Augusto Majani

Augusto Majani pittore quadro dipinto orientalista

Biografia di Augusto Majani

Origini e formazione

Augusto Majani nacque il 30 gennaio 1867 a Budrio, piccolo centro della pianura bolognese, da Antonio e Clementina Sgarzi, commercianti di pasta alimentare fresca. Fin da giovanissimo rivelò una spiccata inclinazione per il disegno e la pittura, che lo portò ad abbandonare presto gli studi di matematica per iscriversi, nel 1883, all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Qui seguì i corsi di Enrico Panzacchi per la storia dell’arte, di Augusto Sezanne per l’ornato e di Antonio Muzzi per la figura, ricevendo una formazione solida e aggiornata sui linguaggi artistici dell’epoca.

Parallelamente agli studi accademici, già nel 1887 iniziò a collaborare come illustratore e caricaturista al settimanale bolognese Ehi ch’al scusa, adottando lo pseudonimo di Nasìca — nomignolo che alludeva alla forma del suo naso e al suo paese d’origine (l’antico Castrum Nasicae). Riserverà la firma “A. Majani” esclusivamente alla sua produzione pittorica, mantenendo questa distinzione per tutta la vita.

Nel 1888 realizzò il manifesto ufficiale per la Grande Esposizione Emiliana tenutasi ai Giardini Margherita di Bologna. L’anno seguente, nel 1889, partì per Roma, dove completò gli studi presso l’Accademia di Belle Arti e frequentò l’Associazione artistica internazionale di via Margutta. Nella capitale si avvicinò alla cerchia simbolista di In arte libertas, entrando in contatto con pittori come Mario de Maria, Giulio Aristide Sartorio e con il poeta Giovanni Cena e lo scultore Carlo Fontana. Il soggiorno romano, protrattosi fino al 1894, fu determinante per la sua formazione: qui realizzò opere di stampo simbolista — tra cui Effetto di luna nella campagna romana — e avviò una serie di studi dedicati alla storia antica, aggiornandosi sulle ricerche di Böcklin, Von Marées e Puvis de Chavannes.

La carriera pittorica: simbolismo, verismo e impegno civile

Rientrato a Bologna, Majani intraprese un percorso pittorico intenso e multiforme. Dagli ultimi anni dell’Ottocento e per i primi due decenni del Novecento, alternò tematiche simboliste a soggetti di impegno sociale, affrontati con tecniche che spaziano dal tocco divisionista alla pennellata verista. Nel 1896 espose alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze opere come Sera, Ecloga e Vespro montanino, ottenendo un grande successo di pubblico e di critica; nello stesso anno vinse il Premio Francesco Francia con il dipinto Culmina fumant.

Nel 1897 partecipò alla sua prima Biennale di Venezia con Sera d’estate, manifestazione alla quale tornò frequentemente fino al 1924. Sempre nel 1897 iniziò a lavorare al grande dipinto Mentana (oggi conservato al Museo Storico Giuseppe Garibaldi di Como), opera presentata all’Esposizione Nazionale di Torino nel 1898 e apprezzata da Ugo Ojetti e da Gabriele D’Annunzio. La pittura di Majani in questo periodo rivela un vivo sentimento di solidarietà verso le classi umili: opere come I disoccupati e Ama il prossimo tuo come te stesso — quest’ultima conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna — testimoniano il suo impegno civile e sociale.

Tra le opere di maggiore complessità spirituale spicca L’ombra della Croce, iniziata nel 1897 e completata solo nel 1947, più volte rivista e modificata nel corso di cinquant’anni. Il dipinto, oggi esposto nella Pinacoteca Civica Domenico Inzaghi di Budrio, sintetizza le influenze simboliste di gusto dantesco e il pessimismo maturo dell’artista, segnato dall’esperienza delle due guerre mondiali.

L’attività di illustratore e caricaturista: il Nasìca della Belle Époque

A partire dal 1898, per sostenere la propria famiglia economicamente, Majani si dedicò con crescente impegno all’attività di illustratore, caricaturista e grafico. Divenne collaboratore stabile del Resto del Carlino e di numerose riviste satiriche e umoristiche: Bologna che dorme, Il Fittone, Il Giornale delle beffe, Il Punto, Avanti! della Domenica, Il Secolo XX, Corriere dei Piccoli. Nel 1900 divenne direttore artistico di Italia ride, lavorando a fianco di illustratori come Marcello Dudovich.

La matita di Nasìca produsse una galleria memorabile di caricature: politici, letterati, artisti e personaggi della vita bolognese — da Carducci a D’Annunzio, da Verdi a Zanardi — finirono sotto il suo sguardo bonariamente irriverente. Nel 1902 realizzò il manifesto per il VII Congresso Socialista Italiano e ideò le tessere di partito. Collaborò con gli editori Zanichelli, Cappelli, Formiggini e Mondadori, illustrando tra l’altro La secchia rapita di Alessandro Tassoni. Nel 1925 pubblicò per Zanichelli il volume umoristico Nei regni della gastronomia.

La docenza all’Accademia e gli anni della maturità

Nel 1905 Majani ottenne la cattedra di Disegno di figura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, incarico che mantenne fino al 1937, affiancato dal 1924 dalla cattedra di Pittura. Tra i suoi allievi figurano alcuni dei più grandi artisti italiani del Novecento: Giorgio Morandi, Osvaldo Licini e Bruno Saetti. La sua influenza sull’arte bolognese del secolo scorso fu dunque profonda non solo attraverso la propria opera, ma anche come formatore di generazioni di pittori.

La produzione pittorica degli anni Dieci e Venti riflette i luoghi dei soggiorni estivi: prima l’Appennino, a Lizzano in Belvedere, poi la riviera romagnola. Alla Biennale di Venezia del 1907 presentò Georgiche montanine, Piazzetta e Il paesello dorme (oggi alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna); tra il 1909 e il 1914 espose Veglia estiva, Vita serena, Estate montanina e Visione cristiana. All’ultima sua Biennale, nel 1924, presentò La casa del ciabattino e Le pettegole.

Gli ultimi anni e la morte

Nel 1947, in occasione dei suoi ottant’anni, la Famèja Bulgnèisa e il Circolo Artistico di Bologna gli dedicarono una mostra antologica. Nel 1950 pubblicò l’autobiografia illustrata Ricordi fra due secoli. Memorie illustrate di un caricaturista bolognese. Dopo il 1950, trasferitosi presso la figlia a Buttrio, in Friuli, continuò la sua ricerca pittorica concentrandosi su scene contadine e paesaggi del territorio friulano. Augusto Majani si spense a Buttrio (Udine) l’8 gennaio 1959, a novantadue anni.

Dopo la morte, numerose iniziative hanno valorizzato la sua opera: mostre a Budrio (2002, 2007, 2019), una grande personale a Palazzo d’Accursio a Bologna (dicembre 2021 – gennaio 2022) con catalogo monografico a cura di Francesca Sinigaglia, e la Biblioteca comunale di Budrio a lui intitolata, che insieme alla Pinacoteca Civica conserva gran parte del patrimonio pubblico di dipinti, disegni e materiali a stampa dell’artista.

Stile e tecnica

La produzione di Augusto Majani è straordinariamente variegata e riflette la sua sensibilità poliedrica. Sul piano pittorico, il suo linguaggio attraversò più stagioni: gli esordi simbolisti di matrice romana, influenzati da In arte libertas e dagli esempi di Böcklin e Puvis de Chavannes; la fase divisionista e verista degli anni Novanta, con luminosi paesaggi appenninici e scene di vita contadina; l’impegno civile e storico-sociale dei grandi teleri dedicati al Risorgimento e alle classi lavoratrici; infine le composizioni più liriche e introspettive della maturità e dell’età tarda.

Il disegno rimase sempre il fondamento della sua arte: preciso, vibrante, capace di sintesi fulminee nella caricatura e di dettaglio minuzioso nella pittura. La pennellata — a seconda del soggetto — può essere divisionista e luminosa nei paesaggi, densa e materia nei soggetti storici, fluida e narrativa nelle scene di genere. La sua grafica liberty, erede di Daumier e aggiornata sui modelli europei, raggiunse esiti di grande originalità, distinguendosi per un tratto «aspro, vibrante e immediato».

Come illustratore, Majani operò nel solco della migliore tradizione grafica italiana di fine Ottocento e primo Novecento, con uno stile liberty ricco di umorismo bonario e acuta osservazione sociale. La sua capacità di passare con disinvoltura dalla pittura di cavalletto alla caricatura satirica, dall’affresco storico al manifesto pubblicitario, lo rende una figura unica nel panorama artistico italiano tra Belle Époque e primo dopoguerra.

Opere principali

Il catalogo pittorico di Augusto Majani, indagato per la prima volta in modo sistematico dalla mostra del 2021-2022 con relativo catalogo ragionato, comprende opere di notevole spessore storico e artistico. Tra i dipinti più significativi si segnalano:

  • Effetto di luna nella campagna romana – opera simbolista del periodo romano, esemplare degli esordi.
  • Culmina fumant (1896) – vincitore del Premio Francesco Francia.
  • I disoccupati / Ama il prossimo tuo come te stesso (1896) – Galleria d’Arte Moderna di Bologna; emblema del suo impegno sociale.
  • Mentana – grande dipinto risorgimentale, conservato al Museo Storico Giuseppe Garibaldi di Como, elogiato da Ojetti e D’Annunzio.
  • Il paesello dorme – esposto alla Biennale di Venezia del 1907, oggi alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna.
  • Visione Omerica (1905) – olio su tela di grande suggestione simbolista.
  • L’ombra della Croce (1897-1947) – opera meditativa e drammatica, conservata alla Pinacoteca Civica Domenico Inzaghi di Budrio.

Accanto alla pittura, la produzione grafica è immensa: manifesti, cartoline, vignette satiriche, illustrazioni editoriali per Zanichelli, Mondadori e Formiggini documentano cinquant’anni di presenza attiva nel panorama culturale italiano.

Mercato e quotazioni delle opere di Augusto Majani

Il mercato delle opere di Augusto Majani si rivolge a un collezionismo colto e selettivo, attento alla qualità pittorica e alla rilevanza storica delle opere. La recente riscoperta critica dell’artista — testimoniata dalla grande mostra di Palazzo d’Accursio nel 2021-2022 e dal catalogo monografico — ha contribuito a rafforzare l’interesse del mercato sia per la componente pittorica sia per quella grafica e illustrativa.

Le opere su carta — disegni, caricature, acquerelli, illustrazioni originali — rappresentano la fascia più accessibile e al tempo stesso più diffusa sul mercato antiquariale, con valutazioni generalmente comprese tra 700 e 1.500 euro per esemplari di buona qualità e con soggetto identificabile. Le opere pittoriche a olio su tela o tavola di formato ridotto, come paesaggi o studi di figura, si collocano generalmente tra 1.500 e 3.000 euro.

I dipinti di fascia media — paesaggi appenninici, scene di genere o opere di soggetto simbolista di buona qualità e formato medio — si attestano tra 4.000 e 7.000 euro. Le opere di fascia alta, ovvero i grandi dipinti di soggetto storico-sociale, le composizioni simboliste di impianto monumentale o le tele con pedigree espositivo documentato, raggiungono valori tra 12.000 e 25.000 euro.

I fattori che incidono maggiormente sulla valutazione sono: la qualità pittorica e l’autenticità della firma (A. Majani per i dipinti, Nasìca per le opere grafiche), la provenienza documentata, la presenza in cataloghi d’asta o monografici, le dimensioni e lo stato di conservazione. Le opere di soggetto storico-risorgimentale e quelle di grande impegno compositivo sono le più ricercate dai collezionisti specializzati.

Per i manifesti e le opere grafiche di particolare rarità o interesse storico — come il manifesto per il VII Congresso Socialista del 1902 o le cartoline per il Resto del Carlino — il mercato esprime quotazioni variabili in base alla tiratura, allo stato di conservazione e alla notorietà del soggetto rappresentato.

Valutazioni gratuite delle opere di Augusto Majani

Pontiart offre valutazioni gratuite per opere attribuite ad Augusto Majani. I nostri esperti analizzano qualità pittorica, soggetto, firma, dimensioni, stato di conservazione e provenienza, fornendo una stima aggiornata e professionale in linea con il mercato attuale.

Acquisto e vendita di opere di Augusto Majani

Assistiamo collezionisti e privati nell’acquisto e nella vendita di opere di Augusto Majani con un approccio trasparente e professionale. Contattaci per ricevere una proposta d’acquisto o per sapere come valorizzare al meglio la tua opera.