Raffaele Carelli

Raffaele Carelli pittore quadro dipinto

Biografia di Raffaele Carelli

Origini e formazione

Raffaele Carelli nasce a Monopoli il 25 settembre 1795 da Settimio Carelli, pittore neoclassico e decoratore. La famiglia Carelli, originaria di Noci in provincia di Bari, vanta una lunga tradizione artistica: il nonno Domenico era già noto come allievo di Pompeo Batoni. Questo prestigioso retaggio familiare influenzerà profondamente la vocazione artistica del giovane Raffaele, che fin dall’infanzia respira l’atmosfera della bottega e della pratica artistica.

Nel 1815, all’età di venti anni, Raffaele si trasferisce a Napoli, ospite di uno zio canonico. Qui inizia la sua vera formazione artistica, lontano dalla provincia pugliese. Entra dapprima nello studio del restauratore Raffaello Ciappa, dove tuttavia rimane poco tempo. È però proprio in questo ambiente che conosce il poeta genovese Gioacchino Ponte, che diverrà suo amico e mentore, introducendolo nella cerchia dei banchieri Meuricoffre, suoi futuri protettori.

La vera scuola di Carelli è però lo studio del pittore paesaggista tedesco Wilhelm Huber (1787-1871). Tra il 1816 e il 1820, Raffaele vi lavora non come discepolo tradizionale, ma come collaboratore, occupandosi di fornire le figure negli scorci paesaggistici dove il maestro tedesco non eccelleva. In questo laboratorio di eccellenza artistica, conosce anche Giacinto Gigante e Achille Vianelli, legandosi di profonda amicizia con entrambi. Insieme, questi giovani pittori costituiranno il nucleo fondativo della celebre Scuola di Posillipo, la più importante esperienza pittorica napoletana della prima metà dell’Ottocento.

Durante questo periodo formativo, Raffaele sposa Rosa Coltellini, nipote della celebre cantante e pittrice di miniature Celeste Coltellini, con la quale aveva studiato. Questo matrimonio lo introduce ulteriormente negli ambienti culturali e aristocratici di Napoli, allargando la sua rete di patroni e committenti.

Carriera e sviluppo artistico

La carriera di Raffaele Carelli si sviluppa progressivamente nel corso del primo trentennio dell’Ottocento. Nel 1818 nasce il figlio Gonsalvo, seguito da Gabriele nel 1820. Già nel 1826 inizia a esporre alla mostra borbonica di Napoli, presentando una serie di vedute sottoposti alla protezione del conte di Montesantangelo.

Il riconoscimento ufficiale arriva nel 1830, quando Carelli viene nominato professore onorario al Real Istituto di Belle Arti di Napoli, testimonianza della sua reputazione consolidata come paesista di levatura. Nel 1833, presenta alla mostra borbonica la veduta del Terrazzo dei Capucini in Sorrento, per la quale riceve la medaglia d’oro, uno dei massimi riconoscimenti dell’Accademia napoletana.

Tra il 1829 e il 1834, Carelli collabora all’illustrazione del Viaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie, opera edita da Cuciniello e Bianchi con testo di Raffaele Liberatore. Per questa importante impresa iconografica, Raffaele realizza sei vedute nel 1830, lavorando al fianco di Gigante, Vianelli e Salvatore Fergola. Questo progetto editoriale contribuisce significativamente alla diffusione della sua fama al di là dei confini regionali.

Nel 1834, il celebre duca di Devonshire lo ingaggia per accompagnarlo in un lungo e affascinante viaggio in Sicilia e Oriente. Carelli produce durante questa spedizione illustrazioni e acquerelli di straordinaria qualità, documentando rovine archeologiche, vedute urbane e paesaggi dal vero. Nel 1839, il duca ritorna nuovamente con Joseph Paxton, e Carelli lo accompagna in un viaggio ancora più esteso, che toccherà la Sicilia, Malta, Atene, Costantinopoli, Smirne e Genova. Per contratto, produce almeno tre opere al giorno, opere oggi conservate nell’album della collezione di Chatsworth in Inghilterra.

A partire dal 1835, tuttavia, inizia una graduale transizione nella carriera di Carelli. Dopo una polemica con il critico Vincenzo Torelli sulla qualità della sua tecnica, decide di ridurre progressivamente l’attività pittorica pubblica e di non esporre più alle mostre ufficiali. La crescente fama del figlio Gonsalvo, che a soli quindici anni nel 1833 aveva già ottenuto la medaglia d’argento di prima classe, potrebbe aver influito su questa decisione.

Stile e tecnica pittorica

Lo stile di Raffaele Carelli si colloca nel contesto più ampio della pittura di paesaggio romanticit napoletana, pur mantenendo una cifra stilistica riconoscibile e coerente. La sua formazione presso Huber lo espone alle innovazioni della pittura di paesaggio nordeuropea, mentre il contatto con la cerchia della Scuola di Posillipo lo stimola verso una maggiore immediatezza descrittiva.

La tecnica di Carelli è caratterizzata da una pennellata fine e controllata, da una composizione equilibrata e da una tavolozza luminosa dominata da toni chiari. A differenza di pittori più radicalmente innovativi come Gigante, Carelli mantiene un approccio più legato ai canoni accademici, con una considerevole rielaborazione in studio anche quando lavora dal vero. Le sue vedute presentano una precisione descrittiva coniugata a una sensibilità poetica senza rinunciare alla verosomiglianza topografica.

Carelli dimostra particolare abilità nella resa degli effetti di luce e delle atmosfere naturali, soprattutto nelle vedute marine del golfo di Napoli. I suoi paesaggi si caratterizzano per una eleganza misurata e una dignità compositiva che li differenzia dalle prove più improvvisate di altri contemporanei. La sua linea rimane relativamente rigida rispetto all’innovazione portata da Pitloo, ma questa stessa qualità conferisce ai suoi dipinti una solidità e una leggibilità che li rendono apprezzati dai collezionisti.

Accanto alla pittura a olio, Carelli si dedica con grande competenza all’acquarello, tecnica che aveva approfondito nello studio di Huber. Durante i viaggi con il duca di Devonshire, utilizza magistralmente l’acquarello per documentare il paesaggio orientale e le rovine archeologiche, producendo opere di notevole qualità e immediatezza.

Soggetti e temi ricorrenti

I soggetti prediletti da Raffaele Carelli sono le vedute del Golfo di Napoli, i paesaggi costieri, le rovine antiche e gli scorci di insediamenti mediterranei. Tra i soggetti più ricorrenti figurano le vedute di Sorrento, Positano, Capri, Ischia, Procida, Salerno e la costa amalfitana. Le sue vedute restituiscono un’immagine affascinante e lirica del territorio napoletano, con particolare attenzione alle variazioni atmosferiche e alla qualità della luce.

Le rovine archeologiche – templi, anfiteatri, necropoli – rappresentano un tema ricorrente, soprattutto nei disegni e acquerelli realizzati durante i viaggi. Carelli documenta con precisione topografica siti quali Paestum, Pompei, Ercolano, Agrigento e i templi siciliani, contribuendo alla diffusione della conoscenza antiquaria tra i viaggiatori europei.

Negli ultimi anni di carriera, Carelli si dedica anche a soggetti di genre, come testimoniato dal dipinto noto come Gli antiquari, in cui la sua inclinazione verso la descrizione di scene quotidiane si esprime con vena narrativa. Questo interesse per il genere storico-aneddotico rivela una personalità artistica più sfaccettata di quanto talvolta non si percepisca.

Ultimi anni, insegnamento e morte

Negli ultimi tre decenni della sua vita, Raffaele Carelli abbandona gradualmente la pittura per dedicarsi all’insegnamento e al commercio di antichità. Apre una scuola libera di pittura dove forma i giovani artisti napoletani secondo i principi della Scuola di Posillipo. La sua competenza come conoscitore d’arte lo rende ricercatissimo quale perito e valutatore, e comincia a costruire una notevole collezione privata di dipinti antichi.

Nel 1835, fonda la sua scuola privata di pittura, riducendo progressivamente l’attività di creazione artistica personale. La sua ricca biblioteca figurata e la collezione di antichità, conservate in un grande appartamento alla Riviera di Chiaia numero 66, diventano punto di riferimento per collezionisti, studiosi e antiquari napoletani. Carelli acquisisce fama come esperto incontestabile nella valutazione e nell’autenticazione di opere d’arte, una professione che lo occupa intensamente fino alla fine dei suoi giorni.

La riservatezza che caratterizza gli ultimi decenni della sua vita non deve far dimenticare che Raffaele Carelli rimane, secondo il giudizio dello storico inglese Lord Francis Napier,