mazzola.
Gli anni Venti: i primi riconoscimenti
Nel primo dopoguerra Lilloni avverte il superamento della pittura postimpressionista e per una breve stagione si avvicina al movimento Novecento, che promuoveva il ritorno all’ordine e la ripresa della grande tradizione rinascimentale. Tra il 1924 e il 1927 insegna disegno alla Scuola della Società Umanitaria, avviando parallelamente la propria carriera espositiva. Nel 1927 ottiene un riconoscimento importante: il Premio Principe Umberto alla Biennale di Brera con l’opera Figura di vecchio. Nel 1928 viene invitato alla XVI Biennale di Venezia, presentando Ragazza bionda e Ragazza bruna: ha inizio così una partecipazione che si protrarrà fino al 1952. Nel 1929 allestisce la sua prima personale presso la Galleria Bardi di Milano e partecipa alla II Mostra del Novecento Italiano con L’uomo dal martello e Figura di donna.
Gli anni Trenta: la svolta chiarista
Ben presto Lilloni comprende che il movimento Novecento non rispecchia appieno il suo temperamento. Si allontana dalla sua retorica e riprende lo studio di Emilio Gola e della grande tradizione pittorica lombarda. Intorno al 1930, durante i frequenti soggiorni nella casa paterna di Medole e sulle rive del Lago di Garda, sviluppa le prime esperienze di quella pittura a fondo chiaro che diventerà il suo segno distintivo. Il sodalizio con Angelo Del Bon, Spilimbergo, De Rocchi e De Amicis, sotto l’egida critica di Edoardo Persico e attorno all’ambiente della galleria Il Milione di Milano, dà vita a quella corrente poi denominata Chiarismo lombardo, termine coniato nel 1935 dal critico L. Borgese e diffuso da Guido Piovene. Lilloni stesso non amò mai pienamente questa etichetta, preferendo parlare di
